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<rss version="2.0"><channel><title>La Scienza nei Musei - Musei e Centri scientifici</title><description>Tutti i Musei e Centri Scintifici</description><link>http://www.lascienzaneimusei.it</link><pubDate>Tue Sep 07 22:50:26 CEST 2010</pubDate><webMaster>comunicazione@lascienzaneimusei.it</webMaster><language>it-it</language><item><title><![CDATA[Aboca Museum - Sansepolcro ]]></title><description><![CDATA[Aboca Museum è stato istituito nel 2002 da Aboca, l'azienda leader dal 1978 nella coltivazione e trasformazione delle piante medicinali, allo scopo di recuperare e diffondere l'antica tradizione dell'uso delle piante medicinali. <br />Le sale espositive del museo ospitano gli utensili impiegati nelle spezierie per la conservazione e la lavorazione delle erbe medicinali e alcuni degli erbari antichi che provengono dalla Bibliohteca Antiqua; le collezioni, pertanto,offrono un'importante testimonianza dell'antica scienza delle erbe dal Cinquecento sino ai primi del Novecento. <br />Il museo può essere considerato un vero e propiro Centro Studi attivo nella ricerca storico bibliografica legata al mondo delle erbe medicinali e promuove una serie di attività didattiche e formative particolarmente incentrata sulle scuole. <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_365</link><guid>365</guid><pubDate>13/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Sansepolcro  Arezzo Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Acquario civico e stazione idrobiologica - Milano]]></title><description><![CDATA[ <p>A Milano ha sede uno degli acquari pi&#249; antichi d'Europa: l'Acquario civico. Nacque infatti come &quot;Padiglione della Pesca&quot; nell'ambito dell'Esposizione internazionale di Milano nel 1906 con lo scopo di illustrare i diversi metodi per la pesca e la pescicoltura, le attrezzature necessarie e la bellezza dei fondali marini. L'acquario, costruito per volere del duca Giuseppe Crivelli Serbelloni, era una delle poche costruzioni in muratura dell'esposizione poich&#233; gli altri padiglioni erano provvisori. Venne progettato dall'architetto Sebastiano Locati, in stile liberty viennese, e fu in seguito donato al comune, che si assunse l'impegno di gestirlo e di fondarvi anche un istituto di ricerca: la Stazione di biologia e bioidrologia applicata. La facciata e tutte le pareti esterne sono decorate da fregi, ornamenti in pietra e cemento e da ceramiche Richard Ginori che raccontano la vita acquatica. All'ingresso zampilla la fontana con la grande testa dell'ippopotamo opera di Giovanni Chini, celebre per la lavorazione delle pietre artificiali e autore anche della Stazione centrale di Milano.<br /></p><p>L'edificio fu gravemente danneggiato dai bombardamenti aerei nel 1943 e solo all'inizio degli anni Sessanta fu riaperto al pubblico dopo un intervento di ricostruzione. L'Acquario civico &#232; stato appena inaugurato dopo un importante intervento di ristrutturazione che lo presenta oggi come una moderna e aggiornata struttura museale. Il restauro, firmato dagli architetti Piero de Amicis e Luigi Maria Guffanti, riguarda tutti e tre i piani della sede storica e propone il radicale rinnovamento della parte espositiva delle vasche che ruota attorno al tema del ciclo dell'acqua. La grande sala ellittica con le vasche &#232; radicalmente modificata con l'introduzione di tecnologie di nuova concezione e di un nuovo apparato didattico. Vi &#232; anche una scenografica vasca a ponte che d&#224; la sensazione ai visitatori di essere sovrastati e circondati dal mondo marino.<br /></p><p>L'ambiente marino mediterraneo ha ampio spazio e vasche di varia misura permettono di osservare anche la vita meno appariscente, ma per questo non meno affascinante.<br />Non mancano gli ambienti tropicali con una vasca dedicata al Mar Rosso e ai pesci chirurgo. Una gestione parzialmente computerizzata permette di monitorare pi&#249; attentamente gli ambienti, comprese le variazioni del giorno, della notte e delle stagioni per garantire le condizioni di vita ottimali agli organismi. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_292</link><guid>292</guid><pubDate>29/09/2008</pubDate><author><![CDATA[Milano Milano Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Acquario della stazione zoologica "Anton Dohrn" - Napoli]]></title><description><![CDATA[<p>La Stazione zoologica di Napoli &#232; tra le pi&#249; antiche e importanti istituzioni scientifiche del genere esistenti al mondo. Fu fondata nel marzo del 1872 da Anton Dohrn con lo scopo principale di raccogliere e studiare campioni scientifici del mar Mediterraneo e principalmente del golfo di Napoli. Dohrn intendeva anche utilizzare il frutto delle sue ricerche a favore della teoria darwiniana di cui era un acceso sostenitore. Nel 1923 l'istituzione fu riconosciuta ente morale, poi, nel 1982, il governo italiano trasform&#242; l'ente da privato a pubblico e recentemente lo ha classificato tra gli enti a carattere non strumentale e cio&#232; quale istituzione preposta alla ricerca di base nel settore della biologia, con particolare riguardo alla biologia marina. Oltre all'attivit&#224; di ricerca, ai laboratori, alle collezioni scientifiche (zoologiche e botaniche), alla ricchissima biblioteca specializzata con 80.000 volumi e circa 800 riviste scientifiche, alla Stazione zoologica &#232; attivo un importante acquario pubblico aperto dallo stesso Dohrn il 12 gennaio 1874 con lo scopo di finanziare, attraverso l'introito dei biglietti, le attivit&#224; di ricerca svolte dalla struttura. L'acquario &#232; oggi uno dei pochi esempi rimasti, dal punto di vista architettonico, di struttura di questo tipo del XIX secolo. Attualmente l'acquario svolge un compito estremamente importante nel contesto dell'istituzione scientifica in cui &#232; inserito offrendo l'opportunit&#224; di fare ricerche sulla riproduzione, la nutrizione e il mantenimento degli organismi marini. Altrettanto importante &#232; l'attivit&#224; didattica e formativa rivolta al pubblico in generale e al mondo della scuola in particolare offrendo una rara occasione per osservare le numerose specie esistenti nel golfo e nelle zone vicine. </p><p>L'acquario dispone di 23 vasche dedicate all'ostensione, arredate con rocce vulcaniche, disposte a simulare un'ambientazione molto simile a quella naturale. Le vasche sono illuminate principalmente da luce che arriva al loro interno mediante lucernari posti sul soffitto che di fatto aumentano di molto l'effetto naturale. Quasi tutti gli esemplari provengono dal golfo di Napoli. L'acqua arriva alle vasche mediante un sistema di pompaggio che la preleva direttamente nel golfo a circa 300 metri di distanza dalla stazione e a una profondit&#224; di 11 metri. Giunta cos&#236; all'acquario l'acqua &#232; lasciata a decantare in ampie vasche prima di essere nuovamente pompata in due grandi cisterne sotterranee; solo dopo questo iter viene immessa nelle vasche ostensive. Durante tutto questo processo l'acqua viene rinnovata per circa un terzo consentendo un ricambio ottimale e non traumatico per gli organismi ospitati.<br /></p><p>Una adeguata cartellonistica, illuminata e posta vicino a ogni vasca, consente poi ulteriori approfondimenti sui temi proposti dall'esposizione. Un piccolo negozio permette di acquistare materiale informativo e altri oggetti ricordo dell'acquario. All'interno della struttura c'&#232; anche un museo didattico che presenta collezioni biologiche delle pi&#249; rilevanti specie presenti nel golfo. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_210</link><guid>210</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Napoli Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Acquario di Alghero - Alghero]]></title><description><![CDATA[L'acquario, inaugurato nel 1985, rappresenta la prima esposizione di fauna marina e d'acqua dolce della Sardegna. La mostra &#232; articolata in varie sezioni: la grande vasca centrale ospita squali di diverse specie, dai colorati squali leopardo ai placidi squali nutrice ai temuti squali pinna nera; una quindicina di vasche sono dedicate alle specie del Mediterraneo sia costiere che di alto mare (aragoste, astici, cernie, dentici, muggini, saraghi, spigole, etc.); in altre trenta vasche &#232; contenuta una grande variet&#224; di pesci e invertebrati, dai coloratissimi pesci esotici ai pi&#249; pericolosi pesci d'acqua dolce come i piranha. Una delle vasche pi&#249; ammirate &#232; quella dei pesci velenosi con i bellissimi pesci scorpione e i pesci pietra, la cui puntura provoca la morte in meno di cinque minuti. L'acquario &#232; anche un centro di soccorso per le numerose tartarughe marine (Caretta caretta) che ogni anno rimangono ferite dai palamiti (lunghe lenze, con anche duecento ami, usate per la pesca sia di pesce bianco sia di pesce di fondo).                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_41</link><guid>41</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Alghero Sassari Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Acquario di Cattolica - Cattolica]]></title><description><![CDATA[<p>Di recente apertura, l'Acquario di Cattolica (in origine &quot;Parco Le Navi&quot;), sorge a nord della citt&#224; di Cattolica, in un'area adibita un tempo a colonia marittima e realizzata nel 1934 secondo lo stile architettonico futurista. L'acquario si propone come parco tematico dell'ultima generazione con metodi ostensivi e settori a tema che egregiamente si offrono alla lettura del pubblico. In sostanza un nuovo modo di conoscere il mare, i suoi abitanti, la sua storia dalle origini fino ai nostri giorni attraverso un itinerario costituito da 70 vasche che ospitano circa 3000 esemplari di 400 specie. </p><p>L'acquario si &#232; specializzato nel mantenimento dei pesci cartilaginei (principalmente squali, ma anche razze, ecc.) allevandone 13 diverse specie (tra cui lo squalo toro) per un totale di circa 50 esemplari. Il complesso &#232; organizzato in quattro principali settori espositivi; il primo denominato &quot;I suoni del mare&quot;&#160; propone un percorso di tipo sensoriale per un viaggio alla scoperta dei tantissimi suoni prodotti dagli abitanti del mare. Il secondo, &quot;Veleni&quot;, introduce alla conoscenza di flora, fauna e minerali velenosi grazie all'esposizione di interessanti esemplari e duemila anni di storia e leggende su questo tema. I rimanenti due sono costituiti dall'acquario vero e proprio e da un percorso interattivo, di recentissima realizzazione, dal titolo &quot;Alla conquista dei mari&quot;.<br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_9</link><guid>9</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Cattolica Rimini Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Acquario di Genova - Genova]]></title><description><![CDATA[<p>Inaugurato nel 1992, in occasione delle celebrazioni della scoperta dell'America, l'Acquario genovese &#232; la struttura che presenta la maggiore variet&#224; di ecosistemi acquatici in Europa. Il percorso, che si dipana tra vasche e ricostruzioni di ambienti naturali di molte parti del mondo, inizia con la sala del &quot;Molo Antico&quot; e prosegue, nel primo piano espositivo, attraverso i mari del Pianeta. Una delle prime vasche che si incontrano, contenente circa 500.000 litri d'acqua e lunga 16 metri, &#232; quella dedicata alle foche: ospita una famiglia di quattro foche comuni, tipiche dell'Oceano Atlantico e del mare del Nord. Al primo piano espositivo si possono osservare le grandiose vasche oceaniche: quella degli squali e quella dei delfini, misuranti ciascuna circa 23 metri per 1.200.000 litri d'acqua, dove il visitatore pu&#242; seguire lo spettacolare movimento degli animali &quot;immergendosi&quot; nei vibranti riflessi azzurri dell'acqua. Particolarmente affascinante, per la variet&#224; di specie presenti e per la vivacit&#224; cromatica degli esemplari, &#232; la vasca dedicata alla scogliera corallina del Mar dei Carabi, dove si muovono barracuda, murene, squali nutrici e la grandissima tartaruga Ari. </p><p>Di recente &#232; stata inaugurata la nuova vasca dedicata ai pinguini, che ospita pinguini papua e pinguini di Magellano in una scenografia di rocce e ghiacci. Visibile da due livelli consente di assistere ai fulminei balzi di questi veloci animali, che sono in grado di nuotare a 40 km/ora. Il percorso prosegue nella &quot;Nave Blu&quot;, una vera e propria nave dedicata al tema della conservazione della biodiversit&#224;: al suo interno si possono ammirare vasche e ambienti del Madagascar con diverse specie di rettili e anfibi: le tartarughe Pyxis arachnoides, i coccodrilli, i camaleonti, le rarissime rane pomodoro e le mantelle dorate. Una delle parti dell'Acquario che maggiormente sanno coinvolgere lo spettatore &#232; costituita dalla vasca tattile, dove si trovano numerose razze, che il visitatore pu&#242; delicatamente sfiorare immergendo le mani nell'acqua: un'esperienza indimenticabile che consente ad adulti e bambini di entrare in contatto con l'ambiente marino in modo rispettoso. Il percorso include anche un film tridimensionale, dedicato di volta in volta a tematiche differenti.<br /></p><p>L'Acquario di Genova sviluppa importanti progetti indirizzati alle scuole, oltre che eventi dedicati alla didattica delle scienze. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_131</link><guid>131</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Genova Genova Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[Acquario di Trento - Trento]]></title><description><![CDATA[<p>L'Acquario di Trento è una struttura con fini prevalentemente didattici che sorge fra la stazione ferroviaria e il fiume Adige ed è quindi agevolmente raggiungibile. L'acquario è gestito da una società privata che organizza anche corsi di formazione e aggiornamento in acquariofilia e acquariologia per appassionati e professionisti del settore. Tra i compiti istituzionali particolare importanza rivestono i programmi didattici per le scuole e le attività di monitoraggio sulle acque interne. La parte espositiva è costituita da 25 vasche divise secondo criteri biogeografici ed ecologici in tre principali sezioni: fiumi e laghi del Trentino, acque interne e marine della fascia intertropicale, con particolare attenzione alle barriere coralline. Le vasche ospitano circa un centinaio di specie animali con circa 500 esemplari fra vertebrati e invertebrati. <br /></p><p>Nell'acquario vengono anche proiettati documentari e prodotti materiali informativi cartacei; le visite guidate prevedono, oltre alla fruizione del percorso espositivo, una lezione nel laboratorio didattico e la proiezione di un documentario sull'ittiofauna del Trentino. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_105</link><guid>105</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Trento Trento Trentino Alto Adige]]></author></item><item><title><![CDATA[Acquario e Centro di biologia marina dell'Argentario - Porto Santo Stefano]]></title><description><![CDATA[<p>La struttura si trova sul lungomare, in una palazzina di due piani con una superficie complessiva di 250 mq. Il centro si articola in alcune sezioni: la prima, posta al piano superiore, comprende il Museo del mare, organizzato in ripartizioni che interessano la storia dell'immersione subacquea, l'itticoltura, l'oceanografia e la malacologia, con una collezione di conchiglie di discreta importanza. La seconda sezione comprende, invece, l'acquario, costituito da 15 vasche: una panoramica, da 20.000 litri, sei di grandi dimensioni e otto più piccole. Anche in questo caso il criterio ostensivo è di tipo ecologico e rappresenta i diversi aspetti dell'ambiente marino mediterraneo alle diverse profondità (dalla superficie a -150 metri). </p><p>Il centro dispone di un'aula per didattica e conferenze e di un laboratorio di biologia marina per le attività di ricerca ed esercitazioni pratiche; offre anche un servizio di visite guidate e organizza immersioni in mare condotte dai biologi del centro. Gli esperti della struttura, inoltre, intervengono per prestare soccorso e cure a esemplari di fauna marina in difficoltà. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_245</link><guid>245</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Porto Santo Stefano Grosseto Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Acquario e Museo faunistico dell'Elba - Marina di Campo]]></title><description><![CDATA[<p>La nuova struttura elbana si pone come uno dei pi&#249; interessanti acquari marini mediterranei del centro Italia. La parte ostensiva si estende su circa 1000 mq con 60 vasche occupate da una ricca collezione di vertebrati e invertebrati tipici dell'ambiente marino mediterraneo. Le vasche, di moderna concezione e ben arredate, hanno volumi compresi fra i 10.000 e i 42.000 litri per gli esemplari pelagici di grandi dimensioni e i pesci di scogliera di grossa taglia. Vi sono state utilizzate innovazioni tecniche che vanno dalla creazione di corrente artificiale, alla riproduzione delle condizioni di bassa visibilit&#224; per animali tipici dei fondali sabbiosi, all'effetto marea, all'impianto di illuminazione a luce notturna per gronchi e murene mediterranei.<br /></p><p>L'acquario ospita pi&#249; di 150 specie mediterranee, alcune delle quali difficili da osservare dietro i vetri di un acquario; tra esse spiccano le lampughe, grossi pesci pelagici che, in Europa, sono mantenuti solo nella struttura elbana. Sono presenti anche specie di squali di piccola taglia, grossi pesci di scogliera, pesci balestra mediterranei, gronchi, murene, pesci marini tropicali, varie specie di labridi e pesci di sabbia mediterranei, oltre a esemplari d'acqua dolce e tartarughe a cui sono dedicate due vasche. Di notevole interesse &#232; anche la collezione di crostacei, presenti con una trentina di specie, e diverse specie di molluschi ed echinodermi.<br /></p><p>L'istituzione comprende anche il Museo faunistico con una collezione di circa 250 esemplari di mammiferi e uccelli, appartenenti a 170 specie tipiche degli ambienti dell'Elba, esposti in accurate ricostruzioni ambientali opportunamente didascalizzate, che offrono un interessante quadro della fauna vertebratologica dell'Isola. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_240</link><guid>240</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Marina di Campo Livorno Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Acquario provinciale - Bari]]></title><description><![CDATA[Posto nei pressi del porto, l'acquario &#232; costituito da una serie di grandi vasche contenenti la fauna e la flora caratteristiche del basso Adriatico. Annesso all'acquario, &#232; presente un laboratorio di idrobiologia che conserva anche una buona collezione di preparati da utilizzarsi per lo studio delle comunit&#224; biologiche, comprendenti anche interessanti reperti ossei di cetacei.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_159</link><guid>159</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Bari Bari Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Acquarium - Siracusa]]></title><description><![CDATA[<p>L'acquario di Siracusa &#232; ricavato in una suggestiva galleria realizzata per congiungere l'antica Fonte Aretusa e il Porto Grande, passaggio che era stato impedito con la costruzione di due batterie a difesa del porto nel XVII secolo.<br /></p><p>L'acquarium &#232; suddiviso in due principali sezioni: una dedicata alla vita marina del Mediterraneo e l'altra alle-acque tropicali. Nel primo settore &#232; possibile ammirare la ricostruzione degli habitat della costa che lambisce la zona di Siracusa: tra gli esemplari esposti anche delle stupende conchiglie del <em>Mare Nostrum</em>. Il secondo settore &#232; invece dedicato ai tropici: vi si trovano i pesci e le piante tropicali di acqua dolce (dei grandi laghi africani e dei fiumi dell'Amazzonia) e del mare (caratteristici per le strane forme e le livree sgargianti).<br /></p><p>Tra le vasche cattura l'attenzione quella dedicata alle barriere coralline: vi si trovano ospitati l'<em>Amphiprion ocellaris</em> (noto come pesce pagliaccio), il <em>Dascyllus aruanus</em>, dalle caratteristiche righe bianche e nere. All'uscita si pu&#242; ammirare la Fonte Aretusa, simbolo della citt&#224; e luogo leggendario, nel cui invaso oggi crescono piante di papiro. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_73</link><guid>73</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Siracusa Siracusa Sicilia]]></author></item><item><title><![CDATA[Alfa Romeo: il Centro Documentazione e il Museo - Arese]]></title><description><![CDATA[<p>Il <strong>Centro Documentazione Alfa Romeo</strong> nasce nel 1969 con l'obiettivo di approfondire la storia dell'azienda e di fornire risorse utili all'attivit&#224; futura dell'impresa, cos&#236; come il Museo Alfa Romeo ad esso collegato. Dal 2005 il Centro Documentazione fa parte del settore &quot;Automobilismo Storico Alfa Romeo&quot;, nato con il preciso scopo di preservare e valorizzare la storia dell'Alfa Romeo attraverso la conservazione del patrimonio, i rapporti con i club e le manifestazioni a livello internazionale. <br />All'interno del Centro un ruolo di primo piano &#232; affidato all'Archivio Storico, che contiene immagini digitalizzate e consultabili, pubblicazioni tecniche, disegni, filmati, oltre a tutti i fondi aziendali e le cartelle stampa degli ultimi 40 anni. <br />Il Centro Documentazione inoltre ospita i registri dei telai prodotti e il database della produzione pi&#249; recente. <br />Il Centro promuove attivit&#224; di ricera, svolge servizi di consulenza storico-critica per i collezionisti e le istituzioni culturali che operano nel settore automobilistico e costituisce un supporto alle iniziative delle Direzioni Interne. </p><p><br />Il <strong>Museo Alfa Romeo</strong>, inaugurato nel 1976, &#232; il frutto di un'idea del progettista Orazio Satta Puliga. Situato nella sede Alfa Romeo di Arese il museo si sviluppa su sei piani che, seguendo un criterio cronologico, rappresentano le diverse fasi produttive, l'evoluzione tecnologica, il design dei modelli intramontabili, la comunicazione e le vittorie sportive dell'Alfa. Cos&#236; come il Centro Documentazione Alfa Romeo anche il Museo &#232; dal 2005 parte integrante del settore &quot;Automobilismo Storico Alfa Romeo&quot;. <br />Il Museo Alfa Romeo organizza visite guidate per privati ed esperti del settore e partecipa a numerose iniziative sia in Italia che all'estero per promuovere il marchio e la sua Storia; grazie ad un ottimo team di meccanici, la maggior parte delle vetture del Museo &#232; perfettamente funzionante. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_367</link><guid>367</guid><pubDate>13/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Arese Milano Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Arboreto di Arco - Arco]]></title><description><![CDATA[           Su una superficie di circa un ettaro, in una parte di quello che fu lo splendido parco della Villa Arciducale degli Asburgo, sorge dal 1964 l'Arboretum, museo botanico vivente dove vengono collezionate esclusivamente specie arboree e arbustive. Oggi esso conta circa 150 specie provenienti da tutto il mondo: Europa meridionale e centrale, Asia orientale, America, Africa e Australia, con una varietà che permette ai visitatori di osservare anche specie rare o poco note. Grazie al clima particolarmente mite, dovuto alla vicinanza del lago, l'Arboreto è luogo ideale per numerose specie subtropicali e mediterranee che nei pressi di Arco raggiungono il limite della distribuzione in Europa. Riconosciuta l'importanza scientifica e didattica dell'istituzione, dal 1993 l'Arboreto è diventato sede staccata del Museo tridentino di scienze naturali di Trento.  Su prenotazione è possibile richiedere visite guidate con esperti botanici e giochi per imparare a conoscere le piante divertendosi.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_97</link><guid>97</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Arco Trento Trentino Alto Adige]]></author></item><item><title><![CDATA[Archivio e Centro Storico Fiat - Torino]]></title><description><![CDATA[<p>Inaugurato nel 1963, il Centro Storico Fiat ospita una collezione di prodotti, cimeli, modellini e manifesti pubblicitari che copre l'intera storia del Gruppo. A partire dal 1984, la parte dedicata alla documentazione si &#232; accresciuta e specializzata fino ad acquisire l'attuale denominazione di Archivio Storico Fiat. </p><p><br />L'Archivio Storico ospita oltre cinque mila metri lineari di documenti, relativi ai diversi aspetti della storia industriale del Gruppo Fiat (amministrazione, finanza, personale, produzione, comunicazione, ufficio studi, tecnologie, progettazione) e dei suoi prodotti (automobili, veicoli commerciali, trattori e macchine movimento terra, treni, aeroplani, motori marini). A questo materiale si aggiunge un patrimonio iconografico costituito da fotografie, lastre fotografiche, negativi; migliaia di manifesti e bozzetti pubblicitari; duecento ore di film e video riversati in digitale; una biblioteca di tremila volumi sulla storia della Fiat, dei mezzi di trasporto, delle imprese e del lavoro. E ancora: biciclette, frigoriferi, lavatrici Fiat. Una ricostruzione dell'ufficio di Dante Giacosa - pap&#224;, fra l'altro, della Topolino, della 600 e della 500 ? e quella di un'officina dei primi del Novecento. Centinaia di modellini d'epoca, in scala, realizzati a mano, di automobili, aerei, trattori, camion e motori per nave. </p><p><br />L'Archivio Storico Fiat cura la tutela e il restauro del patrimonio aziendale, promuove studi ed eventi culturali e assiste collezionisti, studenti e giornalisti. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_384</link><guid>384</guid><pubDate>03/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Torino  Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Archivio Storico Barilla - Parma]]></title><description><![CDATA[<p>L'Archivio Storico, nato nel 1987, fu istituito con l'obiettivo di raccogliere e valorizzare la documentazione storica dell'azienda e dei marchi del Gruppo (Mulino Bianco, Pavesi, Voiello) a partire dal 1877. Nel 1998 l'Archivio &#232; stato dichiarato dal Ministero per i Beni e le Attivit&#224; Culturali di notevole interesse storico, offrendo una testimonianza dello sviluppo dell'industria alimentare e della storia del costume in Italia. </p><p><br />L'Archivio ospita circa 35.000 pezzi divisi per settore. Di particolare interesse la sezione pubblicit&#224; e grafica che raccoglie manifesti, oggetti promozionali, pubblicit&#224; radiofoniche e filmati pubblicitari a partire dagli anni Cinquanta del Novecento con registi o protagonisti di tutto rilievo: da Lele Luzzati a Giorgio Albertazzi a Dario Fo, a Mina, a Fellini, a Michalkov a Paul Newman, a Wenders a David Lynch, a Tornatore. Academia Barilla ha inoltre acquisito una straordinaria raccolta di menu storici dall'Ottocento ad oggi; notevole anche la collezione della Biblioteca gastronomica. <br />L'Archivio svolge attivit&#224; di ricerca e studio, conferenze e approfondimenti dedicati ai diversi aspetti della storia aziendale. Collabora inoltre con istituzioni nazionali e internazionali per promuovere la cultura gastronomica italiana nel mondo. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_372</link><guid>372</guid><pubDate>16/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Parma  Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Archivio Storico Bracco - Milano]]></title><description><![CDATA[L'Archivio Storico Bracco nasce nel 1998 con l'obiettivo di inventariare la documentazione utile a ricostruire la storia aziendale e quella dei singoli prodotti dal 1927 ad oggi. <br />Nel 2007 l'Archivio ha beneficiato della notifica di &#171;notevole interesse storico&#187;, per aver ricostruito il lungo percorso &#171;della farmaceutica italiana e milanese in particolare&#187;, da parte della Soprintendenza Archivistica della Regione Lombardia. <br />Oltre alla documentazione aziendale, l'Archivio ospita cartoline e d&#233;pliant pubblicitari, pellicole, videocassette, audiocassette (due delle quali &quot;storiche&quot;) e documentazione fotografica che testimonia i siti di ricerca e di produzione, oltre alle iniziative culturali e sociali realizzate dal Gruppo. <br />L'Archivio svolge un intensa attivit&#224; di ricerca e di divulgazione; sono, inoltre, disponibili e consultabili tutte le pubblicazioni relative alle iniziative scientifiche e culturali messe in cantiere dal gruppo negli ultimi trent'anni, oltre a 600 monografie di carattere scientifico e culturale. <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_375</link><guid>375</guid><pubDate>19/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Milano  Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Archivio Storico delle Industrie Pirelli - Milano]]></title><description><![CDATA[<p>Situato all'interno della sede del Gruppo Pirelli alla Bicocca, l'archivio comprende documenti di diversa origine, scritti, filmati e immagini fotografiche realtivi all'evoluzione dell'azienda dalla sua costituzione (1872) a oggi. I documenti dell'Archivio storico, accessibli al pubblico, sono suddivisi in tre settori: l'archivio documentale, consistente in circa 3.500 docuemnti registrati e una biblioteca di 400 volumi riguardanti la storia dell'azienda; l'archivio fotografico, composto da circa 150 mila scatti tra positivi, negativi su supporti in vetro o pellicola e diapositive, con immagini dal 1883 a oggi che domentano tutti gli sviluppi della società; l'archivio film, suddiviso in due sottosezioni, comprende un catalogo di circa 200 titoli di pellicole e 400 supporti magnetici. Nell'archivio è ospitata anche una piccola biblioteca di volumi pubblicati dall'azienda, riguardanti l'archivio stesso e diversi ambiti di ricerca: architettura, automobilismo, esposizioni, fotografia, archivistica, cataloghi di altri archivi, manuali.</p><p>Tutto il materiale conservato in archivio è tutelato dal 1972 per il suo interesse storico dalla Soprintenedenza Archivistica.</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_352</link><guid>352</guid><pubDate>30/07/2008</pubDate><author><![CDATA[Milano Milano Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Archivio Storico Enel - Napoli]]></title><description><![CDATA[A partire dalla metà degli anni '80, l'ex Segretariato Generale di Enel ha dato vita all'Archivio Storico, stabilendone le finalità e le procedure di gestione e la consultazione; nel 1992 la Soprintendenza Archivistica per il Lazio ha dichiarato di "notevole interesse storico" la documentazione raccolta. Nel 2004 nasce il progetto "Archivio Storico Enel" per la concentrazione degli archivi Enel in un'unica sede sulla storia dell'elettrificazione e dell'industria elettrica del Paese con l'obiettivo di conservare e la valorizzare il proprio patrimonio culturale. <br />L'Archivio Storico Enel raccoglie il materiale documentario proveniente dalle oltre 1.270 società elettriche confluite in Enel al tempo della nazionalizzazione dell'energia elettrica avvenuta nel 1962. Si tratta di preziosa documentazione risalente alla fine dell'Ottocento e di quasi mezzo secolo di vita di Enel, che testimonia la storia dell'elettrificazione in Italia e il percorso economico e civile compiuto da Enel e dal nostro Paese nel lungo arco di tempo raccontato nell'archivio unico dell'industria elettrica italiana. Il patrimonio documentale e librario si presta a studi e ricerche polivalenti aventi finalità tecniche ma anche storico-economiche e sociali. <br />L'Archivio Storico Enel promuove la ricerca sulla storia dell'industria elettrica e sul ruolo da essa svolto nell'economia e nella società italiana, attraverso collaborazioni, eventi, convegni, mostre e pubblicazioni e coinvolgendo un ampio pubblico, in particolare le scuole; Enel collabora inoltre con numerose Università e centri di ricerca, pubblicando tesi di laurea e sostenendo progetti specifici. <br />La creazione di strumenti di corredo condivisi è stata finalizzata sia all'integrazione delle banche dati che alla trasversalità dell'accesso alla documentazione da parte degli studiosi: da queste premesse è nato il sito Enelikon, volto a implementare gli archivi digitali Enel finalizzati alla fruizione e al riutilizzo di documenti eterogenei e di diversa provenienza. <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_382</link><guid>382</guid><pubDate>27/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Napoli  Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Archivio Storico ENI - Pomezia]]></title><description><![CDATA[<p>L'archivio ospita, nella sua sede di Pomezia (Roma), circa 45.000 faldoni di documentazione e materiale di diversa tipologia: fotografie, audiovisivi, disegni tecnici, oggettivistica. Il patrimonio documentario conservato è databile a partire dai primi anni del Novecento, epoca in cui si è formato il primo nucleo dell'industria petrolifera italiana. Grazie all'Archivio Storico è possibile ripercorrere tutte le fasi della storia dell' Eni attraverso i documenti, le immagini ed alcuni oggetti che ne testimoniano le attività.</p><p>Inoltre il materiale conservato consente di studiare i principali aspetti della storia energetica del Paese: le ricerche delle fonti in Italia e all'estero, la realizzazione degli accordi con i paesi produttori, la costruzione degli impianti di raffinazione e petrolchimici e delle reti di trasporto e distribuzione. Dichiarato di notevole interesse storico dalla Soprintendenza artistica del Lazio, l'Archivio rappresenta il riferimento aziendale per la conservazione della memoria e dell'identità storica del gruppo.</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_347</link><guid>347</guid><pubDate>30/07/2008</pubDate><author><![CDATA[Pomezia Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Archivio/Galleria delle Aziende Guzzini - Recanati]]></title><description><![CDATA[<p>L'Archivio-Galleria Guzzini &#232; nato nel 1995, con lo scopo di salvaguardare il patrimonio culturale e raccogliere la documentazione di tutta la produzione storica delle tre aziende (Fratelli Guzzini, iGuzzini Illuminazione e Teuco), nonch&#232; di conservare almeno un esemplare di ogni oggetto prodotto, dei prototipi, dei modelli preparatori e dei materiali cartacei e fotografici prodotti nel tempo dalle aziende Guzzini, sparse sul territorio intorno a Recanati.</p><p>L'Archivio Guzzini ha due identit&#224;: una reale e una virtuale. La prima raccoglie quasi 1400 pezzi esposti a Recanati; la seconda offre sul web un archivio costruito grazie al sostegno di Microsoft. Il fine &#232; di consolidare anche attraverso i documenti una storia legata non solo alle aziende, anche ad un territorio, Recanati, in cui le aziende sono nate e in cui continuano ad operare. L'Archivio &#232; soprattutto a servizio di studiosi e studenti che volgiono approfondire i diversi aspetti della cultura d'impresa.</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_351</link><guid>351</guid><pubDate>30/07/2008</pubDate><author><![CDATA[Recanati Macerata Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Associazione Archivio Storico Olivetti - Ivrea]]></title><description><![CDATA[L'Archivio Storico Olivetti è strutturato in diverse sezioni, che comprendono libri, fotografie, riviste, manifesti pubblicitari, e molto altro materiale. In particolare, i settori principali sono otto: la biblioteca, l'emeroteca, che raccoglie riviste culturali di valore storico, la Cinevideoteca, che copre un periodo di produzione che risale alla fine degli anni Quaranta, l'Audioteca nella quale sono conservate le registrazioni di dibattiti e di incontri con personalità della cultura italiana ed internazionale, L'Eidoteca e la Fototeca, che raccolgono significative collezioni di manifesti, campagne pubblicitarie e immagini sviluppate come corredo alle molteplici attività aziendali. Sono migliaia, inoltre, i manoscritti, le immagini, i documenti, le relazioni, gli appunti e i progetti che compongono, su deposito della Fondazione Olivetti, l'Archivio della Famiglia Olivetti e, di particolare importanza, i Fondi di Camillo e Adriano Olivetti. L'Archivio della Società Olivetti, la sezione più consistente, comprende: una ricca collezione di macchine prodotte dalla Olivetti (a partire dalla prima e famosa M1), le Raccolte degli Atti Societari, il Fondo della Direzione Studi Economici, una vasta documentazione sui Servizi Culturali e sui Servizi Sociali, interessanti studi del Centro di Psicologia e di quello di Sociologia, l'originale settore degli oggetti promozionali, raccolte significative nel campo della Formazione e dell'Attvitià Commerciale. L'Archivio Storico conserva inoltre alcuni importanti Fondi di Personalità della cultura che hanno avuto un rapporto di intensa e proficua collaborazione con la Società ed in particolare con Adriano Olivetti. L'Archivio Storico Olivetti, nell'ottobre del 1998, è stato dichiarato di "notevole interesse storico" da parte della Soprintendenza Archivistica per il Piemonte e la Valle d'Aosta.]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_350</link><guid>350</guid><pubDate>30/07/2008</pubDate><author><![CDATA[Ivrea Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Astrolab - Monte Porzio Catone]]></title><description><![CDATA[<p>La splendida cittadina di Monte Porzio Catone, immancabile meta per chi intraprende un viaggio nell'arte e nella cultura dei Castelli Romani, ha recentemente affiancato al tradizionale percorso storico della citt&#224; e dei suoi interessanti dintorni anche la possibilit&#224; di acquisire un bagaglio di informazioni scientifiche a dir poco particolari.<br />Nel suo Osservatorio astronomico (attualmente chiuso al pubblico), importante centro di ricerca inserito nella rete nazionale INAFS (Istituto Nazionale di Astrofisica e Fisica dello Spazio), &#232; stato infatti recentemente inaugurato l'Astrolab, una sorta di centro interattivo di divulgazione scientifica che conduce il visitatore, attraverso simulazioni, modelli, immagini e sistemi multimediali, nel fantastico mondo dell'astronomia, alla scoperta dell'evoluzione dell'universo e delle leggi cosmiche che governano le stelle e le galassie. </p><p>Con questa finalit&#224;, l'innovativa concezione dell'Astrolab si avvale di numerosi exhibit che affrontano ciascuno un tema diverso mediante piccoli esperimenti con cui si interagisce, divertendosi e apprendendo al tempo stesso. La prima sala propone l'esplorazione del sistema solare in cui, con l'ausilio di giochi di luci, vengono simulate le stelle e il loro movimento apparente nella volta celeste. Nella sala della Via Lattea si pu&#242; intraprendere un'immaginaria battaglia navale cosmica oppure &quot;entrare&quot; in una stella per scoprirne le interne reazioni nucleari. Nella sala dell'universo e in quella dell'osservazione virtuale si ripercorrono le tappe fondamentali dell'evoluzione dell'universo oppure si osservano gli oggetti celesti pi&#249; spettacolari. Parallelamente all'Astrolab, in alcuni giorni prefissati (circa otto ogni mese), l'osservatorio propone inoltre suggestive serate grazie al telescopio MPT, con cui il pubblico pu&#242; osservare le meraviglie del cielo romano. L'offerta didattica e divulgativa dell'osservatorio &#232; infine completata da una bella esposizione museale (sede distaccata del Museo astronomico copernicano di Roma, attualmente in ristrutturazione), in cui sono mostrati strumenti scientifici e una pinacoteca con ritratti di astronomi dell'Ottocento. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_259</link><guid>259</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Monte Porzio Catone Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[BAICR Sistema Cultura - Roma]]></title><description><![CDATA[BAICR Sistema Cultura &#232; un consorzio non profit costituito nel 1991 tra cinque istituti culturali italiani: Istituto della Enciclopedia Italiana, Istituto Luigi Sturzo, Fondazione Lelio e Lisli Basso-Issoco, Societ&#224; Geografica Italiana, Fondazione Istituto Gramsci. L'obiettivo &#232; quello di valorizzare il patrimonio storico e culturale italiano, attraverso la creazione di reti reali e virtuali tra istituti culturali, patrimoni documentali e comunit&#224; professionali per garantire alle fonti della memoria uno spazio aperto di ricerca e di progettazione. <br />Il portale www.baicr.it e tutti i siti collegati (www.archiviodelnovecento.it; www.novecentoitaliano.it, www.culturagastronomicaitaliana.it) sono veri e propri centri di documentazione in cui la multimedialit&#224; &#232; strumento fondamentale per la valorizzazione del passato e della memoria storica. <br />Il BAICR collabora con numerose istituzioni culturali, soggetti pubblici e privati, per la realizzazione di ricerche, prodotti culturali ed eventi, mirati alla valorizzazione del patrimonio storico E' inoltre agenzia formativa accreditata dal Ministero dell'istruzione (D. M. 18/05/2001) e promuove percorsi di alta formazione incentrati sull' e-learning.<br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_371</link><guid>371</guid><pubDate>13/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Roma  Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Biblioteca dell' Istituzione Culturale Museo Zoologico  - Avellino]]></title><description><![CDATA[ La biblioteca, realizzata nel 1994 dall'Istituzione Culturale Museo Zoologico di Avellino, è un ente che rientra nella categoria degli enti senza scopo di lucro (non profit) e finalità di pubblico interesse e di pubblica utilità.  <br />Lo scopo della Biblioteca dell'Istituzione Culturale Museo Zoologico è prettamente scientifico e storico naturalistivo, nonchè divulgativo. <br /><br />La Biblioteca è inserita nella rete bibliotecaria "L.E.A.N.S.M. Italia" (in fase di sperimentazione). <br />	Il patrimonio è di circa 3.100 titoli, che sono distribuiti nelle tre sezioni: biblioteca (che comprende: testi ed enciclopedie), emeroteca (che comprende: periodici e seriali) e mediateca (che comprende: audiocassette, Cd audio, videocasstette, DVD video, Cd-rom, DVD - rom, ed altri documenti multimediali).     <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_407</link><guid>407</guid><pubDate>24/04/2009</pubDate><author><![CDATA[Avellino Avellino Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Bosco didattico della Provincia di Cremona - Castelleone]]></title><description><![CDATA[<p><img id="anastasis_uploaded_1321760781" title="Logo" style="BORDER-RIGHT: 0px solid; BORDER-TOP: 0px solid; FLOAT: left; MARGIN: 4px; BORDER-LEFT: 0px solid; BORDER-BOTTOM: 0px solid" alt="Logo" src="Attachment?q=get&amp;id=305" />La Provincia di Cremona acquis&#236; il primo nucleo del Bosco Didattico nel 1987. Quest'area si estendeva su un appezzamento di circa due ettari occupato da una cava di sabbia dismessa. <br />Il primo intervento fu quello di rinaturazione, con la ricostruzione della vegetazione potenzialmente presente nel sito. L'attuale assetto del luogo costituisce quindi un esempio di riqualificazione ambientale di una superficie degradata dalle attivit&#224; antropiche. <br />La Provincia, in accordo con la Regione Lombardia, istitu&#236; nell'area riqualificata una &quot;Stazione sperimentale per la conservazione della flora di pianura&quot;. <br />L'obiettivo era quello di salvaguardare essenze vegetali di pianura e perci&#242; sono state intraprese specifiche iniziative di tutela come, ad esempio, il programma di propagazione delle specie di pioppi autoctone (pioppo nero, pioppo bianco e pioppo gatterino). <br />L'operazione di salvaguardia &#232; partita dalla individuazione di esemplari di piante ancora presenti allo stato spontaneo nella pianura lombarda, passata per la loro riproduzione e giunta alla distribuzione a enti e privati di pianticelle per imboschimenti. <br />Dal 1992 a oggi la Provincia di Cremona ha cos&#236; prodotto e distribuito diverse migliaia di piante destinate a imboschimenti a carattere naturalistico. <br />Nel corso degli anni la superficie del Bosco &#232; stata notevolmente incrementata: sono state acquisite aree attigue, di importanza marginale per l'attivit&#224; agricola, e questo ha consentito il progressivo ampliamento del piccolo appezzamento iniziale. I terreni ex agrari sono stati oggetto di riqualificazione naturalistica ed &#232; stato ricostruito un ambiente pi&#249; vario costituito da un mosaico di piccoli boschi, radure ed arbusteti. <br />Attualmente il Bosco Didattico si estende su un'area attrezzata di pi&#249; di 10 ettari che comprendono terreni pi&#249; alti, situati sul margine del terrazzo morfologico (64 m.s.l.m.), e pi&#249; bassi, ai piedi della scarpata che demarca i due livelli del piano di campagna (55 m.s.l.m.). <br />Pi&#249; di un chilometro di camminamenti guidano gli ospiti alla scoperta di un piccolo &quot;catalogo&quot; della vegetazione e della flora tipiche di una provincia di pianura come quella di Cremona e quindi, sostanzialmente, della Pianura Padana. <br />Inoltre &#232; stato allestito un piccolo Centro Visite che permette agli ospiti di effettuare anche attivit&#224; al coperto e laboratori didattici che consentono approfondimenti di specifiche tematiche. </p><p>La Provincia ha innanzitutto attuato con il Bosco didattico un piano di riqualificazione ambientale di una superficie degradata (l'area iniziale era una cava dismessa). Inoltre ha messo in atto un piano di salvaguardia delle essenze vegetali della Pianura padana, attraverso iniziative di tutela e propagazione delle specie di pioppi autoctone. <br />Oltre agli obiettivi direttamente legati alla salvaguardia ambientale, la Provincia intende puntare sulla valenza educativa del Bosco, che pu&#242; consentire ai visitatori di conoscere molte delle piante arboree, arbustive ed erbacee tipiche dei nostri luoghi, incontrandole nella ricostruzione dei vari ambienti che le ospitano in natura. <br />In particolare, per le scuole che lo desiderano, &#232; possibile effettuare uscite guidate, che suggeriscono alle classi in visita al Bosco un approccio all'ambiente naturale discreto e rispettoso. <br /><br />&#200; importante capire che l'area a disposizione, pur di superficie limitata, viene frequentata da migliaia di visitatori l'anno, ma deve conservarsi inalterata per poter essere fruita in modo ottimale anche da chi arriver&#224; in seguito. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_356</link><guid>356</guid><pubDate>14/10/2008</pubDate><author><![CDATA[Castelleone Cremona Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Butterfly Arc - Montegrotto Terme]]></title><description><![CDATA[           Nato nel 1987 per iniziativa di due naturalisti, è il primo parco italiano dedicato all'entomofauna. La struttura si ispira a istituzioni analoghe già operanti nel Regno Unito dalla metà degli anni Settanta ed è articolata in tre distinti settori. La prima è rappresentata da una zona museale, introduttiva al mondo delle farfalle, con materiale didattico, video e vetrine entomologiche che racchiudono una magnifica collezione. Segue la serra tropicale, nella quale volano diverse centinaia di farfalle, in un ambiente di 700 mq climatizzato e di notevole impatto. La sensazione è quella di entrare in una foresta equatoriale con diverse decine di specie di piante e fiori che offrono un sicuro rifugio e cibo idoneo alle svariate specie di lepidotteri che qui vivono e si riproducono. La terza sezione, inaugurata nel 1994, consiste in un bosco naturale con un percorso a tema, che interessa una superficie di circa 0,7 ettari. L'attrazione, anche se si discosta in maniera evidente dal resto della struttura, ha comunque un fine didattico ispirandosi al bosco ed evidenziandone l'aspetto legato ai miti e alle leggende delle culture paleovenete e celtiche. Lo staff tecnico del parco svolge ricerche con l'Università di Padova e ha collaborato, in qualità di consulente tecnico, con il parco zoologico di Vienna, realizzando il progetto per la creazione di strutture atte a ospitare varie specie di farfalle. La raccolta zoologica consiste in una nutrita esposizione di farfalle provenienti da tutto il mondo. Nella serra è possibile osservare specie altrimenti introvabili al di fuori del loro ambiente. Meritano menzione le Morpho amazzoniche, incredibili farfalle dai meravigliosi colori azzurro metallici, gli Eliconidi del Sud America, le farfalle foglia malesi, varie specie di falene tra cui alcune dalle dimensioni impressionanti, le Monarca americane, le Ornithoptere delle regioni indoaustraliane e altre provenienti dalle zone tropicali.<br />È disponibile un servizio di visite guidate all'interno del parco; i punti di ristoro si trovano nelle immediate vicinanze della struttura.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_183</link><guid>183</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Montegrotto Terme Padova Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Casa delle farfalle di Bordano - Bordano]]></title><description><![CDATA[<p>La Casa delle farfalle &#232; costituita da tre grandi serre climatizzate, con laghetti e lussureggiante vegetazione, che riproducono altrettanti habitat tropicali: neotropicale, Afro-tropicale e Indo-australiano. Vi vivono decine di specie di farfalle, libere di volare, provenienti dalle diverse aree tropicali del globo, che con i loro colori rendono la visita piacevole e suggestiva. Oltre alle farfalle, i visitatori possono ammirare anche splendidi esemplari di camaleonti (estremamente mimetici, possono essere visti solo osservando attentamente la vegetazione), tartarughe, iguane, pappagalli e rane. Diversi acquari ospitano, inoltre, interessanti specie di pesci, come i primitivi politteri, i mimetici pesci scalari e gli innocui falso-piranha. Numerose, infine, le specie di insetti presenti: scarabei, fasmidi foglia, insetti stecco, mantidi e cimici africane.<br /></p><p>Il centro ha attivato collaborazioni con istituti di ricerca, entomologi e svolge attivit&#224; didattica principalmente con gli istituti di istruzione della zona.<br /></p><p>In prossimit&#224; della Casa delle Farfalle si trova il Sentiero entomologico: un percorso tra Monte San Simeone e il lago di Cavazzo, illustrato da dieci cartelli che guidano il visitatore alla conoscenza della fauna del Monte, dove vivono oltre 100 specie di farfalle diurne e circa 550 notturne. <br />Il museo organizza periodicamente mostre di notevole interesse: nel 2005 &#232; stato inaugurato il Museo Vivente del Mimetismo, 250mq dedicati a vedere la natura che non si vede e, nel 2006, ha aperto la mostra &quot;Colori. Leggere le Ali delle Farfalle&quot;, un percorso affascinante nel quale le farfalle insegnano il linguaggio pi&#249; diffuso in natura, quello dei colori. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_117</link><guid>117</guid><pubDate>08/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Bordano Udine Friuli Venezia Giulia]]></author></item><item><title><![CDATA[Casa Zegna - Trivero]]></title><description><![CDATA[<p>In Piemonte, nella provincia di Biella, Trivero ha da sempre avuto un'importanza fondamentale per la famiglia Zegna. Gi&#224; Ermenegildo Zegna, fondatore del Lanificio nel 1910, aveva fortemente tenuto allo sviluppo e alla salvaguardia del territorio, con opere industriali affiancate da importanti opere socio-assistenziali e turistico-ambientali. A quasi cento anni dalla fondazione, la quarta generazione Zegna ha voluto capitalizzare ? attraverso la Fondazione Zegna- il bagaglio storico e culturale ereditato creando a Trivero &quot;Casa Zegna&quot;, archivio storico e nuovo polo di aggregazione culturale. </p><p><br />L'archivio comprende documenti, fotografie, filmati, disegni tecnici, ma soprattutto i campionari di tessuti e gli oggetti generati in cento anni di attivit&#224; industriale, mantenuta sempre ad altissimi livelli di eccellenza. Casa Zegna propone inoltre un insolito concept museal: Habituszegna, progetto realizzato da Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, offre al visitatore un percorso espositivo/interattivo tra colonne e pareti che presentano le peculiarit&#224; del Gruppo Zegna, dall'accurata selezione delle materie prime, al prodotto, alla cultura, all'attenzione verso l'ambiente ed il sociale. <br />Casa Zegna organizza mostre temporanee, eventi e workshop legati alle attivit&#224; dell'archivio, offrendo un escursus tra storia imprenditoriale, mecenatismo ambientale e sociale. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_404</link><guid>404</guid><pubDate>20/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Trivero Biella Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Centro di scienze naturali e Raccolta natura e arte - Prato]]></title><description><![CDATA[Il Centro di scienze naturali racchiude varie realtà ecologiche, scientifiche e culturali. Sorto a pochi chilometri dalla città di Prato, esso nasce intorno agli anni Sessanta del secolo scorso come centro di recupero della fauna selvatica, una sorta di struttura in cui ospitare, curare e riadattare alla libertà gli animali feriti o malati recuperati da privati cittadini o da organi istituzionali. Gli animali che vi gravitano, in media ogni anno intorno alle 2600 unità, sono ospitati e visibili nel parco che è stato messo loro a disposizione per il riadattamento alla vita selvatica e che si sviluppa alle pendici del Monteferrato per una superficie di oltre 8 ettari. Esso costituisce una vera e propria oasi naturalistica in cui si possono comodamente osservare i numerosi esemplari in libertà o in recinti e voliere.<br />La visita al centro consente di ammirare anche un museo, costituito da varie sale nelle quali sono presentati erbari, raccolte zoologiche e mineralogiche e i significativi reperti archeologici e paletnologici provenienti dalla stazione paleolitica Mousteriana di Galceti (risalenti a oltre 40.000 anni fa). Grazie alla collaborazione con il Gruppo astrofili Quasar, è stato inoltre realizzato, presso i locali del centro, un planetario costituito da una cupola fissa di 4 m di diametro in cui viene proiettata la volta celeste e in cui vengono organizzate lezioni e attività didattica sia per le scuole sia per il pubblico in generale. Il centro propone lezioni e percorsi di educazione ambientale da svolgere all'interno delle scuole, mediante l'ausilio di materiale didattico e supporti audiovisivi, o tramite visite guidate presso il museo e il parco circostante. Presso il centro è in funzione una stazione meteorologica e sono attive varie associazioni di volontariato che operano nell'ambito del soccorso della fauna e della protezione civile e ambientale.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_246</link><guid>246</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Prato Prato Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Centro lupo di Civitella - Alfedena]]></title><description><![CDATA[E' costituito da un museo e dall'area faunistica che accoglie alcuni esemplari di lupo appenninico. Nel Museo del lupo si raccolgono informazioni sulla biologia e sulla conservazione di questa specie: vengono trattati aspetti riguardanti l'etologia, l'ecologia, la sistematica, la cultura e le leggende, oltre ai suoi rapporti con l'uomo. Vi &#232; pure un'ottima sala didattica, pensata principalmente per i bambini, e uno shop. A poche decine di metri dal museo, si trova l'Area faunistica del lupo costituita da un vasto recinto di 4 ettari in cui sono ospitati alcuni esemplari di questo canide. L'area include una porzione di bosco e, per riuscire a osservare i lupi, &#232; necessario che il visitatore mantenga un comportamento discreto e adeguato. Pi&#249; appartata e in una zona pi&#249; selvaggia, si trova l'Area faunistica della linee: un ampio recinto dove &#232; possibile scorgere questo elusivo felino da un osservatorio posto su una terrazza panoramica. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_114</link><guid>114</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Alfedena L'Aquila Abruzzo]]></author></item><item><title><![CDATA[Centro Musei delle Scienze Naturali - Napoli]]></title><description><![CDATA[<p>I musei hanno il compito fondamentale di trasmettere conoscenza. Il Centro Museale dell'Universit&#224; degli Studi di Napoli Federico II, nei suoi diciotto anni di vita, si &#232; adoperato attivamente nel favorire la diffusione delle conoscenze scientifiche e la fruibilit&#224; dell'ingente patrimonio museale che custodisce. Predispone, pertanto, tecniche di presentazione che rendono le visite museali e le attivit&#224; di laboratorio produttive e ad alto impatto cognitivo. <br /><br />I Musei afferenti sono il <a id="anastasis_link_199101104" title="Museo Mineralogico" href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_211">Museo Mineralogico</a>&#160;, il <a id="anastasis_link_1610041757" title="Museo Zoologico" href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_212">Museo Zoologico</a>&#160;, il&#160;&#160;<a id="anastasis_link_1848313829" title="Museo di Antropologia" href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_213">Museo di Antropologia&#160;</a>&#160;e il <a id="anastasis_link_211611375" title="Museo di Paleontologia" href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_214">Museo di Paleontologia</a>. </p><p /><p>Il Centro Museale &#232; il <a id="anastasis_link_1821053346" title="Museo del mese di aprile 2009" href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Articolo/_a_ID/_v_98">Museo del mese di aprile 2009</a>&#160;</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_391</link><guid>391</guid><pubDate>10/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Napoli Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Centro natura - Pescasseroli]]></title><description><![CDATA[&#200; costituito da un museo naturalistico, un parco faunistico e un giardino botanico appenninico; le tre strutture sono visitabili con estrema facilit&#224; essendo parti di una medesima area.<br />Il museo naturalistico spiega il complesso e antico legame tra l'uomo e la natura in quest'ultimo lembo di autentico Appennino e illustra la biodiversit&#224;, la storia geologica e paleoantropologica della zona con singoli reperti, diorami e altro materiale esposto. La struttura dispone anche di una confortevole sala per conferenze e proiezioni naturalistiche. Il parco faunistico &#232; in fase di ristrutturazione: alcuni reparti sono gi&#224; stati ampliati e rinaturalizzati, come quello della lontra, o eliminati per essere 336 accorpati allo scopo di aumentarne la superficie e quindi la qualit&#224; della struttura. I recinti dei grandi carnivori (orso, linee e lupo) attendono di essere oggetto di questo intervento migliorativo. L'area ospita le specie earismatiche del parco, come carnivori e ungulati (camoscio escluso), non tralasciando la cosiddetta fauna minore (anfibi e rettili) che pu&#242; essere osservata in un paludario da poco costituito in un'apposita zona del parco. Lo zoo funziona anche come centro recupero per gli esemplari in difficolt&#224;. Il giardino appenninico, infine, ospita la flora arbu-stiva e le tipiche piante erbacee dell'area protetta che da luogo talvolta a notevoli fioriture.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_115</link><guid>115</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Pescasseroli L'Aquila Abruzzo]]></author></item><item><title><![CDATA[Centro orso - Villavallelonga]]></title><description><![CDATA[<p>Anche in questo caso, il modello espositivo ricalca quello dei precedenti con uno spazio museale e un'area faunistica.<br />Nel Museo dell'orso, mediante diorami, cartelloni ben curati e altro materiale informativo, viene tracciata la storia naturale del plantigrado; vi è anche un punto per attività didattiche e una sala proiezioni. L'Area faunistica dell'orso è invece costituita da una vasta area boschiva in cui sono allevati alcuni esemplari di orso marsicano.<br /></p><p>Alle spalle del centro storico, su di un colle che lo sovrasta, è stato allestito un Giardino botanico, con le essenze vegetali più tipiche del Parco nazionale. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_116</link><guid>116</guid><pubDate>29/09/2008</pubDate><author><![CDATA[Villavallelonga L'Aquila Abruzzo]]></author></item><item><title><![CDATA[Centro studi naturalistici del Pollino Il Nibbio - Morano Calabro]]></title><description><![CDATA[                       Il Centro studi naturalistici il Nibbio, all'interno del parco del Pollino, è un'istituzione didattico scientifica nata dall'esigenza di fare conoscere al pubblico l'ambiente naturale del parco e della Calabria più in generale.<br />Quattro sezioni - teriologica, ornitologica, entomologica, paleontologica - ospitano grandi diorami che riproducono gli ambienti naturali più interessanti del Pollino, raccogliendo numerose specie faunistiche differenti. La sezione teriologica si apre con la sala dedicata ai grandi mammiferi, dove trovano posto tre interessanti diorami: il primo rappresenta una faggeta abitata da un lupo, scoiattoli e da alcuni uccelli, come la poiana, il picchio e l'allocco; il secondo, di grande impatto, ospita un muflone adulto, un capriolo con il suo cucciolo, un cervo e un gruppo di daini; il terzo restituisce l'habitat dell'alta montagna, con un esemplare di capriolo, specie che purtroppo non è più presente sulle montagne della Calabria. Alla sezione teriologica segue quella ornitologica, organizzata su più livelli, in cui vengono illustrati le zone umide della Calabria, la macchia mediterranea del Pollino, l'altopiano.<br />Particolarmente affascinante quest'ultimo, rappresentato da una parete di vera roccia che fa da sfondo a falchi, come il pellegrino e il lanario, a un gheppio, a un corvo imperiale e a un prezioso esemplare di nibbio reale (che è il simbolo stesso del museo), tutti rappresentati nei loro tipici atteggiamenti.<br />Molto curato è il diorama della zona umida, che espone numerose specie acquatiche, come gli aironi, i germani reali, i limicoli, tra cui gli eleganti cavalieri d'Italia, dal caratteristico piumaggio bianco e nero, e un falco di palude. Ben riuscito è anche quello dedicato alla macchia mediterranea del Pollino con la lepre, la donnola, la cornacchia, il cuculo, una coppia di fagiani, un gufo, una gazza, un nibbio bruno.<br />La sezione entomologica raccoglie coleotteri e insetti sia della zona del Pollino (tra cui spiccano rare specie di farfalle), sia del resto del mondo; mentre la raccolta paleontologica è dedicata alla Calabria del Pleistocene e conserva resti ossei di rilevante importanza come quelli di Elephas antiquus rinvenuti nel comune di Rotonda (in Molise), uno tra i ritrovamenti paleontologici più importanti dell'Italia meridionale.                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_77</link><guid>77</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Morano Calabro Cosenza Calabria]]></author></item><item><title><![CDATA[Centro visite della grotta di Lamalunga - Altamura]]></title><description><![CDATA[<p>Il centro offre la possibilit&#224; di percorrere una visita virtuale all'interno della grotta di Lamalunga, dove fu scoperto lo scheletro fossile intero di un uomo vissuto nel Pleistocene, all'incirca 250.000 anni fa. </p><p>Telecamere poste lungo il percorso trasmettono in diretta le immagini della grotta mostrando al visitatore reperti preistorici, stalagmiti, resti di animali ormai scomparsi nel territorio (come il daino e il cervo) o di forme arcaiche e, infine, l'uomo di Altamura, unici resti finora rinvenuti di Homo arcaico, tipo umano collocabile tra l'Homo erectus e l'uomo di Neanderthal. Grazie agli speciali occhiali 3D la semplice osservazione delle immagini si trasforma in una vera e propria esplorazione del sito, sulle orme degli speleologi che nel 1993 fecero l'importante scoperta. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_158</link><guid>158</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Altamura Bari Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[CID-  Museo Territoriale Bassa Friulana - Torviscosa]]></title><description><![CDATA[Il Museo offre una testimonianza della storia del territorio e in particolare della SNIA Viscosa, azienda di produzione di fibre tessili artificiali, che scelse una zona paludosa della bassa pianura friulana, Torre di Zuino, per realizzare lo stabilimento per la produzione di cellulosa, ricavata dalla canna gentile. L'edificio del Museo fu realizzato nel 1961 per ospitare il Centro Informazione Documentazione (CID), che, oltre alla divulgazione dell'immagine e delle attivit&#224; dell'azienda, era dedicato alla ricerca nel campo delle scienze chimiche. <br />Il Museo &#232; composto da nove sezioni espositive che approfondiscono i vari aspetti della storia della citt&#224; e del territorio, nonch&#232; le storie degli uomini che qui hanno lavorato e vissuto. La collezione del Museo presenta i materiali provenenti in gran parte dall'archivio aziendale &quot;Primi&quot; di Torviscosa, i plastici degli stabilimenti SNIA, ceramiche artistiche qui prodotte, opere di artisti contemporanei e filmati d'epoca, tra cui il film-documentario di Michelangelo Antonioni Sette canne, nonch&#232; il poema di Torre Viscosa scritto da Filippo Tommaso Marinetti, su commissione della societ&#224;. <br />Il Museo organizza ed ospita iniziative culturali e svolge attivit&#224; didattica, collaborando con differenti partner istituzionali a progetti volti alla valorizzazione del territorio e la creazione di circuiti turistico-culturali. <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_377</link><guid>377</guid><pubDate>23/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Torviscosa Udine Friuli Venezia Giulia]]></author></item><item><title><![CDATA[Città della scienza di Napoli - Napoli]]></title><description><![CDATA[Il Museo Vivo di Citt&#224; della Scienza a Napoli &#232; il pi&#249; grande science center italiano, con i suoi oltre10000 mq di spazio espositivo. Ricavato dalla ristrutturazione dei bellissimi capannoni dell'ex vetreria Lef&#232;vre della seconda met&#224; dell'Ottocento, affacciato direttamente sul golfo di Pozzuoli, il museo &#232; solo una parte di un pi&#249; ampio complesso di strutture volute dalla Fondazione Idis per promuovere la scienza e l'attivit&#224; d'impresa.<br />La visita al Museo Vivo si sviluppa attraverso tre spazi principali, denominati &quot;palestre&quot;, un'area dedicata ai pi&#249; piccoli, una mostra permanente dedicata alla educazione alimentare e una zona dedicata alla comunicazione. Le tre palestre, grandi spazi ricchi di hands on dove toccare &#232; d'obbligo, affrontano fenomeni differenti della ricerca scientifica. La prima palestra &quot;Dai fenomeni alla certezza&quot; &#232; dedicata alla fisica classica, che ha incentrato la ricerca sui fenomeni direttamente percepibili dall'uomo: gli hands on esposti illustrano le teorie di elettricit&#224; e magnetismo, fluidodinamica, forza ed energia, luce colore e visione, moto, onde e oscillazione, vuoto. &#200; possibile vedere i fulmini imprigionati in una sfera, provare l'energia elettrostatica con il &quot;drizzacapelli&quot;, sperimentare come si generano le onde, vedere i bizzarri effetti dell'assenza di aria.<br />La seconda palestra &quot;La natura tra ordine e caos&quot; &#232; dedicata ai concetti di spazio, tempo, complessit&#224;, caos e alla fisica moderna: attraverso specchi, figure geometriche reali e immaginarie, illusioni, orologi artificiali e naturali e labirinti il visitatore muta la propria percezione dello spazio mentre pendoli caotici e frattali lo conducono a scoprire come sia possibile prevedere gli eventi apparentemente governati dal caso. La terza e ultima palestra &quot;L'avventura dell'evoluzione&quot; &#232; dedicata alle teorie sull'evoluzione: si possono osservare cellule animali e vegetali al microscopio, inventare un nuovo animale fantastico o persino vedere come sarebbe stato il proprio volto migliaia di anni fa. L'area &quot;Segni, simboli, segnali&quot; analizza la comunicazione e ne documenta la storia, dando grande spazio alle problematiche legate ai mass media: decine di monitor presentano l'enorme quantit&#224; di notizie che viaggiano contemporaneamente nel mondo. Per i ragazzini la Citt&#224; della scienza propone l'Officina dei piccoli in uno spazio di circa 700 mq dove i bambini dagli 0 ai 10 anni giocano con la scienza, stimolando i sensi, vista, olfatto, tatto, gusto e udito. A concludere il percorso espositivo &#232; &quot;Gnam&quot;, mostra dedicata all'educazione alimentare, realizzata nel 2001 e divenuta parte integrante del museo: quattro le sezioni espositive: mangiare bene per stare meglio, alimentazione &#232; identit&#224;, l'agricoltura che vogliamo, cultura che nutre.<br /><br /><br /><br />Citt&#224; della Scienza &#232; il <a id="anastasis_link_576151527" title="Museo del Mese di Ottobre 2008." href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Articolo/_a_ID/_v_5">Museo del Mese di Ottobre 2008.</a>&#160;<br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_215</link><guid>215</guid><pubDate>03/11/2008</pubDate><author><![CDATA[Napoli Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Cittadella di scienze della natura - Varese]]></title><description><![CDATA[Sopra la citt&#224;, una strada conduce per stretti tornanti fino ai boschi del Campo dei fiori dove a 1126 m sorge la Cittadella delle scienze, fondata nel 1956 dal professor Salvatore Furia e intitolata all'astronomo Giovanni Virgilio Schiaparelli. Rivolta a bambini, ragazzi, studiosi e scienziati permette di scrutare le stelle e prendersi cura di piante rare, studiare le condizioni meteoclimatiche e passare i fine settimana in mezzo al verde. Essa comprende l'Osservatorio astronomico popolare, il Centro geofisico prealpino con le Stazioni metereologiche e l'Osservatorio sismologico, il Parco &quot;L. e M. Zambeletti&quot; e il Giardino botanico &quot;R. Tomaselli&quot; per la conservazione della flora delle prealpi lombarde, oltre al Centro studi botanici &quot;Lombardia&quot; e alla Serra fredda che fungono da supporto tecnico e scientifico al Giardino.<br />Il massiccio del Campo dei fiori e il massiccio del monte Martica formano il Parco regionale del Campo dei fiori. Il parco che domina la zona collinare varesina &#232; delimitato dalla Valganna e a sud dalla citt&#224; di Varese e dalla strada statale che conduce a Laveno. All'interno del parco sono istituite sei riserve naturali che racchiudono gli ambienti pi&#249; importanti e caratteristici: dalle Riserve naturali lago di Ganna alla torbiera Pau Majur alle principali zone umide del parco. Il parco &#232; facilmente visitabile attraverso i suoi sedici sentieri principali dotati di segnaletica. Sulla sommit&#224; di Campo dei fiori si trova l'Osservatorio astronomico &quot;G.V. Schiaparelli&quot; che svetta libero sull'orizzonte per 360&#176;. Ospita la Cupola di Levante con l'ampio terrazzo panoramico che accoglie, oltre alle apparecchiature meteorologiche, nove telescopi riflettori da 200 mm che consentono l'osservazione a gruppi di 80 persone per sera. La Cupola di Ponente &#232; invece dotata di camera fotografica Schmidt da 350 mm e annesso cercatore riflettore da 200 mm.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_307</link><guid>307</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Varese Varese Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Civico acquario marino di Trieste - Trieste]]></title><description><![CDATA[<p>Fondato nel 1933, agli inizi degli anni Novanta si &#232; trasferito nella sede attuale situata nell'edificio della Pescheria, una palazzina in stile liberty dei primi del Novecento. <br />Per tradizione l'acquario di Trieste ha da sempre mantenuto, oltre ai pesci e altri invertebrati marini, anche rettili e anfibi. <br /></p><p>La fauna &#232; costituita prevalentemente da specie marine adriatiche, anche se una sezione &#232; dedicata ai pesci marini tropicali. In un altro settore &#232; ospitata la collezione erpetologica con alcune specie di anfibi e rettili. <br /></p><p>In un apposito compartimento, viene inoltre allevata una piccola colonia di pinguino del Capo (Spheniscus demersus), una specie proveniente dalle coste del Sud Africa, che ha trovato nell'acquario le condizioni ideali, riproducendosi con una certa regolarit&#224; ormai da diversi anni. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_122</link><guid>122</guid><pubDate>08/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Trieste Trieste Friuli Venezia Giulia]]></author></item><item><title><![CDATA[Civico museo di scienze naturali - Voghera]]></title><description><![CDATA[Il Museo di scienze naturali di Voghera ha riaperto i battenti con un nuovo allestimento nel mese di marzo del 2006. Nato nel 1971 come esposizione di paleontologia e mineralogia, grazie alla volontà di un gruppo di appassionati, nel 1980, quando tutto il materiale è stato donato al comune, è divenuto museo civico. Nel tempo le collezioni si sono ampliate fino ad accogliere anche una ricca sezione di zoologia e una, più piccola, di botanica.<br />Un folto numero di fossili appartiene alla zona dell'Oltrepò, tra cui importanti resti ossei della fauna dell'era quaternaria padana e conchiglie risalenti a circa 6 milioni di anni fa, quando il mare ancora invadeva la zona dell'attuale Appennino.<br />Tra i pezzi più pregevoli si possono citare alcuni resti di grandi vertebrati del Quaternario, tra cui si annoverano ippopotami, bisonti, orsi e rinoceronti, tutti ritrovati nei terreni sabbiosi del Po; l'omero di un plesiosauro, grande rettile marino di cui in Italia sono stati ritrovati ben pochi resti, rinvenuto a Zavattarello (PV); un cranio femminile di megacero (cervo) proveniente dalle alluvioni quaternarie padane, esemplare unico in Italia.<br />All'interno della sezione zoologica si segnala un'aquila reale. Il museo ospita una biblioteca specializzata e pubblica la rivista "Quaderni".                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_308</link><guid>308</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Voghera Pavia Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Civico museo di storia naturale - Trieste]]></title><description><![CDATA[Un gruppo di privati cittadini animati e accomunati da una forte passione per le scienze naturali fu il promotore della nascita del museo. Nel 1846, la volont&#224; e l'opera di questi appassionati naturalisti port&#242; infatti alla comparsa del Gabinetto zoologico-zootomico, nel quale cominci&#242; a radunarsi vario materiale scientifico e a formarsi cos&#236; il primo fondamento di quello che era destinato a diventare, qualche anno pi&#249; tardi, il Civico museo di storia naturale.<br />Incrementato costantemente, il patrimonio naturalistico in esso conservato &#232; giunto oggi ad annoverare circa un milione di reperti appartenenti a tutte le maggiori discipline; si va dalla botanica, alla zoologia, alla mineralogia, alla geologia e alla paleontologia. A quest'ultima, in particolare, &#232; stata recentemente dedicata una nuova sala in cui &#232; esposto il frutto delle ricerche e degli scavi effettuati nel Carso triestino, che hanno portato a importanti ritrovamenti scientifici. Primo fra tutti, lo scheletro completo di Antonio (cos&#236; venne soprannominato alla sua scoperta l'eccezionale scheletro fossile di adrosauro) il pi&#249; grande dinosauro italiano, nonch&#233; l'adrosauro pi&#249; completo e antico trovato in Europa, rinvenuto con le componenti ossee ancora in perfetta connessione anatomica e in ottimo stato di conservazione. Lo affiancano, nella nuova sala paleontologica, gli altri resti rinvenuti insieme a lui nel sito del Villaggio del Pescatore (in provincia di Trieste): appartenuti a pesci, gamberi, coccodrilli e altri adrosauri che nel Quaternario popolavano quello che un tempo era un ambiente tropicale ricco di vegetazione e circondato dal mare. Sono poi esposti, per citare solo qualche altro esempio, uno scheletro di Ursus spelaeus (l'orso delle caverne) trovato nella grotta Pocala di Aurisina (in provincia di Trieste), i rettili fossili di Comeno (in Slovenia) e, tra gli ominidi, il cranio dell'Uomo di Mompaderno, recuperato in una grotta dell'Istria che non &#232; mai stata pi&#249; ritrovata. Il Civico museo di storia naturale, supportato da una ricca biblioteca con migliaia di monografie e periodici tematici, svolge un'intensa attivit&#224; didattica e di divulgazione, collaborando con scuole, universit&#224; e associazioni culturali. Fa parte dei quattro civici musei scientifici della citt&#224; di Trieste e, come tale, rientra in un grande circuito didattico che prevede numerosi e specifici percorsi per scolaresche. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_123</link><guid>123</guid><pubDate>08/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Trieste Trieste Friuli Venezia Giulia]]></author></item><item><title><![CDATA[Civico orto botanico di Trieste - Trieste]]></title><description><![CDATA[ La citt&#224; di Trieste &#232; da qualche anno protagonista del forte rilancio di una cultura scientifica che intende aprire i propri confini, tradizionalmente valicati da esperti e da pochi appassionati, a fasce di popolazione sempre pi&#249; ampie. Parte del progetto riguarda anche l'Orto botanico che dal 1991 ha visto una lenta rinascita, fino al 2001 quando &#232; stato riaperto al pubblico.<br />In un'area di 10.000 mq che si articolano in 10 differenti zone, i visitatori possono soffermarsi ad ammirare multiformi e appariscenti piante ornamentali come l'ortensia e l'elleboro, i crochi, i bucaneve e gli autunnali fiori gialli dello zafferanastro o i colori cangianti dei fior di loto che spiccano fra le diverse specie acquatiche del laghetto; si incontrano inoltre aree dedicate alle piante spontanee tipiche del territorio triestino, alle piante a uso alimentare, organizzate secondo l'ambiente di crescita, per agevolarne il riconoscimento in natura, o ancora il giardino delle piante officinali, dedicato alle specie utilizzate nella farmacopea. <br />L'orto possiede poi alcune &quot;attrazioni&quot; molto particolari, che fondono la botanica con aspetti culturali, sociali e religiosi in cui le piante hanno avuto sin da tempi antichissimi un ruolo fondamentale, talvolta pratico, talvolta simbolico: oggi i paesi industrializzati stanno riscoprendo i coloranti naturali, da lungo tempo abbandonati per quelli sintetici, ma quali sono le specie da cui si ricavano i colori pi&#249; comuni? <br />Potrete scoprirlo nell'area dedicata alle piante tintorie, il cui utilizzo risale alla notte dei tempi, ma del quale oggi si &#232; persa conoscenza: la robbia per il rosso, il guado per i blu, la reseda per il giallo, ma anche piante il cui nome oggi si ode spesso, come l'henn&#233; o l'indaco. <br />Ricca di significato e suggestione &#232; invece l'area dedicata alle &quot;piante magiche&quot;, che in modi diversi sono entrate a far parte del mondo della religione, come il giglio bianco, del mito, come l'elleboro (pianta velenosa con la quale, secondo i Greci, Melampo guar&#236; dalla follia le figlie di Preto, re di Tirinto), e certamente anche delle pratiche magiche o esoteriche, come la belladonna gialla, uno degli ingredienti dell'&quot;unguento delle streghe&quot;. L'orto propone infine un percorso guidato alla conoscenza e al riconoscimento delle piante velenose, da quelle &quot;famose&quot;, come la cicuta, alle pi&#249; comuni, come il bosso e l'oleandro, o addirittura di uso quotidiano, come il prezzemolo, fino a quelle meno note, o molto rare, come la tevezia; tutte sono accompagnate da informazioni scientifiche, propriet&#224; farmacologiche, utilizzo terapeutico... e qualche curiosit&#224;. L'orto ha attivato anche un percorso speciale per non vedenti.<br />Al Dipartimento di biologia dell'universit&#224; fa capo anche il Museo biologico (via Giorgieri 10; tel. 040/6763885 - su appuntamento) che espone collezioni di funghi, piante e animali raccolte da specialisti e docenti a partire dalla fondazione degli Istituti di botanica e zoologia. Il museo include importanti erbari come quello lichenologico, algologico e briologico. Di questi, quello lichenologico &#232; il pi&#249; consistente (ca. 36.000 campioni). Alcune collezioni sono interamente computerizzate e consultabili su internet.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_124</link><guid>124</guid><pubDate>08/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Trieste Trieste Friuli Venezia Giulia]]></author></item><item><title><![CDATA[Collezione anatomica "Paolo Gorini" - Lodi]]></title><description><![CDATA[La collezione di Paolo Gorini &#232; ubicata nel cuore dell'Ospedale vecchio, nel lato sud del chiostro quattrocentesco. Le vetrine sono disposte in un'unica sala dai soffitti riccamente affrescati a grottesche, nel 1593, da Giulio Cesare Ferrari, utilizzata all'epoca come sala capitolare dai frati che gestivano originariamente il nosocomio. La collezione, celebre per le sue &quot;mummie&quot;, ospita i preparati e le statue anatomiche create con una tecnica studiata appositamente dallo scienziato per la conservazione dei corpi.<br />Paolo Gorini (1813-1881) svolse la sua attivit&#224; di ricerca in campo matematico, geologico e delle scienze naturali rivolgendo particolare interesse alla conservazione e al dissolvimento della materia organica, in un periodo storico caratterizzato da un intenso fervore scientifico nei confronti dei misteri della vita. Lo scopo di Paolo Gorini nei suoi studi era, oltre che cercare di fuggire l'orrore della decomposizione, anche di mettere a disposizione degli studiosi di medicina corpi adatti alle esercitazioni anatomiche oppure parti perfettamente conservate da destinare ai musei anatomici.<br />Legato in amicizia a Gaetano Pini, ad Agostino Bertani e ai nomi pi&#249; celebri della vicenda politica e scientifica dell'Italia risorgimentale, Paolo Gorini si rese autore nel 1872 della pietrificazione di Giuseppe Mazzini e, due anni pi&#249; tardi, dello scrittore protoscapigliato Giuseppe Rovani. La figura e l'opera di Paolo Gorini sembrano infatti intrecciarsi alle prose e ai versi di certa Scapigliatura che, tra lezioni di anatomia e suggestioni baudelariane, andava sviluppandosi a Milano. In questa prospettiva, dunque, bisogna guardare a Gorini come a uno studioso inserito nel clima culturale ottocentesco. La collezione Gorini raccoglie 166 preparazioni, delle 1700 circa prodotte dal ricercatore in quarant'anni di attivit&#224;, che furono donate dagli eredi all'Ospedale Maggiore di Lodi. Nell'esposizione tre visori a parete consentono la lettura delle lastre radiografiche eseguite sulle salme conservate e che illustrano la presenza dei visceri e le vie di inoculazione dei liquidi mummificanti. Il Museo Gorini non vuole quindi certo esibire, come pensano i pi&#249;, una raccolta di macabri reperti, ma intende portare a conoscenza del pubblico i preparati anatomici, predisposti dall'illustre ricercatore, come strumenti di divulgazione di un messaggio scientifico e quali espressione dell'esigenza spirituale di salvaguardare il corpo umano dal disfacimento e dalla corruzione della morte.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_290</link><guid>290</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Lodi Lodi Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Collezione Branca - Milano]]></title><description><![CDATA[Il Museo nasce per iniziativa della famiglia Branca che ha voluto raccogliere e conservare oggetti e documentazione da collezione, oltre che dotare l'azienda di un luogo per attivit&#224; culturali. <br />La Collezione &#232; allestita all'interno della fabbrica ed &#232; frutto di pi&#249; di 10 anni di lavoro, in cui sono stati coinvolti tutti i soggetti attivi dell'Azienda, dalla selezione dei materiali, al restauro degli oggetti (eseguito all'interno dagli stessi operai), fino all'allestimento finale. Compongono la collezione calendari, bozzetti di vecchie campagne pubblicitarie, manifesti e vecchie bottiglie che documentano la storia del sistema produttivo e la concezione organizzativa dell'azienda. <br />La Collezione Branca organizza visite guidate rivolte a un pubblico vario; privati, enti pubblici, scuole, esperti di comunicazione. Un'area del museo ospita mostre ed esposizioni e gli spazi della Sala Conferenze vengono affittati per meeting e convention. <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_376</link><guid>376</guid><pubDate>20/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Milano  Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Collezione del Liceo "Visconti" - Roma]]></title><description><![CDATA[<p>Il Liceo classico "Visconti" racchiude tra le sue mura un vero tesoro scientifico che, nonostante non sia esposto in una effettiva sede museale, vale sicuramente la pena di osservare.<br /></p><p>Il suo straordinario patrimonio deriva dalle origini remote dell'istituto. Quello che, istituito nel 1870, rappresenta il più antico liceo di Roma, affonda infatti le sue radici nel lontano Cinquecento in quanto deriva dal Collegio romano fondato dai Gesuiti nel 1583. Nell'antica struttura insegnarono illustri uomini di cultura, tra cui padre Athanasius Kircher (1602-1680), uno dei più autorevoli astronomi del tempo, che dette vita a quello che poi diverrà celebre come Museo kircheriano, una sorta di "museo delle meraviglie" che egli compose con una moltitudine di reperti eterogenei tra loro, sulla scorta delle idee rinascimentali di museo sorprendente e stupefacente. Con l'istituzione del liceo, questa preziosa collezione fu smembrata e, nonostante parte di essa sia finita al Museo Pigorini e ai musei dell'Università La Sapienza, alcuni inestimabili reperti appartenuti al Museo kircheriano (un erbario settecentesco, alcuni strumenti scientifici, vari animali imbalsamati, una collezione di marmi pregiati e le riproduzioni in legno di due obelischi egizi) rimasero nella sede originale. A questo primo nucleo si aggiunsero nei successivi decenni tanti altri reperti e, nonostante nel dopoguerra abbia subito un periodo di abbandono, dal 1987 l'intera collezione è stata rivalutata fino a divenire oggi un prezioso bene scientifico fruibile e ben conservato.<br /></p><p>Si annoverano in totale circa 650 strumenti databili da fine XVI a inizio XX secolo, una collezione paleontologica di circa 10.000 reperti, una raccolta litologico-mineralogica di circa 7000 campioni, più di un centinaio di animali naturalizzati (tra cui specie rare), circa 300 esemplari conservati in liquido, erbari settecenteschi e ottocenteschi, una serie di 700 vasetti in vetro ricoperti da pergamena e contenenti campioni vegetali allestiti dal botanico Sabbati, un gruppo di marmi rari, e ancora collezioni di conchiglie, di reperti osteologici e di semi e frutti, centinaia di lastre fotografiche e stampe di soggetto scientifico. Tra le particolarità si segnalano la bella serie di vetri soffiati artigianalmente e alcuni tra i reperti più pregiati: una sfera armillare con i sistemi copernicano e tolemaico, probabilmente l'oggetto più antico dell'intera raccolta, un telescopio gregoriano del XVIII secolo, una lanterna magica della seconda metà dell'Ottocento corredata da 1060 lastre per proiezioni didattiche.<br /></p><p>Per valorizzare ancor più il materiale, sono in progetto l'allestimento e l'apertura di un museo permanente della didattica delle scienze, a cui gli stessi studenti del liceo hanno già contribuito con la realizzazione di filmati sugli strumenti di fisica. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_271</link><guid>271</guid><pubDate>29/09/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Collezione delle cere anatomiche di Clemente Susini - Cagliari]]></title><description><![CDATA[Ospitata all'interno della Cittadella dei musei, un vasto e moderno complesso museale nell'area del vecchio Arsenale, la collezione &#232; formata da 23 cere anatomiche opera del modellatore fiorentino Clemente Susini (1754-1814). Esse furono realizzate tra il 1801 e il 1805 su commissione del vicer&#232; Carlo Felice per il professore di anatomia Francesco Antonio Boi. Le tavole, conservate in teche di vetro, sono riproduzioni fedeli delle dissezioni realizzate da Boi a Firenze: preparati di anatomia generale e microscopica, tutti gli organi dei sensi, la muscolatura, gli apprati uro-genitali maschile e femminile e l'addome femminile in gravidanza. La collezione di cere, tra le pi&#249; preziose al mondo, &#232; realizzata con una tecnica finissima, che conferiva a ogni pezzo uno straordinario realismo. Le opere di Clemente Susini uniscono infatti alla perfezione del dettaglio anatomico sempre una ricerca di eleganza e di godibilit&#224; estetica.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_44</link><guid>44</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Cagliari Cagliari Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Collezione di fisica - Sassari]]></title><description><![CDATA[            La collezione conta circa 130 strumenti, molti dei quali donati dal re Carlo Felice, appartenuti all'antico laboratorio didattico della facolt&#224; di medicina. Gli strumenti relativi agli ambiti dell'ottica, dell'elettromagnetismo, della meccanica e della termologia, ancora in buono stato di conservazione, sono custoditi in quattro armadi della Struttura dipartimentale di matematica e fisica. Inoltre il ritrovamento di un inventario relativo agli anni 1882-1936, in cui sono elencati 1723 strumenti e libri, fornisce dati utili per la ricostruzione storica della fondazione del gabinetto di fisica ma principalmente per stabilire la data di acquisizione degli strumenti. Infatti si &#232; potuto constatare che circa la met&#224; di essi apparteneva all'Istituto gi&#224; prima del 1882. <br />La biblioteca del dipartimento custodisce anche pregevoli testi di fisica medica della fine dell'Ottocento e di fisica nucleare dei primi decenni del secolo scorso (1910-1940).                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_56</link><guid>56</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Sassari Sassari Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Collezione di strumenti di fisica - Torino]]></title><description><![CDATA[Il gabinetto di fisica è ricco di strumentazione acquistata dall'Università per scopi didattici a partire dal Settecento, quando era titolare della cattedra di fisica Giambattista Beccaria. Nel secolo successivo si accrebbe ulteriormente l'attrezzatura quando Domenico Botto affidò, a partire dal 1829, la costruzione di strumentazione ai migliori laboratori europei. Collaborò con lui Amedeo Avogadro, grande ricercatore sugli effetti chimici delle correnti sui liquidi conduttori, lasciando in eredità un ingente patrimonio strumentale. Oggi sono circa cinquecento gli strumenti conservati in corso di riordino che aspettano di essere esposti.<br />Per il momento, quindi, la collezione è visitabile percorrendo un tour virtuale nel sito dell'istituzione.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_324</link><guid>324</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Torino Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Collezione di strumenti scientifici "Macedonio Melloni" - Parma]]></title><description><![CDATA[<p>La collezione ospitata presso il dipartimento di fisica conserva un gruppo di strumenti di rilievo, in particolare quelli fatti realizzare da Macedonio Melloni per le sue ricerche sulla radiazione infrarossa. </p><p>Vi sono inoltre documenti che illustrano i passaggi fondamentali della fisica nel Settecento, Ottocento fino al Novecento come gli strumenti dei laboratori di ottica, microscopi, banchi ottici e termopile. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_25</link><guid>25</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Parma Parma Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Collezione storica del dipartimento di fisica - Bari]]></title><description><![CDATA[<p>Il nucleo originario della collezione di strumenti e apparecchi scientifici proviene dall'Istituto di fisica sperimentale, istituito nel 1925: la maggior parte dei 184 pezzi, che rappresentano una raccolta quasi completa degli strumenti didattici utilizzati per le esperienze dimostrative nelle varie branche della fisica (elettromagnetismo, elettrostatica, meccanica, ottica, termologia etc.), &#232; antecedente al 1928 e proviene dalle Officine Galileo, una delle pi&#249; importanti ditte italiane di strumenti scientifici. </p><p>Le Officine Galileo, con sede a Firenze, sono state la pi&#249; famosa ditta italiana di strumenti didattico-scientifici, prima di cessare la produzione nel 1964. Ideatori e promotori del progetto furono l'ottico e meccanico Giovanni Battista Amici (1786-1863) (il pi&#249; importante costruttore di strumenti scientifici del tempo, in particolare di microscopi), l'astronomo pisano Donati e i professori Vegni e Gonnella. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_160</link><guid>160</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Bari Bari Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Collezioni entomologiche - Campobasso]]></title><description><![CDATA[Le collezioni entomologiche dell'Universit&#224; sono costituite da esemplari rappresentativi di gran parte delle specie italiane, ma anche di numerose specie paleartiche. In particolare, comprendono una raccolta didattica miscellanea e due collezioni a carattere scientifico, una di macrolepidotteri, con varie specie mediterranee, e l'altra di lepidotteri tortricidi paleartici.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_85</link><guid>85</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Campobasso Campobasso Molise]]></author></item><item><title><![CDATA[Ecomuseo del biellese - Biella]]></title><description><![CDATA[L'Ecomuseo indaga memorie e saperi collettivi propri delle piccole comunità locali del biellese per raccontare come, nel tempo, ai luoghi esclusivamente rurali si siano succeduti luoghi con caratteristiche più marcatamente industriali.<br />L'Ecomuseo del biellese è un sistema del quale fanno parte 15 cellule ecomuseali e numerose istituzioni culturali: l'Ecomuseo della vitivinicoltura di Candelo, con il recupero di alcune cantine e la valorizzazione delle attività legate alla vite e al vino; l'Ecomuseo del cossatese e delle baragge di Cossato dedicato alle pratiche agricole e alla selvicoltura; la Casa museo dell'Alta Valle del Cervo a Rosazza con il recupero di un'abitazione tradizionale e delle tradizioni della valle; l'Ecomuseo della terracotta di Ronco Biellese; la Fabbrica della ruota a Pray, imponente sito di archeologia industriale; il Museo laboratorio del Mortigliengo a Mezzana Mortigliengo, dove vi è il recupero di un'abitazione tradizionale; il Mulino Susta di Soprana che testimonia l'energia idraulica e il passaggio dall'economia rurale a quella protoindustriale; l'Oasi Zegna; Cittadellarte-Fondazione Pistoletto a Biella; il Museo laboratorio dell'oro e della pietra a Salussola; l'Ecomuseo Valle Elvo, il borgo alpino di Bagneri; il Museo dell'oro di Vermogno; le Officine di Netro e la Fucina Morino di Mongrando dove si approfondisce la lavorazione del ferro.  ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_341</link><guid>341</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Biella Biella Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Ecomuseo del lago d'Orta e Mottarone - Pettenasco]]></title><description><![CDATA[           L'Ecomuseo Cusius nasce con l'intento di mettere in rete le risorse culturali del comprensorio territoriale che storicamente e geograficamente è collegato al lago d'Orta. Fanno parte dell'Ecomuseo il Museo del legno di Pettenasco, realizzato in un ex mulino, dove vengono privilegiati le suggestioni e il coinvolgimento del pubblico. Il Museo dell'ombrello e del parasole di Gignese, il cui nuovo allestimento darà rilievo, oltre alla collezione di ombrelli unica al mondo, anche alla vita degli ombrellai e agli aspetti legati alla produzione. Il Museo degli strumenti musicali di Quarta Sotto, il Museo di arte sacra di Forno di Valstrona, il Museo del rubinetto di San Maurizio d'Opaglio, la Fondazione Calderara per l'arte contemporanea di Vacciago di Ameno, la Fondazione Museo arti e industria di Omegna, la cooperativa agricola Il Glicine presso l'Alpe Selviana di Agrano. L'Ecomuseo promuove anche giornate tematiche, conferenze e momenti di festa.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_342</link><guid>342</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pettenasco Novara Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Ecomuseo del mare e della pesca dei Campi Flegrei - Napoli]]></title><description><![CDATA[L'Ecomuseo &#232; un museo dell'uomo e della natura, del tempo, dello spazio, un luogo di conservazione, una scuola, un laboratorio per il quale il prefisso <em>eco</em> va all'etimologia originaria di casa, ambiente, territorio di vita, con le sue relazioni culturali economiche e sociali, dunque &quot;comunit&#224;&quot;. L'Ecomuseo del Mare e della Pesca dei Campi Flegrei &#232; da intendersi non come collezione e conservazione di beni materiali, ma come strumento per tramandare, valorizzare e rafforzare i legami uomo-territorio. A tal proposito &#232; stato implementato un Blog di Comunit&#224;, non solo per raccontare il passato ma anche il presente, la vita quotidiana e le esperienze collettive. Grazie proprio alla comunit&#224; locale, il portale si arricchisce quotidianamente di materiale audiovisivo andando a formare una collezione multimediale, pronta per essere visitata da chiunque al di la dei confini territoriali cui si riferisce l'ecomuseo. <br />In tutto il sito si possono trovare video, gallerie tridimensionali e canzoni della tradizione napoletana sul tema del mare. In particolare all'indirizzo <a id="anastasis_link_1887878618" title="http://www.ecomuseodeicampiflegrei.it/ecomuseo_del_mare_e_della_pesca" href="http://www.ecomuseodeicampiflegrei.it/ecomuseo_del_mare_e_della_pesca">http://www.ecomuseodeicampiflegrei.it/ecomuseo_del_mare_e_della_pesca</a>&#160;/ si possono attualmente scaricare e navigare tre percorsi digitali: <br />I Percorso - Museo virtuale della comunita' dei Campi Flegrei: il Lanzino, i Pescatori, i luoghi. <br />II Percorso - Laboratorio della Memoria: Bagnoli vista attraverso le cartoline storiche. <br />III Percorso - Laboratorio della Memoria: il mare che bagnava Bagnoli, un viaggio attraverso le cartoline storiche. <br />E' in fase di implementazione la sezione di video-interviste.]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_380</link><guid>380</guid><pubDate>25/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Napoli  Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Ecomuseo del rame - Alpette]]></title><description><![CDATA[Situata nell'incontaminata Valle Soana, la Fucina da rame di Ronco Canadese, insieme alla Scuola del rame di Alpette, costituisce l'Ecomuseo del rame.<br />Nella Fucina è possibile ripercorrere le antiche fasi della lavorazione del rame secondo le tecniche siderurgiche del periodo preindustriale, quando gli altiforni funzionavano a carbone di legna e l'energia per il movimento dei macchinari era ad acqua. Nei locali accanto alla Fucina è stato realizzato un moderno laboratorio didattico con dotazione di audiovisivi. L'ecomuseo organizza anche laboratori artigianali con i maestri artigiani (si consiglia di prenotare con anticipo).                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_340</link><guid>340</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Alpette Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Ecomuseo della pastorizia - Pietraporzio]]></title><description><![CDATA[Interamente dedicato all'attività della pastorizia propone filmati, attrezzi e manufatti in lana di pecora. Nella frazione di Pontebernardo, in alta valle Stura, dove si trova la sede dell'Ecomuseo, vi è un piccolo caseificio per la lavorazione del formaggio di pecora al quale i visitatori possono assistere, un piccolo punto di degustazione e una sala mostre.<br />Nell'antistante edificio al piano terra vi è il centro di selezione degli arieti, accuditi da una famiglia di pastori che vive in paese. Ai due piani superiori trova posto il punto vendita dei prodotti in lana e un'ampia sala ospita il percorso museale permanente sulla pastorizia. Lo spunto per la creazione di questa istituzione è nato dalla volontà di salvare la razza di agnello sambucano che, autoctona della valle, negli anni '80 rischiava di scomparire e, inoltre, di salvaguardare una cultura legata al mondo pastorale della valle Stura.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_343</link><guid>343</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pietraporzio Cuneo Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Ecomuseo Oglio - Chiese - Canneto Sull'Oglio]]></title><description><![CDATA[Situato all'interno del Parco Oglio-Sud, l'ecomuseo presenta la vita e la storia dei fiumi Oglio e Chiese con sezioni dedicate alle origini del territorio, dai primi insediamenti lungo le sponde dei fiumi, alla fauna e alla vegetazione. Vi si trattano tutti gli aspetti del territorio come le antiche attivit&#224; economiche, le tradizioni popolari e i loro riti. Al piano inferiore si trova il Centro visite del parco, dove sono concentrate tutte le informazioni per comprendere la storia dell'area protetta. <br />L'ecomuseo &#232; adatto per adulti e bambini e propone diverse attivit&#224; didattiche con percorsi diversificati che trattano temi quali le origini del territorio, l'argilla come materia prima, le erbe commestibili, le erbe magiche e le erbe della salute. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_286</link><guid>286</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Canneto Sull'Oglio Mantova Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Erbario e Museo di patologia vegetale - Campobasso]]></title><description><![CDATA[L'Erbario comprende circa 4000 <em>exsiccata</em> appartenenti a 1500 specie tipiche della flora appenninica. L'intera collezione, realizzata nell'ultimo decennio grazie alle attivit&#224; di ricerca universitaria, comprende anche una serie di campioni fitopatologici e una raccolta di materiale virtuale composto mediante l'impiego di iconografia storica e immagini recenti. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_86</link><guid>86</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Campobasso Campobasso Molise]]></author></item><item><title><![CDATA[Esapolis. Museo vivente degli insetti - Padova]]></title><description><![CDATA[A pochi minuti dal centro di Padova, Esapolis con i suoi 2500 mq di superfici espositive è il primo grande museo italiano sugli insetti che ospita stabilmente animali vivi. Venendo ad Esapolis, i visitatori possono scoprire tutti i segreti dell'entomologia e dell'universo che gira attorno agli insetti. Da vedere: le collezioni seriche uniche al mondo, gli utensili per la creazione della seta a partire dal baco, i tessuti, i bachi al lavoro, le api dal vivo e tutte le operazioni con cui si ricavano i vari prodotti del loro lavoro. Si possono inoltre visitare le tante altre sezioni come quella dedicata ai naturalisti dove scoprire i grandi entomologi e le loro tecniche di studio e raccolta, e poi ancora l'evoluzione degli insetti, gli insetti delle case, gli insetti sociali, l'aracnofobia, il cinema 4D e molto altro. Nei giorni festivi i visitatori possono fare delle esperienze interattive straordinarie grazie ai laboratori tattili. Alle scuole sono dedicati gli entusiasmanti laboratori didattici dove gli studenti possono entrare in confidenza con alcuni animali particolari, o imparare a filare la seta a partire dai bozzoli. Una grande sala, Insettolandia, è allestita appositamente per i visitatori più piccoli che possono divertirsi e imparare al tempo stesso. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_360</link><guid>360</guid><pubDate>21/01/2009</pubDate><author><![CDATA[Padova  Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Explora - Il museo dei bambini di Roma - Roma]]></title><description><![CDATA[Una citt&#224; nella citt&#224;, questo &#232; in sintesi Explora, il Museo dei bambini di Roma: una citt&#224; a misura di bimbo costruita nel cuore della capitale, sulla via Flaminia. All'interno di un grande padiglione, alimentato dal famoso impianto fotovoltaico progettato per il Museo dagli architetti Cinzia Abbate e Carlo Vigevano, si apre la citt&#224; dei piccoli, con tutti gli spazi e le situazioni del mondo di tutti i giorni, dove tutto pu&#242; essere toccato e sperimentato. Il museo &#232; suddiviso in quattro aree fondamentali &quot;io&quot;, &quot;la societ&#224;&quot;, &quot;l'ambiente&quot;, &quot;la comunicazione&quot;, dove i giovani visitatori possono capire il mondo che li circonda. Nella sezione &quot;io&quot; i bambini, attraverso i fantasiosi exhibit interattivi, possono scoprire il proprio corpo: si pu&#242; entrare nella pancia della mamma e nella bocca del gigante oppure andare dal dietologo e scoprire le qualit&#224; di una alimentazione sana. La sezione &quot;la societ&#224;&quot; propone ai piccoli visitatori tutte le situazioni che gli adulti vivono nella quotidianit&#224;: si pu&#242; fare la spesa al supermercato, sostare alla piazza della citt&#224; dove si trova la fontana, il tutto ovviamente a misura di bambino. La sezione &quot;l'ambiente&quot; &#232; una casa con gli spazi trasparenti che i bambini possono attraversare per comprendere l'importanza del rispetto dell'ambiente. La quarta isola, &quot;la comunicazione&quot;, &#232; dedicata ai mass media e alle nuove tecnologie: i piccoli visitatori possono improvvisarsi speaker televisivi, piccoli pubblicitari, o recarsi in banca dove prelevare allo sportello bancomat.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_272</link><guid>272</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Explorazione - Treviglio]]></title><description><![CDATA[   Il museo Scientifico <strong>Explorazione</strong> &#232; stato pensato e realizzato all'insegna della  piena interattivit&#224;: le oltre 40 postazioni (prevalentemente orientate alla fisica) consentono una piena fruibilit&#224; da parte dei visitatori. <br />Ognuna delle dette postazioni &#232; corredata da una scheda-guida, che consente di sperimentare il principio proposto.  Con il prossimo autunno  saranno operative altre tre sezioni, indirizzate all'educazione alla pratica scientifica della scuola primaria: esperimenti di fisica dalla cattedra, laboratorio di biologia, particolari percorsi di avvio alla matematica anche con l'utilizzo di idonei manufatti. <br /> La sezione scientifica del museo, inaugurata il 15 dicembre 2007, &#232; parte del museo Civico della citt&#224;; la sua realizzazione e attuale conduzione &#232; a cura dei volontari della sezione Mathesis &quot;G.Melzi&quot; di Treviglio. A pochi mesi dall'apertura del museo, la risposta in termini di presenze di pubblico alle diverse iniziative proposte &#232; pi&#249; che buona: da gennaio 2008 a oggi si sono registrate oltre 7000 presenze.<br /> <br />Il Museo organizza, oltre a viste guidate per le scolaresche, dimostrazioni, corsi e seminari a contenuto scientifico.<br /><br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_406</link><guid>406</guid><pubDate>16/04/2009</pubDate><author><![CDATA[Treviglio Bergamo Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Fondazione Bioparco di Roma - Roma]]></title><description><![CDATA[Il Bioparco si trova nel parco di Villa Borghese, nel cuore di Roma. L'idea di creare uno zoo nella capitale fu concepita nel 1908 e grazie a una cordata di finanziatori che costituirono la &quot;Societ&#224; Anonima per il Giardino Zoologico&quot; la struttura venne inaugurata ufficialmente il 5 gennaio 1911. <br />Nel giardino zoologico romano &#232; possibile rivivere tutta la storia recente di queste istituzioni, dalle rivoluzionarie teorie architettoniche proposte all'inizio del secolo scorso da Carl Hagenbeck, ideatore di nuovi sistemi di contenzione e presentazione degli animali, alle nuove idee espositive della scuola americana, che trovano nel concetto ostensivo di bioparco il massimo della modernit&#224; e spettacolarit&#224;. Lo zoo di Roma nel corso della sua storia ha subito fasi altalenanti, da momenti di grande sfarzo e notoriet&#224;, anche a livello internazionale, a momenti di sconcertante abbandono. <br />Nel 1926 si pens&#242; a un primo ampliamento di circa 5 ettari, che nel 1933 trov&#242; compimento nel progetto dell'architetto Raffaele De Vico. Nel 1935 fu inaugurata la nuova area del giardino che ospita la grande voliera per gli uccelli d'alto volo e il rettilario. Dopo un lungo periodo di crisi cominciato negli anni Settanta, negli anni Novanta iniziarono a essere ideati progetti pi&#249; o meno impegnativi per il suo recupero e ammodernamento e nell'aprile 1998 nacque la Societ&#224; Bioparco S.p.a che ha iniziato la ristrutturazione dell'istituzione romana. Il bioparco si prefigge scopi di educazione e conservazione, non solo attraverso programmi diretti verso le specie minacciate, ma anche e soprattutto attraverso l'arricchimento culturale ottenibile attraverso un'informazione corretta e differenziata. Il Bioparco ha avviato collaborazioni con associazioni ambientaliste come il WWF Italia e la LIPU, mentre, a livello internazionale &#232; impegnato nel Programma europeo di riproduzione in cattivit&#224; (EEP) per alcune delle specie ospitate.<br />Negli ultimi anni lo zoo romano ha rimodernato e sta per rendere esecutivi diversi progetti che modificheranno sostanzialmente la fisionomia del parco. La grande voliera &#232; stata completamente ristrutturata e rinnovata al suo interno, dove &#232; stato riprodotto l'ambiente di una pozza d'acqua africana. &#200; stata inoltre inaugurata la nuova area dedicata agli orsi bruni europei che occupa una superficie di 3500 mq, dove il pubblico dispone di sette diversi punti di osservazione. Di nuova creazione &#232; anche la zona fattoria, un insieme di recinti che accolgono specie domestiche come mucche, asini, cavalli, pecore e maiali di diverse razze. I recinti costruiti in stile rustico sono visitabili anche percorrendo un robusto ponte in legno che rende pi&#249; movimentata e piacevole l'architettura di questa sezione. Nuovi importanti strutture sono state realizzate per gli scimpanz&#232; creando un'area dove la visione &#232; garantita da grandi vetrate poste sotto apposite pensiline che consentono di osservare gli animali in un vasto spazio arredato con materiali naturali. Anche il recinto dei leoni, con le rocce realizzate da Hagenbeck, ha subito una sostanziale trasformazione: il fossato &#232; stato riempito aumentando la superficie a disposizione degli animali e sono state realizzate finestre di osservazione che permettono una visione molto ravvicinata degli esemplari esposti, costituiti da una coppia di leoni asiatici. Nel parco sono attualmente presenti 196 specie animali fra cui 58 specie di mammiferi, 84 specie di uccelli e 55 specie di rettili per un totale di circa 900 esemplari. La riorganizzazione in atto rende al momento precaria la permanenza di alcune specie, principalmente per il criterio biogeografico ed ecologico che si sta adottando nella riorganizzazione di tutto il percorso espositivo. Fra le specie presenti sono di particolare interesse il licaone, il lechwe del Nilo, antilope africana di media taglia, l'ippopotamo pigmeo, l'elefante asiatico, l'orango, lo scimpanz&#232;, il mandrillo, il lemure nero, e fra gli uccelli il casuario, l'ara ali verdi. Sono disponibili percorsi didattici differenziati e laboratori per le scolaresche, oltre a visite a tema per il pubblico nei giorni di sabato e domenica. Esiste poi un centro didattico in una sezione del quale,&#160; &quot;Spazio Bam&#173;bini&quot;,&#160; operatori qualificati coinvolgono i pi&#249; piccoli in giochi e attivit&#224; ludico-formative. Vi sono punti ristoro, aree pic-nic e un negozio. In prossimit&#224; dello zoo sono presenti ampi parcheggi.<br />&#200; disponibile un percorso per i non vedenti.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_273</link><guid>273</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Fondazione Dalmine - Dalmine]]></title><description><![CDATA[<p>La Fondazione nasce nel 1999 per volont&#224; di TenarisDalmine, produttrice di tubi in acciaio senza saldatura, saldati e bombole, con l'obiettivo di conservare e valorizzare l'archivio della societ&#224; siderurgica e ricostruire la vicenda imprenditoriale di Agostino Rocca, amministratore delegato della Dalmine negli anni Trenta e Quaranta e poi fondatore del gruppo Techint. La Fondazione svolge e promuove attivit&#224; di ricerca e di divulgazione dei temi relativi alla cultura d'impresa e al patrimonio industriale, promuovendo e sostenendo le risorse culturali del territorio. </p><p><br />L'Archivio storico della Fondazione Dalmine &#232; articolato in cinque Sezioni: documenti, fotografie, disegni architettonici, audiovisivi e Biblioteca storica. La documentazione costituisce una testimonianza della vita produttiva, sociale ed economica dell'azienda, nonch&#233; delle sue relazioni con il territorio. </p><p><br />La Fondazione promuove attivit&#224; di studio e di ricerca nell'ambito della storia e cultura industriale, che confluiscono nei Quaderni della Fondazione Dalmine, o in mostre tematiche itineranti; organizza, inoltre, momenti formativi, collaborando con numerose istituzioni nazionali e internazionali per far conoscere le iniziative del gruppo. <br /><br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_379</link><guid>379</guid><pubDate>25/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Dalmine Bergamo Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Fondazione Scienza e Tecnica e Planetario - Firenze]]></title><description><![CDATA[<p>La Fondazione Scienza e Tecnica &#232; stata creata nel 1987 per iniziativa della Regione Toscana, della Provincia e del Comune di Firenze, con il supporto scientifico dell'Istituto e Museo di storia della scienza, per il recupero e la valorizzazione del patrimonio storico scientifico dell'ottocentesco Istituto tecnico toscano, una scuola specializzata inaugurata nel 1857 per fornire agli studenti la preparazione teorica e le basi pratiche necessarie allo sviluppo di un'industria manifatturiera. Dalla collaborazione tra la Fondazione Scienza e Tecnica, l'Istituto e Museo di storia della scienza e l'Osservatorio astrofisico di Arcetri, &#232; nato un Planetario con una cupola di 8 metri di diametro, dove oltre 50 persone possono ammirare la riproduzione della volta celeste e del movimento dei corpi celesti, supportati dagli stessi astronomi di Arcetri che conducono le lezioni. I temi degli incontri variano dall'osservazione del cielo, alla mitologia, all'astronomia nella Divina Commedia e nella storia dell'arte e della scienza, oltre ai temi classici dell'astronomia, quali i moti del Sole, della Luna e dei pianeti, le nebulose, le galassie, la Via Lattea, ecc.<br /></p><p>Le lezioni per le scuole sono adeguate al livello della classe, coadiuvate da proiezioni multimediali e integrate dalla visite ad atelier scientifici che periodicamente vengono allestiti nei locali attigui. Al Planetario si accede attraverso un corridoio in cui &#232; allestita una mostra permanente di un saggio di alcune delle ingenti collezioni scientifiche conservate presso la Fondazione Scienza e Tecnica. Tra i vari reperti esposti, suddivisi in moderne vetrine tematiche, figurano reperti naturalistici (di mineralogia, paleontologia, botanica, zoologia), prodotti industriali e manifatturieri (vasi in ceramica, campioni derivati dall'industria metallurgica, materie prime, oggetti in vetro, materiali da costruzione e prodotti dell'industria tessile), nonch&#233; strumenti di fisica e modelli naturalistici di particolare pregio. Tra questi ultimi spiccano una bellissima collezione micologica in cera realizzata da Luigi Calamai e i preparati, sempre in cera, di anatomia umana e comparata opera di Giovanni Lusini ed Egisto Tortori, tutti abili artisti&#160; dell'officina ceroplastica dell'Imperial regio museo di fisica e storia naturale (l'attuale Museo di storia naturale dell'Universit&#224;), oppure gli splendidi invertebrati marini in vetro prodotti da Leopold e Rudolff Blaschka di Dresda e alcuni modelli anatomici scomponibili realizzati dal medico francese Louis Auzoux. Di prossima inaugurazione &#232; inoltre un ampio settore dedicato alla fisica, in cui sar&#224; mostrata l'intera e preziosa collezione di strumenti scientifici ottocenteschi che annovera pi&#249; di 3000 oggetti e che rappresenta senza dubbio una delle pi&#249; importanti raccolte a livello europeo. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_228</link><guid>228</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Firenze Firenze Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Galleria Ferrari - Maranello]]></title><description><![CDATA[<p>La Galleria Ferrari, inaugurata nel 1990, &#232; situata non lontano dallo stabilimento di cui &#232; parte integrante e raccoglie al suo interno le auto, le immagini ed i trofei che hanno scritto la storia della Marca. <br />La Galleria esercita un forte richiamo di estimatori e di appassionati che alimentano un consistente flusso turistico a Maranello, dove si svolgono numerose attivit&#224; culturali: quasi 220.000 persone ogni anno visitano il luogo che espone le vetture da corsa, le granturismo e le sport-prototipo che hanno raccolto successi in tutto il mondo. <br />La Galleria &#232; una esposizione dinamica di 2.500 mq che si rinnova continuamente nel tempo con mostre a tema e fotografiche sempre diverse e rotazione dei modelli esposti. L'interpretazione dello spazio espositivo rispecchia lo spirito dell'azienda: progredire, migliorarsi e affrontare nuove sfide, consapevoli che la vettura migliore, come sosteneva Enzo Ferrari, &#232; quella che deve ancora essere costruita. <br />Oltre alla esposizione permanente dei pezzi storici pi&#249; significativi, tra i quali la prima Ferrari, la 125 S del 1947 e l'ufficio di Enzo Ferrari a Modena con oggetti e arredamento originali, la Galleria propone anche i modelli monoposto e stradali pi&#249; recenti. <br />La Galleria &#232; idealmente strutturata in cinque aree, ognuna in grado di soddisfare le aspettative sia dell'appassionato di competizioni sia del competente conoscitore di auto storiche: la Formula 1, dedicata appunto alle monoposto di Formula 1 di ieri e di oggi, l'area granturismo e innovazione tecnologica, che comprende anche le vetture stradali speciali, le vetture sport tra le pi&#249; gloriose, le mostre temporanee e fotografiche. <br />Arricchiscono la visita al museo i numerosi servizi: la confortevole caffetteria, il bookstore, l'ampio shop con merchandising ufficiale Ferrari, la sala proiezioni, i simulatori di guida. </p><p /><p>La Galleria Ferrari &#232; il <a id="anastasis_link_1081323700" title="Museo del Mese di Novembre 2009." href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Articolo/_a_ID/_v_159">Museo del Mese di Novembre 2009.</a>&#160;<br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_349</link><guid>349</guid><pubDate>03/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Maranello Modena Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Galleria Guglielmo Tabacchi- Safilo Group - Padova]]></title><description><![CDATA[<p>La Galleria Guglielmo Tabacchi racconta 700 anni di vita dell'occhiale attraverso un'esposizione che dall'artigianato antico percorre varie fasi di sviluppo fino alla produzione moderna. L'intera raccolta &#232; frutto di 50 anni di attenta e appassionata ricerca del presidente Vittorio Tabacchi. La Galleria nasce e cresce a Padova presso il Safilo Group, azienda leader mondiale nell'occhialeria di alta gamma e lusso. </p><p><br />La Collezione si articola in diverse sezioni dedicate all'antico, al moderno, al militare, alla scienza e alle celebrit&#224; con un ricco assortimento di occhiali, ma anche di astucci, strumenti, libri, stampe, foto e quadri tutti strettamente connessi alla vita dell'occhiale. Il viaggio nel mondo dell'occhiale conduce il visitatore a scoprire i primi occhiali ad arco, le lorgnette dell''800, per poi passare allo stile degli anni '50 e'60 e alle esuberanti montature di personaggi famosi del calibro di Elton John, Madonna, Elvis Presley, i Duchi di Windsor e Peggy Guggenheim. Un panorama di occhiali sportivi e d'Alta Moda mostra che la produzione aziendale &#232; attenta alle tendenze delineate da griffe come: Armani, Alexander McQueen, Balenciaga, Hugo Boss, Blue Bay, Bottega Veneta, Carrera, Diesel, Dior, Gucci, Jimmy Choo, Marc Jacobs, MaxMara, Oxydo, Pierre Cardin, Smith, Valentino, Yves Saint Laurent. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_401</link><guid>401</guid><pubDate>20/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Padova Padova Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Galleria Nazionale dei Selachoidei  - Avellino]]></title><description><![CDATA[Sentiti alcuni esperti di squali ed ittiologi di fama mondiale, visto l'interesse dimostrato per l'argomento a seguito della mostra scientifica "A contatto con gli squali" (realizzata in occasione del decimo anniversario della fondazione dell'Istituzione Culturale Museo Zoologico, che registrò un vasto successo), ricevuto il parere favorevole dell'Associazione Europea dei Musei Scientifici e Naturalistici, si è giunti alla conclusione di realizzare un "museo degli squali", che, al termine del suo allestimento, esporrà il maggior numero di specie in Italia. <br />In un primo tempo la Galleria Nazionale dei Selachoidei esporrà al pubblico 26 famiglie di squali, appartenenti a tutti i sottordini viventi, con numerosi reperti (squali imbalsamati, campioni anatomici, mascelle, etc.). <br />Fra le specie in pericolo critico di estinzione (IUCN: CR) e in via di estinzione (IUCN: EN) la Galleria presenta in ostensione il pesce angelo di Guggenheim Squatina guggenheim e lo squalo martello smerlato Sphyrna lewini. <br />Nel progetto la Galleria sarà anche un centro di documentazione visiva, un luogo dove vedere gli squali nel loro ambiente naturale, seduti su comode poltroncine. <br />La Galleria Nazionale dei Selachoidei fa parte dell'Istituzione Culturale Museo Zoologico che l'ha fondata per rispondere alle esigenze del vasto pubblico. Inoltre, la Galleria è parte integrante del "Sistema Museale Naturalistico dell'Avellinese" (attualmente in sperimentazione). <br /><br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_399</link><guid>399</guid><pubDate>19/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Avellino Avellino Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Gemma 1786 - Museo mineralogico e geologico estense - Modena]]></title><description><![CDATA[           A pochi passi dal Duomo, sulla medievale piazzetta Sant'Eufemia, il Museo di mineralogia e geologia è allestito nelle sale di un severo palazzo ottocentesco che già fu convento delle Benedettine di Sant'Eufemia (il più antico monastero femminile della città), ora adibito a sede universitaria.<br />Il museo ha origini settecentesche, in quanto il suo nucleo più antico risale alla donazione, nel 1786, della raccolta del vescovo di Modena Giuseppe Maria Fogliani all'Università cittadina, raccolta che per certi aspetti s'inseriva nella tradizione delle wunderkammern, le "stanze delle meraviglie" del collezionismo aristocratico che accoglievano oggetti rari e preziosi e curiosità. Nel 1819 si aggiunse la raccolta di minerali donata da un illustre collezionista, l'arciduca Massimiliano d'Austria Este, fratello del duca Francesco IV. <br />Verso la metà dell'Ottocento vennero acquisiti numerosi esemplari di rocce fossili, rinvenute sul territorio e catalogate da Pietro Doderlein, "fondatore" della paleontologia e della geologia modenese. La collezione durante gli eventi bellici ha subito gravi perdite, i materiali sono quindi in parte stati ripristinati a scopi didattici. Il museo raccogli oltre 1500 campioni, tra cui l'aragonite coralloide e il tronco fossile mineralizzato rinvenuto nell'Appennino modenense.<br />Interessante la raccolta di meteoriti in cui è conservata anche quella caduta in località Albareto di Modena nel 1766. Infine si segnala una collezione di zeoliti unica al mondo.<br />                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_14</link><guid>14</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Modena Modena Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Geo-Lab, Museo-laboratorio di scienze della terra - San Gemini]]></title><description><![CDATA[<p>Il Geo-Lab, sorto in prossimit&#224; delle sorgenti dell'acqua San Gemini, &#232; un museo interattivo concepito per favorire la conoscenza delle scienze della terra e in particolare della geologia e della paleontologia. Il visitatore viene guidato tra cinque sale espositive gremite di giochi, macchinari, plastici, reperti, strumentazioni, che lo portano a intraprendere un &quot;viaggio&quot; alla scoperta della Terra e dei principali meccanismi che stanno alla base della sua formazione e dei suoi continui mutamenti. </p><p>Al percorso museale &#232; affiancato un laboratorio didattico di esperienza nel quale, a scelta tra cinque temi inerenti gli argomenti trattati nella parte espositiva, &#232; possibile manipolare, sperimentare ed entrare dunque in diretto contatto con i materiali. Una peculiare alternativa per esplorare l'ambiente ricco e fantasioso del Geo-Lab &#232; il cosiddetto &quot;Geotour&quot;, un programma della durata di tre giorni, durante i quali ogni mattina &#232; dedicata alla visita di una sezione del museo seguita da una esperienza di laboratorio; possono completare ciascuna giornata i sopralluoghi a uno dei numerosi siti degni di interesse posti nelle immediate vicinanze, come la Foresta fossile di Dunarobba, il Parco archeologico di Carsulae e il borgo medievale di San Gemini con il suo stabilimento di acque termali. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_95</link><guid>95</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[San Gemini Terni Umbria]]></author></item><item><title><![CDATA[GEOBIOLAB - Laboratorio Europeo della Naturalità - Benevento]]></title><description><![CDATA[<p><img id="anastasis_uploaded_1335273705" title="Foto museo" style="FLOAT: left; MARGIN: 10px; WIDTH: 297px; HEIGHT: 194px" height="0" alt="Foto museo" src="Attachment?q=get&id=623" width="0" />Il museo è una struttura diddattico-museale dedicato alla storia della Terra ed all'evoluzione delle biodiverdità. <br />Il percorso espositivo vuole coniugare attività scientifica e attività ludica nello stile inimitabile del Prof. Paco Lanciano all'insegna del motto "insegnare divertendo". L'allestimento museale infatti si è avvalso della preziosa e ragguardevole esperienza di questo fisico e della sua equipe raccolta attorno a "Mizar S.r.l." Il percorso mette insieme realtà virtuale, filmati 3D, foto, ricostruzioni scenografiche, exhibit, macchine "parlanti" e molto altro ancora per consentire al visitatore di ritrovare la propria identità più profonda ricucendo, per quanto possibile il compromesso rapporto tra l'uomo con il suo habitat naturale. </p><p>Il visitatore è chiamato alla scoperta del pianeta Terra con particolare riguardo ad un piccolo suo spicchio: il Sannio. <br />Si tratta di scoprire un mondo meraviglioso fatto di luci e colori, ma che può diventare violento e sconvolgente. Il GeoBioLab, insomma riporta il visitatore alle origini del tutto e agli elementi essenziali (l'acqua, le piante, gli uccelli ecc.) che gli uomini spesso <br />trascurano o maltrattano senza sapere e capire come tali comportamento abbia profonde <br />ripercussioni sulla loro stessa vita. Per affrontare meglio e con maggiore interesse gli argomenti, un apposito spazio del <br />laboratorio è riservato agli esperimenti. <br />Il Geo-Bio-Lab, dunque, ha un profondo valore pedagogico e didattico ed è molto utile a studenti grandi e piccini perché assicura momenti di gioioso e costruttivo apprendimento di robuste nozioni di geologia, botanica e zoologia.</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_410</link><guid>410</guid><pubDate>10/06/2009</pubDate><author><![CDATA[Benevento Benevento Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Geocentre- Immaginario Geografico - Malnisio di Montereale- Valcellina]]></title><description><![CDATA[<p>Il Geo Centre Immaginario Geografico (IG) è un centro dedicato a temi geografici, idrogeologici, agroalimentari, storico-ambientali, della tradizione e delle arti contadine. </p><p>Improntato sul carattere ludico, di immediatezza e interattività che contraddistingue i science centre, l'Immaginario Geografico è situato all'interno dell'ex Latteria sociale di Malnisio ed è caratterizzato da grandi ortofoto a pavimento sulle quali si può camminare o distendersi per vedere ogni dettaglio (aiutati da grandi lenti), individuare la propria casa, i propri percorsi usuali o esplorare luoghi sconosciuti, vicini e lontani, entrando così in contatto diretto con la geografia e il paesaggio, con l'aiuto anche di apparati didascalici, lavagne interattive per esplorare il mondo con un semplice tocco delle dita, una serie di giochi e quiz, percorsi storici e attività laboratoriali. In sorprendente armonia con il Geo Centre, trovano spazio anche i reperti dell'ex latteria: dalle caldaie originali alle vasche per la salatura e i pressoi, dalle zangole alle dalmine, dai mestoli ai torchi, piccoli e grandi oggetti raccontano la straordinaria avventura della latteria sociale e delle persone che vi hanno lavorato. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_412</link><guid>412</guid><pubDate>15/07/2009</pubDate><author><![CDATA[Malnisio di Montereale- Valcellina Pordenone Friuli Venezia Giulia]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardini botanici Hanbury - Ventimiglia]]></title><description><![CDATA[Dalla passione romantica per i viaggi e per gli assolati paesaggi mediterranei nacque sul promontorio di Capo Mortola, nel 1867, un giardino di piante esotiche ancor oggi fra i più visitati d'Italia. Il giovane sir Thomas Hanbury trasformò in parco un terreno di 18 ettari, dove la spontanea vegetazione, composta prevalentemente da pini d'Aleppo e macchia mediterranea, convive tuttora con piante esotiche provenienti da tutto il mondo. L'antico splendore del giardino, che ospitava all'inizio del secolo scorso quasi 6000 specie botaniche, è stato compromesso dai bombardamenti della Prima guerra mondiale e vede oggi una lenta rinascita affidata agli esperti dell'Università di Genova che se ne occupano dal 1987.<br />Il particolare microclima della zona ha sin dalle origini eletto il parco a luogo di sperimentazione sulle capacità di acclimatazione delle piante: oggi questi importanti studi si accompagnano all'interesse per la salvaguardia delle specie mediterranee in via di estinzione. La maggior parte delle collezioni riguarda specie esotiche provenienti da zone caratterizzate da un clima caldo-arido, in particolare originarie dell'America Centrale, dell'Australia e dell'Africa subtropicale e semidesertica. Ricostruzioni ambientali, serre e aiuole dividono le specie presenti per aree tematiche, dove occupano un posto di rilievo i generi Rosa, Pelargonium, Agave e Citrus. Per chi volesse raggiungere il giardino da San Remo, ogni martedì parte un pullman su prenotazione.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_253</link><guid>253</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Ventimiglia Imperia Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino alpino Valderia - Terme di Valdieri]]></title><description><![CDATA[Nato nel cuore delle Alpi Marittime, considerate il tratto alpino pi&#249; ricco di endemismi dell'intera catena, il giardino costituisce un'ottima occasione per ricostruire un quadro completo della flora locale, rappresentata da 450 variet&#224; e da 14 ambienti naturali in parte gi&#224; presenti e in parte fedelmente ricostruiti, quali ad esempio alcune zone umide: il megaforbieto, la risorgiva e la torbiera. Fra le specie endemiche presenti ricordiamo la Viola valderia (ritrovata in questi luoghi dall'esploratore piemontese Carlo Allioni e alla quale il giardino &#232; dedicato), la Potentilla valderia e la Silene cordifolia, tipiche degli ambienti pietrosi. Il giardino roccioso siliceo offre alle piante condizioni di vita particolarmente difficili e ospita inoltre specie rare e preziose come l'Artemisia petrosa, l'Achillea nana e la Linaria alpina. Un sentiero ad anello, lungo circa un chilometro, s'inoltra nel parco e agevola l'osservazione delle diverse specie botaniche, contrassegnate da cartellini e corredate da pannelli esplicativi di ogni ambiente.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_323</link><guid>323</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Terme di Valdieri Cuneo Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino botanico "Clelia Durazzo Grimaldi" - Pegli]]></title><description><![CDATA[La villa Durazzo Pallavicini è divenuta celebre per il sontuoso parco romantico d'ispirazione melodrammatica progettato dall'illustre scenografo del Teatro Carlo Felice di Genova, Michele Canzio, la cui opera ha permesso di annoverare il parco fra i maggiori giardini storici a livello nazionale. Il parco è in stile romantico con un percorso che conduce attraverso un itinerario teatrale, ricco di scenografie, dal viale classico all'arco di trionfo alla casa dell'eremita fino alla pagoda cinese e al gazebo delle rose. All'interno di un'affascinante atmosfera ottocentesca si inserisce l'orto botanico voluto dall'illuminata marchesa Clelia Durazzo, botanica di chiara fama che alla fine del Settecento dotò la villa di un ricchissimo giardino di piante rare ed esotiche. Sebbene il giardino sia stato oggetto d'incuria nel corso del tempo, oggi la città di Genova, alla quale la villa appartiene dal 1928, lo ha riportato al prestigio originario: fra le raccolte segnaliamo la collezione di succulente, costituita da esemplari di specie diverse e talvolta bizzarre, come lo spinosissimo "cuscino della suocera" (Echinocactus grusonii) o la Welwitschia mirabilis africana, una delle più antiche specie viventi conosciute, dalle caratteristiche foglie nastriformi e dal fusto tozzo e tuberoso. Notevoli sono inoltre la collezione di circa 200 specie di orchidee e alcune piante insettivore, fra cui la rara Drosera rotundifolia, dalle tipiche foglie a cucchiaio, e la ricca collezione di palme, di circa 80 specie. L'orto, con una chiara inclinazione didattica, è noto anche per le due serre monumentali di origine ottocentesca (ma ricostruite nel 1901) che sono state recentemente ristrutturate e adeguate tecnicamente. Queste serre sono la raffinata testimonianza di una tipologia, tipicamente genovese, frutto della cultura botanica del XIX secolo: costruite a gradinate, con mensole in ardesia che ospitano un ampio numero di vasi, permettono di coltivare le piante sia all'esterno sia all'interno.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_137</link><guid>137</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pegli Genova Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino botanico "Hruska Heller" - Gardone Riviera]]></title><description><![CDATA[           All'inizio del Novecento il viennese Arturo Hruska, dentista degli zar e di altre personalità politiche di eccezionale caratura, incantato dalla bellezza dei paesaggi del lago di Garda, decise di stabilirvisi e di trasformare un terreno terrazzato di circa 10.000 mq in un prezioso giardino. Anni di lavoro e di studi hanno portato alla realizzazione di un monumento alla natura di tutto il mondo, opera internazionale dove le collezioni botaniche sono conservate in ambienti accuratamente ricostruiti che rappresentano regioni del mondo diversissime tra loro, avvalendosi di soluzioni idrauliche innovative e sofisticate. A dare un tocco inconfondibile alla struttura è stato il "successore" di Arturo Hruska, l'artista multimediale e poliedrico André Heller, che ha acquistato la villa e il parco nel 1989 e li ha arricchiti con sculture di artisti contemporanei di fama mondiale, fra i quali Keith Haring, Roy Lichtenstein e Mimmo Paladino. <br />Al centro dell'area vi è la ricostruzione di un giardino alpino fatto di balze, gole e crepacci che rese celebre il parco e il suo ideatore per l'accuratezza e lo scenografico effetto finale, scaturito dall'utilizzo di pietre dolomitiche che fingono guglie rosseggianti. L'area raccoglie specie provenienti da Alpi, Pirenei, Himalaya, Canada, Australia e Mato Grosso. Tutt'intorno si aprono mondi esotici dove alla rappresentazione della flora si accompagnano richiami alle culture millenarie di luoghi lontani: porte cinesi, statue del Buddha e di Ganesh, la divinità indù dalla testa di elefante, giochi d'acqua zen e laghetti con gigantesche carpe Kois, oggetto di culto presso il popolo giapponese. <br />All'Asia orientale è dedicata la bambusaia, che ospita diverse specie fra cui la Phillostachys nigra, dalle tipiche canne di colore nero lucente, su un tappeto di Ruscus lanceolata e aspidistra. Ancora dall'Oriente proviene l'albero della canfora e un esemplare particolarmente degno di menzione per la sua unicità: la Metasequoia glyptostroboides, originata da semi vecchi di 13 milioni di anni, ritrovati nel 1945 in Cina in un giacimento di carbon fossile. Le regioni subtropicali sono rappresentate da oltre cento specie di succulente e da una collezione di eucalipti tra i quali l'Eucaliptus citriodora dalle tipiche foglie stropicciate, il cui forte aroma si diffonde nell'aria.<br />Alti alberi chiudono il giardino isolandolo dall'esterno e tutto concorre a rappresentare un unicum armonico, dove l'acqua si ripropone come una costante multiforme di laghetti ricoperti da ninfee e fior di loto, ruscelli e cascate, specchi dove si riflettono colori, dolce musica che accompagna il visitatore lungo un sorprendente percorso.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_288</link><guid>288</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Gardone Riviera Brescia Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino botanico alpino "Bruno Peyronel" - Torre Pellice]]></title><description><![CDATA[           All'interno dell'Oasi faunistica del Barant, è nato nel 1991 il Giardino dedicato al Bruno Peyronel, botanico e naturalista originario di queste valli, con lo scopo di tutelare la flora alpina locale, nell'alveo di un progetto sulla biodiversità coordinato dalla Comunità montana Val Pellice. L'intento è tuttavia preminentemente didattico e focalizza l'attenzione del visitatore sui fattori ecologici dell'ambiente alto montano e sulle caratteristiche di piante spontanee autoctone con influenze xeriche di tipo continentale e mediterraneo-montano sul più diffuso carattere subatlantico della vegetazione delle valli piemontesi. Gli ambienti sono diversificati e, grazie alla particolare storia geologica della zona, si presentano numerosi: su un'area di 17.000 mq recintata e dotata di percorsi segnati, troviamo pascoli (a Nardus stricta, a Carex sempervirens e a Festuca violacea), margini lacustri e una zona umida (che ospita la Gentiana rostanii), pendii secchi, pietraie, anfratti rocciosi, torbiere e una zona di greto; le diverse forme vegetali sono contrassegnate da cartellini ed è inoltre possibile usufruire di apposite schede didattiche.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_335</link><guid>335</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Torre Pellice Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino botanico alpino "San Marco" - Valli del Pasubio]]></title><description><![CDATA[           Il Giardino botanico è situato nelle vicinanze del passo di Pian delle Fugazze e ha avuto, sin dalla sua istituzione nel 1961, lo scopo prevalentemente educativo-didattico di diffusione della conoscenza della flora veneta, scopo che appare subito evidente dalla particolare e del tutto originale impostazione del luogo. L'area su cui si estende misura circa 10.000 mq, ha un'altitudine media di 1150 m s.l.m. ed è attraversata da un percorso natura di circa un chilometro, lungo il quale sono disposti pannelli illustrativi che, a ogni cambio di fascia altitudinale, descrivono le caratteristiche della vegetazione: il visitatore viene quindi accompagnato all'osservazione di una flora sempre diversa, a partire da quella pedemontana, fino a quella alpina e nivale. Oltre all'ambiente naturale sono presenti alcuni ambienti ricostruiti, quali il laghetto, la torbiera e la zona umida, anch'essi corredati da appositi pannelli esplicativi. Ad arricchire la visita e a completare la conoscenza della natura circostante, in un apposito tendone sono inoltre allestite piccole mostre che estendono il loro interesse al mondo animale e minerale.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_195</link><guid>195</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Valli del Pasubio Vicenza Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino botanico alpino del Cansiglio "Giangio Lorenzoni" - Tambre d'Alpago]]></title><description><![CDATA[                      Istituito nel 1972 dal professore di botanica dell'Università di Padova, Giangio Lorenzoni, e da Giovanni Zanardo, allora ispettore dell'Azienda di stato foreste demaniali, il giardino ha come principale obiettivo lo studio e la salvaguardia delle specie botaniche del massiccio Cansiglio-Cavallo, insieme allo sviluppo dell'attività didattica conseguente alla sua apertura al pubblico.<br />L'intera area del giardino si compone di ambienti diversificati che si distinguono per estensione e origine, cosicché accanto al fitto bosco naturale, che accoglie abete rosso, abete bianco e faggio, tipici del Cansiglio, troviamo un'ampia zona fatta di prati e pascoli, e un percorso carsico dal particolare interesse geomorfologico. Appartenente a quest'area segnaliamo la presenza di un "inghiottitoio", una specie di pozzo naturale sulle pareti del quale è presente una vegetazione caratteristica, che si dirada progressivamente dall'alto verso il basso: si incontrano così in successione alberi, felci, muschi e licheni e, infine, le sole alghe brune, che crescono in prossimità del fondo.<br />Dedicate alla flora della regione sono inoltre allestite alcune aiole che ospitano piante officinali e peonie; quest'area completa l'articolata struttura e consente così ai visitatori di osservare le diverse forme della natura del Cansiglio.                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_194</link><guid>194</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Tambre d'Alpago Belluno Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino botanico alpino delle Viotte di Monte Bondone - Trento]]></title><description><![CDATA[Situato a soli 25 km da Trento, immerso in un paesaggio fra i pi&#249; suggestivi della catena alpina, il Giardino delle Viotte, in oltre 10 ettari di terreno, offre ai visitatori una collezione di piante provenienti da rilievi montuosi di tutto il mondo. Le diverse specie sono disposte in ambienti naturali e ricostruiti, tra i quali un giardino roccioso, un laghetto con le tipiche piante acquatiche di montagna, un arboretum, dove ad alberi e arbusti provenienti dalle Alpi sono associate alcune specie esotiche come la Picea pungens, conifera originaria delle Montagne Rocciose, e un'area prativa costituita in prevalenza da nardo, oltre ad arnica, giglio di monte, anemoni, genziana maggiore e genzianella. Moltissime specie presenti sono endemiche dell'area dolomitica e insubrica, come la Saxifraga arachnoidea, il Melandrium elisabethae e la Scabiosa vestina, mentre nell'area dedicata al complesso eurasiatico si incontrano specie provenienti dai Pirenei, dai Balcani, dai Carpazi e dal Caucaso.<br />Consigliamo dunque la visita al giardino poich&#233; offre un'interessante panoramica di specie alpine diversificate che pu&#242; senz'altro interessare chiunque voglia approfondire la propria cultura botanica, per apprezzare in modo pi&#249; consapevole le meraviglie della flora montana.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_106</link><guid>106</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Trento Trento Trentino Alto Adige]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino botanico alpino Paradisia - Cogne]]></title><description><![CDATA[Situato nella Valnontey, oasi naturale con numerosi sentieri per le escursioni e graziosi e caratteristici paesini (fra cui l'omonimo borgo di Valnontey), il giardino alpino si trova a 1700 metri di altitudine e gode di un panorama ineguagliabile sul massiccio del Gran Paradiso.&#160; Fondato nel 1955, comprende circa 1000 specie, appartenenti alla flora del parco e ad altre zone montane (Pirenei, Caucaso, Himalaya e Ande). Numerose sono le variet&#224; di gigliacee, come ad esempio il Paradisea liliastrum, il giglio bianco tipico dei pascoli alpini, che ha dato il nome al giardino e che ancora oggi vi cresce spontaneamente. Due itinerari, percorribili con l'aiuto di una guida scritta, portano allascoperta di ambienti montani circostanti ricostruiti, come&#160; quelli che presentano la vegetazione delle zone umide, delle morene e dei detriti calcarei.&#160; All'interno del parco &#232; possibile ammirare il variopinto giardino delle farfalle, recentemente realizzato, una collezione di rocce e uno spazio dedicato alle piante officinali. Di notevole interesse sono anche i numerosi licheni a crescita spontanea presenti sui massi del giardino, che rappresentano la prima tappa della colonizzazione delle rocce da parte dei vegetali.&#160; ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_37</link><guid>37</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Cogne Aosta Valle d'Aosta]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino botanico Carsiana - Sgonico]]></title><description><![CDATA[Il nome Carsiana indica la vocazione del giardino alla raccolta e conservazione delle specie vegetali più significative del Carso. Il Giardino botanico presenta infatti nei suoi 5000 mq ai visitatori un'ampia varietà dei tipi di flora carsica: quasi seicento specie botaniche collocate nei rispettivi ambienti naturali. L'area di provenienza delle specie visibili corrisponde al territorio compreso tra le foci del Timavo, la valle del Vipacco, i monti Auremiano e Taiano, e la foce della Dragogna. La località dove si sviluppa il parco è stata scelta per le sue caratteristiche naturali, che ripropongono il tipico ambiente carsico, con un'ampia dolina, pozzi naturali, e fenomeni di carsismo superficiale (quali grize e campi solcati). A Carsiana si ritrovano quindi gli ambienti più tipici del paesaggio carsico, quali la landa, la boscaglia e il sottobosco, la dolina, la vegetazione rupestre e i ghiaioni. La dolina (cavità superficiale, dai contorni circolari, che si forma per la dissoluzione del calcare ad opera delle acque superficiali o per crollo di cavità sotterranee), grazie al ristagno di aria fresca e umida sul fondo, ospita anche specie rappresentative del Carso montano interno. Ogni ambiente è descritto con dei pannelli esplicativi, mentre per ogni specie una tabella segnala il nome scientifico, quello volgare, la famiglia d'appartenenza e il periodo di fioritura.<br />Il giardino organizza attività didattiche per le scuole e percorsi per gruppi dai suggestivi titoli come "Il sentiero delle piante velenose" o "Piante in pentola".<br />Sempre a Sgonico si trova anche il Museo speleologico (Borgo Grotta Gigante 42/a; tel. 040/327312 in corso di restauro ? apertura prevista 2006) posto all'ingresso della Grotta Gigante, che per le sue dimensioni (380 metri di lunghezza, 65 di larghezza e 107 di altezza) è la più grande cavità tra quelle create dai fenomeni carsici.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_121</link><guid>121</guid><pubDate>08/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Sgonico Trieste Friuli Venezia Giulia]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino botanico di Pietra Corva - RomagneseROMAGNESE (PV)   	]]></title><description><![CDATA[Dalle dolci colline che lambiscono la pianura si sale gradatamente fino alle terre dell'Appennino fra la Lombardia e l'Emilia, in una zona ricca di tradizioni culturali che oggi trovano nuova vita grazie a interventi di valorizzazione che integrano l'abituale turismo vacanziero. L'orto nasce verso la fine degli anni Sessanta, grazie all'iniziativa personale di un amante di botanica, Andrea Ridella: egli riuscì ad attuare un progetto che nel tempo è stato assecondato e incoraggiato dalle istituzioni. <br />Il giardino ha avuto come primo intento quello di raccogliere specie montane provenienti principalmente dalle Alpi, ma anche da sistemi montuosi quali le Ande e l'Himalaya. Laghetti artificiali, piccole torbiere e roccere ospitano diverse varietà botaniche fra le quali alcune particolarmente interessanti o curiose. Citiamo ad esempio le specie insettivore Drosera rotundifolia e la Sarracenia purpurea, originaria dell'America settentrionale, entrambe tipiche degli ambienti umidi. Sassifraghe e orchidee colorano la roccera e l'ambiente alpino, riprodotto nella parte più alta del giardino, insieme a diverse specie di artemisia, campanula e primula. Aiole di recente allestimento rendono omaggio alla flora appenninica tipica delle rocce ofiolitiche (rocce nere) come il Lilium campanulatum, la Linaria supina, la Robertia taraxacoides e l'Armeria seticeps. Nella parte destra del giardino si apre una zona a bosco con prevalenza di faggi, ma dove trovano dimora anche aceri, carpini, castagni, sorbi, peri, ciliegi, noccioli, biancospini, larici e pini.<br />Nonostante le finalità scientifiche non siano state finora tra le priorità del giardino, non è da trascurare l'importante ruolo didattico delle collezioni, in un contesto di notevole piacevolezza paesaggistica.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_304</link><guid>304</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[RomagneseROMAGNESE (PV)   	 Pavia Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino botanico Rea - Trana]]></title><description><![CDATA[Con la riapertura al pubblico del giardino nel 1992, la Regione Piemonte ha dato il via a un progetto di potenziamento del Museo regionale di scienze naturali di Torino con un vero e proprio laboratorio di studio e ricerca della flora spontanea e di salvaguardia della flora alpina. La struttura dell'orto comprende infatti, oltre alle collezioni di specie botaniche provenienti da tutto il mondo, un laboratorio di analisi e documentazione e un salone nel quale vengono periodicamente allestite mostre dove l'arte e la scienza spesso si fondono.<br />Gli habitat naturali sono accuratamente riprodotti e permettono la distribuzione delle collezioni secondo le caratteristiche biologiche: il visitatore viene accolto all'ingresso da un prezioso residuo di bosco spontaneo composto da  carpini, querce e frassini, mentre ambienti acquatici ospitano specie rare e delicate, come l'adrovanda, una piccola pianta carnivora che un tempo popolava le acque stagnanti della regione ed è oggi a rischio di estinzione; brugo, piccole felci, astro alpino e globularia a foglie cordate sono invece conservate negli ambienti rocciosi, pietraie di serpentino e massi calcarei. Particolarmente degne di nota sono poi le serre, dove, oltre a specie ornamentali di pregio e felci esotiche, è possibile ammirare una ricca collezione di piante succulente e carnivore. Nella serra a clima tropicale il giardino invita i suoi ospiti a conoscere  piante esotiche i cui prodotti consumiamo abitualmente e in grande quantità: sono le piante del tè, del caffè, del cacao e del pepe, che si possono finalmente ammirare nella loro viva forma originaria.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_336</link><guid>336</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Trana Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino botanico Rezia - Bormio]]></title><description><![CDATA[Ai piedi del monte Reit, nell'antica regione romana denominata "Rezia", si apre il giardino, nato alla fine degli anni Settanta per iniziativa della Direzione del Parco nazionale dello Stelvio, con lo scopo di raccogliere la flora del parco e di salvaguardare specie rare e minacciate. L'area è stata suddivisa in quattro principali sezioni, ciascuna attraversata da sentieri e vialetti che accompagnano il visitatore alla scoperta di specie floristiche appartenenti a diversi ambienti. La prima sezione è la più estesa e ospita circa 1200 specie della flora del parco, fra le quali alcune particolarmente significative, come Linnea borealis, Contusa Matthioli, Trientalis europea, Gentiana punctata. Dalla flora nostrana il percorso prosegue con specie provenienti da zone montane europee ed extraeuropee, anche artiche e antartiche, raggruppate nella seconda sezione secondo la provenienza. Nella terza sezione potrete invece osservare collezioni sistematiche disposte all'interno di apposite aiole, fra i generi più rappresentati: Allium, Aquilegia, Achillea, Dianthus, Gentiana, Primula e Saxifraga. Nell'ultima sezione l'ambiente muta verso una vegetazione naturale a bosco, dove dominano il pino silvestre e il pino mugo, oltre a specie introdotte, quali il larice, il pino cembro e il pino di Engadina.<br />All'indubbio valore scientifico e di salvaguardia del giardino si accompagna un importante ruolo didattico e divulgativo che rende il luogo meta consigliabile non solo a intenditori e appassionati, ma a chiunque ami la natura e voglia accostarsi alla scienza botanica in modo diretto e rilassante.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_284</link><guid>284</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Bormio Sondrio Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino botanico Saussurea - Courmayeur]]></title><description><![CDATA[           Chi ama i suggestivi panorami d'alta quota può raggiungere a piedi (in circa due ore) o con la spettacolare funivia del Monte Bianco il giardino botanico più alto d'Europa (2173 m s.l.m.). Situato sul promontorio glaciale del Mont Fréty, offre una notevole vista circolare che comprende il Monte Bianco e prosegue, volgendo lo sguardo a valle, sino al massiccio del Gran Paradiso. L'ambiente è quello tipico del pascolo alpino, le cui distese mostrano una ricca varietà di specie erbacee multicolori e intensamente profumate.<br />La neve persistente, che ricopre la zona per otto/nove mesi l'anno, limita la visita al solo periodo estivo, nel quale si svolge l'intero ciclo vegetativo, con fioritura massima dalla seconda metà di luglio all'inizio di agosto.<br />L'intera area occupa circa 7000 mq ed è divisa in due parti, una dedicata alle roccere e una agli ambienti; la prima, che predilige una selezione della flora secondo la provenienza geografica, comprende: specie botaniche valdostane, da quelle note (la tipica stella alpina) alle meno note, come il Lilium martagon e l'Eritrichium nanum, anche noto come il non-ti-scordar-di-me di montagna; piante officinali, tra cui l'Arnica montana; la flora delle Alpi orientali e occidentali e infine la flora esotica, con specie provenienti dalle catene montuose del Nord America, della penisola iberica, eurasiatiche e neozelandesi. <br />Le specie esotiche, a causa del cambiamento di altitudine e latitudine, presentano un ritardo nella fioritura rispetto alle specie nostrane e permettono così una gradevole e interessante visita anche a fine settembre.<br />Gli ambienti riprodotti comprendono invece, oltre al pascolo alpino, le zone umide, con laghetti e torrenti glaciali, il macereto e la valletta nivale. <br />L'ontano verde è il principale esempio di pianta pioniera che caratterizza invece l'alneto, l'associazione vegetale del piano subalpino lungo i pendii esposti a nord, ricchi di umidità; affascinante è poi il rododendro-vaccinieto, detto anche orizzonte degli "arbusti contorti" poiché le piante che vi crescono hanno tronchi legnosi e striscianti.   <br />È una visita suggestiva da affrontare ricordandosi tutte le precauzioni necessarie per una gita d'alta quota.                               ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_34</link><guid>34</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Courmayeur Aosta Valle d'Aosta]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino di flora appenninica - Capracotta]]></title><description><![CDATA[           Il Giardino di flora appenninica si trova nell'Alto Molise, nel comune di Capracotta, e si estende per una superficie di circa 10 ettari in un'area di assoluto valore paesaggistico che domina la Valle del Sangro e offre la spettacolare vista delle catene montuose delle Mainarde e della Maiella. Posto a circa 1550 m s.l.m., rappresenta uno dei pochi esempi in Italia di "orto botanico naturale" in quanto essenzialmente rappresentato da specie vegetali spontanee ed endemismi dell'Appennino e interamente configurato con elementi naturali preesistenti inseriti in un ambiente pressoché originario in cui l'uomo non è intervenuto se non per la sentieristica e per la costruzione di un edificio. Quest'ultimo, in fase di ultimazione, sarà destinato a funzionare come centro di ricerca per la biodiversità vegetale, museo, foresteria e centro di accoglienza. All'interno del giardino, il visitatore ha la possibilità di aggirarsi tra diverse tipologie ambientali (faggete, cespuglieti, zone umide, habitat rocciosi e rupestri) e tra vari terrazzamenti occupati da aiuole di specie spontanee. Grazie al Comune di Capracotta, ma anche a una convenzione con l'Università degli Studi del Molise, la struttura può contare su un sicuro supporto scientifico ed economico, finalizzato alla tutela, alla salvaguardia e a una sempre crescente valorizzazione ambientale dell'intera area, destinata a divenire uno splendido esempio della spiccata naturalità del territorio appenninico e della sua biodiversità vegetale. In questo contesto è stato recentemente condotto un tentativo di introduzione di circa 200 specie botaniche rappresentative degli habitat montani più rilevanti dell'Appennino centro-meridionale.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_88</link><guid>88</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Capracotta Isernia Molise]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino esotico Pallanca - Bordighera]]></title><description><![CDATA[           Alle porte di Bordighera, abbarbicato sulle pendici di un ripido pendio, fatto di terrazzamenti artificiali e muretti a secco, un'antica mulattiera e una scala ricavata dalla roccia calcarea conducono i visitatori in un luogo affascinante, suggestivo. Si tratta del Giardino esotico che la famiglia Pallanca ha aperto al pubblico nel 1989, facendo sfoggio di oltre 3000 specie di piante grasse dalle forme insolite e dalle dimensioni talvolta spettacolari. Fra gli esemplari più antichi spicca una Copiapoa del Cile, vecchia di ben 300 anni; la splendida collezione di succulente e di cactus è la più importante a livello nazionale e una delle maggiori in Europa. Sebbene le piante siano prive di cartellini identificativi e di pannelli didascalici, il visitatore può avvalersi di un breve opuscolo per orientarsi attraverso le diverse zone del percorso e gli esemplari più pregevoli. Il giardino mette dunque d'accordo appassionati, curiosi e turisti che vogliano concedersi una giornata di sole, mare e cultura botanica.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_128</link><guid>128</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Bordighera Imperia Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino faunistico di Piano dell'Abatino - Poggio San Lorenzo]]></title><description><![CDATA[Situato in una zona particolarmente interessante per gli aspetti paesaggistici e archeologici, presenta la vegetazione tipica della fascia submediterranea con essenze come la roverella, l'acero campestre, l'orniello e il cerro. &#200; concepito per consentire il mantenimento di esemplari di fauna autoctona ed esotica e comprende due principali aree: la prima, di circa tre ettari, destinata all'attivit&#224; didattica per le scuole, la seconda, pi&#249; ampia (circa 7 ettari), attrezzata con percorsi naturalistici, in cui &#232; possibile osservare alcuni habitat tipici della zona sub-appenninica con la relativa fauna. I diversi reparti sono caratterizzati da sorgenti d'acqua, piccoli stagni, zone boschive, radure e ripari naturali costituiti da piccole grotte. Alcuni recinti presentano una forte pendenza, mentre altri sono posti in zone pianeggianti e ci sono voliere e reparti climatizzati adatti a ospitare specie esotiche. <br />All'interno del parco esistono anche strutture che permettono il mantenimento di esemplari curati dopo essere stati rinvenuti feriti o debilitati; vengono inoltre ospitati gli animali confiscati dal Corpo forestale dello Stato, autorit&#224; preposta al controllo sul traffico illegale della fauna esotica.<br />La raccolta zoologica comprende 88 specie per un totale di 284 esemplari fra mammiferi (23 specie), uccelli (circa 45 specie) e rettili (10 specie). Fra i mammiferi ricordiamo le piccole scimmie uistiti dai pennacchi, i bradipi, i canguri di Bennet, il cervo axis. Gli uccelli sono rappresentati da diverse specie di anatidi, pappagalli, gru e nand&#249;. Fra i rettili, alcuni sauri tropicali e testuggini europee.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_261</link><guid>261</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Poggio San Lorenzo Rieti Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino montano Linasia - Carbonia - Iglesias]]></title><description><![CDATA[Il Giardino montano Linasia, ubicato nel complesso forestale demaniale di Marganai-Oridda-Montimannu (Ca), ricade all'interno del SIC Monte Linas-Marganai. <br />Il giardino è nato per valorizzare e far conoscere il patrimonio naturalistico del massiccio con particolare riferimento alla componente floristica e vegetazionale; occupa una superficie di circa 9000 mq nella quale si sono ricreate le formazioni rocciose tipiche della zona: calcari, graniti, quarziti e scisti. Visitarlo significa percorrere virtualmente un itinerario che va da habitat costieri rappresentati da fitocenosi termofile dalle quali, attraverso gli elementi più rappresentativi della macchia mediterranea, ci si può spingere verso le formazioni tipiche delle alte montagne mediterranee. Questo itinerario si snoda attraverso i seguenti settori: macchia termofila con carrubo, ginepro, alterno a olivastro; leccete mesofile con piante come leccio, acero minore, agrifoglio, tasso; ambienti riparali con ontano comune, varie specie di salice, oleandro e sambuco; garighe orofile su diversi substrati. Inoltre lungo l'itinerario è possibile osservare numerosi endemismi, come Bellium crassifolium e Morisia monanthos di elevato valore fitogeografico. Le specie sono corredate da cartellini di colore giallo per le specie endemiche e blu per le altre, che recano il nome della famiglia, il binomio specifico e l'areale di distribuzione.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_49</link><guid>49</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Carbonia - Iglesias Carbonia Iglesias Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino zoologico di Oria - Oria]]></title><description><![CDATA[Il Giardino zoologico di Oria &#232; un dignitoso giardino zoologico situato nel complesso del Santuario di San Cosimo, nei pressi di Oria. Lo zoo fu creato nel 1964 per iniziativa dell'arcivescovo di Oria e del veterinario locale che all'inizio ne cur&#242; la gestione. Il successo dell'iniziativa fu ottimo dato anche il buon numero di visitatori e fedeli che giungevano regolarmente in pellegrinaggio a San Cosimo. Lo zoo, inserito in un suggestivo parco botanico, possiede alcune strutture degne di nota: ricordiamo il reparto dei leoni, costituito da una zona a rocce e piani sfalsati delimitata da un fossato che permette una suggestiva visione degli animali. Anche il recinto che fino a poco tempo fa ospitava due superbi esemplari di elefante africano, ora ceduti al Giardino zoologico di Nantes in Francia, &#232; stato opportunamente ristrutturato e arredato per ospitare un consistente gruppo di macachi. Gli altri recinti, anche se di vecchia concezione, sono ampi e ben arredati grazie anche alla ricca e suggestiva presenza di essenze vegetali che trovano nel clima pugliese un ambiente idoneo per un rigoglioso sviluppo. Buona la cura degli animali e la gestione della collezione nel suo insieme. La consistenza faunistica del parco, principalmente specie esotiche di grandi dimensioni, &#232; dovuta all'attuale gestione che risente delle origini circensi del suo direttore.&#160; Il Giardino zoologico, infatti, &#232; stato popolato con l'intera collezione appartenente a un addestratore che, deciso a interrompere la vita itinerante del circense, si impegn&#242; a cercare una degna sistemazione ai suoi animali e, trovatala a Oria, qui si stabil&#236;. Oltre a tigri, leoni, orsi polari, scimpanz&#232;, e un bel gruppo di bertuccie, vi trovano alloggio anche zebre, ippopotami, e altre specie di particolare interesse; nel rettilario infine sono presenti varie specie di serpenti e sauri. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_174</link><guid>174</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Oria Bari Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Giardino zoologico di Pistoia - Pistoia]]></title><description><![CDATA[           Inserito nelle colline pistoiesi, che si pongono come contrafforti alle vicine vette appenniniche dell'Abetone e del Cimone, lo zoo di Pistoia si estende su una superficie di 7,5 ettari, adagiandosi su un leggero declivio, coperto da una fitta vegetazione di pini e querce, cui sono state aggiunte diverse essenze esotiche ornamentali (circa 200 specie) come palme, bambù e svariate specie di latifoglie. Nei piani gestionali dello zoo rientrano periodici lavori di ampliamento e di ristrutturazione che sono eseguiti con una certa regolarità. Tra le strutture ostensive interessanti ricordiamo il rettilario-sala tropicale, i reparti recentemente rinnovati che ospitano i lemuri, il nuovo allestimento della voliera dei gufi reali e i due nuovi ampi exhibit dedicati ai grandi felini. Un'area è poi dedicata alla conoscenza degli animali tipici della fattoria, come asini, mucche, cavalli, capre e specie avicunicole, con la possibilità, specialmente per i più piccoli, di manipolare alcuni esemplari (caprette e cavie) sotto la supervisione del personale dello zoo. Di buon livello è la cartellonistica, continuamente aggiornata e vivificata con idonee fonti iconografiche.<br />Nel Giardino zoologico di Pistoia sono ospitati oltre 600 esemplari in rappresentanza della fauna vertebratologica del Pianeta. Le specie di mammiferi sono 65, 40 quelle degli uccelli e 30 quelle ascrivibili alla fauna erpetologica. Nella parte pianeggiante del parco trovano alloggio i grandi erbivori: elefanti indiani, giraffe, rinoceronti bianchi, ippopotami anfibi, zebre, struzzi, canguri, la sala tropicale e altri recinti con lemuri, linci, coati, diverse specie di pappagalli e altri uccelli. I grandi carnivori, gli ungulati della fauna europea e gli animali della fattoria si trovano invece nei recinti posti lungo i diversi camminamenti sul fianco della collina. Sul lato nord, dove la collina scende a formare uno stretto avvallamento, una diga in terra battuta modella il grande lago che ospita innumerevoli specie di anseriformi. Due grandi voliere ospitano poi un gruppo di cicogne che annualmente si riproduce, e una garzaia di garzette e nitticore, anch'essa molto prolifica e spesso utilizzata da organizzazioni ambientaliste per ripopolare aree naturali protette.<br />Il servizio didattico è svolto presso il Laboratorio della biodiversità, dove vengono proposti percorsi e laboratori didattici differenziati per fasce di età. All'interno del parco, un attrezzato ambulatorio veterinario è stato allestito per il pronto intervento e i controlli di routine che interessano gli animali e gli alimenti per essi predisposti. Anche la collaborazione con esperti esterni all'organico del parco è intensa e proficua, rendendo l'istituzione pistoiese un importante polo naturalistico e culturale nel contesto della realtà regionale.<br />All'interno dello zoo sono presenti un ristorante, un bar-ristoro, aree pic-nic e aree coperte predisposte per il ristoro e la sosta. Nella zona centrale del giardino è sistemata un'area giochi ampia e di moderna concezione.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_243</link><guid>243</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pistoia Pistoia Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Gruppo Ferrovie dello Stato - Roma]]></title><description><![CDATA[<p>Il Gruppo Ferrovie dello Stato conserva i documenti storici dell'attivit&#224; suddivisi in Biblioteche, Archivi&#160; e Fototeche, distribuite nelle diverse sedi sul territorio nazionale.</p><p>La Biblioteca centrale FS, principale biblioteca ferroviaria in Italia, &#232; situata nel complesso della Sede centrale del Gruppo a Roma, e contiene 30.000 volumi, di cui 10.000 catalogati e 20.000 in corso di catalogazione. La Biblioteca del Materiale rotabile, a Firenze, conserva 9.000 volumi specialistici e un intero settore di riviste ferroviarie, collezionata a partire dalla prima met&#224; dell'800. La Biblioteca Istituto Sperimentale FS a Roma, 5.000 volumi (di cui una parte risalente agli inizi dell'800). La Biblioteca del Museo ferroviario di Petriarsa, a Napoli, ospita 2.500 volumi di particolare valore storico e culturale. La Biblioteca Trasporto Regionale, a Torino, contiene 10.000 volumi in via di catalogazione secondo la normativa UIC (Unione internazionale delle ferrovie).</p><p>Per quanto riguarda gli Archivi,&#160;a Roma sono conservati pi&#249; di 90.000 fascicoli relativi a progetti di ponti, gallerie, stazioni e linee ferroviarie, circa 600.000 fascicoli relativi al personale FS e 15.000 fascicoli relativi a progetti e lavori della &quot;linea direttissima&quot; Firenze- Roma, insieme a tutti i verbali del CdA delle FS dal 1905 ad oggi. A Firenze sono conservati pi&#249; di 250.000 disegni realtivi a progetti esecutivi di locomotive, vetture, carrozze, bagagliai e carri merci.</p><p>Nella Fototeca di Roma &#232; ospitata la pi&#249; grande raccolta fotografica e cinematografica a soggetto ferroviario esistente in Italia (72.000 negativi B/N, 11.000 lastre fotografiche in vetro, 19.000 lastre fotografiche in pellicola, 98.000 diapositive a colori, 20.000 negativi a colori, 100 ore di filmati su pellicola, 1.900 ore di filmati su supporto magnetico).</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_348</link><guid>348</guid><pubDate>30/07/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Herbarium Lucanum - Potenza]]></title><description><![CDATA[La Basilicata non ha una tradizione di istituzioni museali scientifiche, per cui segnaliamo in questa sede un progetto in corso di realizzazione che &#232; l'Herbarium dell'Universit&#224; di Potenza. Istituito nel 1998 oggi conta pi&#249; di cinquemila reperti essiccati della flora della Basilicata e dell'Italia meridionale che hanno lo scopo di essere di riferimento per studi botanici, ecologici, etnobotanici e farmaceutici. Svolge anche una funzione didattica di supporto nell'insegnamento delle materie botaniche universitarie. I gruppi che vi sono pi&#249; rappresentati sono le piante vascolari e i muschi (briofite) della Basilicata. Vi &#232; anche una collezione di muschi di C. Colacino provenienti da Messico, Venezuela e da tutta la regione mediterranea. L'Herbarium non &#232; operativo e attende una nuova localizzazione.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_82</link><guid>82</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Potenza Potenza Basilicata]]></author></item><item><title><![CDATA[I Musei del cibo della Provincia di Parma - Parma]]></title><description><![CDATA[   I Musei del Cibo della provincia di Parma, il circuito dedicato ai prodotti tipici del territorio parmense. Ne fanno parte: il Museo del Parmigiano Reggiano a Soragna, il Museo del Prosciutto e dei Salumi di Parma, a Langhirano, il Museo del Salame a Felino. Luoghi di fonti e racconti di grande fascino, i Musei del Cibo si offrono come centri dell'accoglienza, dell'esperienza dei sensi e di approfondimento della cultura dei prodotti tipici del territorio, perché non se ne perdano storia e tradizioni. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_393</link><guid>393</guid><pubDate>10/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Parma Parma Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Idro - Ecomuseo delle acque di Ridracoli - Bagno di Romagna]]></title><description><![CDATA[Realizzato all'interno del Parco delle foreste casentinesi, nello scenario suggestivo della diga di Ridracoli, Idro &#232; un innovativo science center, dove attraverso modellini, esperimenti scientifici e giochi interattivi il visitatore pu&#242; scoprire tutti i segreti dell'acqua. Il museo &#232; composto da una sede centrale, nel borgo di Ridracoli, e da poli tematici nei pressi della diga: tecnologico, per scoprire il funzionamento della diga, geologico per conoscere la struttura del territorio e naturalistico, che consente un'escursione in battello sul lago. <br />Nella struttura centrale il percorso espositivo illustra la distribuzione dell'acqua sul pianeta, l'importanza dell'acqua per gli esseri viventi, l'acqua quale elemento essenziale per la vita.<br />Molto interessante la sezione &quot;Circola l'energia in circolo&quot; che, attraverso esperienze dirette, descrive l'acqua come fonte di energia, grazie anche al collegamento con il vicino impianto fotovoltaico. <br />Il percorso comprende anche lo spettacolare filmato 3D &quot;L'acqua degli oracoli&quot; che consente un viaggio in tre dimensioni nella foresta e lungo il lago.<br />Tra i poli tematici si segnala quello naturalistico, realizzato lungo la sponda destra del lago, dove attraverso sensazioni visive, uditive e tattili, il visitatore si pu&#242; immergere nella dimensione naturale del parco.<br />                                                             ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_8</link><guid>8</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Bagno di Romagna Forli-Cesena Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Il micromondo - Nemoli]]></title><description><![CDATA["IL MICROMONDO", primo parco tematico sulla geologia della Basilicata, nasce da un'idea di due geologi lucani al fine di creare un impulso alla divulgazione delle Scienze della Terra ed una percezione più consapevole del paesaggio e delle dinamiche che lo hanno generato. Si tratta di una struttura unica nel suo genere, ideata in modo da essere facilmente fruibile non soltanto dagli esperti in materia, ma anche dalle scolaresche di ogni ordine e grado o dai semplici curiosi che abbiano voglia di apprendere nozioni scientifiche in modo originale ed immediato. <br /><br />"IL MICROMONDO" rappresenta un modo divertente ed originale di diffondere cultura: attraverso l'ausilio di modelli tridimensionali, realizzati interamente da artigiani-artisti lucani, vengono riprodotti i principali processi geologici che guidano la genesi e l'evoluzione del pianeta Terra, quali: orogenesi, vulcanismo, carsismo, terremoti, glaciazioni, fonti energetiche e tutto ciò che caratterizza il paesaggio terrestre. <br /><br />Attualmente il parco tematico si è arricchito di ulteriori aree tematiche e di una serie di effetti speciali che, se da un lato migliorano l'aspetto scenografico del parco, dall'altro canto aiutano il visitatore a cogliere in modo quasi reale il processo che si sta simulando, fino a farne gustare il brivido indotto da un terremoto o il fascino espresso da un'eruzione vulcanica. Gran parte dei modelli sono dotati di movimento, in modo da consentire al visitatore una percezione dinamica dei processi geologici; il percorso prevede anche una collezione di minerali, fossili e campioni rocciosi. <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_358</link><guid>358</guid><pubDate>17/11/2008</pubDate><author><![CDATA[Nemoli Potenza Basilicata]]></author></item><item><title><![CDATA[Il Paesaggio dell'eccellenza - Recanati]]></title><description><![CDATA[   L'Associazione culturale &quot;Il Paesaggio dell'Eccellenza&quot; &#232; stata costituita nel  2005, su iniziativa di un comitato costituito da Fimag-Gruppo Guzzini, Comune di Recanati, Universit&#224; di Camerino e Studio Conti, al fine di conservare e valorizzare il Patrimonio Industriale ed Artigianale di oltre 25 aziende che operano nei dintorni del territorio recanatese. In attesa della costituzione del Museo Permanente del Patrimonio Industriale (2009), l'Associazione ha inaugurato nel 2006 una mostra, tuttora in corso, dal titolo &quot;Tracce. Per un Museo del Patrimonio Industriale&quot; presso Villa Colloredo Mels a Recanati. <br /><br />L'Associazione il Paesaggio dell'Eccellenza ospita al suo interno oltre 25 aziende del territorio recanatese con vocazioni merceologiche molto diverse, che spaziano dal Design (Gruppo Guzzini, Brandoni, Garofoli, Gruppo Somipress) all'illuminazione (Iguzzini, Acrilux); dalla Musica (FBT ed Eko), alla comunicazione  (gruppo Pigini, Studio Conti) all'editoria per bambini (Clementoni, Eli edizioni, Rainbows); dalla Tecnologia (Campetella e Soema) alla lavorazione dell'argento (Larms, Marcello Giorgio e Valenti). L'esposizione &quot;Tracce. Per un Museo del Patrimonio Industriale&quot;, volta a rappresentare tale variet&#224; produttiva, &#232; articolata in sei temi chiave: l'Innovazione, la Comunicazione, l'internazionalizzazione, l'Arte, Il Design e il rapporto fra globale e locale. <br /><br />L'Associazione Il Paesaggio dell'Eccellenza promuove il patrimonio culturale del territorio attraverso il lavoro di ricerca funzionale alla costituzione del Museo Permanente del Patrimonio Industriale e mediante numerose attivit&#224; realizzate con i principali partner del territorio: istituzioni pubbliche e private,  scuole, universit&#224;; organizza, inoltre, mostre, eventi e visite guidate. <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_396</link><guid>396</guid><pubDate>13/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Recanati Macerata Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Istituto "Angelo Mosso" - Gressoney La Trinité]]></title><description><![CDATA[           L'istituto, che si trova al Col d'Olen, tra Piemonte e Valle d'Aosta, dipende dall'Università degli Studi di Torino. Ha una lunga storia nel campo delle ricerche di fisiologia, fisica, botanica e biologia d'alta quota. <br />Il centro, che deve il suo nome e la sua nascita ad Angelo Mosso (1846 -1910), importante studioso di fisiologia umana ad alte quote, si raggiunge solo tramite una telecabina e permette di godere di un panorama mozzafiato.<br />Nacque nel 1904 su una superficie di 100.000 mq che comprendeva anche il lago Bowditch e fu predisposto con laboratori fisiologici, fisici, metereologici, zoologici e botanici, una biblioteca e diciotto stanze per i ricercatori. Condusse un'intensa attività di ricerca fino agli anni Novanta del Novecento. Dal 1993 si cominciò a parlare di museo, ma nel 2000 un fulmine diede origine a un incendio che distrusse parte dell'edificio. <br />A breve, dopo il lavoro di restauro, l'edificio verrà riaperto al pubblico come museo dedicato all'istituto e alla ricerca biologica d'alta quota. Sarà anche sede di un laboratorio per la ricerca biomedica e del &quot;Laboratorio della neve e dei suoli alpini&quot;.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_35</link><guid>35</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Gressoney La Trinité Aosta Valle d'Aosta]]></author></item><item><title><![CDATA[Istituto e Museo di storia della scienza - Firenze]]></title><description><![CDATA[<p>Con sede nel Palazzo Castellani, attiguo alla Galleria degli Uffizi, l'Istituto e Museo di storia della scienza costituisce un punto di riferimento a livello internazionale per gli studi di storia della scienza e della strumentazione scientifica e conserva oltre 4000 reperti originali, testimonianza della grande tradizione scientifica del nostro paese.<br /></p><p>Il percorso espositivo si articola in 21 sale disposte su due piani, per una superficie complessiva di 1800 metri quadrati. Le 11 sale al primo piano sono dedicate alle raccolte medicee e riuniscono reperti di eccezionale interesse, realizzati da grandi artefici toscani ed europei. La visita inizia con tre sale in cui sono esposti strumenti matematici rinascimentali (astrolabi, meridiane, teodoliti, compassi, ecc.) e dove si trovano, tra l'altro, la collezione di strumenti inglesi di Robert Dudley e quella di strumenti tedeschi acquistata da Mattias dei Medici. Vi si possono osservare, inoltre, le splendide realizzazioni cinquecentesche di Egnazio Danti e Baldassarre Lanci che testimoniano il progresso della produzione locale nel XVI secolo. La sala successiva è quella dedicata a Galileo e raccoglie oggetti straordinari, come gli strumenti personalmente costruiti o quelli ideati dal sommo scienziato. Vi si osservano, tra gli altri, i due cannocchiali, il compasso geometrico e militare, il giovilabio e la lente obiettiva del cannocchiale con cui Galileo scoprì i "Pianeti Medicei" (satelliti di Giove); quest'ultima, inserita nella splendida cornice secentesca in avorio ed ebano di Vittorio Croster, è senz'altro il cimelio scientifico più noto al pubblico. Seguono le sale dedicate all'ottica, alla cosmografia e agli strumenti di osservazione e di ricerca. Particolare interesse rivestono gli apparati scientifici originali dell'Accademia del Cimento, teatro nel XVI secolo di esperimenti fondamentali per la storia della fisica. Il secondo piano è invece dedicato alle collezioni Lorenesi e vi si incontrano orologi, strumenti matematici, macchine di fisica, strumentaria relativa alla medicina, alla farmacia e alla chimica; qui trova posto il meraviglioso banco chimico del granduca Pietro Leopoldo. Chiudono il percorso gli apparecchi per rilevare peso, misure lineari, capacità e volume.<br /></p><p>Il museo dispone, inoltre, di uno spazio per mostre temporanee al piano seminterrato e di una ricchissima biblioteca specialistica con un'elegante e panoramica sala di consultazione.<br /></p><p>L'Istituto e Museo di storia della scienza offre anche laboratori didattici, il cui contenuto è periodicamente rinnovato. Competenti animatori, inoltre, guidano i giovani lungo i vari percorsi a tema ed espongono i principi di funzionamento e le tecniche di costruzione degli strumenti. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_229</link><guid>229</guid><pubDate>12/12/2008</pubDate><author><![CDATA[Firenze Firenze Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Istituto e Orto botanico "Pierina Scaramella" - Urbino]]></title><description><![CDATA[           L'Orto botanico fu realizzato a partire dal 1806 per volontà del botanico Giovanni de Brignole, insegnante di agraria e botanica all'Università di Urbino, il quale, necessitando di un sussidio didattico alle proprie discipline, cominciò a impiantare, in un'area prossima al convento dei Padri Conventuali, una grande quantità di specie vegetali appartenenti alla flora locale ed esotica. Nel 1826 l'orto fu ceduto all'Università e, dopo varie vicissitudini negative, tra cui la non meno rovinosa Seconda guerra mondiale, che lo hanno portato a condizioni di generale decadimento, tra gli anni Sessanta e Ottanta del Novecento, è stato oggetto di recupero e oggi rivive un nuovo periodo di floridezza grazie all'intervento della professoressa Piera Scaramelli, a cui è stato poi intitolato, che si assunse l'onere di restaurarlo, realizzando inoltre l'Istituto di botanica e ampliandone le dotazioni strumentali. L'orto dispone oggi di circa 5000 esemplari di piante rare italiane ed extraeuropee e si estende per circa 2200 mq lungo un'area inclinata suddivisa in tre settori. Due di questi sono organizzati in numerose aiuole formate da specie vegetali peculiari mentre un terzo ampio settore comprende un arboreto, due vasche con piante acquatiche e tre serre, di cui una molto grande e affiancata sul retro da una serie di alberi monumentali; vi è inoltre uno spazio dedicato alle piante aromatiche e medicinali.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_156</link><guid>156</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Urbino Pesaro Urbino Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia - Roma]]></title><description><![CDATA[           Il laboratorio di didattica e divulgazione dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha ideato e curato, all'interno della sede nazionale, un interessante percorso sul tema dei terremoti. Avvalorato da una splendida collezione di antichi strumenti scientifici provenienti da osservatori sismici, la visita propone un'appassionante chiave di lettura di questo spettacolare e al tempo stesso drammatico fenomeno, conducendo il visitatore ad analizzarne gli aspetti scientifici attraverso sistemi audiovisivi, macchine e giochi interattivi. Il percorso comprende anche la visita alla Sala di monitoraggio sismico dell'istituto, in cui giungono i segnali di tutti i terremoti che avvengono ogni giorno sul nostro pianeta.<br />L'INGV possiede anche altre sedi didattiche distaccate: il Museo geofisico di Rocca di Papa, nei Castelli Romani, il Museo dell'osservatorio vesuviano di Ercolano e i centri visitatori delle isole vulcaniche di Lipari, Stromboli e Vulcano.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_274</link><guid>274</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Kartellmuseo - Noviglio]]></title><description><![CDATA[Il Museo Kartell, fondato nel 1999 per celebrare i cinquant'anni dell'azienda e vincitore nel 2000 del premio Guggenheim come miglior museo d'impresa, si sviluppa all'interno dello stabilimento Kartell ed espone i prodotti ed i documenti conservati in sessant'anni di storia aziendale. <br />Attraverso le visite guidate, le ricerche, le pubblicazioni, l'organizzazione di mostre internazionali ed attraverso le sue straordinarie collezioni, i ricchissimi archivi dei documenti, delle fotografie e dei disegni a disposizione di studiosi e ricercatori, il Museo Kartell opera per diffondere la cultura del design presso il pubblico. <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_386</link><guid>386</guid><pubDate>09/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Noviglio Milano Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[La città dei bambini e dei ragazzi - Genova]]></title><description><![CDATA[           La Città dei bambini e dei ragazzi di Genova, nata nel 1997 su esempio della Cité des Enfants di Parigi (prima struttura europea pensata per i bambini), è un museo dedicato al gioco, alla scienza e alla tecnologia per un pubblico di età compresa tra i 2 e i 14 anni. La filosofia di questo innovativo spazio è quella di &quot;fare per sperimentare, sbagliare, dubitare, capire&quot; in un luogo pensato &quot;a misura di bambino&quot;. L'allestimento è curato nei dettagli dai puff, alle sedie, agli armadietti, proprio per ospitare i piccoli visitatori in un ambiente accogliente e ricco di colori, in cui possano sentirsi veri protagonisti, interagendo con tutto quanto li circonda.<br />Il museo comprende due grandi spazi rispettivamente per i bambini da 3 a 5 anni e per i ragazzi da 6 a 14 anni e una nuovissima area dedicata ai più piccoli, dai 2 ai 3 anni. In tutto 11 isole tematiche e 96 exhibit multimediali in cui si può costruire il proprio percorso in libertà e con creatività facendo piccole e grandi scoperte utili a soddisfare la voglia di sapere e di avvicinarsi alla scienza e alla tecnologia in modo divertente e interattivo. Alcuni esempi dai nomi suggestivi accompagnano i bambini dai 3 ai 5 anni: &quot;La casa in costruzione&quot;, &quot;Il bacino di manipolazione&quot; e &quot;Le prime scoperte&quot;; &quot;Il Vivente&quot; con il Formicaio e lo Stagno delle Testuggini, &quot;L'isola del 5 sensi&quot;, &quot;Lo studio televisivo&quot;, &quot;Le Meraviglie&quot;, &quot;La carta d'identità&quot;, &quot;Lo spazio @peiron&quot; e &quot;Il transatlantico&quot; consentono, ai più grandi, di esplorare un piccolo mondo ricco di stimoli e di ampliare le proprie conoscenze.<br />La nuova area dedicata ai piccoli (2 - 3 anni ) è la prima esperienza italiana nel campo dell'edutainement dedicata al pubblico di questa età, finalizzata a sviluppare sia la parte psicomotoria sia quella sensoriale. Il percorso, che si snoda all'interno di un mondo con bosco con tana, grotta, anfratto e fiume, passaggi sopra-sotto, casetta costruita con i tronchi d'albero, prato e rocce, permette una fruizione e un'interazione da parte di bambini e genitori alla scoperta dell'ambiente fantastico che li circonda: un'ambientazione naturalistica che mette alla prova il coinvolgimento sensoriale dei piccoli nella loro esplorazione giocosa.<br />La Città dei bambini e dei ragazzi propone una ricca offerta didattica per le scuole sui temi delle scienze, della comunicazione e dell'attualità. Animazioni, laboratori e approfondimenti affrontano i temi acqua-aria-luce, le caratteristiche del Vivente, formiche e testuggini, o ancora il &quot;dietro le quinte&quot; della comunicazione.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_132</link><guid>132</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Genova Genova Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[La Spezieria del monastero di San Giovanni Evangelista - Parma]]></title><description><![CDATA[<p>Per chi volesse fare un tuffo indietro nel tempo e rivivere l'atmosfera di un'antica farmacia pu&#242; visitare la Spezieria che una volta, gi&#224; certamente dal 1201, era stata creata a uso dei benedettini di Parma. Il monastero di San Giovanni infatti usava la spezieria per le funzioni di cura dei pellegrini che accoglieva e solo nel 1766 <br />divenne pubblica. Fu in quella data che venne murata la porta di collegamento con il monastero lasciando una sola finestrella, con inferriate, per il passaggio dei farmaci ai monaci. </p><p>Gli attuali arredi degli ambienti risalgono alla fine del Cinquecento e agli inizi del secolo successivo e sono presenti in tutte le stanze; si passa dalla sala del fuoco con il camino e le tante bilance, alla sala dei mortai con grandi vasi in maiolica e mortai in marmo e bronzo per la preparazione dei medicamenti. Nella sala delle sirene, i decori lignei del 1606 sono opera di Alessandro Vandone, mentre le pitture, infelicemente rimaneggiate, raffigurano celebri medici parmensi. Infine il percorso si conclude con il laboratorio, dove si trova il pozzo e l'ingresso alla cantina dove venivano conservate la maggior parte delle spezie; vi sono esposti alambicchi, storte e bottiglie. In tutto il percorso compare ovunque il simbolo dell'aquila, emblema di san Giovanni evangelista. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_27</link><guid>27</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Parma Parma Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Laboratorio delle macchine matematiche - Modena]]></title><description><![CDATA[<p>Il laboratorio contiene circa 200 esemplari di macchine &quot;matematiche&quot; costruite dagli insegnanti del Liceo scientifico &quot;A. Tassoni&quot;. Si tratta essenzialmente di riproduzioni funzionanti di oggetti descritti in trattati risalenti a epoche diverse. La maggior parte degli strumenti fa riferimento ai secoli XVI-XIX (per esempio prospettografi, curvigrafi, pantografi per trasformazioni), ma vi sono anche numerosi strumenti dell'antichit&#224; classica, collegati alla teoria delle sezioni coniche e alla risoluzione di problemi. Oltre agli strumenti reali sono presenti anche degli strumenti virtuali: animazioni e simulazioni interattive, schematiche o fotorealistiche, realizzate con diversi software didattici e/o professionali.<br /></p><p>Il progetto di costituire una collezione con questo materiale nasce dal fatto che la matematica &#232; una disciplina che parla di oggetti non direttamente percepibili dai nostri sensi; con le macchine invece si introducono nell'insegnamento una dimensione storica e una dimensione&#160; manipolativa e visuale. Per questo il laboratorio si delinea come un centro di ricerca sulla didattica della matematica con l'uso di questi particolari strumenti e si visita partecipando ad attivit&#224; didattiche, che insegnano l'utilizzo delle macchine e consentono la costruzione di significati complessi e dimostrazioni. Il laboratorio svolge la propria attivit&#224; espositiva soprattutto grazie a importanti mostre destinate sia al grande pubblico sia alle scuole.<br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_18</link><guid>18</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Modena Modena Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Laboratorio- Museo Tecnologic@mente - Ivrea]]></title><description><![CDATA[<p>Il Laboratorio-Museo, realizzato dalla <strong>Fondazione Natale Capellaro</strong>, promuove la conservazione delle produzioni che illustrano l'evoluzione storica delle tecnologie meccaniche ed elettroniche dello scrivere, del calcolo, dell'elaborazione dati e delle scienze dell'informazione. Grande risalto viene dato alle attivit&#224; e alle realizzazioni della Olivetti, azienda leader nel mondo. <br />L'obiettivo &#232; quello di stimolare nel visitatore un'attenzione orientata al presente e al futuro delle tecnologie e al loro potere d'incidenza sulla vita quotidiana. <br /><br /><strong>Tecnologic@mente</strong> &#232; strutturato attraverso un ideale asse del tempo. Appena entrati, nelle stanze del tesoro, si attraversa il passato. Proseguendo la visita, i laboratori del Gioc@impara sono il &quot;gate&quot; di accesso al presente e al futuro. Tecnologic@mente &#232; il contesto dove trasformare la nostalgia del passato in energia positiva per il futuro. <br />Nelle stanze del tesoro si scoprono le macchine per scrivere e da calcolo (meccaniche ed elettroniche) nate ad Ivrea e vendute in tutto il mondo. Si raccontano il genio di Camillo e Adriano Olivetti, di Natale Capellaro, di Mario Tchou e di Pier Giorgio Perotto, e il lavoro appassionato di decine di migliaia di dipendenti. Attraverso le attivit&#224; e le realizzazioni Olivetta s'illustrano la vita e la storia del territorio locale. <br />Questa sezione termina con l'avvento dell'elettronica e dell'informatica e con il mondo contemporaneo dei personal computer, dei telefonini e di internet.</p><p><br />Scoperti i tesori ed ammirati gli oggetti che pi&#249; che mai nella propria evoluzione hanno costruito il presente e il futuro si accede alle sale del <strong>Gioc@impara</strong>, che ospitano i laboratori didattici dedicati ai giovani. <br />I laboratori del Gioc@impara sono stati ideati per scoprire in modo semplice e divertente le tecnologie a cui, in un mondo saturo di parole, numeri ed immagini, siamo continuamente esposti nella vita quotidiana. <br />&quot;Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco&quot; &#232; la filosofia dei laboratori in cui &#232; possibile toccare con mano gli oggetti, fare esperienze pratiche, giocare con la tecnologia. I ragazzi creano le immagini digitali con pixel fisici vincolati da forma e colore, comunicano a distanza con il dialogo disegnato, provano diversi sistemi di calcolo e sperimentano i principi di funzionamento delle macchine da calcolo, usano i primi alfabeti e le prime tecnologie per la scrittura e la stampa, giocano con le parole e la punteggiatura, imparano a trasmettere dati attraverso il facsimile, comprendono la tecnologia elettronica alla base degli oggetti d'uso quotidiano. <br />Infine nel <strong>Laboratorio di Restauro</strong> si riparano, ripuliscono e revisionano le macchine esposte nel Museo, ma anche quelle di chi volesse restaurarne una propria. I nostri tecnici le fanno tornare al loro originario splendore. Nel Laboratorio, aperto al pubblico, si ammirano le macchine smontate e si vedono i componenti meccanici ed elettronici. <br />I visitatori possono giocare con una Programma 101 -primo computer da tovolo programmabile al mondo- e un moderno PC. Il gioco &#232; lo stesso (&quot;Angela Game&quot;), ma i giocatori hanno 40 anni di differenza; sar&#224; pi&#249; facile battere la vecchia 101 o il giovane PC? </p><p /><p /><p /><p /><p>Il Laboratorio-Museo&#160;Tecnologic@mente&#160;&#232; il <a id="anastasis_link_1426646941" title="Museo del Mese di Settembre 2009." href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Articolo/_a_ID/_v_142">Museo del Mese di Settembre 2009.&#160;</a>&#160;</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_413</link><guid>413</guid><pubDate>04/09/2009</pubDate><author><![CDATA[Ivrea Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Life Learning Center di Bologna - Bologna]]></title><description><![CDATA[                                                       Il Life Learning Center di Bologna è il primo centro italiano di ricerca e formazione permanente delle scienze della vita.<br />Ispirato alla Dolan DNA Learning Center di Cold Spring Harbour, il Life Learning Center è il risultato di un'associazione fondata nel 2000 tra l'Alma Mater Studiorum Università di Bologna, la Fondazione Marino Golinelli, il Ministero per l'istruzione, l'università e la ricerca e il Centro servizi amministrativi di Bologna.<br />Scopo del centro è la divulgazione dello studio delle scienze della vita, con particolare riferimento al mondo della scuola.<br />La struttura nasce infatti dalla constatazione della carenza presso gli istituti scolastici di adeguati laboratori per gli esperimenti delle scienze, il cui costo e la cui gestione sono di norma troppo onerosi per essere affrontati dalla singola scuola.<br />La formazione unisce pratica sperimentale in laboratorio e insegnamenti teorici in aula: sia per gli insegnanti che desiderino aggiornarsi, sia per le classi che vogliano approfondire lo studio delle scienze della vita. Il centro dispone infatti di tre laboratori (per gli insegnanti, per gli studenti, laboratorio di informatica), di un'aula multimediale, una biblioteca e una sala conferenze.<br />Il Life Learning Center ha inoltre allestito un laboratorio mobile, la "LAB CAR", che permette di allestire direttamente presso le scuole un vero e proprio laboratorio sperimentale.<br />Grazie agli importanti risultati raggiunti il Life Learning Center di Bologna è diventato, nel 2003, promotore e capofila del Life Learning Center Network, la rete di Life Learning Center, certificati sul modello bolognese, che riunisce importanti centri italiani per la diffusione della cultura scientifica.                                                                                      ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_1</link><guid>1</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Bologna Bologna Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[MASTeR- Mantova Ambiente, Scienza, Tecnologia e Ricerca -  Virgiliana (MN)]]></title><description><![CDATA["Mantova Ambiente, Scienza, Tecnologia e Ricerca" è un Laboratorio interattivo permanente, a cui possono accedere docenti, studenti e cittadini, in un'ottica di promozione e sviluppo delle attività legate all'Educazione e alla Formazione Scientifica. <br /><br />La creazione di un museo/laboratorio a carattere scientifico sperimentale ha permesso di: <br />-costituire a Mantova un primo polo museale scientifico con caratteri innovativi; <br />-supplire alle necessità e alle richieste di formazione in didattica delle scienze provenienti dai docenti e dagli studenti; <br />-rispondere, in tal senso, alle sollecitazioni provenienti dal Ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca. <br /><br /><br />I laboratori attivati sono: <br />- bolle di sapone <br />- origami volanti <br />- matematica <br />- costruzione della radio <br />- tecniche della prospettiva <br />- specchi e simmetrie <br />- illusioni ottiche. <br /><br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_354</link><guid>354</guid><pubDate>30/09/2008</pubDate><author><![CDATA[ Virgiliana (MN) Mantova Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Miniera d'oro della Guia - Macugnaga]]></title><description><![CDATA[La miniera d'oro della Guia &#232; situata nella frazione Borca di Macugnaga ed &#232; la prima miniera d'oro delle Alpi aperta alle visite turistico-culturali.<br />La valle d'Ossola &#232; una delle zone d'Italia pi&#249; ricche in oro. Le acque della valle, attraverso il torrente Toce, confluiscono nel Ticino, facendo di questo fiume il pi&#249; ricco d'oro del paese. La miniera della Guia non &#232; l'unica della valle e nemmeno la pi&#249; grande; ne sono presenti infatti a decine, e la pi&#249; sviluppata si estende per ben 80 km di gallerie. <br />Le origini della miniera risalgono ai primi anni del Settecento quando, in superficie, si notarono degli affioramenti di vene aurifere sulla montagna al di sopra dell'attuale miniera. Si decise cos&#236; di scavare un tunnel per intercettare e seguire i filoni e la miniera fu aperta nel 1710. Inizialmente gli scavi furono condotti a mano scalpellando la dura roccia granitica, successivamente fu introdotto l'uso della polvere pirica e poi della dinamite nell'Ottocento. L'estrazione dell'oro continu&#242; fino al 1945, quando la miniera fu chiusa.<br />Oggi all'interno delle gallerie &#232; allestito un museo che illustra la storia della miniera, delle genti che vi hanno lavorato, delle tecniche di estrazione e di purificazione dell'oro. La sua visita consente di godere dello spettacolo naturalistico delle grotte, dei cunicoli, delle gallerie scavate nelle pi&#249; segnate vene della montagna, in cui si rispecchia una tra le pi&#249; complesse vicende orogenetiche di tutte le Alpi. Attualmente la miniera &#232; visitabile con l'accompagnamento di una guida in un percorso che dura circa 40 minuti; la temperatura interna &#232; di 9&#176; C con un'umidit&#224; al 97%.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_316</link><guid>316</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Macugnaga Verbania Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Mondo Martini e Museo Martini di storia dell'enologia - Pessione di Chieri]]></title><description><![CDATA[<p>Il Visitor Center Martini propone ai visitatori un &quot;viaggio&quot; virtuale alla scoperta di un secolo e mezzo di attivit&#224; societaria. Si compone delle due esposizioni museali, dello Store &amp; bookshop Bacardi-Martini e dei saloni della Terrazza Martini; sull'ampia superficie circostante &#232; invece insediato lo stabilimento che rappresenta uno spaccato esemplare di cultura industriale italiana ed &#232; un valido e moderno strumento di comunicazione dell'heritage aziendale. Il <strong>Museo Martini di Storia dell'Enologia</strong> nasce nel 1961 mentre risale al novembre 2005 l'apertura della <strong>Galleria Mondo Martini</strong>. </p><p>Il Museo Martini di Storia dell'Enologia, composto da 16 sale, accoglie oggetti rituali e simbolici provenienti sia dall'archeologia classica che da quella industriale, fornendo una testimonianza non solo della storia del marchio ma anche delle antiche origini del vino. La Galleria Mondo Martini, invece, si sviluppa lungo 7 sezioni che raccontano in modo moderno e interattivo lo stile Martini. </p><p><br />Il Visitor Center partecipa ad una serie di attivit&#224; e progetti con istituzioni sia nazionali che internazionali per promuovere progetti tesi a valorizzare l'immagine del Gruppo e dei suoi marchi. La cultura d'impresa, i processi produttivi e la qualit&#224; dei prodotti possono essere approfonditi attraverso le visite guidate che raccontano il mondo di Martini &amp; Rossi. Momento conclusivo la degustazione dei prodotti, che completa e perfeziona un'esperienza unica nel suo genere. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_392</link><guid>392</guid><pubDate>10/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Pessione di Chieri Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Mostra permanente di paleontologia - Terni]]></title><description><![CDATA[<p>Grazie alle varie sezioni in cui la mostra &#232; articolata, il visitatore &#232; introdotto in un affascinante viaggio nel passato che lo porta a scoprire l'evoluzione biologica della Terra. A caratterizzare la prima sezione sono i numerosi resti fossili, principalmente riferibili a circa un milione e duecentomila anni fa, frutto degli scavi paleontologici compiuti negli ultimi quindici anni nei sedimenti continentali fluvio-lacustri di riempimento del bacino tiberino umbro. I reperti appartengono a diverse specie, soprattutto di antichi mammiferi ormai estinti, che per millenni si sono conservati in perfetto stato nei depositi degli antichi corsi d'acqua e che, riportati alla luce, rappresentano oggi preziosi strumenti per provare a delineare quello che poteva essere allora l'ecosistema dell'Umbria. </p><p>Per rendere pi&#249; comprensibili le teorie sulle trasformazioni che hanno interessato la regione, la seconda sezione si compone di suggestivi plastici che ricostruiscono l'aspetto del ter-rittorio durante la seconda fase di evoluzione del lago Tiberino, il pi&#249; grande bacino lacustre presente nell'area europea circa tre milioni di anni fa, successivamente regimato fino a divenire oggi la grande valle alluvionale nella quale scorrono i fiumi Tevere e Nera. Un terzo settore affronta infine il tema della filogenesi degli ominidi.<br /></p><p>Grazie a personale afferente che conduce costantemente ricerche paleontologiche, la struttura conserva, oltre all'esposizione museale, anche materiale fossile rinvenuto durante le campagne di scavo, tra cui spiccano veri e propri gioielli scientifici: basti citare la pi&#249; grande collezione italiana di micromammiferi oppure lo scheletro pliocenico di una balena, lungo circa quattordici metri e unico reperto, nel nostro paese, a possedere le pinne natatorie frontali conservate allo stato fossile. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_96</link><guid>96</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Terni Terni Umbria]]></author></item><item><title><![CDATA[Musei anatomici - Modena]]></title><description><![CDATA[           Il primo nucleo del museo si forma in epoca settecentesca annesso e complementare al Teatro anatomico, voluto dal duca Francesco III d'Este e realizzato su suggerimento dell'anatomico Antonio Scarpa, che proprio nell'ateneo modenese condusse le sue prime e importanti ricerche.<br />La creazione dell'attuale museo risale al 1853 e a quest'epoca datano le attuali vetrine. La collezione oggi si può dividere in quattro nuclei: di anatomia umana, dei modelli di ostetricia, la collezione Franchini e la collezione di animali vertebrati. La collezione anatomica nella sua suggestiva esposizione ottocentesca mostra raccolte di straordinario interesse per la storia della didattica e delle discipline anatomiche. Si parte dalla sala dei preparati osteologici, per proseguire con quelli artro-miologici (ossa con relative connessioni muscolari),<br />a cui segue quella contenente preparati relativi agli apparati digerente, respiratorio, circolatorio, escretore e riproduttore. L'ultima sala mostra preparati relativi agli organi di senso, alla neurologia, all'embriologia e alla teratologia (anomalie congenite gravi, definibili come mostruosità). <br />In una sala adiacente è esposta una serie di modelli in terracotta della collezione ostetrica che rappresentano lo spaccato del bacino femminile, con le diverse fasi della gravidanza e del parto, eseguiti a Bologna da Giovan Battista Manfredini fra il 1773 e il 1776 su ordinazione di Francesco Febbrari, medico ostetrico di Modena. I modelli di creta sono in tutto trentacinque tra cui sei statue a grandezza naturale. Fa parte del museo anche la collezione Franchini composta da un insieme di oggetti museali di interesse zoologico, etnologico e medico, raccolti da Giuseppe Franchini (1879-1938) nel corso della sua carriera di medico tropicalista. La collezione riveste particolare importanza sia per la sua composizione sia per le relazioni che essa ha con la nostra storia coloniale e con la storia dell'ateneo modenese, nel quale il tropicalismo vide i suoi albori con Francesco Torti per poi giungere a maturità con la fondazione da parte di Franchini dell'Istituto di patologia coloniale che in seguito divenne Clinica delle malattie infettive e tropicali. La collezione attuale si divide in medicina indigena, patologia tropicale e zoologia. In particolare, la sezione zoologica include numerose specie animali (circa 400) tra vertebrati e invertebrati. Tra i vertebrati, sono presenti numerosi campioni di rettili (di cui una parte è data da rettili velenosi), mentre tra gli invertebrati il phylum più rappresentato è sicuramente quello degli insetti, seguito dagli aracnidi.<br />L'ultima sezione del museo, dedicata alla collezione degli animali vertebrati, presenta numerosi reperti di animali (rettili, anfibi, pesci, uccelli e mammiferi), realizzati per lo più da anatomisti del XIX e XX secolo, che li utilizzavano per studi di comparazione sull'anatomia animale e umana, e una collezione di modelli anatomici  dell'uomo e di alcuni vertebrati, in materiale plastico, che vengono utilizzati per percorsi didattici con le scolaresche e per gli utenti non vedenti o ipovedenti.<br />                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_16</link><guid>16</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Modena Modena Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Musei civici e gallerie del Comune di Reggio Emilia - Reggio Emilia]]></title><description><![CDATA[Ospitati nel Palazzo di San Francesco, i Musei civici accolgono numerose raccolte riferite a vari settori disciplinari che spaziano dall'archeologia, alla storia dell'arte, alla storia della città, all'etnografia, alla storia naturale. Tra le collezioni naturalistiche, il nucleo di maggior importanza è indubbiamente costituito dal materiale proveniente dal museo privato di Lazzaro Spallanzani (l729-1799) acquistato dal comune di Reggio Emilia subito dopo la morte dell'illustre scienziato e integralmente conservato nella sua originale consistenza. La raccolta si trova esposta in due locali: una piccola sala con gli oggetti personali e di arredo, cui sono affiancati alcuni reperti vegetali, e un lungo corridoio con 21 armadi, alcuni dei quali arredo originale di casa Spallanzani, dove sono ordinati, secondo la sistematica linneana, i reperti relativi al regno animale e a quello minerale.<br /> Altre raccolte zoologiche, relative all'Ottocento e all'inizio del Novecento, sono esposte nella sala intitolata ad Antonia Vallisneri, mentre una sezione di recente creazione documenta la fauna del territorio reggiano.<br /> Le raccolte di Scienze della terra offrono una bella panoramica sulle caratteristiche litologiche, mineralogiche e paleontologiche del territorio reggiano, mentre una sala dedicata all'anatomia e alla teratologia ospita scheletri e preparati umani e animali accanto a vari esempi di malformazioni anatomiche.<br /> Le collezioni dei Musei civici comprendono anche otto erbari storici di epoche diverse che vanno dal XVII al XX secolo. Ricche e importanti anche le collezioni etnografiche provenienti da diverse regioni dell'Africa, dell'Asia e delle Americhe.                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_31</link><guid>31</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Reggio Emilia Reggio Emilia Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Musei scientifici di Villa Vitali - Fermo]]></title><description><![CDATA[  Nell'ottocentesca Villa Vitali, subito fuori le mura medievali della citt&#224; di Fermo, sono racchiuse diverse e peculiari realt&#224; museali che offrono un eclettico percorso scientifico che spazia dal campo zoologico a quelli etnografico e fisico. Vi si trovano, in particolare, <strong>Il Museo di scienze naturali &quot;Tommaso Salvatori&quot;</strong>, il <strong>Museo polare etnografico &quot;Silvio Zavatti&quot;</strong>, la <strong>Collezione di apparecchi fotografici &quot;Matacotta Cordella&quot;</strong>, e la <strong>Meteorite di Fermo</strong>, di oltre 10 chilogrammi di peso, caduta nelle campagne di Fermo nel settembre 1996. Inaugurato nel 2005, il polo scientifico si &#232; infine arricchito del <strong>Museo della pipa</strong>. <br /><br /><div style="text-align: center;"><strong>Museo di scienze naturali &quot;Tommaso Salvadori&quot;<br /> </strong><br /></div>Il museo raccoglie ed espone il materiale collezionato da Tommaso Salvadori (1835-1923) che, dedicatosi fin da piccolo agli studi avifaunistici, nell'arco della sua lunga vita riusc&#236; a divenire uno dei pi&#249; insigni ornitologi dell'Ottocento. Di lui rimane un numero impressionante di validi contributi tematici, sia sull'avifauna italiana, sia su quella esotica, ma anche la preziosa raccolta ornitologica da lui stesso realizzata grazie alle sue battute di caccia nel territorio ascolano. La collezione, radunata a partire dal 1845, all'epoca in cui Salvatori aveva appena 10 anni, e accresciutasi fino al primo decennio del Novecento, annovera complessivamente circa 500 esemplari di uccelli italiani, tra i quali alcune specie rare, quali l'otarda, il marangone minore, il pellicano e il grifone, o addirittura estinte nel nostro paese, come il francolino, il gobbo rugginoso, il gipeto e l'avvoltoio monaco. Essa, oltre all'indubbio valore storico-scientifico dei reperti, &#232; considerevole anche per l'accuratezza della preparazione tassidermica degli esemplari, frutto della sapiente mano dello stesso Salvadori e della sua perfetta conoscenza delle specie trattate. <br /><br /><div style="text-align: center;"><strong>Museo polare etnografico &quot;Silvio Zavatti&quot;<br /></strong><br /></div><ul><li><a style="font-weight: bold;" title="Scrivi a rivista.ilpolo@libero.it" href="mailto:rivista.ilpolo@libero.it">rivista.ilpolo@libero.it</a></li><li><a title="Visita il sito www.museopolare.it" href="http://www.museopolare.it/"><strong>www.museopolare.it<br /></strong></a><br /></li></ul>Il museo raccoglie il frutto delle conoscenze ricavate durante le cinque spedizioni polari compiute dall'esploratore Silvio Zavatti tra il 1959 e il 1969: campioni di flora e di fauna artica e antartica, utensili da lavoro e oggetti d'uso quotidiano eschimese, materiale etnografico, strumenti e slitte utilizzati durante le spedizioni. Un ampio spazio viene dedicato alla storia delle esplorazioni polari e in particolare a quelle di Luigi Amedeo di Savoia (duca degli Abruzzi) e del generale Umberto Nobile, testimoniate da una riproduzione in scala dell'accampamento nonch&#233; da un corredo di fotografie, oggetti e documenti inerenti l'impresa. Il museo &#232; provvisto di una preziosa biblioteca specialistica composta da circa 3000 monografie e circa 15.000 riviste a carattere polare, etnografico, antropologico e geografico; rappresenta inoltre la sede dell'Istituto geografico polare, istituito nel 1944 dallo stesso Zavatti con lo scopo di diffondere la conoscenza dei poli, di raccogliere documentazione, di promuovere spedizioni scientifiche nelle regioni artiche e antartiche.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_147</link><guid>147</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Fermo Ascoli Piceno Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo "Gianni Caproni" - Trento]]></title><description><![CDATA[Il museo dell'aeronautica Caproni nasce dalla volont&#224; di Gianni Caproni e della moglie di aprire un museo aziendale nel 1929 per conservare le tradizioni dell'azienda e dell'aviazione italiana. La sede attuale, inaugurata nel 1992, su una superficie di 1400 mq, espone circa venti velivoli sia della ditta Caproni, esemplari rari e di fascino, sia esemplari unici di ditte italiane ed estere, come il Breda 19, unico esemplare esistente del celebre biplano acrobatico degli anni Trenta, o il raro trimotore Savoia Marchetti SM79 recuperato in Libano. <br />Tutti i velivoli hanno richiesto un'attivit&#224; di restauro molto impegnativa e anche se a questi aerei non &#232; pi&#249; richiesto di volare, l'obiettivo &#232; stato quello di ripristinare pi&#249; dati tecnici possibili per rendere funzionanti, in molti casi, i motori, i comandi di volo e altri impianti di bordo.<br />L'attivit&#224; di mecenate di Gianni Caproni, anche amico di Gabriele d'Annunzio, verso i pittori futuristi ha lasciato una raccolta di dipinti di un certo interesse, con opere di Giacomo Balla, Fortunato Depero e Alfredo Gauro Ambrosi.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_107</link><guid>107</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Trento Trento Trentino Alto Adige]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo A come Ambiente - Torino]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo A come Ambiente, ubicato nell'area dell'ex Michelin a Torino, &#232; un museo interattivo e multimediale sull'educazione ambientale.<br />Inaugurato nel 2004, &#232; il primo in Europa dedicato interamente a questo tema. Il percorso, che si snoda tra video, giochi, laboratori, allestimenti ed exhibit interattivi, &#232; suddiviso in 3 grandi aree: &quot;Energia/ Trasporti&quot;, &quot;Rifiuti&quot;, &quot;Acqua&quot;.<br />Ogni sezione parte dal vissuto quotidiano, con un occhio al passato, e mostra le tecnologie contemporanee attraverso le quali &#232; possibile evitare l'inquinamento.<br />La prima sezione, &quot;E come Energia&quot;, propone exhibit e filmati dedicati all'energia: molto interessanti sono un filmato che mostra la trasformazione dell'energia; &quot;l'elettrodomestico universale&quot;, exhibit che consente di smontare un elettrodomestico e costruirne uno totalmente nuovo; infine, l'esperienza &quot;se io fossi acqua&quot;, che mette alla prova il visitatore chiedendogli di generare, con la propria forza, la stessa energia che muove un mini impianto idroelettrico.<br />La seconda sezione &quot;Erre come rifiuti&quot; introduce alla storia del consumo e all'importanza del riciclo attraverso numerosi exhibit come &quot;La discarica in soffitta&quot; e &quot;Ogni rifiuto per la sua strada&quot;. &quot;H2O un liquido speciale&quot;, infine, illustra il mondo dell'acqua: ci si pu&#242; improvvisare meteorologi con l'exhibit &quot;Piover&#224; o non piover&#224;&quot;, o scoprire il ciclo di vita dell'acqua e il suo utilizzo come forza motrice (exhibit &quot;La forza dell'acqua&quot;). All'ultimo piano del museo, sopra un'ampia terrazza, sono inoltre allestiti un laboratorio di manualit&#224; creativa e una piccola stazione meteo. &#200; attualmente in fase di realizzazione il &quot;Guscio esterno&quot;, una tensostruttura coibentata, che sar&#224; utilizzata per mostre temporanee, eventi e manifestazioni. </p><p /><p>Il Museo A come Ambiente &#232; il <a id="anastasis_link_190375439" title="Museo del mese di marzo 2009" href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Articolo/_a_ID/_v_72">Museo del mese di marzo 2009</a>&#160;</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_325</link><guid>325</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Torino Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo Alessi - Crusinallo di Omegna]]></title><description><![CDATA[Il Museo Alessi, voluto dallo stesso Alberto Alessi per testimoniare la storia dell'azienda dal 1921 ad oggi, è stato inaugurato nel 1999. Il museo è ospitato all'interno della fabbrica e coniuga le esigenze di conservazione e di ricerca tipiche dell'archivio con quelle espositive di una collezione di design. <br />Il Museo Alessi colleziona prototipi, disegni, fotografie, rassegne stampa, pubblicazioni e cataloghi non solo dell'Alessi, ma anche di altre aziende che documentano la storia del casalingo e del Design italiano. Il museo, tra l'altro, funziona come vero e proprio centro di documentazione: i designer dell'Alessi utilizzano le collezioni come fonte di inofrmazioni da cui partire per la progettazione dei nuovi prodotti, mantenendo una continuità tra nuove creazioni e esperienze del passato. <br />Il Museo, inoltre, organizza mostre, workshop e attività di ricerca sull'azienda e la sua storia nei principali Musei di design, di arte contemporanea e in istituzioni culturali e universitarie e offre servizi di prestito e consulenza storico-critica a sostegno di progetti curatoriali che includono materiale della collezione Alessi. <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_366</link><guid>366</guid><pubDate>13/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Crusinallo di Omegna Verbania Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo anatomico - Napoli]]></title><description><![CDATA[È uno dei musei anatomici più antichi d'Italia e conserva numerosi e importanti reperti, di grande valore storico e didattico. La grande sala in cui è ospitato e i suoi armadi lignei hanno ancora un sapore tutto ottocentesco come la maggior parte dei pezzi qui conservati. Il primo nucleo della collezione fu raccolto da Marco Aurelio Severino presso l'Ospedale di San Giacomo Apostolo, mentre un secondo fu allestito da Domenico Cotugno presso l'Ospedale degli Incurabili. Cotugno, sostenitore dell'importanza delle dissezioni anatomiche, volle iniziare la raccolta con un nucleo di pezzi anatomici disponibili per la didattica agli studenti; la collezione fu in seguito arricchita durante tutto il corso del XIX secolo. Nel museo vi sono preparati celebri: apre l'esposizione un omero, l'unico osso rimasto, dello scheletro preparato dal celebre anatomista Andrea Vesalio, autore del De humanis corporis Fabrica e donato all'Accademia di Basilea nel 1544.<br />L'esposizione continua con i preparati per pietrificazione di Efisio Marini, che utilizzò una tecnica simile a quella di Girolamo Segato e di Gorini. Una curiosità da wunderkammer spicca nell'esposizione: un tavolino, il cui piano è costituito da un intarsio apparentemente marmoreo, ma in realtà formato da pietrificazioni di sangue, cervello, fegato e polmone, con al centro una mano di giovane donna. Numerosa è anche la raccolta di cere anatomiche composta da statue, tra cui una miologica che evidenzia le muscolature e una che dimostra l'albero vascolare. Molti sono anche i modelli patologici e di vere e proprie mostruosità e cere di embriogenesi. Ricca è anche la collezione di teschi con ritrovamenti provenienti da Pompei ed Ercolano e con la serie dei quattro crani della Vicaria: sono i teschi di Giuditta Guaitamacchia, del padre, del sicario e di un giovane chirurgo, finiti sulla forca per una storia di lussuria e costumi corrotti.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_216</link><guid>216</guid><pubDate>21/11/2008</pubDate><author><![CDATA[Napoli Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo anatomico "Giovanni Tumiati" - Ferrara]]></title><description><![CDATA[           La fondazione del museo si deve a Giovanni Tumiati (1761-1804), docente di anatomia e di ostetricia. La prima collezione donata dal medico all'Università venne nel 1731 collocata a fianco del Teatro anatomico. Ma dopo questa precoce fondazione il museo fu per qualche tempo dimenticato e ancora nel 1830 constava solo di 300 preparati (di cui 14 riconducibili al fondatore).<br />Fu Lionello Poletti, nel corso dell'Ottocento, secolo d'oro nello sviluppo delle collezioni anatomiche, a far conoscere il museo in tutta Europa, in particolare per le importanti collezioni di embriologia. <br />Il museo, dopo vari trasferimenti, tra cui uno anche nel palazzo estense di Schifanoia, si trova nella sede attuale dal 1984. Vi sono esposti tutti i preparati divisi per argomenti e per tecniche di realizzazione: dalla sezione osteologica, all'anatomia dissettoria dei muscoli, dei vasi, dei nervi e dei visceri. <br />Si segnalano in particolare alcune statue in gesso, collocate in tre vetrine, colorate con pigmenti e sfumature naturali, di autori ignoti e bei modelli in cera ottocenteschi opera di Calenzuoli, artista fiorentino attivo nel Museo di storia naturale di Firenze, e di Ziegler. Di pregio sono anche i quattro modelli dell'organo della vista realizzati da Tortori, anch'esso preparatore del museo di Firenze. Molti sono anche i preparati in liquido che occupano una decina di vetrine. Tanti gli strumenti anatomici tra i quali seghe, coltelli, microscopi e un trapano da dentista a pedale.<br />La visita può continuare in Palazzo Paradiso con <strong>Il Teatro anatomico</strong> (via delle scienze 17; tel. 0532/418200; lun - ven 9.00 - 19.30; sab 9.00 - 17.30)<br />voluto nel 1731 dall'anatomista Giacinto Agnelli e progettato dall'architetto Francesco Mazzarelli. A pianta ottagonale dispone di due diversi ingressi per separare gli studenti dalla zona di ingresso del docente e dei cadaveri.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_10</link><guid>10</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Ferrara Ferrara Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo anatomico "Luigi Rolando" - Sassari]]></title><description><![CDATA[           Il museo nato nel 1912 conserva 160 preparati anatomici, i più antichi dei quali risalgono ai primi decenni dell'Ottocento. L'esposizione tocca tutte le sezioni dell'anatomia dall'osteologia, alla miologia al sistema nervoso (con i calchi in cera realizzati da Luigi Rolando e gli encefali preparati da Giacomo Pitzorno con il metodo messo a punto da lui stesso) alla splancnologia, all'anatomia topografica e all'angiologia. Tra le curiosità segnaliamo una mano di giovane donna conservata allo stato coriaceo, con la proprietà di mantenere morbidezza e colorito normale, preparata da Efisio Marini, celebre per questa tecnica di conservazione, rimasta segreta. Il museo possiede anche una ricca biblioteca con testi a partire dal XVI secolo.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_57</link><guid>57</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Sassari Sassari Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo anatomico veterinario - Parma]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo, oggi utilizzato prevalentemente a scopo didattico, ebbe origine nel 1845 grazie all'opera del professor Lemoigne. Nell'anno della sua fondazione il museo acquis&#236; uno dei pezzi ancora oggi tra i pi&#249; importanti, un modello di cavallo in gesso donato dal professor Waldinger. </p><p>Nelle sue sale sono conservati circa 500 preparati anatomici a secco e ossei, scheletri pi&#249; comuni come quelli di cane, gatto, asino o pi&#249; insoliti come quelli di cammello, dromedario e delfino. Diverse sono le statue miologiche, dove si evidenzia la muscolatura di cavalli e di cani oltre a diversi modelli realizzati in cartapesta, alcuni dei quali risalenti alla fondazione. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_23</link><guid>23</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Parma Parma Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo antropogeografico - Amandola]]></title><description><![CDATA[                      Il borgo di Amandola, a cinquecento metri sulle pendici orientali dei Monti Sibillini, deve il suo suggestivo nome alla pianta di mandorlo che la leggenda vuole si trovasse sulla sommità di Castel Leone, uno dei castelli che costituirono il comune nel 1248. È nel chiostro della chiesa gotica di San Francesco, al centro del paese, che è nato nel 2005, su un progetto del Parco dei monti Sibillini e di Legambiente, il Museo antropogeografico  con l'obiettivo di favorire la conoscenza del  territorio del parco nazionale dei monti Sibillini nei suoi molteplici aspetti naturalistici e culturali. Punto di partenza quasi obbligato per chi voglia fare un'escursione in questa zona,  è un museo di nuova concezione che coinvolge il visitatore con giochi didattici, postazioni multimediali, proiezioni e plastici. Vi si scoprono le diversità fisiche e biologiche, la vegetazione e  la fauna, ma anche la letteratura e la tradizione dei luoghi. Tra le curiosità segnaliamo un pannello sonoro per conoscere le specie dei vari uccelli del parco e una serie di pannelli girevoli. Il museo organizza diverse attività per i ragazzi e per le scuole: dalla piccola caccia al tesoro, all'interno del museo, alle uscite sul campo come il laboratorio "Gli alberi del parco" oppure "Il magico regno della Sibilla" per scoprire le leggende legate alla maga Sibilla e al lago di Pilato.                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_140</link><guid>140</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Amandola Ascoli Piceno Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo astronomico e geofisico - Modena]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo astronomico e geofisico (MAG) &#232; un luogo ricco di storia. Ha sede nel&#160; torrione di levante del Palazzo Ducale di Modena (sede dell'Accademia militare) dove, nel 1826 venne fondato, su decreto chirografo del duca Francesco IV d'Este, l'antico Osservatorio astronomico, poi diventato geofisico.<br />Il museo espone antichi&#160; strumenti astronomici, meteorologici e geofisici come i telescopi di Giovan Battista Amici e Fraunhofer, il pluviometro di Ragona e i pendoli astronomici. <br /></p><p>Fra i molti strumenti rinati grazie a un recente restauro si pu&#242; ammirare il cerchio meridiano di Reichembach, uno strumento unico in Italia e in Europa. <br />Tra le attivit&#224; di ricerca svolte nel museo sono notevoli gli studi geofisici, tra i quali, per esempio, una serie storica di dati meteorologici tra le pi&#249; lunghe d'Italia, gli studi sul clima di Modena e sugli effetti locali di mutamenti climatici a grande scala. Nel 2001 sul tetto del museo &#232; stata ripristinata la specola astronomica con la grande cupola in rame, cos&#236; com'era fino al 1896, epoca in cui fu abbattuta in quanto non venivano pi&#249; eseguite osservazioni astronomiche e occorreva una terrazza adatta a nuove misure meteorologiche, geofisiche e di elettromagnetismo.<br /></p><p>Molto importante &#232; anche la collezione della biblioteca storica dell'antico osservatorio, con volumi astronomici e geofisici risalenti al XVI secolo fra cui le Effemeridi di Cornelio Malvasia e la Carta Lunare di Geminiano Montanari, vari volumi e contributi di osservatori di tutto il mondo coi quali l'osservatorio manteneva corrispondenza e scambi di pubblicazioni, e ancora importanti manoscritti con le osservazioni giornaliere contenenti anche notizie storiche dell'epoca (XIX-XX secolo).<br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_19</link><guid>19</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Modena Modena Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo Birra Peroni - Roma]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo Birra Peroni, costituito nel 2001, nasce con l'obiettivo di recuperare la memoria storica aziendale e di documentare gli aspetti produttivi, commerciali e di costume che hanno sancito il successo del marchio Peroni. Il museo, ospitato all'interno dello stabilimento di Roma, ripercorre la storia dell'azienda, a partire dal 1846, evidenziando la sua capacit&#224; di coniugare la qualit&#224; in campo birrario con l'adozione di un innovativo linguaggio pubblicitario. L'Archivio, dichiarato di notevole interesse storico dalla Soprintendenza Archivistica per il Lazio nel 1996, persegue gli obiettivi della conservazione e della valorizzazione della memoria storica. </p><p><br />Il Museo si articola in tre sezioni; nella prima la storia della produzione Peroni &#232; completata da una esperienza olfattiva e tattile, a conferma della naturalit&#224; del prodotto. Nella seconda sezione l'evoluzione del packaging e del materiale promozionale illustrano la storia commerciale, mentre la comunicazione &#232; affidata alle immagini della terza sezione. L'Archivio ospita circa. 200 m lineari di fascicoli registri, scatti fotografici, oggettistica, packaging e materiale pubblicitario. </p><p><br />Il Museo organizza visite guidate e percorsi didattici alla scoperta del gusto e della storia Peroni. Funziona come centro di ricerca per studiosi e studenti del settore e collabora con universit&#224; del territorio. L'Archivio, dopo essere stato dettagliatamente inventariato, &#232; ora a disposizione di studenti e ricercatori. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_397</link><guid>397</guid><pubDate>16/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo botanico - Padova]]></title><description><![CDATA[           A fianco dell'Orto botanico si trova il Museo botanico di Padova che nacque come Erbario nel 1835 in seguito alla donazione di Giuseppe Antonio Bonato della sua raccolta di piante essiccate e di quella del suo predecessore Giovanni Marsili. A questo primo nucleo si sono aggiunte negli anni non solo altre piante essiccate, ma anche alghe, funghi, muschi, licheni, galle, legni, semi e frutti. L'Herbarium Patavinum ha sede in due stanze nell'edificio prospiciente l'Orto botanico e conserva 500.000 piante essiccate. Tale materiale è storicamente diviso in due grossi gruppi, designati come HV (Herbarium Venetum) e HG (Herbarium Generale), che comprendono le piante raccolte nelle Venezie (Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto) e quelle provenienti dalle altre regioni italiane, dall'Europa e dal resto del mondo. Nelle stanze attigue all'Erbario sono conservati semi, frutti, legni e due collezioni di funghi risalenti alla metà dell'Ottocento. Una è composta da 62 esemplari modellati in creta dipinta da Egisto Tortori, noto per i suoi lavori realizzati anche a Firenze e Pisa. L'altra raccolta è opera di Carlo Avogadro degli Azzoni ed è costituita da 123 funghi in cera. Questi funghi hanno una peculiarità: la diversa colorazione delle basi aiuta a distinguere quelli commestibili (verde), incerti (rosso) e velenosi (neri).                               ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_186</link><guid>186</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Padova Padova Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo botanico della Lessinia "Giovanni Zantedeschi" - Fumane]]></title><description><![CDATA[           Il museo è dedicato a Giovanni Zantedeschi (1773-1845) letterato, medico e botanico nato a Molina,  a cui si deve la scoperta e la prima descrizione del laserpizio nitido, pianta indigena ed endemica, della famiglia delle ombrellifere.<br />Il percorso museale descrive le diverse specie arboree, arbustive ed erbacee della flora del Parco regionale della Lessinia, all'interno del quale il museo si trova. Per ogni pianta esposta c'è un pannello che indica luogo, data di raccolta, famiglia e nome (scientifico, volgare e locale) e segnala le parti più importanti da un punto di vista sistematico, come le foglie, le radici o i fiori. <br />Sono illustrate le varie fasce di vegetazione che vengono a crearsi in base all'altitudine: la fascia dei coltivi;  quella della roverella (600-900 m s.l.m.), dove si trovano carpino nero, roverella e castagno; quella del faggio (1000-1400 m s.l.m.) con l'abete e il pino silvestre; quella degli arbusti contorti con cespugli di pino mugo e rododendro; quella delle praterie alpine (8000 m s.l.m.) dove si trovano solo piante erbacee. <br />Largo spazio è dato, inoltre, alle orchidee, alle piante protette della Regione Veneto, ai funghi, alle piante officinali e ai licheni.<br />All'interno del museo è allestito un laboratorio dove il visitatore può osservare le piante al microscopio stereoscopico, o studiare rocce o insetti in prima persona.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_200</link><guid>200</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Fumane Verona Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo Cappella Sansevero - Napoli]]></title><description><![CDATA[Nella famosa Cappella Sansevero, edificata intorno alla fine del XVI secolo da Giovan Francesco di Sangro, duca di Torremaggiore, come luogo sepolcrale di famiglia, sono conservate alcune strane opere artistiche che hanno da sempre stimolato la curiosit&#224; della gente e fatto s&#236; che nel tempo questo edificio sacro divenisse una vera e propria meta di attrazione turistica. A conferire tutta questa popolarit&#224; sono certamente alcune celebri statue, prima fra tutte quella del cosiddetto Cristo velato, scultura in marmo realizzata con sorprendente realismo ed espressivit&#224; dal napoletano Giuseppe Sammartino nel 1753. Scendendo per una ripida scala e arrivando nella cripta, si trovano, tuttavia, due opere di interesse scientifico non meno suggestive e conosciute, anche se indubbiamente sconcertanti: si tratta di due macchine anatomiche costituite da due corpi umani in posizione eretta, uno maschile e uno femminile, scarnificati dell'involucro esterno per mostrare la struttura scheletrica avviluppata nel sistema circolatorio. Eseguite dal medico palermitano Giuseppe Salerno, secondo la tradizione, sarebbero il frutto di un esperimento di Raimondo di Sangro, il settimo principe di Sansevero, a cui si deve, nel Settecento, la trasformazione radicale della cappella e il suo caratteristico adornamento giunto fino ai giorni nostri. Vissuto tra il 1710 e il 1771, il principe si distinse nella vita culturale partenopea come gran mecenate ed eclettico personaggio appassionato di scienze, di invenzioni e di alchimia. La sua carismatica figura fu per&#242; foggiata dalla fantasia popolare che costru&#236; su di lui favolose dicerie ritraendolo come un vero e proprio stregone, uno studioso di magia in contatto con il diavolo e capace di orrendi crimini. Ben si inseriscono in questo contesto le due macabre statue anatomiche, che si tramanda siano i resti dei corpi di due servitori che egli sottopose a un esperimento anatomico consistente nell'inoculazione di una misteriosa sostanza di sua invenzione, in grado di &quot;metallizzare&quot;, fino all'ultimo capillare, l'intero sistema venoso e arterioso. Infinite sono state le domande su questa raccapricciante operazione, tra cui quella sulla possibilit&#224; che i due corpi fossero ancora in vita all'inizio dell'esperimento, oppure quella sulla natura, biologica o artificiale, della minuziosa rete dei vasi circolatori estremamente fedele alla realt&#224;. Di fatto, questo velo di mistero che avvolge le due opere rappresenta un autentico polo di attrazione che ben si conf&#224; con la nomea dell'intera cappella la quale, si dice, durante le notti di Natale e Pasqua, si illumini misteriosamente e faccia scaturire dal suo interno un suono d'organo e un forte odore di incenso. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_217</link><guid>217</guid><pubDate>04/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Napoli Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico "Brancaleoni" - Piobbico]]></title><description><![CDATA[Il museo è collocato nei locali del Palazzo Brancaleoni (XIII secolo) che, con le loro pareti in pietra, funzionano da splendida cornice alle varie sezioni in cui l'esposizione è articolata e soprattutto a quella di maggior rilievo, la collezione geopaleontologica, costituita da oltre 10.000 fossili provenienti dai giacimenti neozoici, cenozoici e mesozoici del massiccio del Monte Nerone e in località limitrofe.<br />Grazie alla successione cronostratigrafica secondo cui è stata allestita una parte del materiale, e grazie a plastici che rappresentano il territorio mettendo in relazione i reperti con le varie località a interesse geoturistico della zona, l'area del Monte Nerone viene facilmente letta e interpretata in chiave scientifica, ma anche apprezzata per gli itinerari geologici che essa dimostra di offrire. A questo proposito, presso la struttura sono stati realizzati una guida e dei percorsi geoescursionistici per chiunque desideri visitare il sito fossilifero in cui sono stati rinvenuti i reperti esposti. Altre sale del palazzo rivelano invece altre realtà naturalistiche riferite alla stessa zona geografica: in una è infatti alloggiata la collezione di ornitologia locale, costituita da oltre cento reperti, mentre altre tre sono dedicate alla speleologia e in una di esse è possibile osservare un esemplare intero di Ursus spelaeus, il grande orso delle caverne, vissuto sul Monte Nerone 300.000 anni fa e scomparso durante l'ultima glaciazione.<br />Vi si trovano infine un settore dedicato alla numismatica e uno in cui sono esposti interessanti reperti archeologici riferibili all'età del bronzo, gallici e romani e reperiti nei dintorni di Piobbico.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_150</link><guid>150</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Piobbico Pesaro Urbino Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico "Federico Eusebio" - Alba]]></title><description><![CDATA[Nasce nel 1897 come raccolta storico-archeologica e, a met&#224; anni Settanta, viene arricchito con le nuove sezioni sulla storia naturale del territorio. Oltre all'esposizione delle raccolte archeologiche, con materiali che vanno dal quinto millennio avanti Cristo al secondo dopo Cristo, vi si trova una sala dedicata ai vertebrati che vivono nella zona di Alba. Le collezioni di paleontologia e mineralogia completano il percorso naturalistico, illustrato grazie a pannelli che forniscono informazioni significative sui reperti.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_311</link><guid>311</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Alba Cuneo Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico "Umberto Nobile" - Lauro]]></title><description><![CDATA[Dal settembre 1988 il suggestivo castello cinquecentesco appartenuto ai marchesi Pignatelli ospita un originale museo fortemente voluto dalla popolazione di Lauro per commemorare e celebrare l'illustre compaesano Umberto Nobile. Grazie alle donazioni effettuate al comune dalla famiglia del generale, il museo &#232; in grado di esporre numerosi documenti e cimeli che illustrano la vita e le imprese del famoso aeronauta. Tra gli oggetti esposti rivestono un particolare interesse storico gli strumenti e gli indumenti, utilizzati nelle spedizioni polari del 1926 e del 1928, effettuate rispettivamente con i dirigibili Norge e Italia, che fruttarono al nostro paese il primato nell'aver condotto a buon fine la prima spedizione scientifica con il raggiungimento del Polo Nord. Fra i documenti in esposizione, riveste particolare interesse storico il cosiddetto &quot;brogliaccio&quot;, ossia il libro di bordo della spedizione polare del Norge, in cui &#232; contenuta la storica annotazione dell'arrivo al polo.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_209</link><guid>209</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Lauro Avellino Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico dei fossili di Besano - Besano]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo, piccolo ma ricco di pezzi rari, espone più di 120 reperti provenienti dal giacimento di Besano, conosciuto in tutto il mondo fin dall'Ottocento perché ha restituito grandi quantità di reperti di invertebrati, pesci, rettili marini e terrestri e piante dell'era Mesozoica, risalenti al Triassico Medio (circa 235 milioni di anni fa), provenienti dagli scavi effettuati alle pendici del monte Orsa dove, circa 300 milioni di anni fa, si estendeva il mare di Besano.<br /></p><p>Fra i pezzi più interessanti del museo segnaliamo il calco del Besanosaurus, che con i suoi 6 metri di lunghezza è il più grande rettile marino fossile mai ritrovato in Italia e accuratamente studiato dal useo di storia naturale di Milano, dove è conservato l'originale. Vi è, inoltre, il dinosauro di Saltrio, il primo grande mammifero carnivoro ritrovato in Lombardia di cui non vi sono precedenti in Italia. Ultimo reperto giunto ad arricchire le collezioni è il Saurosphargis, un rettile preistorico che può essere considerato a metà tra il gruppo dei Nothosauri e dei Placodonti. Il museo è dotato di un'area laboratorio e di uno spazio video che presenta la storia e le attività del giacimento. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_283</link><guid>283</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Besano Varese Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico delle scienze - Pordenone]]></title><description><![CDATA[Il museo, nato intorno agli anni Settanta del secolo scorso e trasferito nella sede definitiva del cinquecentesco Palazzo Amalteo dopo il sisma del 1976, &#232; strutturato in varie sezioni in cui sono presentate esposizioni permanenti di reperti faunistici, ma anche varie ricostruzioni di habitat locali o di ambienti del Quaternario italiano. Nella sezione preistorica sono ad esempio proposti due diorami, di cui uno dedicato alla fedele ricostruzione dell'accampamento di Homo erectus rinvenuto a Isernia.<br />In altre sale espositive si trova l'importante collezione ottocentesca di avifauna esotica, appartenuta a Oddo Arrigoni degli Oddi, padre del celeberrimo ornitologo Ettore. La parte zoologica comprende anche altre raccolte ornitologiche, mammiferi locali ed esotici, vari anfibi e rettili conservati in alcol e infine un ricco nucleo di materiale entomologico. Il museo annovera inoltre una collezione botanica, con migliaia di fogli d'erbario, una sezione mineralogica, con la collezione Rimoli, di oltre 10.000 campioni, considerata la pi&#249; completa raccolta di minerali dell'Alpe Adria, e infine una paleontologica, con centinaia di fossili dell'intera regione. Tra le particolarit&#224; dello spazio espositivo vi &#232; senz'altro la cosiddetta saletta del Theatrum Naturae, che riproduce una &quot;camera delle meraviglie&quot;,&#160; esemplificativa della concezione museale del XVI e del XVII secolo.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_120</link><guid>120</guid><pubDate>08/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pordenone Pordenone Friuli Venezia Giulia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di Aci Castello - Aci Castello]]></title><description><![CDATA[<p>Ricavato nell'imponente Castello Normanno, eretto nell'XI secolo e appartenuto a Ruggero di Lauria, il Museo civico di Aci Castello &#232; suddiviso in tre sezioni: mineralogica, paleontologica e archeologica.<br /></p><p>La sezione di mineralogia illustra la situazione geologica sottomarina delle isole di Lachea e del Castello: vi si trovano basalti colonnari e pillows di lava (esemplari rarissimi). <br />Vi si possono ammirare, inoltre, alcuni minerali dell'Etna e di vulcani preesistenti, come l'ematite Biancavilla che si distingue per la sua luminosit&#224;, ed esempi di selce e ossidiana, le due pietre pi&#249; importanti per la preistoria dell'uomo. <br /></p><p>La sezione di paleontologia, corredata di pannelli che illustrano la deriva dei continenti, conserva numerosi fossili, alcuni risalenti a 150 milioni di anni fa, e fossili su argilla risalenti a 1.300.000 anni fa ritrovati sulle colline sopra Aci Castello, testimonianza che allora il mare ricopriva interamente la zona dove sorge la citt&#224;. Tra i reperti pi&#249; interessanti si possono citare le ossa e i denti fossilizzati di un Cervus elaphus e di un Elephas falconeri (l'elefante nano). Da notare, infine, che il museo ospita un orto botanico, costituito in prevalenza da piante grasse. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_61</link><guid>61</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Aci Castello Catania Sicilia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di Allumiere "Adolfo Klitsche de la Grange" - Allumiere]]></title><description><![CDATA[Il museo nasce nel 1956 per esporre i materiali di scavo raccolti nel territorio circostante l'abitato di Allumiere. Il paese si trova infatti in un'area, quella del complesso dei Colli Ceriti e dei Monti della Tolfa, ricca di siti archeologici e soprattutto di giacimenti minerari, dai quali &#232; stato estratto fin dal XV secolo l'allume di rocca (da cui origina il nome del paese) e che, per secoli, sono stati oggetto di ricerca e di sfruttamento generale. In quelli che furono gli uffici e i magazzini delle miniere gestite allora dallo Stato Pontificio nel cinquecentesco Palazzo Camerale, si and&#242; costituendo una sorta di Antiquarium che, una volta consegnato il palazzo all'ente comunale, divenne conseguentemente la sede espositiva di cospicue raccolte paleontologiche, archeologiche, geominerarie e naturalistiche.<br />Complessivamente nel museo sono conservati 4000 campioni di cui pi&#249; di un terzo in esposizione; dal 2002 il nuovo allestimento propone, attraverso quattro sezioni su due piani, numerosi reperti che testimoniano i vari aspetti naturalistici (faunistici e floristici) del territorio e le consistenti tracce che ha lasciato l'attivit&#224; umana dal Paleolitico fino al Rinascimento nel Lazio settentrionale. Particolare rilievo &#232; dato alla sezione geomineraria, in cui vengono mostrate l'evoluzione e la composizione dei Monti della Tolfa e viene enfatizzata l'importanza dell'allume, il minerale ricavato dall'alunite nelle miniere di questi monti, il cui largo impiego nella concia delle pelli, per il fissaggio del colore sui tessuti e per la produzione del vetro e della carta, ha segnato positivamente l'economia e le sorti del paese.<br />Presso il museo viene svolto un servizio didattico che compendia le visite guidate con attivit&#224; presso laboratori specifici presenti in ciascuna delle quattro sezioni. Il museo offre inoltre la possibilit&#224; di condurre percorsi guidati alle aree archeologiche e naturalistiche del territorio circostante.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_257</link><guid>257</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Allumiere Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di paleontologia - Empoli]]></title><description><![CDATA[<p>Situato nel cuore di Empoli, nello storico Palazzo Ghibellino, il museo fu istituito nel 1989 grazie alla collaborazione del Gruppo paleontologico e mineralogico empolese. Vi si conservano raccolte geologiche e paleontologiche che comprendono, tra l'altro, oltre 30.000 fossili della regione e in particolare i molluschi delle malacofaune tropicali dei depositi pliocenici toscani.<br /></p><p>Il percorso espositivo si articola su due piani: al piano terreno un ampio locale illustra le ere geologiche, l'evoluzione dell'uomo e la malacologia. A questo segue la sala del Pliocene che introduce all'evoluzione climatica e fisiografica dell'area mediterranea agevolando la comprensione delle associazioni malacologiche del Pliocene toscano esposte nella vetrina successiva.<br /></p><p>Al piano superiore si trova un diorama con i modelli in grandezza naturale di un Velociraptor e di un Protoceraptus riprodotti mentre ingaggiano una cruenta lotta. Segue la Sala di scienze della terra, dedicata alle principali caratteristiche fisiche del nostro pianeta, al concetto di biosfera e ai processi di fossilizzazione in generale, compresi quelli che portano alla formazione del petrolio.Annesso al museo si trova il laboratorio di educazione ambientale che organizza corsi, visite guidate e incontri didattici rivolti a ragazzi delle scuole elementari. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_227</link><guid>227</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Empoli Firenze Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di paleontologia e mineralogia - Campomorone]]></title><description><![CDATA[<p>Questo piccolo museo, ospitato nella sede comunale di Palazzo Balbi, &#232; costituito di tre sale espositive, un laboratorio didattico e una sala per audiovisivi. Propone un percorso alla scoperta del mondo dei fossili (con circa 2000 reperti) passando dalla paleontologia, alla paleoantropologia ai minerali e alle rocce. Una vetrina presenta una ricostruzione di dinosauri e pi&#249; in l&#224; un plastico ricostruisce la vita degli uomini nella preistoria.<br /></p><p>Il museo, anche se in poco spazio, ha attivato interessanti laboratori di paletnolologia rivolti alle scuole che propongono anche esercitazioni pratiche come la macinatura del grano, la raschiatura delle pelli e la tessitura. Il nuovo laboratorio di Scienze della Terra propone invece ai ragazzi alcune attivit&#224; mirate allo sviluppo dei seguenti argomenti: il cuore della terra, i minerali e le rocce magmatiche. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_129</link><guid>129</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Campomorone Genova Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di Rovereto - Rovereto]]></title><description><![CDATA[Sorto nel 1851 il museo di Rovereto ha saputo trasformarsi e crescere come istituzione aperta alla citt&#224; che ospita ricche collezioni, dall'archeologia alle scienze naturali con sezioni dedicate alla zoologia, alla botanica, all'astronomia e alle scienze della terra. Come affermano con orgoglio gli organizzatori &quot;&#232; molto pi&#249; di una vetrina di reperti: &#232; un progetto culturale&quot;.<br />Infatti &#232; particolarmente intensa l'attivit&#224; didattica rivolta al territorio con percorsi di approfondimento e laboratori rivolti a tutti i livelli di istruzione dalle elementari all'Universit&#224;. Per i pi&#249; piccini vi sono proposte che portano alla scoperta del mondo dei sassi o delle stelle, per fare un esempio, oppure per i pi&#249; grandi laboratori dai titoli accattivanti come &quot;I razzi nel cielo di Rovereto&quot;, &quot;Robot per tutti&quot; o &quot;Le scienze in laboratorio&quot;.<br />Le sale espositive sono attualmente dedicate all'allestimento &quot;Le et&#224; del museo&quot;, che presenta ai visitatori un sunto delle varie sezioni museali nate in 153 anni di attivit&#224; e di ricerca. In previsione dell'allestimento definitivo, per&#242;, la sezione archeologica &#232; stata momentaneamente sostituita da alcuni approfondimenti temporanei. Il museo conserva una delle pi&#249; ricche collezioni ornitologiche dell'Italia settentrionale con oltre 1200 esemplari di uccelli. Ha una ricca raccolta di rettili, soprattutto serpenti, tra cui il colubro lacertino e alcuni esemplari di vipera dal corno (Vipera ammodytes) provenienti dalla Val di Cembra da cui la specie sembra scomparsa dopo il 1968. La collezione entomologica &#232; ricca di 130.000 esemplari di insetti da tutto il mondo.<br />Antica &#232; la collezione di botanica con un erbario che gi&#224; alla fondazione era composto da 10.000 campioni. Ultima novit&#224; del museo &#232; la sezione di astronomia formata dal planetario, all'interno del giardino, e dall'osservatorio astronomico sul monte Zugna a 1620 metri, che rendono il museo il punto di riferimento della regione per lo studio della volta celeste.                                         ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_102</link><guid>102</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Rovereto Trento Trentino Alto Adige]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di scienze naturali - Randazzo]]></title><description><![CDATA[            Istituito nel 1983 e inaugurato nel 1989, il Museo civico di scienze naturali espone la collezione ornitologica Priolo, iniziata nel 1939 da Angelo Priolo e realizzata nell'arco di trent'anni. Originariamente dedicata alla sola avifauna italiana, nel tempo la collezione si &#232; allargata agli uccelli esotici ed &#232; composta attualmente da circa 2000 pezzi. La collezione, particolarmente importante per lo studio dell'avifauna della Sicilia, annovera circa 400 specie diverse e comprende anche uccelli ormai estinti, come il francolino e la gallina prataiola.<br />Per meglio comprendere questa favolosa collezione una sala del museo &#232; interamente dedicata alla spiegazione dell'ornitologia: vi si illustrano le classificazioni, la divisione in ordini, gli adattamenti evolutivi. Il museo espone, inoltre, esemplari di fauna marina ed esotica e una interessante raccolta geologica. Gli esemplari della fauna marina illustrano la vita del Mar Mediterraneo e dei mari tropicali: si segnala in particolare una Tridacna gigas, una enorme conchiglia dell'Australia che pesa circa 100 chili. Nella sezione dedicata alla fauna esotica, invece, si possono apprezzare due differenti sottospecie di struzzi, un leopardo e un giaguaro.<br /> La raccolta geologica, realizzata da Luigi Lino, &#232; composta da fossili, minerali, rocce e conchiglie, raccolti per la maggior parte in Sicilia: da notare alcuni reperti di fauna del Pleistocene, alcuni prodotti vulcanici provenienti dall'Etna e alcuni esemplari di pesci fossili provenienti dalla Sicilia e dal Brasile. Pezzo forte del museo &#232; uno stupendo diorama che riproduce un angolo della vallata del torrente Rosmarino, in cui i grifoni si sono estinti nel 1965 a causa di un avvelenamento causato da alcuni bocconi alla stricnina lasciati incautamente dagli allevatori per proteggersi da cani randagi e volpi (oggi grazie alla LIPU e all'Ente parco Nebrodi i grifoni sono stati reintrodotti nella zona).<br />                                                                      ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_72</link><guid>72</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Randazzo Catania Sicilia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di scienze naturali - Brescia]]></title><description><![CDATA[Il museo è strutturato con innovative esposizioni permanenti che sviluppano vari temi naturalistici, in particolare la mineralogia, la montagna, gli ambienti naturali e l'archeologia preistorica. Nonostante la temporanea chiusura, a causa di lavori di ampliamento, delle ultime due sezioni (trasferite in altre sedi), il percorso espositivo si sviluppa esaurientemente tra due sale suggestive e coinvolgenti. Una è la Sala della mineralogia, costellata di numerosi reperti facenti parte di collezioni ottocentesche e allestiti per classi secondo criteri sistematici. L'altra è la sala definita "Le balze della montagna". Si tratta in questo caso di un vero e proprio percorso ideale che si snoda tra i paesaggi che si trovano nel territorio compreso tra il massiccio dell'Adamello e il lago di Garda. Le vetrine sono qui sostituite con rappresentazioni e ricostruzioni di rocce, montagne, boschi e vita animale, che, analogamente alla realtà, cambiano di prospettiva via via che si percorre il tragitto espositivo, grazie a giochi di luci, suoni, pareti mobili e scenografie che coinvolgono il visitatore con assoluta intensità. Così, tra le nude rocce e i ghiacciai perenni, tra i profili delle montagne, tra le balze, le pareti rocciose e la vegetazione dei fitti boschi, si scorgono tracce di fossili e impronte di animali e si percepiscono, grazie a un tunnel sonoro, il canto degli uccelli e il rumore della natura. Questo percorso interattivo, in cui gli elementi sono tangibilmente a portata di mano, è integrato da strumenti multimediali e da un auditorium in cui è allestito un piccolo spettacolo tematico.<br />Ben si inserisce, in questo contesto, l'intensa attività didattica e di divulgazione promossa dal museo. Questa si esplica tra l'altro non solo nella sede espositiva, ma anche nella Specola Astronomica Cidnea, un osservatorio astronomico con sede nel bastione San Marco del Castello di Brescia, ma che fa capo al museo e in cui è possibile svolgere osservazioni diurne e notturne della volta celeste. In particolare, l'Unione astrofili bresciani consente l'opportunità, previa comunicazione telefonica (030/2978672) di partecipare ogni venerdì sera a iniziative dedicate all'osservazione astronomica; altre iniziative didattiche e visite guidate per le scuole sono possibili su richiesta (348/5648190).<br />Adiacente al museo si estende infine un giardino ideato con l'intento di realizzare un allestimento di specie vegetali arboree e arbustive organizzate in ordine sistematico; tra i sentieri che si diramano per tutta l'area, si incontrano principalmente le numerose specie arboree e arbustive tipiche dell'Italia settentrionale, che conferiscono la caratteristica impronta fisionomica degli ambienti alpini e prealpini.<br />In attesa della loro riapertura, prevista per il 2007, le sezioni degli Ambienti naturali e della Preistoria, attualmente chiuse, hanno le loro vetrine dislocate in tre nuove sedi: le vetrine della fauna e degli ambienti della montagna si trovano presso l'Ecomuseo d'Anaunia (Centro civico Casa Inama, via B. Cesio, 1 Ronzone, TN), quelle della città e campagna, presso la 3a Circoscrizione di Brescia (via Farfengo 69) e quelle di archeologia preistorica al Museo archeologico dell'alto mantovano (Villa Mirna, piazza Castello 5, Cavriana, MN).                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_285</link><guid>285</guid><pubDate>29/09/2008</pubDate><author><![CDATA[Brescia Brescia Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di scienze naturali "Enrico Caffi" - Bergamo]]></title><description><![CDATA[            Oltre un milione di reperti disposti per aree tematiche, gli ampi spazi espositivi, la particolare cura riservata alla didattica e molte iniziative sul territorio fanno del museo di Bergamo, fondato nel 1918, un'istituzione museale molto attiva in campo scientifico. In particolare si distingue per la presenza di un percorso sensoriale fruibile dal pubblico non vedente, ma anche da ogni visitatore che ne voglia fare esperienza: le schede in braille e le audioguide sono infatti affiancate dal percorso speciale &quot;ad occhi chiusi nel museo&quot;, che offre la possibilit&#224; di ascoltare i suoni della natura e di toccare i reperti esposti. Alcune sale sono inoltre attrezzate con postazioni multimediali, microscopi e tavoli per leggere e disegnare.&#160; L'esposizione ha inizio con l'illustrazione dettagliata del mondo dei vertebrati. Le vetrine sono dedicate a pesci, anfibi, rettili e uccelli (prevalentemente nidificanti in Europa); interessante &#232; la vetrina dedicata ai rapaci, fra cui il grifone, ormai scomparso dalle montagne lombarde. Dopo l'ampia sala dei mammiferi, il percorso continua verso l'affascinante mondo dei lepidotteri: le caratteristiche morfologiche e biologiche sono descritte attraverso l'esposizione di campioni e la ricostruzione del ciclo di sviluppo di una delle farfalle diurne pi&#249; grandi e diffuse in tutta Italia: il macaone. I supporti informatici permettono la consultazione dell'ottocentesca collezione di lepidotteri &quot;Antonio Cur&#242;&quot;, ancor oggi considerata fra le pi&#249; importanti d'Italia. La sala successiva, significativamente chiamata &quot;dell'Allosauro&quot;, espone una replica dello scheletro del dinosauro carnivoro dalle gigantesche proporzioni vissuto nel Giurassico. &#160;<br />Ai fossili &#232; riservata una cospicua area del museo, con una sala dedicata alla paleontologia sistematica; dopo una prima sezione introduttiva incentrata sui concetti fondamentali della paleontologia e delle scienze a essa legate (ad esempio la biostratigrafia, la paleoecologia, la paleobiogeografia), vengono presi in esame diversi tipi di fossili: gli invertebrati (degni di nota sono i resti di insetti inclusi in ambra o fossilizzati nel calcare, i coralli del Paleozoico e le ammoniti piritizzate), i vertebrati e i vegetali. Interessanti le modifiche evolutive, testimoniate dall'esemplare Eryops megacephalus, relative agli arti degli anfibi nel periodo della colonizzazione della terra ferma.&#160; Proseguendo nell'itinerario, sarete condotti alla scoperta di un territorio bergamasco insolito, quello del Pliocene e del Pleistocene: grazie al rinvenimento di numerosi e importanti fossili, gli studiosi hanno effettuato una ricostruzione paleogeografica della regione, ipotizzando cambiamenti di climi e di paesaggi, testimoniati dal ritrovamento di semi di piante come la sequoia, oggi solo nordamericana, o di foglie di magnolia, tipicamente asiatica. Il clima freddo, che invece doveva caratterizzare il territorio alla fine del Pleistocene inferiore, &#232; testimoniato dai resti di Cervalces latifrons, rinvenuti in Val Seriana. Da questa valle provengono anche i resti di un'antica specie di proboscidato, il Mammuthus meridionalis, che durante i periodi caldi popolava la zona.&#160; In corrispondenza delle ultime due sale le balconate sono rispettivamente dedicate una alla mineralogia, petrografia e giacimenti minerari e l'altra al fenomeno del carsismo, diffuso nella provincia e qui trattato da due interessanti punti di vista: il primo itinerario riguarda la descrizione scientifica del fenomeno geomorfologico, il secondo itinerario, pi&#249; breve, illustra il carsismo partendo da famose grotte presenti in Italia, in Lombardia e nella provincia di Bergamo. Completa il tema la sala dedicata alla geologia orobica. La sala intitolata &quot;Bergamo 220 milioni di anni fa&quot; espone i preziosi fossili del Norico delle Prealpi bergamasche. La sala utilizza pannelli didascalici, vetrine e un diorama che, attraverso i numerosi reperti rinvenuti, ricostruisce l'ambiente bergamasco nel Triassico. Durante questo periodo la regione era coperta dalle acque, ambiente nel quale vivevano vertebrati, invertebrati (come ad esempio la Libellula italophlebia). Sulla terraferma, tra i rettili segnaliamo una delle poche ricostruzioni al mondo dello scheletro del fitosauro, gigantesco per dimensioni (misura oltre 4 metri) e di eccezionale importanza scientifica. Nel cielo volavano gli pterosauri: un'apposita vetrina ospita l'olotipo di Eudimorphodon ranzii, simbolo della fauna norica bergamasca e primo pterosauro estratto dal giacimento di Cene, famoso in tutto il mondo per la ricchezza e l'eccezionalit&#224; dei reperti rinvenuti. &#160;<br />Per finire, la sala intitolata &quot;Leggi di natura. L'Arca del 2000&quot; tratta temi attuali legati alla tutela della fauna, quali la biodiversit&#224;, l'estinzione delle specie e la protezione della natura. Il museo ospita inoltre mostre temporanee e una sezione etnografica che con un recente allestimento presenta 1200 reperti provenienti dall'Africa e dalle Americhe. La sezione &#232; dedicata ad Aldo Perolari, collezionista d'arte che nel 1989 don&#242; 413 pezzi provenienti dall'Africa subsahariana.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_281</link><guid>281</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Bergamo Bergamo Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di storia naturale - Piacenza]]></title><description><![CDATA[Ospitato nel quattrocentesco palazzo Scotti da Fombio e inaugurato nel 1991, il Museo civico di storia naturale di Piacenza &#232; nato dalla volont&#224; di un gruppo di appassionati formato da insegnanti, studiosi e docenti universitari. Il nucleo principale delle raccolte proviene dal Gabinetto di storia naturale dell'Istituto tecnico commerciale &quot;Domenico Romagnosi&quot; che fin dall'Ottocento riun&#236; moltissimo materiale naturalistico proveniente dalla regione. A queste collezioni si sono aggiunte quelle della scuola elementare &quot;Vittorino da Feltre&quot; e della scuola media &quot;Angelo Genocchi&quot;. Il percorso espositivo si snoda tra collezioni di carattere zoologico, botanico, geologico, mineralogico e paleontologico. La sezione di zoologia annovera le collezioni pi&#249; ricche e dedica particolare attenzione alla fauna del territorio piacentino. Comprende parte della collezione ornitologica locale descritta da Edoardo Imparati alla fine dell'Ottocento. Vi si trovano anche due grandi diorami illustranti gli ecosistemi della zona: un ambiente del torrente Trebbia e un sottobosco dell'Appennino. Nella sezione botanica si conserva, tra l'altro, l'erbario Flora Italiae Superior datato 1820, con ben 114 famiglie, mentre tra le collezioni di scienze della terra, oltre alla recente raccolta paleontologica, si segnalano la collezione di rocce di Giacomo Trabucco, uno dei i primi studiosi a interessarsi nell'Ottocento della geologia piacentina, e quella di minerali ordinata da Michele Del Lupo nel XIX secolo. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_28</link><guid>28</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Piacenza Piacenza Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di storia naturale - Comisio]]></title><description><![CDATA[Ricavato nell'ex mercato ittico, suggestiva costruzione ottocentesca, il Museo civico di storia naturale di Comiso &#232; stato istituito nel 1991. Il museo custodisce la collezione paleontologica&#160; dedicata a G. Insacco - curatore scientifico del Museo, della sezione Cetacei e della Mostra &quot;Profondo BLU&quot;, sempre a Comiso- : oltre 7000 reperti fossili di vertebrati e invertebrati del Quaternario, tutti ritrovati in Sicilia. Oltre a questo fondamentale nucleo, il museo presenta anche un centinaio di minerali della zona, oltre a un'affascinante collezione di crostacei e pesci del Mediterraneo. Attualmente &#232; fruibile solo una parte del museo. Nei prossimi anni sar&#224; trasferito presso lo Stabilimento ex Manifattura Tabacchi, che consentir&#224; anche di riproporre l'Orto botanico che esisteva a Comiso nell'Ottocento. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_67</link><guid>67</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Comisio Ragusa Sicilia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di storia naturale - Cittanova]]></title><description><![CDATA[Il Museo civico di storia naturale si trova immerso nell'affascinante paesaggio dell'Aspromonte ed è strettamente collegato al'Orto botanico "Carlo Ruggiero" riconosciuto dal ministero monumento scientifico di rilievo nazionale. Riallestito nel 1996, comprende sei sezioni: zoologica dei vertebrati, zoologica degli invertebrati, botanica, paleontologica, mineralogica e di petrografia, micologica. La sezione di zoologia comprende più di 1200 esemplari di vertebrati di paesi extraeuropei e dell'Italia meridionale, tra cui, di particolare rilevanza, un opossum volante maggiore e un crisocione o lupo dalla criniera, dalla caratteristica criniera nera su dorso e nuca. È qui esposto un diorama del parco nazionale dell'Aspromonte con un ambiente tipico, la faggeta, con lupo e cinghiale.<br />Particolarmente ricca la collezione di ornitologia, costituita in prevalenza da specie della Calabria e Sicilia, ma anche del Nord-Europa e dell'area paleoartica: il settore più importante è di sicuro quello dedicato ai rapaci, con 111 esemplari esposti, tra cui aquile, albanelle, poiane, nibbi, falchi pellegrini e lanari. Numerosa, con ben 500 reperti, la collezione di invertebrati marini, esotici e mediterranei: nelle vetrine didattiche viene messa in luce la biodiversità di coralli, molluschi, crostacei, echinodermi. Merita un'attenta visita la sezione di botanica, dedicata in parte all'evoluzione del mondo vegetale e in parte alla promozione della conoscenza del parco dell'Aspromonte: un erbario di circa 300 fogli, corredato da ampio apparato fotografico, illustra le specie presenti nel parco, tra cui si segnalano le felci, e in particolare la Woodwardia radicans, risalente a circa 60 milioni di anni fa, considerata un fossile vivente, e divenuta simbolo del museo.<br />Da vedere è la sezione di paleontologia, che illustra il processo di fossilizzazione ed espone pezzi di particolare pregio, come una stromatolite (alga fossile) del Precambriano e un insetto inglobato nel bitume del Pleistocene. La sezione mineralogica e petrogafica è composta da oltre 200 reperti provenienti da tutto il mondo, tra cui spiccano i minerali fluorescenti che, sollecitati da raggi ultravioletti, emettono sfavillanti colori, e i prodotti lavici dell'Etna. Di recente acquisizione sono una collezione di minerali provenienti da tutte le cinque province del territorio calabrese e la sezione di micologia, con 150 esemplari di miceti in resina che rappresentano specie fungine del territorio nazionale.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_76</link><guid>76</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Cittanova Reggio Calabria Calabria]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di storia naturale - Macerata]]></title><description><![CDATA[Il museo è inserito nella suggestiva cornice storica di un antico palazzo, il Palazzo Rossini-Lucangeli, edificato nel lontano 1570 per volere del capitano Rossini e nei cui sotterranei, oggi, si possono ammirare nelle eleganti vetrine numerose raccolte naturalistiche.<br />L'esposizione si articola in varie sezioni. La più ricca di esemplari è quella paleontologica, che raccoglie soprattutto campioni fossili di flora e di invertebrati (ammoniti, trilobiti, bivalvi, echinodermi) rinvenuti principalmente nel territorio maceratese. Sempre a carattere regionale è la sezione di geologia e stratigrafia, mentre ad ampio spettro geografico sono quella mineralogica, con minerali, cristalli e pietre dure prelevati in Italia e all'estero, e quella malacologica, con conchiglie provenienti dai mari e dagli oceani di tutto il mondo. Sono presenti inoltre una piccola sezione dedicata all'entomologia, con coleotteri e lepidotteri di varia provenienza, e una raccolta di animali vertebrati costituita da uccelli e mammiferi imbalsamati, pesci e rettili conservati a secco e numerosi reperti osteologici.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_148</link><guid>148</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Macerata Macerata Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di storia naturale - Venezia]]></title><description><![CDATA[Nel duecentesco Fondaco dei Turchi, utilizzato nel XVII secolo come emporio dei mercanti turchi, &#232; allestito il Museo di storia naturale di Venezia, nato nel 1923 su iniziativa di Giorgio Silvio Coen.<br />Il materiale esposto ha il suo nucleo originale nelle varie raccolte scientifiche veneziane, in particolare del Museo Correr, dell'Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti e della collezione privata del conte Alessandro Pericle Ninni, a cui nel tempo si sono aggiunte donazioni e varie acquisizioni, fino a costituire un patrimonio di circa 2 milioni di pezzi.<br />Tra le collezioni di pregio si segnala la raccolta di preparati anatomici (oltre 2000 esemplari di animali diversi) e, tra le recenti acquisizioni, la ricca collezione del paleontologo ed etnologo veneziano Giancarlo Ligabue. A questa appartengono il cranio e parte dello scheletro del coccodrillo gigante Sarchosuchus imperator (volgarmente detto &quot;coccodrillo imperatore della carne&quot; per le dimensioni - poteva raggiungere una lunghezza di 12 metri e un peso di 8 tonnellate - e la dieta carnivora) risalente a 110 milioni di anni fa, e l'eccezionale scheletro originale dell'Ouranosaurus nigeriensis, uno dei pi&#249; rari dinosauri al mondo; entrambi provengono dalla spedizione effettuata da Ligabue in Niger nel 1973.<br />Pezzi veramente curiosi sono due &quot;basilischi&quot; del XVI e XIX secolo, animali fantastici, ma spacciati come veri, ottenuti dall'assemblaggio di parti di animali diversi .<br />La visita al museo comprende anche l'&quot;acquario del tegn&#249;e&quot;, capace di oltre 5000 litri, riproducente l'ambiente delle tegn&#249;e, gli affioramenti rocciosi che si trovano nella parte occidentale del golfo di Venezia: vi sono presenti oltre 50 specie di animali diversi tra invertebrati e vertebrati.<br />Il patrimonio del museo &#232; estremamente ricco, ma attualmente sono visitabili solo le aree sopra illustrate, essendo in fase di realizzazione il nuovo allestimento che porter&#224; alla creazione di quattro aree differenti dedicate alla vita nella laguna di Venezia, alla paleontologia, all'evoluzione del collezionismo naturalistico e alle strategie di vita degli esseri viventi: un progetto ambizioso che condurr&#224; il museo di storia naturale a contenere 4 musei in uno. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_196</link><guid>196</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Venezia Venezia Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di storia naturale - Milano]]></title><description><![CDATA[<p>Con circa 250.000 presenze di pubblico l'anno, &#232; il Museo di storia naturale pi&#249; visitato in Italia. <br />Formatosi a partire dal 1838, quando Giuseppe de Cristoforis e Giorgio Jan donarono le loro collezioni naturalistiche al comune di Milano, dal 1893 ha sede all'interno dei Giardini pubblici di Porta Venezia in un caratteristico edificio, la cui architettura si ispira a quella del Natural History Museum, in South Kensington a Londra.&#160; L'edificio, progettato dall'architetto Giovanni Ceruti, and&#242; quasi distrutto nel 1943 in un incendio dovuto al bombardamento aereo che mand&#242; letteralmente in fumo gran parte delle raccolte, compresa la quasi totalit&#224; dei reperti della meravigliosa Collezione ornitologica del conte Ercole Turati, una delle pi&#249; importanti del tempo. Ai nostri giorni il museo conserva in totale oltre 3.600.000 esemplari, di cui quasi due terzi riguardanti l'entomologia. Amplissimi anche gli spazi espositivi che interessano una superficie di circa 5000 metri quadrati, disposti su due piani. Il percorso inizia al piano terreno dove, dopo un primo spazio dedicato alla storia del museo, si incontrano le due della mineralogia cui fanno seguito le cinque relative alla paleontologia. Queste si aprono con l'introduzione ai concetti generali della disciplina e proseguono con la sala del giacimento fossilifero di Besano, datato al Triassico medio (circa 235 milioni di anni fa); in essa, oltre a numerosi esemplari provenienti dal famoso sito, tra i quali il calco del grande ittiosauro denominato Besanosaurus, &#232; presente un grande diorama che riproduce la riva dell'antico mare di Besano.<br />Segue lo spazio dedicato a origine ed evoluzione dei vertebrati, da cui si accede al salone dei dinosauri dove si possono ammirare i reperti pi&#249; spettacolari rappresentati da sette scheletri montati e la ricostruzione di un triceratopo; vi sono inoltre, in una piccola vetrina, il calco e la ricostruzione dello Scipionix samniticus, il famoso &quot;Ciro&quot;, ossia il primo dinosauro italiano, conosciuto in tutto il mondo per l'eccezionale conservazione degli organi interni. Chiude il percorso paleontologico la sala dedicata ai fossili italiani disposti in ordine stratigrafico. La visita prosegue con l'illustrazione della storia naturale dell'uomo, realizzata con l'esposizione dei calchi dei resti di ominidi che documentano le tappe evolutive del genere umano, seguita dalla presentazione del rapporto dell'uomo con l'ambiente. La visita al primo piano si chiude con due sale a carattere zoologico dedicate agli invertebrati.<br />Il piano superiore &#232; tutto riservato alla zoologia dei vertebrati in un'esposizione caratterizzata dalla presenza di numerosi spettacolari diorami che ricostruiscono numerosi ambienti dei principali ecosistemi della Terra, dagli ambienti marini oceanici, alle foreste tropicali e temperate, agli ambienti polari, a steppe, deserti e savane, fino a giungere ai principali ambienti italiani, rappresentati da una selezione di parchi, riserve e aree protette del nostro paese.<br />Al di fuori della sede storica, in spazi situati all'interno dei Giardini pubblici, il museo possiede due ampi laboratori didattici: il Paleolab, per le attivit&#224; pratiche in campo mineralogico e paleontologico, e il Biolab per sperimentazioni di tipo biologico. In corso di realizzazione &#232; invece il Verdelab, un ampio spazio con varie strutture all'interno del Vivaio comunale destinato alla didattica botanica, di cui &#232; gi&#224; operativa la serra didattica tropicale.<br />&#200; presente anche una biblioteca specializzata che, con circa 130.000 titoli tra volumi, miscellanee e periodici, &#232; probabilmente la pi&#249; fornita in Italia in campo naturalistico. Presso il museo hanno sede alcune prestigiose associazioni naturalistiche tra cui la Societ&#224; italiana di scienze naturali, che vanta un secolo e mezzo di storia e che insieme al museo pubblica cinque riviste scientifiche di amplissima diffusione. </p><p /><p>Il Museo Civico di Storia Naturale di Milano &#232; il <a id="anastasis_link_703397903" title="Museo del Mese di Dicembre 2008." href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Articolo/_a_ID/_v_47">Museo del Mese di Dicembre 2008.</a>&#160;</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_293</link><guid>293</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Milano Milano Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di storia naturale - Carmagnola]]></title><description><![CDATA[Fondato nel 1973 da alcuni appassionati delle varie discipline naturalistiche, il museo ha oggi sede a Cascina Vigna, nel verde del principale parco cittadino, non lontano dalla Riserva naturale speciale della Lanca di San Michele del Sistema delle aree protette del Po.<br />Il percorso espositivo, di buon livello didattico, si apre con una saletta introduttiva alle tematiche del museo e al territorio carmagnolese, da cui si passa alla sala dedicata a minerali, fossili e invertebrati. Segue un'ampia rassegna di vertebrati in cui vengono affrontati concetti biologici, affinit&#224; sistematiche tra animali diversi e problemi di conservazione della natura. In un grande salone sono poi allestiti alcuni diorami che ricostruiscono ambienti sia tipici del Piemonte, sia tropicali, con le specie floristiche e faunistiche pi&#249; rappresentative disposte con criteri ecologici e scientifici. Vi &#232; infine un locale dedicato all'ecologia fluviale con particolare riguardo al Po. Pur trattandosi di un piccolo museo, custodisce collezioni zoologiche italiane ed esotiche di elevato valore scientifico, soprattutto per quanto riguarda l'erpetologia, l'ornitologia, l'entomologia e l'ittiologia. A partire dal 2001, il museo &#232; diventato anche sede del primo centro visita del Parco fluviale del Po torinese.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_313</link><guid>313</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Carmagnola Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo Civico di Storia Naturale - 37129- Verona]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo Civico di Storia Naturale, il cui primo nucleo di esposizione risale al 1853, è l'erede di una lunga tradizione di studi e di raccolte naturalistiche. <br />Nato dalle collezioni assemblate alla metà del Cinquecento da Francesco Calzolari, che espose, assieme al suo ricco assortimento di animali impagliati e piante disseccate, i campioni geologici raccolti sul monte Baldo, fu assorbito alla fine del Seicento dal museo del conte Lodovico Moscardo, che comprendeva più di settecento fra dipinti e incisioni, sculture, monete e medaglie. A Vittorio Dal Nero (1862-1948), primo direttore del museo, spettò il merito di aver ripreso in mano i numerosi reperti delle collezioni museali e di averne iniziata la sistemazione e catalogazione. La ricostruzione del Museo di Storia Naturale nel dopoguerra permise di intraprendere nuovi importanti passi: venne costituita la Società Naturalisti Veronesi, venne fondata la rivista del Museo, si compirono ricerche anche al di fuori della regione veronese e d'Italia. Frutto di questa attività è stata la rinascita della ricerca naturalistica nel Museo e nel Veronese ed il passaggio da un Museo di interesse provinciale ad istituzione di rinomanza nazionale ed internazionale. <br />Da sempre molto attento alla didattica e alla divulgazione della cultura naturalistica, è stato tra i primi Musei naturalistici italiani ad offrire visite guidate per le scuole (fin dal 1978) e a creare una Sezione Didattica e Comunicazione. Oggi la sezione propone un articolato pacchetto di attività, rivolte sia al pubblico della scuola che al visitatore domenicale o al gruppo familiare. <br /><br />Le collezioni del Museo, organizzate nelle sezioni di Botanica, Geologia, Preistoria, Zoologia, comprendono oggi più di due milioni di esemplari che costituiscono un patrimonio di eccezionale importanza e ricchezza. Tra le numerose collezioni di valore si annoverano, nella sezione paleontologica, circa 2500 esemplari di pesci fossili provenienti da Bolca e le collezioni di piante e crostacei fossili. La sezione di botanica, dislocata a Palazzo Gobetti, raccoglie 260.000 campioni organizzati in differenti erbari: delle piante crittogame, delle piante vascolari, di teratologia e cecidiologia. Frutto di ricerche intraprese nel secolo scorso e di scavi condotti dal museo in anni recenti, la collezione preistorica disegna la storia dell'evoluzione dell'uomo, con particolare attenzione alla preistoria veronese. La sezione di zoologia riunisce esemplari di importanza fondamentale per lo studio della fauna e in particolare degli invertebrati: eccezionale la collezione di anfipodi del mondo, che raccoglie esemplari provenienti dal Mediterraneo, dalle acque dolci italiane, dall'Oceano Indiano e dal Mar Rosso. Particolarmente suggestivo il salone "acqua, terra, aria" che mostra gli adattamenti degli animali nei diversi ambienti che compongono il nostro pianeta e ripercorre le vicende evolutive che hanno portato alla conquista dei tre domini delle acque, della terraferma e dell'aria. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_361</link><guid>361</guid><pubDate>25/02/2009</pubDate><author><![CDATA[37129- Verona  Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di storia naturale "Giacomo Doria" - Genova]]></title><description><![CDATA[ Rinomato a livello internazionale per le sue ricche collezioni zoologiche che contano oltre 3 milioni e mezzo di reperti e pi&#249; di 12.000 tipi (ossia gli esemplari su cui si &#232; basata la prima descrizione di specie nuove per la scienza) &#232; uno dei principali musei naturalistici italiani. Fu istituito nel 1867 dall'amministrazione comunale di Genova, su proposta del marchese Giacomo Doria, che don&#242; le sue collezioni, ne fu primo direttore e promosse viaggi di esplorazione che fecero affluire ricchissime raccolte da varie regioni dell'Asia, dell'Africa e del Sudamerica. Tra le pi&#249; importanti collezioni zoologiche ricordiamo quelle raccolte da Odoardo Beccari, Luigi Maria D'Albertis, Elio Modigliani e Lamberto Loria in Indonesia e Nuova Guinea, quelle di Leonardo Fea in Birmania e a Capo Verde e quelle di Orazio Antinori, Arturo Issel, Luigi Robecchi Bricchetti e Vittorio Bottego in Africa Orientale.<br />Le preziose collezioni sono di supporto per numerose ricerche di sistematica, faunistica e zoogeografia che vengono svolte presso il museo e pubblicate in buona parte nelle due riviste edite dall'istituzione. Il percorso espositivo segue un andamento opposto a quello dell'evoluzione biologica e si articola su due piani: al pianterreno si trovano il salone di paleontologia che accoglie tra l'altro, uno scheletro fossile - l'unico pressoch&#233; completo - di Elephas antiquus italicus, la pi&#249; grande specie di elefante vissuta nelle foreste euroasiatiche del Quaternario. Seguono 10 sale dedicate ai mammiferi dove sono esposti anche reperti molto rari come il chiru (Pantholops hodgsonii), un'antilope tibetana da cui si ricava la shahtoosh, un tipo di lana pregiatissima, da cui si ricava un filato di straordinaria sottigliezza, e il tilacino (Thylacinus cynocephalus), un caratteristico marsupiale simile a un lupo, che viveva in Tasmania fino all'inizio del secolo scorso, quando si estinse. Singolare per dimensioni &#232; invece lo scheletro di una balenottera comune (Balaenoptera physalus) di quasi 20 metri che sovrasta il visitatore a cavallo tra la settima e l'ottava sala.<br />La visita prosegue al piano superiore con la sala dedicata a mammiferi e uccelli della fauna ligure esposti in una ventina di gruppi ambientati, fra i quali campeggia, al centro della sala, una coppia di lupi rinvenuti in Val d'Aveto nel gennaio 1990, che documentano il recente ritorno del celebre carnivoro in Liguria, a oltre un secolo dalla sua scomparsa. A essa seguono sei sale dedicate a uccelli, rettili, anfibi e pesci, dalle quali si passa a quelle dedicate agli invertebrati e, infine, alla parte relativa a rocce e minerali, con una porzione dedicata ai minerali impiegati nell'industria metallurgica.<br />Gi&#224; da trent'anni, il museo &quot;Doria&quot; &#232; dotato di un centro didattico per le scuole, provvisto di un ricco corredo documentario, oltre che di strumentazioni e collezioni a disposizione delle scolaresche. Gli studenti vi vengono guidati dai rispettivi insegnanti che in precedenza hanno preparano la loro lezione o il lavoro di gruppo, con l'aiuto degli esperti. Il museo ospita, inoltre, alcune associazioni naturalistiche che spesso collaborano alle iniziative dell'istituto; tra queste la Societ&#224; entomologica italiana che, fondata nel lontano 1869, &#232; una delle associazioni scientifiche italiane pi&#249; ricche di storia.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_133</link><guid>133</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Genova Genova Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di storia naturale del Salento - Calimera]]></title><description><![CDATA[ Alle sezioni museali, che interessano varie discipline delle scienze naturali - mineralogia, entomologia, ornitologia, erpetologia, malacologia e paleontologia - si affiancano un insettario, in cui insetti e altri invertebrati vivi sono ospitati in riproduzioni degli habitat naturali, e il Centro accoglienza fauna esotica abbandonata (con rettili e anfibi vivi di oltre cinquanta specie provenienti da diverse parti del mondo). Il museo &#232; anche sede dell'Osservatorio faunistico provinciale, che accoglie gli animali selvatici feriti, debilitati o in difficolt&#224; rinvenuti sul territorio, e del Centro studi fauna che conduce progetti di studio sugli animali selvatici, soprattutto salentini.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_165</link><guid>165</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Calimera Lecce Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di storia naturale di Ferrara - Ferrara]]></title><description><![CDATA[Nelle vicinanze del bellissimo Castello Estense ha sede il Museo civico di storia naturale di Ferrara, istituito nella seconda met&#224; del XIX secolo. Il nucleo iniziale di reperti intorno al quale il museo si costitu&#236; fu la collezione mineralogica Marescotti, a cui si aggiunse ben presto molto altro materiale che nel tempo ha portato alla notevole ricchezza di collezioni che l'istituzione pu&#242; oggi&#160; vantare. Tra queste sono da ricordare la raccolta litologica di rocce sedimentarie, eruttive e metamorfiche, un nucleo di rocce dolomitiche, numerosi fossili animali e vegetali, nonch&#233; la raccolta paleozoica sistematica, la collezione mineralogica, quella di geologia storica, quella di paleobotanica e quella di vertebrati fossili. <br />Copiose sono pure le collezioni zoologiche che, oltre a interessanti materiali di provenienza locale, comprendono un cospicuo numero di esemplari storici anche di provenienza esotica.<br />Il museo &#232; attualmente articolato nelle sezioni di geopaleontologia, zoologia e mineralogia, ricche di reperti provenienti da tutte le parti del mondo tra cui alcuni animali rari e scientificamente importanti.<br />Nel 1999 &#232; stata inaugurata l'esposizione tematica &quot;Ambiente terra&quot;, realizzata mediante diorami, plastici e spot interattivi, e che, anzich&#233; essere articolata per discipline, vuole essere una guida alla lettera della diversit&#224; ambientale in cui viviamo e delle sue trasformazioni.<br />Il museo &#232; in grado di offrire alcune decune di moduli didattici per le scuole, dalla materna alla secondaria, nel quadro del programma &quot;Scienze naturali e ambiente&quot; in cui i ragazzi sono guidati da animatori scientificamente qualificati. L'istituzione &#232; inoltre dotata di una Stazione di ecologia del territorio che svolge una qualificata attivit&#224; di ricerca.<br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_11</link><guid>11</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Ferrara Ferrara Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di storia naturale di Stazzano - Stazzano]]></title><description><![CDATA[Nella splendida cornice di Villa Gardella, un caratteristico edificio di fine Ottocento con un'elegante torretta dei primi del Novecento, ha sede il museo, nato nel 1980 dall'iniziativa dei volontari del locale Gruppo naturalistico e dalla sensibilit&#224; dell'amministrazione comunale.<br />Si tratta di una piccola realt&#224; museale finalizzata allo studio e alla documentazione del patrimonio naturalistico della provincia di Alessandria, territorio da cui proviene la quasi totalit&#224; delle raccolte, tuttora in continuo incremento grazie alle ricerche dei volontari. Cinque sale espositive costituiscono il percorso che segue l'ordine convenzionale, iniziando con minerali, rocce e fossili, in prevalenza dell'Appennino ligure-piemontese. Seguono le sale a carattere zoologico in cui, oltre alla fauna locale, figurano reperti entomologici di provenienza esotica. Chiude la visita la sala dedicata all'illustrazione botanica dell'Alessandrino dove &#232; esposto un<br />piccolo saggio del ricco erbario provinciale di oltre 5000 fogli. Nella biblioteca scientifica, inoltre, si conserva un piccolo erbario manoscritto del Settecento appartenuto a uno speziale della zona. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_322</link><guid>322</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Stazzano Alessandria Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico di zoologia - Roma]]></title><description><![CDATA[           Il Museo civico di zoologia riveste un ruolo di primaria importanza nel panorama nazionale sia per la validità scientifica dei beni che conserva, sia per la loro storicità. Situato all'interno del complesso di Villa Borghese, il museo ospita infatti più di cinque milioni di esemplari che, nell'insieme, costituiscono una delle più ricche raccolte zoologiche italiane.<br />Il materiale annovera soprattutto ampie serie di vertebrati, come la ricca collezione di uccelli esotici che ne comprende anche alcuni estinti tra cui l'alca impenne (Pinguinus impennis) e l'Aegotheles savesi, una specie di succiacapre della Nuova Caledonia di cui sono conservati due soli esemplari in tutto il mondo. Presenti anche numerosi mammiferi preparati a secco e una vasta gamma di scheletri completi montati di animali di grandi dimensioni. Una menzione particolare merita la collezione ornitologica di Ettore Arrigoni degli Oddi (uno dei padri dell'ornitologia italiana), che annovera oltre 10.000 esemplari, per lo più italiani, e documenta in maniera eccezionale l'avifauna del nostro paese nel periodo a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Ad essa sono dedicate due sale lungo il percorso espositivo: la prima con esemplari naturalizzati esposti in vetrine, la seconda con l'illustrazione storico biografica del personaggio e gli arredi originali, monumentali cassettiere in legno che contengono il resto della collezione, preparata in pelle.<br />Vari sono poi altri reperti storici, la cui presenza testimonia le lontane origini del museo.<br />Esso fu infatti istituito nel 1932 mediante una convenzione, stipulata tra Università e comune di Roma, per conservare le maggiori collezioni zoologiche universitarie e accogliere le nuove acquisizioni o donazioni.<br />Il nucleo universitario traeva origine dalle antiche collezioni naturalistiche dell'Archiginnasio romano, sorte nel periodo postnapoleonico e, in particolare, da quelle di animali esotici provenienti dalle missioni e portate a Roma da Pio VII. Un altro papa, Gregorio XVI, appassionato naturalista e cacciatore, contribuì successivamente all'arricchimento di questo nucleo di reperti e, in generale, per tutto l'Ottocento il materiale zoologico ebbe notevoli incrementi. Seguì una lunga fase di decadenza e le raccolte universitarie, relegate in aree sempre più ristrette, finirono con l'Istituto di zoologia nelle palazzine del Giardino zoologico. Qui l'istituto rimase solo pochi anni mentre gran parte delle collezioni andarono a costituire il Museo civico di zoologia, dove furono con il tempo incrementate con vari lasciti e con il materiale derivato dall'attiguo zoo. Parte delle collezioni del primitivo museo seguirono le sorti dell'Istituto di zoologia e si conservano oggi nel Museo di zoologia dell'Università di Roma "La Sapienza" (viale dell'Università, tel. 06/49914742) dove sono a disposizione per studi e ricerche universitari.<br />Recentemente il Museo civico di zoologia è stato oggetto di un profondo rinnovamento strutturale e concettuale: le sue vecchie sale espositive sono state riallestite e caratterizzate con percorsi interattivi che affascinano ma soprattutto comunicano con il visitatore. Alcuni nuovi spazi, concepiti in chiave moderna e coinvolgente, puntano a trattare i grandi temi della vita e argomenti di attualità; altre sezioni sono infine dedicate a mostre permanenti. Di notevole valore didattico e impatto estetico sono il riuscitissimo diorama della barriera corallina e la sala sulle zone umide del Lazio con la ricostruzione di un angolo di campagna romana.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_275</link><guid>275</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico naturalistico dei Monti Prenestini - Capranica Prenestina]]></title><description><![CDATA[Il valore naturalistico dei Monti Prenestini è dal 2000 maggiormente apprezzabile grazie a un museo tematico che permette una migliore conoscenza del patrimonio ambientale e culturale del territorio. Allestito in alcune sale del cinquecentesco Palazzo Barberini, sede anche del comune, il Museo civico naturalistico dei Monti Prenestini è dotato di plastici, diorami, audiovisivi e sistemi multimediali che illustrano i temi riguardanti "Le scienze della terra", "La fauna e la flora dei Monti Prenestini" e "L'ecologia e l'evoluzione". Particolari cure sono state adottate nella ricostruzione dei diorami, che consentono di visualizzare alcuni degli ambienti naturali più tipici della zona e la loro colonizzazione, difficilmente osservabile in natura, da parte dei molti animali che li abitano. La presenza di innovative tecniche espositive rende la visita interattiva ed estremamente adatta anche a un pubblico di tenera età.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_258</link><guid>258</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Capranica Prenestina Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo civico Palazzo Colagrosso - Bojano]]></title><description><![CDATA[<p>Il palazzo accoglie il patrimonio archeologico e naturalistico della citt&#224; di Bojano. In particolare, la sezione naturalistica &#232; rappresentata da una serie di reperti paleontologici rinvenuti nel Matese, che documentano la storia e l'evoluzione geologica di quest'area un tempo occupata dal mare. </p><p>Tra gli esemplari esposti figurano le Rudiste, un gruppo aberrante di molluschi bivalvi vissuto dal Giurassico superiore al Cretaceo in ambiente marino di scogliera. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_84</link><guid>84</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Bojano Campobasso Molise]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo degli strumenti scientifici e Gabinetto di fisica - Urbino]]></title><description><![CDATA[Il Museo degli strumenti scientifici di Urbino è considerato una delle più importanti realtà museali del settore a livello italiano. In esso è infatti conservata una pregiata collezione universitaria di strumenti che vanta oltre 600 pezzi databili tra la seconda metà del Settecento e i primi anni del Novecento. L'intera raccolta comprende vari nuclei di apparecchi relativi ad acustica, ottica, meccanica, elettricità, fisica atomica e molecolare, calore, magnetismo, meccanica dei liquidi, meteorologia e geofisica. Tra i pezzi ne figurano molti risalenti al XIX secolo, come quelli realizzati dall'orologiaio urbinate Achille Scateni, oppure i numerosi reperti provenienti dalla scuola parigina dei fratelli Secretan e ancora alcune macchine costruite dal meccanico napoletano Filippo de Palma o gli strumenti di meteorologia di Angelo Bellini, uno dei maggiori costruttori italiani dell'epoca. La struttura, originata dall'intensa attività didattica e sperimentale che veniva svolta, a partire dal Settecento, dal Collegio dei Nobili, vede il suo massimo splendore proprio nel secolo successivo in seguito alla direzione, durata oltre 40 anni, dello scolopio Alessandro Serpieri (1823-1885), con il quale il Gabinetto di fisica viene ufficialmente istituito e sotto il quale la raccolta degli strumenti viene copiosamente potenziata mediante l'acquisto di numerosi pezzi di gran pregio sia in Italia sia all'estero. A supporto del visitatore, vengono organizzate visite guidate ed è inoltre possibile, su richiesta, abbinare alla visita lezioni e conferenze.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_157</link><guid>157</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Urbino Pesaro Urbino Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo dei fossili "Don Giuseppe Mattiacci" - Serra San Quirico]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo, ospitato nei locali annessi al santuario del Cuore Immacolato di Maria e inaugurato nel 1979, raccoglie prevalentemente materiale paleontologico dell'Appennino marchigiano risalente a varie epoche geologiche. Il cospicuo nucleo originario &#232; frutto delle pazienti e mirate ricerche di don Giuseppe Mattiacci, a cui l'esposizione &#232; dedicata, ma le collezioni si sono con il tempo ampliate grazie a numerose donazioni di fossili, minerali e materiale archeologico rinvenuti nella media valle del fiume Esino. </p><p>Tra i suggestivi reperti fossili, che vanno dal Giurassico al Pliocene, spiccano i giganteschi Atractites (della famiglia del gruppo delle belemniti) e le sempre spettacolari ammoniti. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_254</link><guid>254</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Serra San Quirico Ancona Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo dei fossili del Monte Baldo - Bretonico]]></title><description><![CDATA[<p>Questo museo piccolo, ma ricco di reperti, ha sede nel palazzo rinascimentale Eccheli-Baisi. Con 40 vetrine divise in sei sale espone 1200 esemplari di fossili raccolti nei dintorni del Monte Baldo e documenta l'esistenza di gruppi animali vissuti in ambienti marini che si sono succeduti nel Triassico. La raccolta &#232; frutto della passione di Osvaldo Giovanazzi, imbianchino di Brentonico, che in quarant'anni di escursioni ha estratto centinaia di fossili formando una raccolta di indubbio valore. </p><p>Da segnalare per importanza &#232; la collezione proveniente dal giacimento fossilifero delle Sorne, dove furono classificate ben 134 specie. Questi reperti, tra cui bivalvi, coralli, gasteropodi e ricci di mare, sono tutti fossilizzati in tufo basaltico, nero-chiaro, indice di un particolare ambiente di sedimentazione. </p><p>Durante l'Eocene (45 milioni di anni fa) nel Trentino meridionale si complet&#242; una fase distensiva che origin&#242; profonde fratture che spaccarono la crosta terrestre; da esse risalirono masse di lava che si spinsero sul fondo del mare avvelenando l'acqua. Le lave vennero erose dalle onde e trasformate in detriti al cui interno rimasero intrappolati milioni di organismi marini, che oggi, grazie alla passione dei ricercatori, possiamo ammirare nelle loro forme e colori. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_99</link><guid>99</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Bretonico Trento Trentino Alto Adige]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo dei fossili e dei minerali del Monte Nerone - Apecchio]]></title><description><![CDATA[<p>Nei sotterranei del quattrocentesco Palazzo Ubaldini, originariamente adibiti a scuderie, prigioni e neviere (dove veniva immagazzinata la neve per la conservazione del cibo), &#232; custodito un piccolo museo di fossili e minerali che, pur nella sua limitatezza, rappresenta un vero e proprio gioiello dal punto di vista naturalistico e scientifico. Sotto le suggestive volte a botte, &#232; infatti conservata una delle raccolte pi&#249; complete e importanti in Europa di ammoniti. </p><p>Tra i circa 2500 esemplari fossili, risalenti principalmente a 200 milioni di anni fa e provenienti dal Monte Nerone, compaiono campioni estremamente rari e da considerarsi veri e propri tesori scientifici, come l'Hybopeltoceras paviai, ammonite del Titonico superiore rinvenuta in localit&#224; Ranco di Nino e uno dei due soli esemplari fino a ora conosciuti a livello europeo.<br /></p><p>Grazie al continuo apporto di volontari e appassionati, questa peculiare collezione paleontologica continua anche oggi a incrementarsi, arricchendosi sempre pi&#249; di reperti ammonitici provenienti, non solo dal Monte Nerone, ma da tutt'Italia. Ad affiancarla e valorizzarla ulteriormente, vanno inoltre ricordate alcune serie di minerali, di strumenti in selce, di crani e ossa fossili di orso delle caverne, di elefanti e di altri vertebrati del Lazio e dell'Umbria, e infine una piccola sala dedicata all'antropologia in cui si ripercorrono, grazie a calchi di crani umani e manufatti, le principali tappe dell'evoluzione umana.<br /></p><p>Il museo &#232; inserito nel progetto &quot;Un Museo per giocare&quot;, promosso dal Centro beni culturali della Regione Marche e dall'Universit&#224; di Camerino, con il quale, grazie a giochi e a percorsi interattivi, il museo &#232; &quot;letto&quot; e perlustrato in chiave virtuale. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_141</link><guid>141</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Apecchio Pesaro Urbino Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo dei fossili e di storia naturale - Smerillo]]></title><description><![CDATA[<p>Questo museo in provincia di Ascoli Piceno offre una stuzzicante opportunità per gli appassionati del mondo paleontologico desiderosi di vedere una piccola, ma curiosa realtà museale, rappresentata da raccolte di fossili. A</p><p> Smerillo, in tre sale dell'ex scuola elementare, è esposta una serie di fossili provenienti da svariate località italiane e risalenti a diverse ere geologiche fino al Neozoico. Una quarta sala è dedicata ai minerali e alle rocce presenti sulla Terra. Vi è inoltre un laboratorio per la pulizia e la catalogazione dei fossili, nel quale è messo a disposizione un microscopio per l'osservazione di microfossili e di preparati botanici. </p><p>Nel museo opera il Centro di educazione ambientale Bosco di Smerillo, che svolge attività didattica ed educazione ambientale. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_155</link><guid>155</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Smerillo Ascoli Piceno Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo dei fossili e luogo di scavo "La Pesciara" - Bolca]]></title><description><![CDATA[<p>Immerso nel Parco regionale della Lessinia, si trova il Museo dei fossili di Bolca, che racconta la storia del giacimento fossilifero del Terziario pi&#249; importante al mondo. In questa zona, infatti, 50 milioni di anni fa si trovava un mare caldo e tropicale, denominato Tetide, esteso dalle coste dell'attuale Africa del Nord fino all'Indonesia. Successivamente, con l'emersione di ampie aree dell'Asia Minore, mutarono le condizioni climatiche che comportarono la moria degli organismi acquatici della zona, che grazie al processo di diagenesi e di fossilizzazione, giunsero fino a noi.<br /></p><p>Le sale del museo illustrano questa affascinante trasformazione e fanno da preludio alla &quot;passeggiata paleontologica&quot;, l'itinerario guidato che dal museo conduce attraverso la &quot;Pesciara&quot;, il giacimento fossilifero vero e proprio, che consente di osservare la stratigrafia delle rocce e comprendere come avviene l'estrazione dei fossili.<br />All'interno del museo si possono ammirare esemplari di raro pregio, come l'impronta e la controimpronta di Eoplatax papilio, detto anche pesce angelo per le pinne che somigliano ad ali, e un esemplare di squalo Galeorhinus cuvieri, vissuto nel Terziario. Interessanti anche i reperti vegetali, tra cui spiccano alghe rosse, foglie e piante simili a quelle tropicali dei giorni nostri.<br /></p><p>Il museo &#232; stato strutturato solo negli anni Sessanta del Novecento, ma la notoriet&#224; del giacimento risale a molto tempo prima: la prima segnalazione documentata dei pesci fossili &#232; addirittura del 1555 e si trova all'interno dei Discorsi sopra Discoride del medico senese Pietro Andrea Mattioli, dove si parla della meraviglia suscitata dalla scoperta di pesci e piante incastonati nelle lastre di pietra. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_199</link><guid>199</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Bolca Verona Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo dei fossili e mostra dei funghi - Pioraco]]></title><description><![CDATA[<p>In una sala del palazzo municipale di Pioraco è stata allestita una caratteristica esposizione di reperti paleontologici provenienti dalle più svariate parti del mondo. La raccolta annovera circa 1200 esemplari tra fossili di animali e vegetali, tra i quali spiccano alcuni campioni di particolare rarità.<br /></p><p>All'interno della stessa struttura, un'altra sala è invece dedicata a una piccola, ma peculiare mostra micologica costituita da circa 200 modelli di funghi, realizzati in gesso e riproducenti, con dimensioni reali, le varie specie esistenti in natura.<br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_151</link><guid>151</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pioraco Macerata Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo dei minerali e dell'arte mineraria - Rio Marina]]></title><description><![CDATA[Il museo si trova nel centro storico di Rio Marina e occupa una superficie di circa 600 metri quadrati all'interno del Palazzo del Bur&#242;. Espone una delle pi&#249; importanti raccolte di minerali dell'Isola d'Elba con numerosi campioni di eccezionale bellezza. Vi si possono osservare le ricostruzioni di diversi ambienti di miniera (l'officina del fabbro ferraio, il riparo del minatore e un piccolo tratto di galleria a dimensioni reali), realizzate da esperti di archeologia industriale, utilizzando materiale originale rinvenuto nei vecchi cantieri. Completano l'esposizione vecchi macchinari e antiche foto che costituiscono una preziosa documentazione di grandissimo interesse storico.<br />Il museo &#232; inserito nel contesto del Parco minerario e mineralogico dell'Isola d'Elba, che svolge opera di recupero e valorizzazione delle aree degradate dall'estrazione del ferro, che coinvolge i comuni di Capoliveri, Rio Marina e Rio nell'Elba. Il Parco comprende tre musei a carattere mineralogico e organizza visite guidate alle miniere a cielo aperto di Rio Marina e Rio nell'Elba e alla galleria sotterranea del Ginevro a Capoliveri. Oltre al Museo dei minerali e dell'arte mineraria, fanno parte del Parco il Museo dei minerali collezione &quot;Alfeo Ricci&quot; (Capoliveri, via Palestro, tel. 0565/935492), che ospita minerali provenienti dalle varie parti dell'Elba, e il Museo archeologico del distretto minerario (Rio nell'Elba, via Mazzini, tel. 0565/918848), dedicato al tema dello sfruttamento dei giacimenti minerari dell'Isola d'Elba e della loro ricchezza, dove sono esposti materiali che testimoniano la frequentazione umana dell'isola dall'et&#224; del Rame fino al medioevo.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_248</link><guid>248</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Rio Marina Livorno Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo del Balì - Saltara]]></title><description><![CDATA[Collocato all'interno della splendida villa settecentesca del Balì, cui si giunge da un bel viale alberato, a pochi chilometri da Urbino e Fano, si presenta come uno science centre dove vige il motto "vietato non toccare!", nella tradizione dei musei hands-on. Niente collezioni, dunque, ma 35 postazioni interattive che vogliono coinvolgere direttamente il pubblico nella sperimentazione dei fenomeni naturali. Il museo ha una sezione dedicata alla percezione e ai vari temi della fisica dalle onde, ai colori, alla caduta dei gravi.<br />Così è possibile analizzare il proprio occhio ingrandito di quindici volte, oppure camminare in una camera distorta, o comunicare bisbigliando tra parabole giganti, sempre seguiti dalla presenza di animatori. Per l'astronomia c'è invece un planetario da cinquanta posti e un osservatorio astronomico. Una sala convegni e uno spazio per le mostre temporanee completano l'offerta del museo. Il planetario del centro è intitolato a Giuseppe Occhialini, originario della vicina Fossombrone e uno dei padri dell'astronomia delle alte energie. La villa stessa ha una lunga tradizione scientifica, infatti qui, cinque secoli fa, la nobile famiglia Negusanti osservava il cielo attraverso quattro torri di osservazione. Il nome curioso del luogo deriva dal titolo "Balì" assegnato al conte che occupò la villa nel Seicento, appartenente a un ordine cavalleresco. <br />Sotto il prato antistante il museo vi è una cripta, che ha ispirato anche testi letterari, composta da 4 croci di Lorena, disposte a formare 4 angoli retti. Nella volta a botte che costituisce il soffitto è dipinta una enorme croce bianca e rossa. I mattoni del pavimento sono disposti anch'essi a formare una croce, al centro della quale si trova un pozzo cieco. Tutta la struttura veniva usata per riti d'iniziazione degli ordini cavallereschi. L'ordine cavalleresco presente nell'allora villa del Balì era quello di santo Stefano papa e martire.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_152</link><guid>152</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Saltara Pesaro Urbino Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo del Bijou di Casalmaggiore - Casalmaggiore ]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo del Bijou di Casalmaggiore è stato istituito nel 1986. Dieci anni dopo è stato allestito nella sede attuale, appositamente ristrutturata, nel piano seminterrato dell'ex Collegio Santa Croce, edificio costruito dai Padri Barnabiti verso la metà del XVIII secolo. Le collezioni sono qui esposte su una superficie di 400 metri quadrati, ordinate in tre sezioni (oggettistica, archivistica e tecnologica).</p><p>La sezione oggettistica raccoglie oltre 20.000 pezzi prodotti dalle industrie di Casalmaggiore tra la fine dell'Ottocento e il 1970. Oltre alle tipologie tradizionali della bigiotteria (spille, gemelli, bracciali, cinture, orecchini, ciondoli), sono presenti portacipria, portarossetto, portasigarette, occhiali da sole, medaglie devozionali, distintivi. <br /><br />Al Museo del Bijou è annesso un laboratorio didattico dotato di attrezzature per la fusione dei metalli, la saldatura, la doratura, ecc. Vengono qui realizzati corsi di bigiotteria per adulti, di carattere sia amatoriale che professionale.</p><p>Sono possibili, inoltre, dimostrazioni di tecniche orafe ed esercitazioni rivolte alle scolaresche che prevedono l'esecuzione di semplici manufatti in metallo non prezioso. Le proposte didattiche possono essere articolate in uno o più incontri, con possibilità di concordare specifici programmi pluridisciplinari.</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_355</link><guid>355</guid><pubDate>30/09/2008</pubDate><author><![CDATA[Casalmaggiore  Cremona Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo del Cappello Borsalino - Aessandria]]></title><description><![CDATA[Il Museo del Cappello Borsalino &#232; stato inaugurato nel 2006 per volere del Comune di Alessandria e della Borsalino S.p.A con l'obiettivo di ricostruire la storia del cappello Borsalino, dell'azienda e delle relazioni tra la citt&#224; di Alessandria e la fabbrica. <br />Il Museo ospita circa 2.000 cappelli, scelti fra gli oltre 4000 della collezione. L'allestimento propone un percorso circolare e tematico che racconta la storia della lavorazione del cappello, la diffusione dei cappellai, l'evoluzione dell'industria del cappello dall'800 ai giorni nostri, lo sviluppo della fabbrica, il mecenatismo, le opere benefiche della famiglia Borsalino e il suo rapporto con la citt&#224;, nonch&#233; con le storiche donne lavoratrici (&quot;le borsaline&quot;). L'ultima sezione del percorso presenta la produzione dell'attuale fabbrica Borsalino. <br />A disposizione dei visitatori vi sono tre postazioni multimediali che presentano informazioni di tipo storico e culturale; &#232; prevista anche una zona per le esposizioni temporanee dedicate all'arte contemporanea, al costume, alla moda, e naturalmente alla storia della Borsalino. <br />Il Museo del Cappello Borsalino organizza mostre, eventi e pubblicazioni dedicati alla storia Borsalino, alla promozione della cultura d'impresa e dei fenomeni artistici, di costume e di moda della cultura contemporanea. Svolge attivit&#224; di didattica e di ricerca e visite guidate; offre inoltre servizi di prestito ai musei e alle istituzioni culturali con cui avvia rapporti di scambio e collaborazione. <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_374</link><guid>374</guid><pubDate>18/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Aessandria  Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo del carattere e della tipografia - Corunda]]></title><description><![CDATA[                      Ospitato negli edifici dell'antico Canapificio Veneto, il museo del carattere e della tipografia è nato nel 2002, per volontà della fondazione Tipoteca Italiana, e ospita un'importante collezione di macchine e strumenti dell'arte della stampa. L'esposizione documenta l'origine e l'evoluzione di questa tecnologia, dalla rivoluzione industriale ai giorni nostri, attraverso le varie procedure che compongono l'arte tipografica (fondere, comporre, stampare, creare caratteri, e le relative macchine utensili) e l'esposizione dei primi torchi, linotype e monotype, matrici. Il grande spazio espositivo si caratterizza per la sua polifunzionalità che gli permette di essere contemporaneamente museo, archivio, officina di restauro e di stampa, laboratorio e biblioteca. Dalla sua nascita il museo rappresenta la volontà di valorizzazione del mestiere tipografico, che cede ormai il passo alle moderne tecnologie digitali, ma rimane un pezzo di storia fondamentale dell'industria del nostro paese. Per questo motivo si punta molto sulla visita come esperienza attiva e formativa prediligendo visite guidate interattive, workshop e laboratori didattici.                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_178</link><guid>178</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Corunda Treviso Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo del cavallo giocattolo - Grandate]]></title><description><![CDATA[Il Museo, nato nel 2000 per volont&#224; del Cavaliere del Lavoro Piero Catelli, fondatore e Presidente della Artsana Chicco, ospita una collezione tematica dedicata al cavallo giocattolo ed &#232; situato nell'ex scuderia Manzoni, nello spazio dove un tempo venivano allevati i cavalli. <br />Il Museo si compone di vasti ambienti che illustrano le varianti del cavallo giocattolo dal 1700 e comprende inoltre 110 libri, a disposizione del pubblico, per illustrare e spiegare il collezionismo di giocattoli. <br />Il Museo organizza laboratori didattici e visite guidate con itinerari studiati per le diverse fasce d'et&#224; del bambino. Realizza mostre e pubblicazioni per valorizzare e recuperare la storia del cavallo giocattolo in Europa e nel mondo, promuovendo artisti e designer che si cimentano con nuovi modelli. <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_370</link><guid>370</guid><pubDate>13/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Grandate Como Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo del centro caprense "Ignazio Cerio" - Capri]]></title><description><![CDATA[           Il museo raccoglie il frutto delle appassionate ricerche naturalistiche di Ignazio Cerio (1840-1921), medico non originario di Capri, ma talmente attratto dalla bellezza dell'isola da trasferirvisi stabilmente, non ancora trentenne, per rimanervi fino alla morte. In oltre mezzo secolo egli riuscì instancabilmente a radunare una quantità innumerevole di materiale naturalistico, antropologico e archeologico da lui in parte rinvenuto nella stessa Capri e in parte raccolto durante i suoi lunghi viaggi in Europa, Africa, Medio Oriente e America del Nord.<br />La visita al museo a lui dedicato rappresenta un ottimo presupposto per conoscere e apprezzare ancora di più il grande patrimonio storico, naturalistico e artistico che questa splendida isola e il suo mare offrono al visitatore.<br />In quattro sale sono esposti oltre 20.000 reperti. Nella prima, dedicata alla geopaleontologia, trovano alloggio circa 6000 campioni di cui un sesto rinvenuti nella stessa Capri; tra le 19 vetrine figurano rocce e fossili illustranti la formazione dell'isola partenopea e la filogenesi delle specie che in essa si sono evolute. La seconda sala ospita invece la sezione zoologica, composta da numerosi animali delle specie più significative della fauna marina e terrestre caprense, tra cui la lucertola azzurra dei faraglioni (Podarcis sicula coerulea), forma endemica dei Faraglioni di Capri, scoperta dallo stesso Cerio. La terza sala, di preistoria e protostoria, racconta la storia dell'isola dal Paleolitico inferiore fino all'età del Ferro. Infine la sala dell'archeologia mostra testimonianze di epoca greca e romana (corredi bronzei, mosaici, intonaci ecc.), rinvenute nelle ville imperiali che sorsero a Capri. Il museo ospita anche la collezione naturalistica appartenuta allo studioso Raffaello Bellini, nonché quella di insetti di Otto Sohn Rethel e quella di piante e alghe di O. Gabriele Costa.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_206</link><guid>206</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Capri Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo del dipartimento di anatomia umana normale - Parma]]></title><description><![CDATA[Il museo, istituito nell'Ottocento e aperto al pubblico nel 1920, conserva una ricca collezione di preparati umani a secco e in liquido dei vari organi, del sistema nervoso periferico e autonomo. Si segnalano alcuni pezzi anatomici dell'apparato locomotore con evidenziati i vari piani muscolari degli arti superiori e inferiori e numerose ricostruzioni tridimensionali dei vasi periferici assorbenti dell'intestino, della lingua, del rene e del diaframma che attestano la distribuzione morfologica delle cellule endoteliali e le modalit&#224; del passaggio transendoteliale di macromolecole e di cellule (linfociti, macrofagi e leucocitipolinucleati) dall'interstizio all'interno del lume del vaso linfatico. <br />Tra i preparati artificiali di pregio qui conservati vi sono due statue di cera, della scuola fiorentina di Clemente Susini (1773-1814), raffiguranti la vascolarizzazione linfatica e i muscoli superficiali e profondi. Si segnala anche una raccolta di circa 300 crani di antropologia criminale di Lorenzo Tenchini, docente di anatomia, che indag&#242;, accogliendo le teorie di Cesare Lombroso, gli aspetti somatici e fisionomici dei criminali e studi&#242; la struttura macroscopica del cervello degli alienati. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_22</link><guid>22</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Parma Parma Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo del dipartimento di zoologia - Bari]]></title><description><![CDATA[<p>Attivo nella ricerca e nella salvaguardia del territorio pugliese, cos&#236; come nella didattica e nella divulgazione per il Dipartimento di zoologia dell'Universit&#224; di Bari, il museo fu fondato nel 1925 e arricchito da importanti donazioni di studiosi e appassionati. Esso conserva circa un migliaio di reperti zoologici, preparati a secco o in liquido, della fauna pugliese, italiana e dell'Africa nord orientale. </p><p>Il percorso si snoda tra mammiferi, uccelli, rettili, pesci, insetti, invertebrati marini, scheletri di vertebrati, reperti umani e animali del neolitico pugliese, a cui si aggiungono una collezione di strumenti scientifici e di antichi pannelli didattici. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_161</link><guid>161</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Bari Bari Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo del fiore - Acquapendente]]></title><description><![CDATA[Un&#160;museo come questo, che propone un tuffo nello straordinario mondo del fiore, non poteva che inserirsi in un contesto ambientale come quello della Riserva naturale del Monte Rufeno, una bella area che si estende per circa 3000 ettari nell'Alto Lazio. Il museo si articola in varie sezioni che illustrano gli aspetti evolutivi ed ecologici del fiore, i suoi rapporti con il mondo animale e con l'uomo e la sua contestualizzazione nel territorio della riserva. Alcune particolarit&#224; del percorso espositivo: una sala che ci proietta in una sorta di prato, realizzato con fiori e insetti di grandi dimensioni, in cui si scoprono i segreti delle fioriture; un erbario didattico multimediale che consente di conoscere e apprezzare centinaia di specie botaniche tipiche della zona attraverso schede, animazioni e sistemi di ricerca; pannelli che affrontato il tema dell'ecologia e della cultura del territorio descrivendo il paesaggio e l'utilizzo della natura da parte dell'uomo; infine la presentazione della locale tradizione dei Pugnaloni, singolari mosaici di petali di fiore e foglie creati ogni anno per celebrare la festa della Madonna del Fiore, che ricorre la terza domenica di maggio. La visita comprende anche una sezione esterna costituita dal &quot;Sentiero natura del fiore&quot;, un percorso all'aperto con 21 stazioni didattiche a cui si pu&#242; abbinare una piacevole escursione in alcuni degli itinerari della riserva. L'esposizione museale &#232; proposta con diverse chiavi di lettura a seconda dell'et&#224; e dell'interesse del visitatore. Esistono tre percorsi didattici personalizzati, il &quot;Percorso delle scienze&quot;, il &quot;Percorso delle curiosit&#224;&quot; e il &quot;Percorso del gioco&quot; che consentono, rispettivamente, di approfondire le conoscenze scientifiche sul fiore e sul territorio, di scoprire gli aspetti pi&#249; curiosi del mondo del fiore, o infine semplicemente di apprendere giocando. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_256</link><guid>256</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Acquapendente Viterbo Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo del mare - Pizzo]]></title><description><![CDATA[Il Museo del mare, dedicato alla flora e fauna marina, conserva circa 100.000 conchiglie di cui solo 30.000 esposte e circa 2000 fossili, oltre a centinaia di pesci imbalsamati e numerosi scheletri.<br />Il museo comprende anche una raccolta di utensili per la costruzione delle barche e per la pesca, oltre ad alcuni dipinti di soggetto marino.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_78</link><guid>78</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Pizzo Vibo Valentia Calabria]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo del mare - Bagnoli]]></title><description><![CDATA[Ospitato al piano terreno dell'Istituto tecnico nautico (oggi Istituto di istruzione secondaria superiore) &quot;Duca degli Abruzzi&quot;, il Museo del mare affonda le sue radici in un lontano passato poich&#233; nasce come collezione storica di apparecchi e strumentazioni nautici utilizzati dagli allievi della Scuola marinaresca fondata nel 1623 (da cui &#232; derivato l'attuale istituto). Dal museo, affacciato sulla spiaggia di Bagnoli, nell'affascinante golfo di Pozzuoli, sprigiona in maniera eclatante l'idea del legame tra l'uomo e il mare. Attraverso l'esposizione di rari reperti nautici, di modelli navali e di strumenti utilizzati nel tempo, esso illustra l'origine e l'evoluzione della marineria del mar Mediterraneo degli ultimi due secoli. <br />Per ciascuno dei cinque ambienti in cui il percorso espositivo &#232; suddiviso, viene trattato un tema specifico. Si hanno cos&#236;: la sala della navigazione, in cui &#232; mostrata l'attrezzatura nautica ottocentesca e novecentesca (bussole, girobussole, ottanti, scandagli, inclinometri, radar ecc.), ben conservata e tutt'ora funzionante; la sala delle navi, che espone numerosi modelli di imbarcazioni, tra cui tartane, brigantini e golette che solcavano i mari partenopei nel XIX secolo, nonch&#233; vari modelli di cantiere e modelli realizzati dagli allievi della scuola; la sala delle macchine, in cui si possono osservare apparecchi e strumenti di termologia, meccanica, dinamica e cinematica; la sala Marconi, dedicata al fisico e agli strumenti di misura e di comunicazione navale usati o costruiti da lui e dalle sue industrie; infine un corridoio, adibito a sede di mostre temporanee e decorato con diplomi d'onore, quadri dei nodi marinari, una piccola collezione di conchiglie e alcune chiesuole con bussole. Particolarmente interessante &#232; anche la biblioteca, che raccoglie atlanti, carte nautiche, testi tematici e una videoteca.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_205</link><guid>205</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Bagnoli Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo del parco nazionale del Gran Paradiso - Rhêmes Notre Dame]]></title><description><![CDATA[           Nel piccolo comune di Rhêmes Notre Dame, accogliente stazione turistica ai piedi del suggestivo massiccio della Granta Parey, è stato allestito, a partire dal 1972, un museo che illustra la fauna del parco, attraverso un plastico, grafici, fotografie e strumenti informatici. È qui trattato in particolare il tema del gipeto, il più grande rapace europeo con un'apertura alare compresa tra i 265 e 285 cm. Dal nome scientifico Gypaetus barbatus, questo maestoso uccello dopo una lunga assenza dovuta alle persecuzioni che lo hanno sterminato, grazie a progetti europei di reintroduzione è infatti tornato a volare sulle nostre montagne. Il museo documenta l'eccezionale evento naturalistico e contribuisce alla riabilitazione dell'&quot;avvoltoio degli agnelli&quot;. Intorno a questo tema centrale si snodano informazioni, immagini, suoni, giochi multimediali. La ricostruzione del nido su una parete rocciosa, l'&quot;ossario&quot; e un modello di volo planato avvicinano con immediatezza ai comportamenti più caratteristici del gipeto. Oltre all'esposizione permanente, il centro visite comprende un ufficio informazioni, una sala proiezioni e uno spazio per mostre temporanee.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_38</link><guid>38</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Rhêmes Notre Dame Aosta Valle d'Aosta]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo del parco nazionale del Gran Paradiso - Valsavarenche]]></title><description><![CDATA[Situata al centro del parco, la Valsavarenche &#232; racchiusa nel massiccio del Gran Paradiso e offre quindi ai visitatori un prezioso patrimonio naturale nel quale si possono osservare, in un panorama fatto di laghi, ghiacciai e peculiarit&#224; geologiche di interesse scientifico, diverse specie di vegetali e di animali in libert&#224; (lo stambecco, il camoscio, il gipeto, l'aquila reale). In tempi recenti la lince, da tempo scomparsa sui massicci montuosi delle Alpi, &#232; stata ripetutamente avvistata dai guardiaparco. <br />A questo magnifico predatore, difficilmente avvistabile non solo per il numero esiguo di esemplari in circolazione, ma anche per il suo carattere schivo, e alla predazione animale &#232; dedicata una sezione all'interno del museo del parco nazionale. <br />Ecco quali sono gli argomenti trattati nel centro visite: quanto contano i sensi per i predatori nella ricerca del cibo; la caccia in tana dell'ermellino; la rapida scomparsa della lince in Europa e la lenta ricolonizzazione a partire dagli anni Settanta; quanto pu&#242; incidere la presenza della lince sulla distribuzione territoriale dei camosci del Gran Paradiso.<br />L'esposizione presenta inoltre un programma informativo su computer e alcuni diorami, che ricostruiscono ambienti della Valsavarenche. Il museo si trova a D&#233;gioz, capoluogo della Valsaverenche, situato a 1540 metri di altitudine e principale centro abitato della valle. L'insediamento &#232; molto antico e il suo nome, che in patois, il dialetto locale, significa &quot;foresta&quot;, evoca la simbiosi fra l'uomo e la natura che da secoli caratterizza la cultura della valle. <br />Altri centri visite del Gran Paradiso si trovano in Piemonte a Soana e Locana in Valle Orco e Valle Soana.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_39</link><guid>39</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Valsavarenche Aosta Valle d'Aosta]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo del Politecnico - Torino]]></title><description><![CDATA[Come per la Collezione di strumenti di fisica dell'Universit&#224;, anche quella del Politecnico, composta da un vastissimo materiale, &#232; visitabile solo come museo virtuale o su appuntamento. Non dispone infatti di vere e proprie sale museali, ma di archivi di materiali ordinati e facilmente consultabili in cui sono conservati macchinari e motori per aereomobili, apparecchiature di laboratorio della sezione chimica, strumenti matematici e topografici, e un'ampia collezione di minerali (circa 3500 esemplari) con sezioni sottili di roccia e l'apposito strumentario per la ricerca mineraria. Tra le particolarit&#224; della raccolta si possono segnalare 150 modelli costruiti a fine didattico e datati 1865, che rappresentano strumenti e attrezzature da cantiere, opera di Giovanni Curioni, docente di scienze delle costruzioni, oppure le macchine perforatrici di Germano Sommeiller per scavare il tunnel del Frejus.<br />Il museo &#232; in fase di organizzazione e riordino e in attesa di una nuova sede nell'area di Torino nord                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_326</link><guid>326</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Torino Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo del sottosuolo "P. Parenzan" - Latiano]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo si articola in quattro sezioni, dedicate alla biologia del sottosuolo, alla geologia, alla paleontologia generale e umana. Tra i reperti di maggior interesse si segnalano elementi di fauna troglobia, provenienti da grotte di tutto il mondo e i rarissimi reperti umani fossili, da grotte cultuali, gravine e grotte preistoriche pugliesi,  che permettono di seguire l'evoluzione dell'uomo dal Paleolitico al Neolitico, dall'uomo di Neandertal all'uomo moderno. <br /></p><p>Nella sezione di geologia una speciale attenzione è dedicata al fenomeno del carsismo, che tanto caratterizza il territorio pugliese, con la presentazione delle più tipiche concrezioni di grotta. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_171</link><guid>171</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Latiano Brindisi Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo dell'aria e dello spazio - Due Carrare]]></title><description><![CDATA[                      Questo originale museo, allestito all'interno del trecentesco Castello di San Pelagio, illustra la storia dell'aviazione dai tempi di Leonardo da Vinci fino ai giorni nostri.<br />Nelle sale affrescate del castello, che fu sede della temeraria ottantasettesima squadriglia con cui  Gabriele D'Annunzio compì il volo su Vienna nel 1918, si possono ammirare ricostruzioni, pezzi autentici, documenti, fotografie, grafici e disegni, divise d'epoca, motori e oggetti dell'aeronautica, che descrivono l'evoluzione del volo.<br />Di grande fascino i modelli dei dirigibili più famosi della storia, come lo Zeppelin, il più grande del mondo, e il Nobile, che si schiantò nel 1928 sui ghiacci del Polo Nord. Nel salone omonimo è conservata la mongolfiera ad aria calda, che nel 1783 si sollevò da terra ad Annonay, portando a bordo un'oca, un gallo e una pecora. Un'ampia sezione del percorso ospita la ricostruzione del volo su Vienna e conserva oggetti personali di Gabriele D'Annunzio, divise e arredi d'epoca.<br />All'esterno del castello sono conservati pezzi autentici come due elicotteri Augusta Bell, i missili Nike Aiace e Nike Hercules, e l'idrovolante Grumman HU-16 A.<br />Il suggestivo parco comprende un labirinto di siepi, richiamo al mito del volo di Icaro che, rinchiuso nel labirinto di Cnosso con il padre Dedalo tentò la fuga in volo creandosi ali di cera e piume.                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_180</link><guid>180</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Due Carrare Padova Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo dell'arte mineraria - Carbonia - Iglesias]]></title><description><![CDATA[           Il museo è ospitato all'interno di una costruzione liberty, sede dell'Istituto tecnico industriale minerario &quot;Giorgio Asproni&quot; fondato nel 1871, ed espone macchine, utensili e fotografie sull'ambiente minerario. Nei sotterranei dell'edificio, che si diramano con gallerie per circa 600 metri, si trova la Galleria didattica che offre la possibilità di osservare come si svolgeva il lavoro in miniera, ripercorrendo la storia dell'arte mineraria sarda. Il museo funge anche da centro informazioni ed è il punto di partenza per tour guidati in fuoristrada ai siti minerari recentemente aperti al turismo come la Galleria Henry e Galleria Villamarina (www.igeaminiere.it).<br />All'interno del palazzo è ospitato anche Il Museo mineralogico (aperto solo su appuntamento 0781/22502) che espone una delle più complete collezioni di minerali della Sardegna. Nella prima sala espositiva vi sono minerali nazionali e internazionali; macchine un tempo utilizzate nelle miniere; fossili animali e vegetali. La seconda sala espone le collezioni sarde, contenute entro belle e antiche vetrine; è rappresentato il frutto dell'attività mineraria sarda, dal carbone fossile, alla galena e alla smithsonite. Sono presenti anche dei plastici che riproducono i vari metodi di coltivazione del minerale e vari cimeli come la piccozza di Alberto della Marmora, utilizzata durante le escursioni effettuate nell'isola, e la carta geologica della Sardegna da lui elaborata.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_50</link><guid>50</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Carbonia - Iglesias Carbonia Iglesias Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo dell'educazione - Padova]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo, che fa parte del Dipartimento di scienze dell'educazione, &#232; stato formalmente istituito nel 1993 con l'obiettivo di conservare, ordinare, studiare ed esporre tutti i beni culturali relativi alla storia dell'educazione. Si tratta di materiale vario come arredi scolastici, sussidi didattici, quaderni, libri di testo, di lettura e di premio, certificati di studio, fotografie, giocattoli, oggetti e reperti di vario genere relativi all'arco di tempo che va dalla nascita all'ingresso nella vita adulta. <br /></p><p>Il museo &#232; rivolto agli studiosi che intendono approfondire la storia del sistema formativo e nello stesso tempo vuole proporsi come laboratorio didattico per gli insegnanti. </p><p>L'attuale spazio espositivo focalizza l'attenzione del visitatore sulla vita dei bambini, dentro e fuori la scuola, nel primo Novecento. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_185</link><guid>185</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Padova Padova Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo dell'evoluzione - Bologna]]></title><description><![CDATA[                      L'innovativo Museo dell'evoluzione, inaugurato nel 2002, è l'unione dei tre musei: di zoologia, di antropologia e di anatomia comparata.<br />Fulcro del moderno allestimento è la Balena, la struttura multifunzionale che si trova nell'atrio del museo e riprende, nelle forme, lo scheletro di capodoglio esposto nel museo di anatomia comparata. Il Museo di zoologia (Aula didattica, tel. 051/251723, adidzool@alma.unibo.it) riunisce le raccolte di Ulisse Aldrovandi, del marchese<br />Ferdinando Cospi e del conte Marsili, nel tempo arricchitesi di nuovi lasciti e donazioni. Le collezioni comprendono le sezioni entomologica, malacologica, ornitologica, di trofei africani e diorami.  Il museo espone oltre ottomila esemplari di vertebrati e invertebrati, conservati e preparati con tecniche diverse e articolati in diverse sezioni tematiche. Di particolare interesse quella dedicata agli animali estinti o in via di estinzione, dove si possono ammirare la testa di Pinguinus impennis (uccello dell'Artico, diffuso, durante l'ultima era glaciale, anche lungo le coste del Mediterraneo), e una colomba migratrice (Ectopistes migratorius), entrambi ormai estinti. Vastissimo è il repertorio degli esemplari della sezione ornitologica, nella quale si segnala la collezione di colibrì proveniente dalle missioni in Sud America, dono di papa Pio IX. <br />Il Museo di anatomia comparata (tel. 051/2094243, museoac@alma.unibo.it)  vede le sue origini nel 1814, quando viene istituita la cattedra di anatomia comparata nella Pontificia Università di Bologna.<br />La raccolta è composta in massima parte dai preparati del professor Antonio Alessandrini, direttore del museo dal 1819 al 1861. Pezzo forte della collezione è lo scheletro di capodoglio, ben lungo 16 metri, preparato dal<br />successore di Alessandrini, Sebastiano Richiardi. Una sezione del museo consente al visitatore di toccare i preparati e affianca alle didascalie comuni anche quelle in braille. Interessanti anche i percorsi didattici realizzati all'interno del museo: uno di questi è incentrato sullo scheletro e consente di conoscere, attraverso la comparazione delle varie strutture ossee, l'evoluzione dei vertebrati viventi.<br />Il Museo di antropologia (tel. 051/2094196) risale agli inizi del Novecento, in coincidenza con l'istituzione della cattedra di antropologia all'Università di Bologna. Le collezioni sono suddivise in tre sezioni: paleoantropologia e preistoria, strumenti e metodi dell'antropometria, popolazioni umane attuali e adattamento. L'utilizzo di numerosi diorami consente, nella prima sezione, di illustrare le fasi dell'evoluzione dell'uomo dal primate all'australopiteco.<br />All'interno della sezione dedicata alle popolazioni umane attuali si segnala la presenza di una yurta vera, la tipica abitazione mobile delle popolazioni dell'Asia centrale.<br /><br />                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_3</link><guid>3</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Bologna Bologna Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo dell'occhiale - Pieve di Cadore]]></title><description><![CDATA[           Nato nel 1990, il museo di Pieve di Cadore testimonia più di 500 anni di storia di uno degli oggetti più stravaganti della nostra quotidianità: gli occhiali. L'esposizione ci guida, dai più antichi esemplari risalenti al medioevo, alla scoperta dell'evoluzione di forme, gusti e tecniche di produzione. I primi occhiali erano senza stanghette, poi nel 1600 le montature cominciano a farsi particolarmente elaborate, e si giunge così al 1700, epoca a cui risalgono anche i primogenitori dei moderni occhiali da sole, già esempio di grande creatività per forme e colori. Dal 1800 l'occhiale è ormai un vezzo e se ne producono di qualunque genere: dai pince-nez (con ponte a molla) e gli "stringinaso" (fi-tsu), fino ai "fassamani", gli occhiali tenuti in mano per essere avvicinati all'occhio quando serviva, capolavori creati in argento, oro, corno, avorio, spesso testimoni e protagonisti della vita mondana. Nel museo è poi dedicata un'ampia sezione ai binocoli e a oggetti di grande fascino in cui lenti, occhiali e cannocchiali venivano celati: eleganti tabacchiere, porta-aghi, bruciaprofumi, ventagli, bastoni da passeggio e nécessaires da viaggio. Altre sezioni importanti sono quella dedicata alle insegne delle antiche botteghe di ottici, quella sulla tradizione religiosa collegata a santa Lucia, protettrice della vista, e un'altra infine che presenta un'ampia collezione di  astucci e contenitori. Nel museo trovano inoltre ampia testimonianza le tradizioni e le attività del territorio; il Cadore e le zone circostanti sono dal 1878 il luogo geografico dove l'occhialeria ha uno dei complessi industriali tra i più importanti a livello nazionale e mondiale. Si segnala anche il sito web molto completo, ricco di immagini e corredato da un'ampia bibliografia.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_190</link><guid>190</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pieve di Cadore Belluno Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo dell'orologio da torre G.B. Bergallo - Bardino Nuovo]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo Bergallo, ospitato nell'ex Palazzo Comunale di Bardino Nuovo, presenta una raccolta di orologeria monumentale prodotta dal Seicento ad oggi, che ricostruisce la storia della cultura e delle tecnica dei macchinari e degli strumenti di lavoro degli orologiai. La maggior parte degli orologi proviene dalla fabbrica della famiglia Bergallo e da donazioni di privati e di enti ecclesiastici. <br />La collezione si compone di orologi da torre e orologi di diverso formato e tipologia, elementi di orologeria e materiale iconografico e documentario. Numerose fotografie antiche, appunti di lavoro, conti e preventivi testimoniano l'attivit&#224; della fabbrica artigiana Bergallo nel corso del tempo, e, all fine del percorso espositivo, &#232; possibile visitare la casa-officina della famiglia. </p><p><br />Il Museo svolge attivit&#224; di ricerca, studio e divulgazione sulla storia della fabbrica Bergallo, e conta su un laboratorio di restauro e recupero degli orologi; collabora con numerose istituzioni culturali ed effettua consulenze tecniche e scientifiche. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_373</link><guid>373</guid><pubDate>17/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Bardino Nuovo Savona Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo dell'osservatorio vesuviano - Ercolano]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo è ubicato nella sede storica dell'Osservatorio Vesuviano, la prima istituzione scientifica al mondo creata appositamente per lo studio dei fenomeni vulcanici. A volerla fu Ferdinando II di Borbone che, nel 1841, fece erigere un'elegante palazzina neoclassica sita sul Colle del Salvatore, una collina posta sul versante occidentale del Monte Somma, riparata dalle sue colate laviche. L'Osservatorio Meteorologico Vesuviano fu inaugurato nel 1845, durante il VII Congresso degli Scienziati Italiani. Il primo direttore fu Macedonio Melloni, fisico di fama internazionale. <br />Da allora l'Osservatorio è impegnato nella costante attività di sorveglianza dei vulcani napoletani e nella ricerca scientifica in ambito geofisico e vulcanologico. <br />Dal 2001 fa parte dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Attualmente la sede operativa dell'Osservatorio è a Napoli; nella sua sede storica sono conservati strumenti scientifici, campioni di rocce e minerali e documenti storici, che costituiscono le collezioni del museo che oggi ammiriamo. <br />Nella collezione degli strumenti scientifici figurano numerosi sismoscopi e sismografi dei secoli XIX e XX, tra cui il primo sismografo elettromagnetico, ideato da Luigi Palmieri nel 1856. Visitando il museo si possono osservare anche reperti geologici e vulcanologici, tra i quali risaltano la raccolta dei proietti litici e la serie di circa cento contenitori in vetro d'epoca con campioni di cenere vulcanica delle eruzioni avvenute tra il 1850 e il 1944. <br />Dal 2000 il percorso espositivo è stato rinnovato con l'allestimento della mostra permanente "Vesuvio: 2000 anni di osservazioni", frutto della collaborazione tra l'Osservatorio Vesuviano e il Dipartimento di Protezione Civile, che ha come obiettivo l'esplorazione del mondo dei vulcani e la diffusione delle informazioni sulla pericolosità e sulla sorveglianza vulcanica. <br />Il visitatore viene così condotto in un articolato percorso espositivo in cui sono descritti i vari tipi di eruzioni e i relativi pericoli, la storia del Vesuvio, in particolare le storiche eruzioni del 79 d.C. e del 1944; mentre un simulatore di terremoti consente al pubblico di vivere un'esperienza interattiva difficilmente dimenticabile. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_208</link><guid>208</guid><pubDate>02/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Ercolano Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo della bonifica - San Donà di Piave]]></title><description><![CDATA[           Aperto al pubblico nel 1983, il Museo della bonifica di San Donà di Piave raccoglie e illustra la storia, le tradizioni e lo sviluppo economico del territorio del basso Piave attraverso un percorso suddiviso in cinque sezioni: bonifica, etnografica, archeologica, bellica, naturalistica.<br />La sezione che dà il nome al museo illustra, attraverso documenti, immagini e plastici, le opere di bonifica della zona e le vicende storiche, sociali ed economiche che le precedettero e seguirono: il lavoro e i risultati ottenuti grazie alle opere di difesa e prosciugamento; l'aspetto della palude prima degli interventi; l'arresto delle opere e la loro distruzione durante il periodo bellico; la vita di quanti si adoperarono per le operazioni, badilanti, cariolanti, ecc.; la messa a coltura dei territori bonificati e l'organizzazione delle case coloniche per la gestione del territorio. <br />La sezione naturalistica ricostruisce l'ambiente palustre precedente alla bonifica, con la flora e la fauna caratteristiche.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_193</link><guid>193</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[San Donà di Piave Venezia Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo della Centrale & Science Centre Immaginario Scientifico - Malnisio di Montereale Valcellina]]></title><description><![CDATA[    <img id="anastasis_uploaded_1559647122" src="Attachment?q=get&id=384" alt="esterno centrale" title="esterno centrale" style="margin: 5px; float: left; width: 322px; height: 202px;" />Immersa nel rigoglioso paesaggio naturale del Comune di Montereale Valcellina (PN), l'ex Centrale idroelettrica "Antonio Pitter" è uno splendido esempio di architettura industriale di primi del Novecento ed è oggi un museo, dove è possibile vedere i macchinari originali perfettamente conservati e la sala comandi. Rappresenta inoltre un'occasione unica per conoscere la storia dell'avventura tecnologica che ha trasformato il torrente Cellina in fonte energetica e ha portato ad illuminare per la prima volta Piazza San Marco a Venezia. <br /><br />L'ex Centrale costituisce anche un prestigioso teatro per i divertenti percorsi interattivi dell'Immaginario Scientifico. È qui infatti nato un Science Centre, simile a quello già attivo da anni a Trieste, con una trentina di exhibit hands-on, ovvero postazioni interattive da toccare e manipolare, per entrare in contatto con la scienza e la tecnologia in modo creativo e dinamico, partecipando in prima persona a ciò che accade quotidianamente attorno a noi: giochi di pesi, forze, energie, piccoli apparati elettromagnetici per far letteralmente "rizzare i capelli"; e ancora, luci, ombre colorate, lenti, arcobaleni e specchi, caleidoscopiche trasformazioni... <br />Il Science Centre offre anche un ricco programma di laboratori tematici di didattica informale organizzati per gruppi e scuole sulle discipline della chimica, fisica, matematica e scienze della Terra.<br /><br /><br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_357</link><guid>357</guid><pubDate>30/10/2008</pubDate><author><![CDATA[Malnisio di Montereale Valcellina Pordenone Friuli Venezia Giulia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo della ceramica in Cotto Veneto - Carbonera]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo della Ceramica in Cotto Veneto &#232; frutto di una antica passione della famiglia Sutor per il collezionismo d'arte. Il Museo fu inizialmente istituito allo scopo di seguire il core business delle piastrelle; con il passare del tempo, per&#242;, la collezione si &#232; via via allargata, sino a comprendere tutto quello che pu&#242; essere prodotto dall'elaborazione delle argille. La struttura oggi rappresenta un importante valore documentale, a testimonianza della storia manifatturiera di un'intera comunit&#224;, e offre al contempo uno strumento di valorizzazione della rete di rapporti tra territorio e impresa. </p><p><br />Il Museo accoglie esemplari dell'archivio di Cotto Veneto, gli esiti delle frequentazioni dell'Atelier aziendale da parte degli artisti e un'ampia documentazione di manifatture ceramiche del Triveneto, per lo pi&#249; scomparse. Completano il corpus museale ampie collezioni di mattonelle di ambito centro-europeo e mediterraneo, oltre ad oggetti d'arte, suppellettili e pezzi di artigianato e cultura materiale, fino a raffinati e importanti esemplari di design del Novecento. </p><p><br />Il Museo cura l'inventario, il riordino e la schedatura del posseduto, valorizzato attraverso la collaborazione con il Dipartimento delle Arti e del Disegno Industriale dell'Universit&#224; di Venezia; nel 2007, inoltre, ha preso avvio la collana &quot;Quaderni Cotto Veneto&quot;. L'obiettivo finale &#232; la predisposizione di una valutazione scientifica e storica volta alla riorganizzazione museologica dei materiali, che costituiscono anche da stimolo per l'ideazione di nuove collezioni di prodotto. Da tempo il Museo &#232; diventato anche un punto di riferimento per visite, attivit&#224; e laboratori didattici rivolti a scuole e associazioni. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_378</link><guid>378</guid><pubDate>24/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Carbonera Treviso Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo della farmacia - Bressanone]]></title><description><![CDATA[<p>Nel 1602, la città vescovile di Bressanone accanto all'esistente Farmacia di Corte ottenne di poter aprire una seconda "officina" da cui ebbe poi origine la Farmacia civica. Per celebrare i quattrocento anni dalla fondazione, nel 2002, ha aperto le porte questo piccolo, ma interessante museo dedicato all'<em>ars pharmaceutica</em>. In un percorso scandito da un allestimento curato e intrigante, con postazioni multimediali e sonore, si ripercorre la storia della farmacia e in particolare il ruolo che il Tirolo e Bressanone hanno svolto. Lungo l'asse nord-sud del Brennero, già in tempi remoti, si affermò infatti una tradizione farmaceutica fiorente: basti pensare che il celebre Paracelso, nel 1540, praticava la professione medica nella vicina Vipiteno. <br /></p><p>La collezione ora esposta al museo proviene della Farmacia Peer, l'antica farmacia civica di Bressanone che dal XVII secolo ha conservato una grande quantità di preparati, strumenti e suppellettili. All'ingresso si è accolti da centinaia di contenitori allineati nelle vetrine, recipienti in legno per medicamenti secchi, in vetro per quelli liquidi come estratti o unguenti. Una scaffalatura a cassetti, tutti apribili e visionabili, propone la varietà delle "droghe", cioè degli antichi farmaci. Il museo lancia però un ponte tra antico e moderno partendo dalle antiche preparazioni fino ad arrivare gli attuali prodotti industriali e ai singoli preparati provenienti dall'odierno laboratorio di farmacia presente vicino al museo. Si passa poi alla sezione dedicata all'ascesa dell'arte chimica e della sua applicazione nella farmaceutica: dalle piante officinali  fino alla ricerca della pura sostanza attiva. Nella chimica vegetale del XVII e XVIII secolo la ricerca del principio attivo portò infatti a importanti risultati come l'isolamento di sostanze quali la morfina e il chinino. Infine un'ampia vetrina è dedicata alla sicurezza e all'assortimento dell'offerta di cura oltre che al rapporto tra farmacista e paziente. </p><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p>Il Museo della Farmacia è il <a id="anastasis_link_1792529607" title="Museo del Mese nel  Febbraio 2010" href="/ibsit/Index?q=object/detail&p=Articolo/_a_ID/_v_206">Museo del Mese di Febbraio 2010</a> .</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_100</link><guid>100</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Bressanone Bolzano Trentino Alto Adige]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo della frutta "Francesco Garnier Valletti" - Torino]]></title><description><![CDATA[Il museo, dal nome cos&#236; allettante, conserva la ricca collezione di pi&#249; di mille frutti artificiali modellati da Francesco Garnier Valletti a fine Ottocento. Vi sono esposte anche la storia e la documentazione dell'antica Regia stazione chimica agraria: si passa dalla ricostruzione del laboratorio, che una volta aveva sede nella zona verde di San Salvario interamente dedicata alla botanica e alla ricerca in agricoltura, alla collezione pomologica modellata in cera, alla storia della facolt&#224; di agraria. L'arte della ceroplastica in questo caso, con forme e colori, documenta una biodiversit&#224; che nel giro di alcuni anni and&#242; perduta.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_330</link><guid>330</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Torino Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli - Rossano]]></title><description><![CDATA[Il Museo nasce nel 2001 per volont&#224; della famiglia Amarelli con l'obiettivo di ricostruire la storia dell'azienda e di valorizzare il territorio che ne ha permesso la produzione. Ospitato in un antico edificio quattrocentesco, il museo presenta la storia della liquirizia dalle origini ad oggi, documentando con materiali d'archivio (incisioni, documenti, foto d'epoca) la nascita dell'impresa. <br />Il Museo propone un percorso che, partendo dalle origini familiari dell'azienda approfondisce la storia della liquirizia, il suo percorso di commercializzazione e analizza la sua odierna produzione. I documenti d'archivio sono esposti in ambienti che riproducono le botteghe che ospitavano la gestione degli affari della societ&#224;, evocando il costume e la vita delle campagne dell'alto Jonio calabrese fino ad un secolo fa. <br /><br />Il Museo, inoltre, organizza visite guidate, percorsi didattici, convegni a tema, presentazioni di libri e spettacoli teatrali, concerti e rassegne cinematografiche; dispone di un punto informatico che raccoglie oltre mille siti dedicati alla liquirizia e, infine, collabora con numerose istituzioni culturali, sia italiane che straniere, in vista di progetti comuni. <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_369</link><guid>369</guid><pubDate>13/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Rossano Cosenza Calabria]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo della matematica del comune di Roma - I racconti di Numeria - Roma]]></title><description><![CDATA[Il museo, ospitato nei locali del Dipartimento di matematica, &#232; stato allestito con l'intento di creare una struttura innovativa che avvicinasse il pubblico adulto e gli studenti delle scuole al mondo della matematica. Il primo nucleo di materiale che dette vita al progetto deriv&#242; dalla mostra &quot;I racconti di Numeria&quot;, allestita nel 1999 in collaborazione con il comune di Roma. Questa esposizione, insieme alla successiva che segu&#236; l'anno dopo, &quot;Le regole del regolo&quot;, ha permesso la raccolta di numerosi oggetti matematici, strumenti, modelli e macchine matematiche che inducono a un approccio manipolativo e interattivo, al fine di stimolare il visitatore a sperimentare i modelli matematici e a comprenderne le regole che ne stanno alla base. Tra i vari oggetti esposti, particolarmente interessanti figurano la collezione di poliedri e quella di modelli in gesso di superfici geometriche.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_276</link><guid>276</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo della motocicletta Frera - Tradate]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo della Motocicletta Frera, promosso dal Comune di Tradate, nasce nel 2005 con l'intenzione di ricordare la prima grande fabbrica della citt&#224; sorta nel 1905 ed &#232; ospitato negli stessi stabilimenti dove 50 anni fa venivano fabbricate le motociclette. <br />La collezione presenta un'esposizione di motocicli storici risalenti ai primi anni del '900, mentre un'altra sezione &#232; dedicata a mostre temporanee di moto. </p><p><br />Il Museo, inoltre, collabora con il Comune di Tradate per l'ideazione di mostre tematiche. La biblioteca civica all'interno del museo completa l'offerta culturale. <br /><br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_385</link><guid>385</guid><pubDate>04/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Tradate Varese Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo della paglia e dell'intreccio Domenico Michelacci - Signa]]></title><description><![CDATA[ Il Museo, dedicato a Domenico Michelacci, fondatore dell'industria della paglia e del cappello a Signa, &#232; stato costituito nel 1997 con l'obiettivo di conservare e promuovere il patrimonio culturale di questa tradizionale produzione che, dal 1718,  caratterizza l'economia toscana. Ospitato nel centro storico di Signa, &#232; nato come Museo del distretto produttivo del cappello, fortemente voluto e sostenuto dalle aziende che operano nel settore, in sinergia con l'Amministrazione comunale di Signa. <br /><br />Il Museo espone circa 300 oggetti, (macchinari, manufatti, fotografie, opere d'arte a tema) e conserva circa 8000 pezzi; la raccolta comprende documenti e archivi di aziende, enti e associazioni e materiale iconografico, relativi alla lavorazione e alla commercializzazione della paglia a Signa e nel mondo. Il Museo si articola in pi&#249; sale espositive, alcune destinate a presentazioni permanenti, altre a mostre tematiche. <br /><br />Il Museo organizza laboratori didattici pensati per le diverse fasce d'et&#224; e visite guidate per tutti gli appassionati del cappello e dell'intreccio. Promuove mostre a tema, pubblicazioni, il restauro dei reperti, la formazione di personale e l'offerta di servizi alle aziende del settore. Accanto all'attivit&#224; conservativa, il Museo Michelacci intende diffondere cultura, attraverso la creazione di un archivio e di una biblioteca specializzata che permettano agli studiosi di approfondire la conoscenza della storia e delle tecniche dell'intreccio. <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_394</link><guid>394</guid><pubDate>11/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Signa Firenze Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo della radio - Tuglie]]></title><description><![CDATA[Dalla passione di un collezionista, Salvatore Giuseppe Micali, è nata l'idea e la creazione del museo, inaugurato nel 2004. I pezzi raccolti da Micali, sottufficiale di Marina e caporadiotelegrafista (da cui l'interesse per la materia e la possibilità di recuperare pezzi in vari luoghi del mondo), documentano in modo esauriente l'evoluzione del sistemi di trasmissione e di ascolto, dal trasmettitore telegrafico automatico Edison (1893), ai ricevitori a galena fino a pezzi degli anni Sessanta e Settanta, alle soglie dei velocissimi e tumultuosi sviluppi della tecnologia delle comunicazioni.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_175</link><guid>175</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Tuglie Lecce Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo della Radio d'Epoca - Verona]]></title><description><![CDATA[<p>Dalla collezione privata di Alberto Chiàntera, l'Itis Galileo Ferraris di Verona ospita il museo della Radio d'Epoca, esempio concreto di storia della tecnologia. <br /><br />Questo Museo vuole essere un omaggio al mondo della radio, la scoperta che ha maggiormente contribuito a cambiare il modo della diffusione di notizie e di cultura nella società del nostro secolo <br /><br /><br /><strong>Alberto Chiàntera <br /></strong>Una collezione sviluppatasi nell'arco di trent'anni, che raccoglie seicento apparecchi ricevitori, tramite i quali è possibile ripercorrere il cammino dell'invenzione marconiana sin dalle origini. Alberto Chiàntera, sottoufficiale dell'Esercito Italiano, già da ragazzo aveva nel sangue la passione per queste macchine parlanti: nel corso della vita si è dedicato a collezionarle, dai primi esemplari di fine ottocento, sino ai modelli dei primi anni cinquanta. <br />Tutti di notevole interesse storico e di costume, i pezzi in esposizione al Museo testimoniano non solo i progressi della tecnologia nel corso del nostro secolo, ma anche l'evoluzione dei gusti e del design della "Belle Epoque". <br /><br /><br /><strong>L'evoluzione dei supporti: breve storia</strong> <br />Dai primi prototipi ai gradevoli mobiletti in stile per le classi agiate; dalla radio come bene di lusso alla sua versione popolare, appetibile per la massa dei clienti. La storia degl apparecchi radiofonici attraversa le vicende italiane raggiungendo un vero boom durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il desiderio di conoscere le notizie si era fatto spasmodico. Da allora la radio è oggetto di uso corrente, costantemente reinventato nel design e nella tecnologia; al transistor si deve la riduzione delle sue dimensioni e la trasformazione nell'oggetto tascabile dei nostri giorni. <br /><br /><br /><strong>Guglielmo Marconi: cenni storici </strong><br />Guglielmo Marconi è nato a Bologna il 25 aprile 1874 e deceduto a Roma il 13 luglio 1937. <br />Premio Nobel per la fisica; 16 lauree "Honoris Causa"; 25 onorificenze di alto rango, 8 medaglie d'oro; primo presidente onorario A.I.R.; senatore nel 1928 e dell'Accademiad'Italia nel 1930. <br />Il 12 dicembre 1901 effettuò il primo collegamento a lunga distanza da Poldhu a Terranova, oltre 3500 km, con il telefono; da allora ebbero inizio i famosi collegamenti transoceanici e le sue apparecchiature si diffusero in tutto il mondo <br />Dopo la fine della prima guerra mondiale le "telecomunicazioni" costituivano un servizio professionale, adatto per le società telegrafiche e telefoniche, la marina, l'esercito ed infine l'aeronautica: un mondo per specialisti, dal quale il grande pubblico era estraneo. <br />Verso il 1920, l'interesse di Marconi per la "radio" si fece più acuto: cominciarono le prime trasmissioni radiofoniche, ascoltate da migliaia di appassionati: in poco tempo sistemi di trasmissioni nazionali vennero attivati in Gran Bretagna, negli U.S.A., in Francia e Germania. <br />Lo sbarco della radio in Italia si data invece al 1924; il ritardo rispetto alle altre nazioni europee non fu dovuto a un problema di tecnologia, ma alle incomprensioni e ripicche fra tre principali concorrenti, superate attraverso la costituzione dell'U.R.I. (Unione Radiofonica Italiana). Il servizio radio nacque con carattere monopolistico, e divenne poi anche mezzo di propaganda, tanto che il regime fascista tentò negli anni trenta di diffonderla con modelli economici (Radio Balilla). <br /><br /><br /></p><p>Il Museo della Radio d'Epoca è il <a id="anastasis_link_1212872964" title="Museo del Mese di Marzo 2010" href="/ibsit/Index?q=object/detail&p=Articolo/_a_ID/_v_212">Museo del Mese di Marzo 2010</a> .</p><p /><p />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_416</link><guid>416</guid><pubDate>10/03/2010</pubDate><author><![CDATA[Verona Verona Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo della Rocca Sanvitale - Fontanellato]]></title><description><![CDATA[<p>La Rocca Sanvitale si erge, incantevole e suggestiva, al centro del borgo, circondata da un ampio fossato d'acqua. Racchiude in particolare, perla preziosa, uno dei capolavori assoluti del manierismo europeo, la saletta affrescata dal Parmigianino nel 1524 con il mito di Diana e Atteone. Ancora intatto è l'appartamento nobile dei Sanvitale, proprietari della Rocca sino al 1948, con arredi e suppelletili originali e di diverse epoche storiche, i ritratti di diversi esponenti della famiglia, affreschi e quadri attribuiti a Felice Boselli e a Cesare Cesariano. In uno dei torrioni del castello trova posto la curiosa camera ottica, luogo in cui è possibile vedere nel buio di un'antica progione, immagini della piazza e delle vie del borgo con quanto accade in tempo reale. </p><p><br />Il carattere eterogeneo degli oggetti e dei luoghi di questo castello, lo rendono un museo d'arte ricco di riferimenti alla <strong>storia della scienza</strong>, non solo attraverso la camera ottica, ma anche attraverso oggetti astronomici, antichi orologi, immagini pittoriche che ci parlano (soprattutto l'affresco del Parmigianino) con il linguaggio del mito, dell'ermetismo e dell'alchimia, del naturalismo e del pensiero scientifico rinascimentale.</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_409</link><guid>409</guid><pubDate>25/05/2009</pubDate><author><![CDATA[Fontanellato Parma Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo della Specola - Bologna]]></title><description><![CDATA[<p>Di grande fascino e suggestione &#232; la visita alla Specola bolognese che riporta indietro nel tempo a quando ancora in citt&#224; era possibile dedicarsi all'osservazione degli astri, prima dell'inizio dell'inquinamento luminoso.<br /></p><p>La costruzione, una torre che culmina con una torretta, &#232; divisa in diverse sale: la sala meridiana, la sala Horn, la sala dei globi e la sala della torretta. In questi spazi pieni di luce sono disposti molti degli strumenti appartenenti alla collezione storica: cannocchiali, astrolabi (tra cui uno duecentesco arabo attribuito all'astronomo arabo Ibn Baso), quadranti murali e quadranti mobili, solo per citarne alcuni. L'atto di fondazione di Palazzo Poggi prevedeva che fosse eretta una Specola, il progetto venne affidato a Giuseppe Antonio Torri, la costruzione fu portata a termine nel 1726 sotto la guida dell'architetto Francesco Dotti. Nella nuova sede vennero trasferiti e installati gli strumenti della pi&#249; antica Specola di Marsili. <br /></p><p>Tra gli strumenti in mostra segnaliamo una sfera armillare costruita da Domenico Lusverg nel 1744 e donata all'istituto da Benedetto XIV. <br />Da notare anche l'architettura della scala a chiocciola della Specola al cui interno fu realizzato nel 1791 da Giovan Battista Guglielmini il primo esperimento che dimostr&#242;, circa sessant'anni prima del pendolo di Foucault, la rotazione della terra attorno al proprio asse, mediante lo spostamento dei gravi in caduta rispetto al verticale.<br /><br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_2</link><guid>2</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Bologna Bologna Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo della storia della fotografia Fratelli Alinari - Firenze]]></title><description><![CDATA[Il Museo, inaugurato nel 1985, nasce con l'obiettivo di valorizzare e conservare il patrimonio storico della Fratelli Alinari e di documentare la storia della fotografia e dei suoi strumenti dal 1839 ad oggi. Dal 1863 l'azienda storica ha sede presso Palazzo Alinari, che ospita la lastroteca, i laboratori fotografici, la fototeca, la stamperia d'arte, le Raccolte Museali e la Biblioteca. La Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia dal 2006 ha aperto al pubblico la nuova sede espositiva e museale del MNAF, Museo Nazionale Alinari della Fotografia. Nel 2009 sar&#224; inoltre inaugurato a Trieste l'AIM - Alinari Image Museum. <br />Le Raccolte Museali della Fratelli Alinari conservano oltre 2.750.000 negativi b/n e colore su vari supporti e pi&#249; di 900.000 positivi in tiratura d'epoca. L'evoluzione della fotografia &#232; raccontata anche attraverso gli strumenti che hanno permesso la realizzazione delle immagini e la relativa comunicazione e divulgazione delle stesse, dalla pubblicit&#224; e dai documenti cartacei sino ad arrivare a i videotelefonini. Il Museo inoltre ospita una biblioteca specializzata in Storia della Fotografia. <br />Il Museo, grazie all'apporto scientifico della Fondazione ed all'attivit&#224; editoriale, espositiva e commerciale di Alinari 24 Ore, produce mostre fotografiche, cura la pubblicazione di cataloghi e collane di fotografia e fornisce immagini per l'editoria italiana e internazionale, anche attraverso apposite campagne fotografiche; si occupa inoltre di conservazione e restauro dei supporti originali. <br />Inoltre, grazie al progetto Alinari on-line, il Museo svolge attivit&#224; di catalogazione e fruizione del patrimonio fotografico attraverso l'applicazione di tecnologie digitali. <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_368</link><guid>368</guid><pubDate>13/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Firenze  Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo della tecnica elettrica - Pavia]]></title><description><![CDATA[Istituito nel 2000 in omaggio ad Alessandro Volta (1745-1827) inventore della pila e docente presso l'Universit&#224; di Pavia, il museo presso la zona Cravino &#232; in corso di allestimento. Situato poco lontano dalla facolt&#224; di Ingegneria dell'Universit&#224;, il museo descrive i vari percorsi delle applicazioni dell'elettricit&#224; fino ai giorni nostri. Il museo ospita oltre alla collezione universitaria di strumenti anche la collezione Enel, gi&#224; nel museo dell'energia elettrica di Roma, composta da 400 reperti, e la collezione Sirti consistente di 3000 pezzi riguardanti il campo della telegrafia e della telefonia. Al museo &#232; annessa la biblioteca storica.                                         ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_302</link><guid>302</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pavia Pavia Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo delle Alpi - Bard]]></title><description><![CDATA[           Il Museo delle Alpi, arroccato su uno sperone roccioso all'interno della grande fortezza militare di Bard, è uno tra gli ultimi nati tra i musei scientifici, aperto nel 2006 in occasione delle Olimpiadi invernali. Un museo di nuova concezione, dove classico e moderno si fondono portando il visitatore a conoscere le Alpi in un percorso ricco di sorprese ed emozioni. Qui si respira la montagna con la sua storia, passata e contemporanea, e grazie alle molteplici installazioni e proiezioni si è immersi in un viaggio magico multimediale e sensoriale. Con un ascensore di cristallo si arriva all'esposizione; l'allestimento è studiato con cura: pavimenti illuminati, vetri seppiati, vetrine, monitor e schermi. Tra le tante sorprese: una carta geografica su cui si cammina e si scoprono i luoghi della montagna; la stanza del clima dove la temperatura scende per rendere chiaramente il concetto di freddo e gelo; il volo dell'aquila dove in un viaggio virtuale si plana dalla catena del Monte Bianco a Bard, vedendo con gli occhi del rapace. Qui si approfondiscono tutte le sfaccettature della montagna: flora, fauna, storia, leggende, climatologia, geografia, arte e cultura in un percorso didattico, divertente ed emozionate.<br />Il Forte occupa quasi per intero la rocca su cui sorge a partire dalle opere basse. È costituito da diversi corpi di fabbrica: dall'Opera Ferdinando si passa all'Opera Mortai e Vittorio sino all'Opera Carlo Alberto e di Gola. Le diverse opere sono parti di un complesso unitario, collegate tra loro dalla strada interna, che permette di avere una visione ravvicinata della piazzaforte e di ammirare anche l'ampio panorama della valle che si apre tutt'attorno. L'edificio è accessibile da tre lati: tra-<br />mite gli ascensori di cristallo; da una strada interna che con ampie curve sale lungo i diversi corpi di fabbrica; da una strada esterna panoramica. È stata un'operazione dai grandi numeri: 14.467 mq di superficie, 106 metri di dislivello percorribili con ascensori in cristallo panoramici, 3600 mq di aree espositive, 283 locali, per un lavoro di recupero che ha visto in questi anni impegnati 100 progettisti e consulenti oltre a 500 maestranze.<br />Entro il 2007 il museo aprirà nuovi locali e servizi: nell'Opera Vittorio troverà sede "Alpi dei Ragazzi", spazio dedicato ai più giovani; il Forte di Bard e la storia dell'evoluzione dei sistemi di fortificazione saranno protagonisti nell'Opera Ferdinando superiore che ospiterà il Museo del forte, mentre nell'Opera Ferdinando inferiore troverà spazio il Museo delle frontiere. Il progetto prevede inoltre anche un ristorante e un hotel per chi desideri passarvi la notte.                               ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_33</link><guid>33</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Bard Aosta Valle d'Aosta]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo delle erbe dei Monti Ernici - Veroli]]></title><description><![CDATA[           Interamente dedicato alle piante spontanee dei monti Ernici, il museo, ubicato in un antico palazzo nel cuore della città, raccoglie ed espone circa 1250 campioni di piante presentati sotto forma di exsiccata e allestiti come veri e propri quadretti dotati di nomenclatura scientifica e volgare della specie rappresentata. Dei vari reperti sono proposti anche gli aspetti legati alla medicina e alla tradizione popolare, dando dunque risalto all'importanza che le piante hanno avuto nel passato come risorsa curativa, economica e artigianale. Questo aspetto è pure integrato da un'interessante esposizione parallela di antiche attrezzature da farmacia e di preparati medicinali (estratti, tinture, essenze) usati un tempo a scopo terapeutico ed ereditati, a partire dal 1850, dalle farmacie della città.<br />L'offerta espositiva è arricchita dalla possibilità di osservare migliaia di diapositive riguardanti le specie vegetali in via di estinzione. Il museo organizza visite guidate per scolaresche ma anche percorsi ambientali specialistici e corsi di ecologia vegetale. Verso la fine del 2006 il museo si trasferirà sopra la farmacia del direttore G. Pinto, a pochi metri dalla sede attuale.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_280</link><guid>280</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Veroli Frosinone Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo delle meraviglie marine - Pescara]]></title><description><![CDATA[Nel 1949, per volont&#224; del veterinario Guglielmo Pepe, nasceva a Pescara il Museo ittico che raccoglieva un gran numero di esemplari ittici, conchiglie, fossili e oggetti da pesca. Recentemente sottoposto a ristrutturazione e a un nuovo allestimento, riaprir&#224; come Museo delle meraviglie marine presso la nuova sede dell'ex Istituto professionale &quot;U. Di Marzio&quot; e proporr&#224; un nuovo percorso didattico finalizzato a incrementare le conoscenze ambientali relative al rapporto tra uomo e mare. Il materiale esposto spazia dal settore naturalistico a quello tecnico legato all'ambiente marino e alle diverse attivit&#224; di pesca e di navigazione. <br />Tra i reperti appartenenti al primo genere figurano esemplari di vertebrati e invertebrati (pesci, cetacei, tartarughe marine, uccelli acquatici e conchiglie), ma anche alcuni interessanti reperti di paleontologia marina. Per la sezione tecnica vi sono vari pezzi tra cui un argano a gambe risalente all'inizio del XX secolo e uno scafandro da palombaro con relativa pompa, nonch&#233; una peculiare documentazione fotografica relativa alla marineria pescarese, con oltre cento foto d'epoca del porto e dei tradizionali sistemi di pesca e di lavoro. Nel nuovo progetto &#232; prevista anche la creazione di una stazione zoologica e di un laboratorio per il trattamento degli esemplari che dovr&#224; condurre attivit&#224; di ricerca e studio.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_112</link><guid>112</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Pescara Pescara Abruzzo]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo delle palafitte del lago di Ledro - Molina di Ledro]]></title><description><![CDATA[<p>Nel 1929 in occasione di un forte abbassamento delle acque del lago di Ledro dovuto alla costruzione della centrale idroelettrica di Riva del Garda, venne alla luce una distesa di pali (oltre 10.000), resti di uno dei pi&#249; importanti villaggi palafitticoli dell'et&#224; del Bronzo di tutto l'arco alpino. Le campagne di scavo che portarono definitivamente alla luce l'insediamento si svolsero poi negli anni Sessanta e Ottanta.<br /></p><p>Il museo oggi offre uno spazio espositivo dove sono esposti tutti i reperti trovati nella zona a seguito delle campagne di scavo: da oggetti di uso quotidiano a monili e utensili: pi&#249; di 4.000 oggetti tra cui si possono segnalare i pugnali del tipo &quot;di Ledro&quot;, celebri per la fattura con una lama decorata da incisioni geometriche a bulino e il manico composito da dischetti di metallo alternati con altri di materiale deperibile. Oppure, pezzo raro, la canoa monoxile (ricavata cio&#232; da un unico tronco d'abete scavato). Il museo merita per&#242; anche una visita per le svariate attivit&#224; che offre sia per ragazzi che per adulti e scuole: visite guidate, laboratori didattici, attivit&#224; teatrali e animazioni. </p><p>All'esterno del museo da quest'anno &#232; stato ricostruito un villaggio palafitticolo per rendere pi&#249; concreta l'idea della vita nella preistoria: su una piattaforma sul torrente Ponale si trovano due capanne pi&#249; piccole (3m x 6m) e una pi&#249; grande (5m x 8m). Le scuole possono svolgere visite guidate e attivit&#224; che occupano l'intera giornata, volendo con tanto di merenda preistorica. Durante l'estate inoltre un'attivit&#224; che riscuote sempre successo &#232; il laboratorio &quot;Palafittando&quot;. Sotto lo sguardo attento dello Sciamano, insieme alla fata Samara e al folletto Soffietto, guidati dallo Spirito della Preistoria, nella cornice del nuovo villaggio, ciascuno potr&#224; sentirsi palafitticolo e vivere un'esperienza insolita dando libero sfogo alla propria manualit&#224;, fantasia e creativit&#224;. Si macina e si impasta il grano, si lavora l'argilla, si intreccia un cesto. In pi&#249;, ogni sabato e domenica c'&#232; un appuntamento con le famiglie per una visita guidata informale che include anche un giro in canoa. Per informazioni e calendario telefonate o consultate il sito internet. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_101</link><guid>101</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Molina di Ledro Trento Trentino Alto Adige]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di anatomia comparata "Battista Grassi" - Roma]]></title><description><![CDATA[La spinta che port&#242; alla nascita del museo fu la riforma delle Universit&#224; Pontificie voluta da papa Leone XII, che previde l'istituzione di una Scuola veterinaria in cui veniva praticato l'insegnamento dell'anatomia comparata. Per la sua iniziale configurazione fu raccolto il materiale del primordiale Museum mineralogiae et historiae naturalis (l'attuale Museo di mineralogia) e, successivamente, fu integrato con parte della collezione kircheriana, una preziosa raccolta di curiosit&#224; naturali risalente alla prima met&#224; del Seicento e custodita fino al 1870 nell'allora Collegio romano, oggi Liceo classico &quot;Visconti&quot;.<br />Accresciutosi con il tempo, il patrimonio museale &#232; divenuto sempre pi&#249; cospicuo anche se ha dovuto fare i conti con gli eventi bellici della Seconda guerra mondiale, i cui bombardamenti provocarono sostanziali perdite, soprattutto alle collezioni conservate in liquido. Oltre a ci&#242;, pi&#249; o meno ingenti disagi si sono presentati per tutto il secolo scorso, dovuti principalmente a incuria o mancanza di spazio. Le difficolt&#224; incontrate nel suo percorso non sono oggi comunque avvertibili osservando l'interessante esposizione che &#232; stata proposta negli ultimi anni e che consente di apprezzare una rassegna di tutte le classi di vertebrati e delle loro strutture anatomiche. Attraverso la comparazione dei numerosi reperti animali, vengono individuati ed esaurientemente illustrati i fattori che hanno comportato la loro forma, la loro organizzazione strutturale e i loro adattamenti e, al tempo stesso, vengono ricostruiti i processi evolutivi che hanno permesso la diversificazione animale. Ampio spazio &#232; dedicato alla sezione storica, rappresentata tra l'altro da una bella collezione ottocentesca di microscopi e di strumenti per la microscopia, e dalla sala intitolata allo zoologo Giovanni Battista Grassi (colui che individu&#242; nelle zanzare del genere Anopheles l'agente che trasmette la malaria), nella quale &#232; stato ricostruito lo studio dello zoologo, con cimeli, materiali originali e arredamento d'epoca.<br />Tra i reperti pi&#249; caratteristici sono da segnalare gli scheletri di capodoglio e di balenottera spiaggiati nei pressi di Roma rispettivamente nel 1839 e nel 1865, e i numerosi modelli anatomici di invertebrati provenienti da Parigi e realizzati in cartapesta da Auzoux (1797-1880).<br />Rilevante &#232; l'impegno didattico che viene regolarmente svolto dalla struttura museale; in particolare, vengono organizzate visite guidate che affrontano temi specifici sull'origine e sull'evoluzione dei vari apparati biologici. Il museo afferisce al Dipartimento di biologia animale e dell'uomo.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_266</link><guid>266</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di anatomia umana "Luigi Rolando" - Torino]]></title><description><![CDATA[                      Ormai in fase avanzata di restauro, il museo anatomico aprirà i battenti nel 2007 proponendosi come una delle istituzioni dedicate all'anatomia più all'avanguardia d'Italia. Gli armadi si susseguono in una galleria dove un doppio ordine di colonne di granito scandisce lo spazio in tre navate con volte a crociera decorate con figure di anatomisti e naturalisti del passato. Il nuovo allestimento, pur rispettando l'antica filosofia di allestimento ottocentesco, lo affianca con nuove proposte multimediali.<br />Il progetto di istituzione del museo si deve a Giovanni Battista Bianchi (1681-1761) e risale al 1739. Alla sua collezione appartiene una statua di donna gravida in gesso appena restaurata. Altri pezzi, risalenti sempre al Settecento, sono uno scorticato (molto simile a quelli di Bologna) e quattro modelli in cera che raffigurano l'anatomia della testa e dell'utero. Ma la vera stagione d'oro del museo fu l'Ottocento quando la cattedra di anatomia fu prima di Luigi Rolando (1773-1831) e poi di Carlo Giacomini (1840-1898), a partire dal 1876. Il museo raccoglie molte collezioni di pregio, come quella dei modelli di cera e cartapesta, la maggior parte (68) provenenti dal laboratorio torinese di Luigi e Giuseppe Cantù, e un altro nutrito gruppo (42) da laboratori fiorentini. Segnaliamo in particolare la statua in cartapesta, opera di Louis Auzoux, prodotta a Parigi nel 1830 e scomponibile in 129 pezzi. Tra i modelli conservati relativi al sistema nervoso va invece ricordato lo splendido encefalo scomponibile in legno e avorio realizzato nel 1860 dal conservatore Carlo Bonini; di grande impatto scenico è anche il "fantasma" di cervello costruito di fili di ferro e di palline di legno variopinte che raffigura le vie nervose principali, realizzato a Berna nel 1883. Vi è anche una ricca collezione dedicata alla frenologia, una disciplina elaborata da Franz Joseph Gall che cercava di localizzare fisicamente le diverse funzioni cerebrali. I suoi sostenitori pensavano che le persone dotate di particolari facoltà avessero alcune parti dell'encefalo più sviluppate, originando sul cranio bozze riconoscibili, e conducevano analisi in particolare di crani di uomini illustri. Sono presenti, poi, raccolte paleoantropologiche e primatologiche in cui si conserva il ricordo della prima autopsia eseguita in Italia su uno scimpanzè nel 1888. Una delle sale espositive accoglie per volontà testamentaria, come spesso accade in musei di questo genere, lo scheletro del direttore Giacomini. Il museo possiede anche importanti fondi archivistici, fotografici, una biblioteca storica e numerose opere d'arte. Per chi volesse fare una visita virtuale del museo consigliamo il suo sito internet, ricco di animazioni multimediali che permettono di svolgere operazioni, quali la scomposizione di alcuni modelli in cera o legno, nella realtà difficilmente realizzabili: un bell'esempio di come si possa comunicare con efficacia a un ampio pubblico anche un museo di argomento difficile come quello anatomico.                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_327</link><guid>327</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Torino Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di antropologia "Giuseppe Sergi" - Roma]]></title><description><![CDATA[Giuseppe Sergi, fondatore della Scuola romana di antropologia e del museo omonimo, fu chiamato nel 1884 a ricoprire la cattedra di antropologia di nuova istituzione presso la Facolt&#224; di scienze dell'Universit&#224;, divenendo il primo responsabile dell'iniziale nucleo di materiale didattico che si and&#242; costituendo in relazione a questa nuova disciplina. Dopo un tale incipit il museo, che oggi fa capo al Dipartimento di biologia animale e dell'uomo, si accrebbe rapidamente con il tempo, divenendo un ottimo punto di riferimento per la ricerca e gli studi antropologici. Come tale, esso consta dunque di una sezione con i laboratori, di una sezione di collezioni da studio e infine di una sezione didattica, con interessanti reperti messi a disposizione dei visitatori. Tra il vasto materiale che &#232; conservato al suo interno emergono numerose collezioni che consentono di affrontare i temi dell'evoluzione e dell'origine dell'uomo. Si tratta di circa 5000 reperti scheletrici umani e di primati di varia provenienza e di et&#224; preistorica, protostorica e recente, tra cui spiccano in assoluto i due preziosi crani fossili neanderthaliani di Saccopastore, rinvenuti nel 1929 e nel 1935 in una cava di ghiaia sul fiume Aniene nella periferia di Roma e risalenti a 120.000 anni fa. Nel museo &#232; conservato anche un altro reperto molto importante, vale a dire lo scheletro neolitico di Fonterossi, rinvenuto in Abruzzo, sulla Maiella. Presenti anche una mummia in sarcofago ligneo dell'ottavo-settimo secolo a.C., una collezione primatologica di circa 200 crani e alcuni scheletri e una raccolta di calchi di preominidi e uomini fossili. La sezione espositiva &#232; strutturata con specifici percorsi didattici guidati che affrontano gli aspetti della diversit&#224; e dell'evoluzione dei primati fino all'uomo oppure che illustrano le tappe storiche dell'antropologia all'Universit&#224; di Roma tra l'Ottocento e il Novecento.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_267</link><guid>267</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di antropologia criminale "Cesare Lombroso" - Torino]]></title><description><![CDATA[Questo museo, unico nel suo genere, è frutto dell'attività di collezionista di Cesare Lombroso (1835-1909), il padre della antropologia criminale. La collezione che lo compone ha una storia che ben si addice al personaggio: iniziò nel 1859 mentre Lombroso, prestando servizio nell'esercito piemontese, aveva l'occasione di effettuare facilmente misure craniche e di procurarsi molti teschi e cervelli di deceduti. Durante la sua carriera a Pavia, a Pesaro e a Torino continuò a raccogliere crani di "pazzi" e di morti in carcere. Quello che è certo è che la collezione non sempre venne raccolta con metodi convenzionali, ma spesso anche con tecniche non proprio legittime come la profanazione di cimiteri.<br />Il museo con i suoi 4000 pezzi non è un museo della criminalità, ma presenta nella sua ampiezza l'antropologia criminale lombrosiana. Tra i vari reperti, 50 cervelli di criminali morti nelle carceri di Torino, impronte, oggetti trapassati da proiettili, diverse tipologie di ferri usati nei luoghi di contenzione della penisola e tanti corpi del reato. Egli infatti, anticipatore di tante tecniche criminologiche, oggi così note anche al grande pubblico, studiava gli effetti, ad esempio, delle armi da fuoco sia sulle persone che sugli oggetti.<br />Importante è la collezione di crani di cui 150 sardi, 250 di criminali piemontesi, circa cento di "alienati" e vari provenienti da tutto il mondo.<br />Tra questi vera "reliquia scientifica" è quello del brigante calabrese Giuseppe Vilella, pezzo celebre perché proprio in questo cranio, nel 1870, lo studioso riconobbe alcune forme somatiche ancestrali che lo portarono a giungere alla conclusione che esiste "l'uomo delinquente" e che si può riconoscere da specifiche caratteristiche somatiche. Anche Lombroso donò il suo corpo alla scienza e qui si conservano lo scheletro e il suo cervello, il cuore  e la faccia in alcol.<br />Il museo è di sicuro interesse perchè, anche se con gravi limiti, legati all'interpretazione a priori patologica della condotta criminale, gli studi di Lombroso aprirono di fatto la strada alle  formulazioni dell'antropologia criminale.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_329</link><guid>329</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Torino Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di antropologia ed etnografia  - Torino]]></title><description><![CDATA[Il Museo raccoglie diverse collezioni antropoetnografiche di svariata origine e provenienza, suddivise in collezioni di primati, antropologiche, paletnologiche, etnografiche e fotografiche.<br />La collezione antropologica egiziana del museo &#232; per importanza e consistenza la quarta al mondo ed &#232; composta da 650 scheletri completi e 1300 crani isolati, 80 teste di mummia, 5 mummie predinastiche e 15 di epoca posteriore ancora integre.<br />Le ricche collezioni paletnologiche del museo conservano numerosi manufatti neolitici provenienti da tutto il mondo: dal Congo, dall'Egitto e di area Maya e Inca. Nella collezione etnografica, il pezzo pi&#249; celebre &#232; uno zemi antillano, testimone della cultura scomparsa degli indios caraibici Taino. &#200; l'unico zemi di cotone di epoca precolombiana esistente al mondo. &#200; un oggetto alto 75 cm, considerato sede degli spiriti dei morti e dei fenomeni naturali. Questo fantoccio contiene un cranio completo di mandibola e alcuni denti, che la bocca aperta lascia intravedere.<br />Il museo conserva inoltre&#160;diversi calchi, utilizzati a scopo didattico, delle celebri incisioni rupestri della Valcamonica. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_328</link><guid>328</guid><pubDate>23/01/2009</pubDate><author><![CDATA[Torino Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di antropologia- Centro Musei delle Scienze Naturali - Napoli]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo fa parte del Centro Museale dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, che comprende anche il <a id="anastasis_link_1829573755" title="Museo Mineralogico" href="/ibsit/Index?q=object/detail&p=Musei/_a_ID/_v_211">Museo Mineralogico</a>, il <a id="anastasis_link_1059842429" title="Museo Zoologico" href="/ibsit/Index?q=object/detail&p=Musei/_a_ID/_v_212">Museo Zoologico</a> e il <a id="anastasis_link_584508724" title="Museo di Paleontologia" href="/ibsit/Index?q=object/detail&p=Musei/_a_ID/_v_214">Museo di Paleontologia</a> .<br /></p><p>Ubicato anch'esso da pochi anni nell'antico complesso di via Mezzocannone, il Museo di antropologia ebbe fin dalla sua origine esistenza non facile. Creato nel 1881 dall'Università di Napoli come Gabinetto di antropologia con annesso museo, fu inizialmente dotato di antichità locali che si ampliarono nel tempo dando vita a una serie di interessanti collezioni ma, nonostante l'opera e l'impegno di Giustiniano Nicolucci e dei successivi direttori, per lungo tempo esso non fu mai riconosciuto formalmente. Bisognerà attendere gli ultimi decenni del Novecento perché gli venga data una vera identità e, in particolare, il 1994 perché venga aperto al pubblico.<br />Il materiale che lo contraddistingue è costituito da alcune migliaia di reperti che documentano in particolar modo la paleobiologia e la preistoria delle popolazioni dell'Italia meridionale, ma anche dell'Europa, dell'Asia occidentale, del Nord Africa e delle Americhe. Nella superficie espositiva di circa 150 mq si possono ammirare manufatti, collezioni etnografiche e collezioni osteologiche (umane e animali) di notevole rilievo. In particolare si segnalano la famosa Collezione craniologica Nicolucci, comprendente circa 2000 pezzi, gli scheletri umani epipaleolitici, rinvenuti nella grotta Romanelli in Puglia, e una mummia boliviana del 700 d.C. in involucro a canestro, recentemente recuperata, ancora in perfette condizioni, da una delle tante casse impolverate in cui furono accantonati i reperti durante gli anni Cinquanta del Novecento.<br />Spiccano inoltre le testimonianze etnografiche e archeologiche provenienti dall'Africa orientale ed equatoriale, dalle Isole Andamane, dalla Nuova Zelanda e dalle Filippine, così come i manufatti litici della collezione di Troia (piccole macine a mano, accette, asce a martello, ecc.) che l'archeologo tedesco Schliemann, celeberrimo scopritore della leggendaria città anatolico-egea, donò a Nicolucci nel 1879 e che da quest'ultimo fu successivamente venduta al Museo di antropologia. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_213</link><guid>213</guid><pubDate>09/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Napoli Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di archeologia e scienze naturali  "Giuseppe Zannato"- Sistema museale Agno-Chiampo - Montecchio Maggiore]]></title><description><![CDATA[           Ospitato nell'ottocentesca villa Lorenzoni, il museo civico di Montecchio Maggiore porta il nome di Giuseppe Zannato, artefice della sua fondazione nel 1922.<br />Le collezioni comprendono quattro sezioni: archeologica, paleontologica, mineralogica e ornitologica.<br />La sezione paleontologica spicca per qualità e numero degli esemplari di fauna fossile, molluschi, coralli, echinoidi e crostacei, provenienti dai famosi giacimenti fossiliferi di età Oligocenica di SS. Trinità, di Monteviale e di Castelgomberto.<br />Sono conservati oltre 100 granchi fossili provenienti dalle rocce del Terziario del Veneto e in particolare dell'area vicentina: si segnalano il Titanocarcinus aculeatus, contraddistinto dalla presenza di aculei, il Periacanthus horridus che possedeva grandi capacità di mimetizzazione, e la Lophoranina marestiana, che viveva in ambienti fangosi.<br />Ricca anche la sezione mineralogica con oltre 300 campioni di gemme e pietre dure provenienti dal territorio di Vicenza, comprendenti, tra l'altro, stupendi zirconi provenienti dalle Fosse di Novale (Valdagno), basalti del vicentino dall'intenso colore verde e, vera rarità, il quarzo rosso di Campogrosso e i calcedoni anidri, che al loro interno conservano addirittura una goccia di acqua fossile mobile.<br />Il museo fa parte, e funge da sede espositiva e centro operativo, del Sistema museale Agno-Chiampo, che riunisce con una convenzione otto comuni con l'obiettivo di ottimizzare la gestione del patrimonio naturalistico e archeologico del territorio.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_182</link><guid>182</guid><pubDate>10/12/2008</pubDate><author><![CDATA[Montecchio Maggiore Vicenza Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di ecologia e storia naturale di Marano sul Panaro - Marano sul Panaro]]></title><description><![CDATA[           Allestito all'interno dell'antico mulino Montecuccoli, nel centro del paese, il museo, di proprietà del comune, è stato inaugurato nel 1994. Si tratta di una piccola struttura gestita dal CISNIAR (una onlus specializzata nel settore del birdgardening), dove sono conservate numerose collezioni, in parte anche di interesse storico, a carattere zoologico, geopaleontologico, botanico, micologico e lichenologico.<br />L'esposizione si apre con due sale che introducono ai temi della geologia e dell'ecologia, cui ne fanno seguito altre tre dedicate ai principali ecosistemi del modenese (zone umide, praterie, ambienti ipogei, ambienti forestali, ambienti rocciosi) e a una rassegna dell'avifauna italiana. <br />Il museo svolge attività didattica-ambientale ed è dotato di un laboratorio attrezzato, in uso anche a studenti, e di una saletta per conferenze e proiezioni.<br />                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_13</link><guid>13</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Marano sul Panaro Modena Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di etnomedicina "Antonio Scarpa" - Genova]]></title><description><![CDATA[Veramente interessante, questo museo è uno dei pochi in Europa, se non forse il solo, a essere integralmente dedicato alla raccolta e alla valorizzazione delle tradizioni mediche del mondo. L'unico peccato è che una collezione così ricca sia costretta in spazi angusti e non adatti al grande pubblico. Passando attraverso le vetrine si scopre come il rimedio per le malattie maggiormente usato al mondo non sia l'aspirina, ma la preghiera e tutti i riti a essa collegati, seguita a poca distanza dal pollo in tutte le sue forme. Vi sono conservati circa 1500 oggetti, tra strumenti, rimedi, testi, apparati, della raccolta del medico e viaggiatore Antonio Scarpa (omonimo del settecentesco anatomista), che testimoniano delle pratiche terapeutiche di oltre cento gruppi umani nei cinque continenti. Si parte dall'Ayurveda, medicina indiana bimillenaria, per proseguire con la medicina cinese, quella africana e araba in un itinerario che tocca tutte le aree geografiche. Dalle immagini di Susruta, fondatore della medicina indiana, si passa ai farmaci tradizionali tratti da animali come gli elefanti, alle tante statuette di divinità. Si segnalano le maschere di Bali, come il drago Barong, usate nelle danze in cui si simboleggiava la lotta tra il bene e il male. Una sezione importante è quella della meloterapia, dove si approfondisce l'importanza della musica e della danza nei riti per le guarigioni, testimoniata con oggetti come il tamburo terapeutico del Congo o il Bulto magico messicano. Tra i reperti curiosi si segnala la pietra nera, utilizzata in varie culture per curare dal veleno dei serpenti. Il percorso si svolge in senso cronologico e geografico portandoci in un mondo non sempre antagonista, ma spesso parallelo e a volte ispiratore della "nostra" medicina occidentale.                                          ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_252</link><guid>252</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Genova Genova Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di fisica - Monserrato]]></title><description><![CDATA[La collezione comprende circa 400 strumenti didattici e scientifici, già di proprietà del Gabinetto di fisica della Regia Università (1764) e dell'Istituto di fisica. <br />Essa contiene più di 250 fra apparecchi e strumenti del Settecento e dell'Ottocento recuperati e restaurati e attualmente è in corso il ripristino di quelli del Novecento. Fra essi occupa un posto di assoluto rilievo la macchina dinamoelettrica di Antonio Pacinotti, costruita dallo stesso Pacinotti, docente di fisica sperimentale a Cagliari, tra il 1873 e il 1881. Altre due identiche macchine si trovano a Pisa insieme ai carteggi e altri cimeli del Pacinotti, e al Science Museum di Londra. L'importanza della macchina sta nella geniale invenzione dell'indotto ad anello che è stato alla base della realizzazione delle moderne macchine elettriche alle quali è dovuta la seconda rivoluzione industriale. Inoltre la collezione possiede uno dei più grandi pendoli di Foucault e un termometro girevole montato dallo stesso Pacinotti. Il Museo di fisica fa parte, con gli altri musei universitari, del CIMAS e recentemente è stato inserito nel ECSITE (European Collaborative for Science Industry and Tecnologic Exhibition).                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_53</link><guid>53</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Monserrato Cagliari Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di fisica - Napoli]]></title><description><![CDATA[L'attuale Museo di fisica &#232; nato nel 1983 per volont&#224; di alcuni ricercatori dell'Universit&#224; di Napoli Federico II, ma raccoglie collezioni storiche ben pi&#249; antiche. Ha sede nei locali dell'antico refettorio del Collegio gesuitico, recentemente restaurato, dove si conservano ancora le decorazioni in stucco seicentesche originarie e anche un'opera raffigurante la Circoncisione del pittore senese cinquecentesco Marco Pino. Le vicende della collezione sono lunghe e stratificate e si distinguono in tre nuclei storici. La Collezione reale giunse a Napoli da Parma e Piacenza dopo l'insediamento di Carlo di Borbone nel 1734, ed ebbe la sua prima prestigiosa sede nella villa reale di Capodimonte a fianco della quadreria e della biblioteca.<br />Il secondo nucleo, il Gabinetto fisico, unisce parte di strumentazione voluta da Ferdinando di Borbone e di macchine provenienti dal Collegio Militare della Nunziatella, nato in quegli anni contrastati alla fine del Settecento che videro avvicendarsi il governo francese a quello borbonico. L'ultimo nucleo importante &#232; quello composto dalla strumentazione di Macedonio Melloni, tra i maggiori fisici della prima met&#224; dell'Ottocento. La sua fama &#232; legata alle ricerche sperimentali delle radiazioni infrarosse, di cui studi&#242; le leggi di propagazione. Egli giunse a Napoli nel 1839 per volere di Ferdinando II a dirigere l'Osservatorio metereologico vesuviano che si stava per erigere e il Conservatorio di arti e mestieri.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_218</link><guid>218</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Napoli Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di fisica - Roma]]></title><description><![CDATA[Il museo di fisica testimonia la storia della ricerca e dell'insegnamento della fisica all'Università di Roma. Sebbene l'insegnamento superiore della fisica a Roma abbia origini molto remote, è nella metà del Settecento che, con la riforma di papa Benedetto XIV, fu plasmato il primo nucleo dell'attuale museo, con l'istituzione del Teatro fisico della Sapienza al piano superiore dell'Archiginnasio romano. Fu un altro papa, Pio IX, a rappresentare circa un secolo dopo un ulteriore e decisivo punto di svolta per l'evoluzione della struttura museale; durante il suo pontificato fu dato infatti un forte sostegno alle scienze e, nel 1857, venne inaugurato il nuovo Museo di fisica, destinato a occupare l'intera ala dell'ultimo piano del Palazzo della Sapienza. La sua connotazione di museo storico si percepisce oggi dai numerosi e vari strumenti in esposizione, che vanno dagli antichi primi cimeli, ancora perfettamente conservati, alle preziose testimonianze della fisica contemporanea. Tra queste ultime spicca indubbiamente la preziosa Collezione Fermi, costituita dalla strumentazione utilizzata dal famoso "gruppo di via Panisperna" che nell'Istituto di fisica (lì trasferito dal 1880) affrontò le epiche ricerche di fisica atomica e nucleare. Il museo, oltre alla sala dedicata a Fermi e ai suoi colleghi, si articola nelle sezioni di ottica, spettroscopia, pompe pneumatiche, elettricità e magnetismo, acustica e meccanica.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_269</link><guid>269</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di Fucecchio - Fucecchio]]></title><description><![CDATA[Ospitato nella prestigiosa sede di palazzo Corsini, nel punto pi&#249; alto del paese di Fucecchio, il museo conserva raccolte di vario genere relative all'area compresa tra le Cerbaie, la Valdinievole e il Valdarno. Oltre a una pinacoteca e a una collezione di oggetti d'arte sacra, datati tra il XIII e il XVIII secolo, sono presenti raccolte di interesse naturalistico. La sezione di archeologia, che illustra la storia degli insediamenti e del popolamento nel territorio di Fucecchio, si apre al piano terreno con reperti paleontologici che documentano l'evoluzione dell'ambiente naturale, dal mare pliocenico alle fasi continentali pleistoceniche, seguiti da manufatti paleolitici e dell'et&#224; del bronzo.<br />All'ultimo piano &#232; poi esposta la collezione ornitologica radunata a cavallo tra il XIX e il XX secolo dal medico Adolfo Lensi, che costituisce una preziosa quanto completa testimonianza della composizione dell'avifauna della zona nel passato.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_237</link><guid>237</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Fucecchio Firenze Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di geologia - Roma]]></title><description><![CDATA[<p>Prossimo al Museo mineralogico, e dunque alloggiato anch'esso nella sezione del Dipartimento di scienze della terra della Citt&#224; universitaria de &quot;La Sapienza&quot;, il Museo di geologia rappresenta un altro importante esempio di istituzione che, accanto all'intrinseco e indubbio valore storico delle collezioni, dimostra un elevato interesse per la diffusione della cultura naturalistica e per la ricerca scientifica, organizzando mostre itineranti ed effettuando studi geologici, museologici e museografici.<br /></p><p>Fu fondato dal medico e naturalista romano Giuseppe Ponzi (1805-1885), a cui papa Pio IX affid&#242;, nel 1864, la prima cattedra di geologia dell'Archiginnasio romano e a cui si deve la nascita del primo nucleo di materiale grazie all'apporto della sua personale collezione geologica. Il museo fu ben presto arricchito anche con i preziosi reperti derivati dallo smembramento, nel 1870, dell'antico Museo kircheriano, una sorta di &quot;museo delle meraviglie&quot; creato da padre Athanasius Kircher (1602-1680) nei locali dell'allora Collegio romano (l'attuale Liceo classico &quot;Visconti&quot;). Tra queste &quot;curiosit&#224; naturali&quot; figurano alcune litografie seicentesche da cui sono stati tratti in epoca recente tre plastici sui vulcani e sull'interno della Terra. Altre ancora furono le collezioni che, con il tempo, approdarono al museo grazie ad acquisizioni, scambi o frutto di attivit&#224; di ricerca del personale che gravit&#242;&#160; intorno all'istituzione universitaria. Tra queste ulteriori raccolte spicca quella dei marmi antichi di Tommaso Belli, donata da Pio IX e composta da splendide lastre di diverse variet&#224; di marmo e pietre ornamentali ritrovate durante gli scavi di inizio Novecento nella Roma antica.<br /></p><p>L'attivit&#224; del museo, dal 1935 trasferito nell'attuale sede, &#232; proseguita incessantemente fino ai nostri giorni, inducendo un costante incremento di importanza e di qualit&#224; delle sue collezioni. Nelle sue sale espositive ricche di esemplari, trovano posto oggi anche pannelli esplicativi e postazioni multimediali che introducono ai vari aspetti della geologia. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_264</link><guid>264</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di geologia e paleontologia "Domenico Lovisato", Museo di mineralogia "Leonardo de Prunner" - Cagliari]]></title><description><![CDATA[<p>Il Dipartimento di scienze della terra ospita nella sala espositiva il Museo di geologia e paleontologia &quot;Domenico Lovisato&quot; e il Museo di mineralogia &quot;Leonardo de Prunner&quot;.<br />Il museo Lovisato fu fondato nel 1806 quando il vicer&#232; di Sardegna Carlo Felice di Savoia don&#242; le sue collezioni alla Regia Universit&#224; di Cagliari. La collocazione nella sede attuale avvenne nel 1957, con lo studio e la valorizzazione del suo contingente. Il numero dei reperti, in gran parte sardi, supera le 18.000 unit&#224;, ma solo una piccola parte (circa 600) trova spazio nella sala espositiva. Il criterio adottato per l'allestimento del museo &#232; di tipo cronologico, infatti i reperti paleontologici offrono una testimonianza sulla flora e sulla fauna a partire dall'era Paleozoica fino al Quaternario. <br /></p><p>Meritano una particolare attenzione: gli archeociatidi cambriani, rappresentati in Italia solo nelle rocce cambriche della Sardegna; i tronchi silicizzati di Bombacoxylon oweni provenienti dalla foresta fossile di Zuri, nei pressi del Lago Omodeo; i reperti di Tomistoma calaritanus, coccodrillo rinvenuto nel 1868 in localit&#224; Is Mirrionis (CA) e i resti di Amyda burdigalensis, grandi tartarughe marine reperite nei calcari miocenici di Cagliari. Il Quaternario &#232; rappresentato da alcuni vertebrati quali il Macacus majori di San Giovanni di Sinis e il Prolagus sardus di Iglesias.<br /></p><p>Nel museo Prunner &#232; conservata una ricca collezione di minerali sardi, ordinati secondo gli schemi classici (elementi nativi, solfuri, solfati, alogenuri, carbonati ecc.); alcuni interessanti campioni quali argentite, argento nativo, covellite, fosgenite, smithsonite provengono da miniere sarde ormai chiuse. Il museo possiede anche un'interessante collezione di strumenti scientifici dell'Ottocento, la collezione di Alberto Ferrero conte de La Marmora di rocce della Sardegna di grande valore storico-scientifico e gli &quot;atlanti&quot; che corredavano la sua opera Voyage en Sardigne. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_45</link><guid>45</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Cagliari Cagliari Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di mineralogia - Parma]]></title><description><![CDATA[           Il museo è formato da circa 2500 campioni di minerali provenienti principalmente dalle raccolte storiche del conte Linati o dalle collezioni Piroli, Cavezzali e Guidotti. La sezione di petrologia è formata da 500 esemplari di rocce della collezione Krantz, che fu acquistata ai primi del Novecento. Di più recente acquisizione sono i reperti provenienti dalle campagne naturalistiche, come gli esemplari di baritina di Vernasca (PC) o di ematite e ilvaite dell'Isola d'Elba.<br />Molti dei materiali sono esposti nelle sale del dipartimento e sono quindi oggetto di visita guidata; i pezzi della collezione sono usati nelle esercitazioni di laboratorio di mineralogia.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_24</link><guid>24</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Parma Parma Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di mineralogia - Roma]]></title><description><![CDATA[Primo a essere trattato, in virtù della sua antichità e della sua magnificenza, è il Museo di mineralogia, ubicato in un'ala della Città universitaria di piazzale Aldo Moro e facente capo al Dipartimento di scienze della terra. Istituito nel 1804 come Museum mineralogiae et historiae naturalis, esso rappresenta infatti il più antico tra i musei scientifici dell'ateneo romano. A volerlo fu papa Pio VII, che lo alloggiò nel Palazzo della Sapienza, allora sede universitaria, affidandolo alla guida di padre Giuseppe Gismondi. Questi fu il primo di una lunga serie di valenti direttori che si sono succeduti nell'arco di circa 200 anni apportando, ciascuno, un grande contributo all'arricchimento delle collezioni e all'opera di conservazione e valorizzazione dell'intero patrimonio mineralogico.<br />Trasferito dal 1935 nell'attuale sede, il museo vanta oggi una ricchezza di oltre 35.000 esemplari, tra minerali, meteoriti e gemme, di indiscussa importanza a livello europeo. Domina, su tutte le collezioni, il vasto nucleo mineralogico, composto da circa 29.000 pezzi e comprendente soprattutto ampie serie di reperti italiani, nonché un considerevole nucleo di materiale regionale, numerosi tipi mineralogici (vale a dire esemplari su cui è stata descritta una nuova specie) e, in generale, molti campioni di assoluta rarità. Ad affiancarlo, nelle varie sezioni in cui è organizzato il museo, sono alcune raccolte speciali, come i minerali e le rocce australiani donati dal re Umberto I, la collezione dei cristalli singoli, quella delle gemme naturali e sintetiche e il gruppo dei marmi ottocenteschi in parte donati dallo stesso abate Gismondi. Impossibile non citare, infine, altre due importanti collezioni, rilevanti per la loro peculiarità e preziosità: la famosa Dactyliotheca, una collezione di oltre 250 anelli decorati con pietre preziose e appartenuti a papa Leone XII, e la collezione delle meteoriti, che include alcuni pezzi di indubbio valore come la meteorite di Uegit (Somalia), che con i suoi 252 kg di peso figura come la più grossa tra quelle conservate in Italia, oppure alcuni frammenti della pioggia meteoritica che cadde in provincia di Rieti il 31 agosto 1872, composta da campioni di una rarissima varietà di condrite. Nel museo viene svolta un'intensa attività di ricerca sistematica, comprovata non solo dalla grande quantità di pubblicazioni tematiche prodotte, ma anche dalla ricorrente scoperta di numerose nuove specie mineralogiche.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_263</link><guid>263</guid><pubDate>11/12/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di mineralogia - Pavia]]></title><description><![CDATA[Anche il Museo mineralogico ebbe la sua origine, verso la fine del XVIII secolo, dalla sezione &quot;regno minerale&quot; del Museo di storia naturale fondato nel 1772 da Lazzaro Spallanzani. Attualmente &#232; suddiviso in due sezioni: mineralogia-petrografia e geologia-paleontologia, nelle quali vengono conservate collezioni di minerali, rocce e fossili. La sezione di mineralogia e petrografia comprende circa 8000 campioni appartenenti sia alle collezioni regionali che a quelle di sistematica. Fra le collezioni minori importante sono quella della Val Devero, dei diaspri lucidati proveniente dall'Est europeo e quella didattica a uso degli studenti. La sezione di geologia e paleontologia comprende circa 2000 reperti organizzati anch'essi in collezioni di sistematica regionali. Vi &#232; inoltre una piccola collezione stratigrafica composta da fossili provenienti da numerose localit&#224; prevalentemente estere.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_303</link><guid>303</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pavia Pavia Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di mineralogia "Luigi Bombicci" - Bologna]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo, che deve il nome  al suo primo direttore, il professor Luigi Bombicci, nacque nel 1860 in seguito alla suddivisione del Gabinetto di storia naturale dell'istituto di scienze dell'Università di Bologna nelle tre sezioni di mineralogia, geologia e zoologia. Il costante apporto di materiale mineralogico che da quella data si è perpetrato nel tempo grazie a donazioni, scambi e acquisizioni, ha fatto sì che attualmente il museo sia dotato di circa 50.000 pezzi tra minerali e rocce di notevole importanza storica.</p><p>Le collezioni esposte comprendono circa 10.000 campioni e sono suddivise e organizzate in varie sezioni: mineralogia sistematica, mineralogia regionale italiana, petrografia sistematica, meteoriti, ambre, minerali fluorescenti, antichi strumenti ottici e materiali litici usati dall'uomo fin dalla preistoria. Ad esse si devono infine aggiungere la splendida collezione storica Sarti, comprendente oltre seicentocinquanta pietre antiche e moderne, con le pietre ornamentali utilizzate anticamente nell'edilizia, e la peculiare raccolta mineralogico-petrografica del Bolognese che documenta, con circa mille esemplari, gli aspetti geomineralogici del territorio e tra cui spicca la curiosa "pietra fosforica di Bologna", scoperta all'inizio del Seicento e divenuta subito oggetto di fascino e di studio fra gli alchimisti per la sua capacità di emettere fosforescenza.  <br /></p><p>L'esposizione si avvale di apposite vetrine sistematiche allestite a fini didattici; è inoltre a disposizione un'aula in cui vengono proposti alle scolaresche itinerari formativi comprendenti attività di laboratorio e uso del microscopio per l'osservazione diretta del materiale. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_4</link><guid>4</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Bologna Bologna Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di mineralogia e petrografia - Trieste]]></title><description><![CDATA[Il Museo di mineralogia e petrografia del Dipartimento di scienze della terra ha come oggetto la conoscenza di rocce e minerali. Per questo il suo principale scopo è un'esposizione a fini sia didattici sia divulgativi, svolgendo anche un'attività di promozione sia di conferenze sia di mostre tematiche per la diffusione della cultura scientifica.<br />Disposto su 350 mq. il museo si sviluppa su tre sale e si avvale di un'aula da 24 posti dotata di sistemi audiovisivi. Le tre sale espositive espongono in vetrine e bacheche tradizionali un migliaio di campioni di minerali e rocce: si osservano forme mineralogiche, che enfatizzano le proprietà dei minerali, come forma (o abito), colori, associazioni, geminati, e - con esempi di modelli ad hoc - le strutture reticolari dei silicati costituenti fondamentali delle rocce, nonchè noduli di mantello e megacristalli di alta pressione. Vi sono inoltre minarali tipici dell Tre Venezie e varie forme, essenzialmente di calcite, presenti nelle grotte del Carso triestino.<br />Nelle due sale laterali trovano spazio la collezione sistematica dei minerali (silicati, carbonati, solfati, ossidi, solfuri) e la collezione sistematica di rocce (ignee, sedimentarie e metamorfiche).<br />                                         ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_126</link><guid>126</guid><pubDate>08/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Trieste Trieste Friuli Venezia Giulia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di mineralogia, paleontologia - Catania]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo di paleontologia di Catania, allestito nel Palazzo delle Scienze, conserva fossili di molluschi e pesci dal Paleozoico al Quaternario, rinvenuti prevalentemente in territorio siciliano, ma anche in altre regioni d'Italia, europee ed extraeuropee.<br /></p><p>Tra il ricco materiale conservato si segnala la collezione di ossa di mammiferi del Pleistocene provenienti dalla grotta di Spinagallo, nei pressi di Siracusa, che comprende lo scheletro completo di Elephas falconeri (elefante nano) in ottimo stato di conservazione, risalente circa a 500.000 anni fa. Di rilievo anche la collezione di fossili siciliani del Paleozoico e Mesozoico e quella di molluschi fossili delle argille subetnee. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_64</link><guid>64</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Catania Catania Sicilia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di mineralogia- Centro Musei delle Scienze Naturali - Napoli]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo di Minerealogia fa parte del Centro Museale dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, che compende anche il <a id="anastasis_link_398729019" title="Museo Zoologico" href="/ibsit/Index?q=object/detail&p=Musei/_a_ID/_v_212">Museo Zoologico</a> , il <a id="anastasis_link_1179062532" title="Museo di Antropologia" href="/ibsit/Index?q=object/detail&p=Musei/_a_ID/_v_213">Museo di Antropologia </a> e il <a id="anastasis_link_396456461" title="Museo di Paleontologia" href="/ibsit/Index?q=object/detail&p=Musei/_a_ID/_v_214">Museo di Paleontologia</a>. </p><p>Durante la visita al Museo di mineralogia, a destare meraviglia non è solo l'immensa quantità di reperti esposti, ma anche lo storico e sorprendente ambiente di circa 800 mq che li contiene. Lo scenario è quello dell'ex biblioteca del Collegio Massimo dei Gesuiti, splendida struttura lignea allestita alla fine del XVII secolo e divenuta sede del Real Museo mineralogico poco più di un secolo dopo. Quest'ultimo, voluto da Ferdinando IV di Borbone, fu infatti inaugurato nel 1801, sulla scorta del patrimonio mineralogico che si andava accumulando in seguito agli scambi culturali instaurati tra Napoli e l'Europa e alle campagne scientifiche per lo sfruttamento dei giacimenti minerari promosse verso la fine del Settecento dalla stessa monarchia borbonica. Fu così che fiorirono gli studi mineralogici e fu assemblata, tra il 1789 e il 1797, una moltitudine di campioni provenienti da paesi come la Transilvania, la Boemia, la Germania, le Isole Britanniche, la Galizia e l'Islanda, che andò a costituire il primo nucleo del patrimonio museale e che rappresenta oggi una preziosa testimonianza sulla storia delle miniere europee ormai in disuso. Nato con questo spirito, il museo fu da subito un importante centro di ricerca scientifica finalizzato alla valorizzazione delle risorse minerarie del Regno di Napoli e, come tale, vide avvicendarsi autorevoli studiosi di fama internazionale. Uno di questi fu Arcangelo Scacchi, a cui si deve l'arrivo della cosiddetta Collezione vesuviana, oggi collocata nella sala a lui dedicata e unica nel suo genere per la validità scientifica e la bellezza dei campioni.<br />Anche molte altre sono le collezioni che contribuiscono a rendere questo museo tra i più considerevoli d'Italia, non solo per la quantità, ma anche per l'elevato valore storico e scientifico. Prima, in ordine di grandezza, è la Collezione generale, composta da circa 20.000 campioni provenienti da tutto il mondo e sistemati nel grande salone monumentale secondo il tradizionale metodo di classificazione basato sulla composizione chimica. Vi figurano molti reperti storici e artistici, ma prorompe su tutti un bel cristallo di quarzo cileno (la percylite) che sporge dalla testa di un satiro in marmo scolpita da Antonio Canova. Vi sono poi la Collezione dei minerali dei tufi campani, la Collezione delle meteoriti, tra cui una pallasite rinvenuta nel 1740 in Siberia e la condrite caduta nel 1853 ad Agrigento, la Collezione di cristalli artificiali, composta da esemplari sintetizzati dallo stesso Scacchi, e ancora la Collezione delle pietre dure, con cammei tipici dell'artigianato napoletano, una peculiare raccolta di medaglie coniate con la lava del Vesuvio e definita Medagliere vesuviano, e infine la Collezione dei grandi cristalli, costituita da una trentina di enormi cristalli dalle forme perfette che si impongono con le loro dimensioni nel vestibolo, un'altra sala del museo prossima al salone centrale. Fra questi ultimi figurano veri e propri "pezzi grossi"; a detenere il primato è la coppia di cristalli di quarzo ialino del Madagascar donata a Carlo III di Borbone, che raggiunge i 482 kg di peso. Ad affiancare il patrimonio mineralogico è inoltre una serie di circa cinquanta strumenti scientifici, alcuni dei quali di grande valore storico e tecnico. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_211</link><guid>211</guid><pubDate>09/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Napoli Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di Palazzo Poggi - Bologna]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo, ospitato nel cinquecentesco Palazzo Poggi, &#232; stato creato per raccogliere gran parte della collezione scientifica storica che ha avuto origine nella creazione dell'Istituto delle scienze voluto da Ferdinando Marsili nel 1711 per contenere tutto il sapere scientifico moderno, impostando le raccolte che vi venivano ospitate ai fini di studio con una vocazione sperimentale. Inizialmente struttura separata rispetto all'ateneo, in meno di un secolo ne divenne parte integrante. <br />Nata ispirandosi alle grandi accademie internazionali come l'Academie di Parigi o la Royal Society di Londra in breve pot&#233; contare su collezioni ben pi&#249; ricche e ampie.<br />Il percorso museale si svolge in 14 sale, partendo dalla storica collezione Aldrovandi.<br /></p><p>Ulisse Aldrovandi (1522-1605) &#232; considerato uno dei fondatori della Storia naturale moderna. Egli raccolse un &quot;microcosmo della natura&quot; che era composto da 18.000 &quot;diversit&#224; di cose naturali&quot; e 7000 piante essicate conservate in quindici volumi, che alla sua morte lasci&#242; al Senato bolognese. Oltre ai preparati naturali, egli faceva realizzare da importanti artisti, come il fiorentino Jacopo Ligozzi, degli acquerelli o delle tavole che servivano da documentazione della natura. In mostra sono esposti pezzi della collezione come il &quot;pesce palla&quot; oltre a diversi acquerelli, tempere e xilografie di artisti da lui commissionati. Il museo Aldovrandi testimonia un passaggio importante nella storia dei musei scientifici, poich&#233; si discosta dalla concezione di wunderkammer diffusa ai tempi per indirizzarsi verso una concezione di museo naturalistico specializzato. Si prosegue con la collezione di Ferdinando Cospi (1606-1686), un esempio significativo di collezionismo seicentesco, composto dall'intreccio di naturalia e di artificialia. Vi si trovano quindi molti oggetti curiosi come la noce di cocco lavorato o il Trionfo con tritone e conchiglie. Un importante settore era dedicato alla collezione di cose americane tra cui manufatti e reperti naturali. Conclude l'esposizione la parte degli strumenti scientifici come compassi, astrolabi, la meridiana portatile o un orologio solare a cilindro. Non poteva mancare tra i reperti il corno dell'unicorno, ovvero il dente di narvalo (un cetaceo). A seguire si incontra la collezione di Ferdinando Marsili, il fondatore dell'Istituto delle scienze che nell'organizzazione e nella disposizione della sua raccolta voleva mostrare il funzionamento della natura. Una parte della collezione &#232; costituita da rocce e fossili, per proseguire con le piante marine e quelle terrestri e concludersi con esemplari del regno animale. Nel corso del Settecento anche le antichit&#224; divennero degne di considerazione scientifica creando una continuit&#224; tra il settore naturalistico e quello archeologico. Negli armadi originali sono ordinate le conchiglie e i fossili poi classificate nel Musaeum Diluvianum di Giuseppe Monti, professore di storia naturale dell'istituto dal 1722 al 1760. Tra le antichit&#224; un'hydria apula del 340 a.C. e un torso marmoreo di Afrodite Anadiomede del I sec. a.C. Marsili volle nel progetto dell'istituto la creazione di un Osservatorio astronomico che entr&#242; in attivit&#224; per&#242; solo nel 1727; molti reperti dimostrano l'attenzione che egli dimostr&#242; verso questa<br />disciplina come il quadrante mobile e la sfera armillare, i globi celeste e terrestre realizzati da John Senex (1740).<br /></p><p>Dalle collezioni naturalistiche di Cospi e di Marsili si continua con le sale dedicate alla fisica, alla luce e all'elettricit&#224;. Attraverso gli oggetti esposti in vetrina si possono seguire gli sviluppi delle ricerche fisiche bolognesi in campo ottico, a partire da Francesco Maria Grimaldi, che scopr&#236;, nel XVII secolo, la diffrazione della luce. <br />Si apprendono le scoperte legate agli elettrici grazie agli studi di Tommaso Marini e Giuseppe Veratri, fino alle ricerche portare avanti al confine tra chimica, fisiologia e fisica da Luigi Galvani sull'elettricit&#224; animale. Si possono apprezzare diverse lenti ottiche, fabbricate da Giuseppe Campani, uno dei maggiori ottici italiani nel XVII secolo, la collezione di strumenti di fisica di lord George Cowper, macchine elettrostatiche e microscopi solari. <br /></p><p>Nel laboratorio di chimica si possono approfondire gli studi di chimica di Jacopo Bartolomeo Beccari, che alla<br />met&#224; degli anni Trenta si occup&#242; di fisiologia, dell'analisi delle acque minerali e delle sostanze alimentari (&#232; attraverso questi studi che arriva a isolare il glutine e la caseina), della comparsa delle malattie in relazione ai fenomeni metereologici. Famose sono le sue ricerche sulla fluorescenza dei corpi e la partecipazione agli esperimenti di Giuseppe Veratri sul fluido elettrico.<br /></p><p>Grazie all'attivit&#224; sperimentale del laboratorio l'Universit&#224; di Bologna fu la prima in Italia a istituire una cattedra di chimica, nel 1737, il cui titolare fu lo stesso Beccari.<br />Merita menzione anche la storica collezione ostetrica di terracotte di Giovanni Antonio Galli, il primo docente a ricoprire nel 1757 la cattedra di ostetricia in Italia. Galli aveva sviluppato un originale metodo di insegnamento, rivolto alle ostetriche, che si basava sull'utilizzo di tavole in cera e modelli di utero in argilla esplicativi dei diversi tipi di parto. I modelli in argilla colorata ben svolgevano la funzione didattica permettendo non solo la visualizzazione, ma anche l'esplorazione tattile.<br />Si prosegue quindi con la parte dedicata all'anatomia umana e ai modelli anatomici: sono qui conservate le cere anatomiche di Ercole Lelli, il primo artista a utilizzare la modellazione a cera per fini scientifici in modo sistematico, tradizione continuata poi a Bologna dai coniugi Manzolini. <br />Celebri sono le figure di &quot;spellati&quot;, cio&#232; di statue miologiche, che mettono in evidenza la muscolatura superficiale e profonda. Le opere conservate nelle loro teche originali <br />mostrano la tecnica del Lelli che prevedeva l'applicazione di muscolatura in cera sopra uno scheletro naturale. Un'armatura in ferro serviva a dare alle figure la postura desiderata. La tradizione del Lelli venne seguita dai coniugi Anna Morandi e Giovanni Manzolini: se il maestro si era dedicato principalmente alla realizzazione di statue che evidenziavano le ossa e la muscolatura, la loro opera si concentr&#242; sulla riproduzione degli organi di senso, dell'apparato urogenitale e del sistema cardio-vascolare. Grande attenzione e ammirazione venne rivolta dal mondo scientifico in particolare a &quot;quella strordinaria signora - scriveva Galvani - (che) ai nostri uomini ed agli stranieri diede l'esempio di plasmare... le parti del corpo umano&quot;. <br /></p><p>La conoscenza delle cere si pu&#242; approfondire anche visitando <strong>il Museo delle cere anatomiche &quot;Luigi Cattaneo&quot;</strong>, dove originariamente si trovavano anche le cere anatomiche settecentesche. Oggi conserva modelli realizzati da Clemente Susini, modellatore della scuola fiorentina, e dai bolognesi Giuseppe Astorri e Cesare Bettini. Il museo conserva anche i modelli a cera e a secco dell'ex Museo di anatomia patologica &quot;Cesare Taruffi&quot; (via Irnerio 48; tel. 051/242217; orario: lun - ven 9.00 - 13.00; chiuso sab-festivi e agosto; www.museocereanatomiche.it). Dopo aver visto le collezioni non pu&#242; mancare una visita al <strong>Teatro anatomico bolognese</strong>, realizzato nel 1638. Interamente rivestito in legno di abete e di cedro, vi si trovano le cariatidi lignee note come &quot;gli scuoiati&quot;, opera di Silvestro Giannotti del 1734, su disegno di Ercole Lelli.<br />Fa sempre parte delle collezioni di Palazzo Poggi il <strong>Museo militare</strong>, nato dalle donazioni di Marsili nel settore dell'architettura militare con strumenti di difesa dall'epoca romana disposti in ordine cronologico, modelli di piazzaforte e dipinti che testimoniano l'attivit&#224; militare e diplomatica di Marsili.<br />La collezione delle carte geografiche, infine, espone modelli di nave donati all'istituto e appartenuti al Museo Cospi, mappe, carte geografiche, libri e strumenti di osservazione e di misura. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_5</link><guid>5</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Bologna Bologna Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di paleontologia - Modena]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo di paleontologia di Modena affonda le sue radici nel Museo di storia naturale e possiede importanti raccolte storiche, appartenenti alla seconda met&#224; dell'Ottocento e costituite da decine di migliaia di esemplari fossili fra molluschi, echinodermi, artropodi, resti di origine vegetale. <br /></p><p>Tra le collezioni storiche in particolare malacologiche, esposte presso la sede di via Universit&#224; 4, si segnalano la collezione Doderlein con 40.000 reperti, la collezione Coppi con fossili del Terziario modenese e la collezione Pantanelli con oltre 3.000 esemplari del Pliocene toscano. Ricca &#232; anche la collezione di microfossili appartenuta a Enrico Di Napoli, padre della moderna micropaleontologia. <br />In viale Berengario 14 si visita la Sala dei dinosauri dove sono esposti gli scheletri di un allosauro e di un camptosauro, restituiti dai giacimenti dell'Ohio. Vi si trova anche uno splendido ittiosauro, perfettamente conservato, risalente al Giurassico Inferiore e proveniente dal giacimento di Holzmaden (Germania occidentale). <br /></p><p>Nel 1981 e nel 1987, campagne di scavo nella zona calanchifera di San Valentino hanno permesso di recuperare una trentina di ossa di balenottera, fra cui un arco mandibolare di oltre due metri e mezzo di lunghezza. <br /></p><p>Fra le altre, di recente acquisizione, sono importanti le collezioni di trilobiti, bivalvi, brachiopodi del Paleozoico Inferiore della Sardegna e quelle di coralli terziari raccolti nei Berici-Lessini e nella penisola salentina, che hanno contribuito all'incremento del patrimonio museale. Il Gallimimus bullatus &#232; invece <br />l'ultimo arrivato: si tratta di calco (l'unico in Italia) di un dinosauro teropode del Cretacico Superiore (99-65 milioni di anni fa) della Mongolia. <br />Lungo fino a 5 metri, il Gallimimus era un animale agile e scattante, grazie alle potenti zampe posteriori, che gli permettevano di raggiungere grandi velocit&#224;, con collo lungo e flessibile, e cranio piuttosto leggero con due grandi orbite oculari poste ai lati. <br />Il museo svolge una intensa attivit&#224; di comunicazione con l'organizzazione di mostre e percorsi didattici. Partecipa inoltre al progetto &quot;Siti Aperti&quot; per la realizzazione e la segnalazione di percorsi paleontologici rivolti alle persone diversamente abili. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_15</link><guid>15</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Modena Modena Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di paleontologia - Roma]]></title><description><![CDATA[<p>L'ultimo, in ordine temporale di istituzione, dei musei scientifici che fanno capo al Dipartimento di scienze della terra &#232; il Museo di paleontologia, sorto nel 1928 nella vecchia sede universitaria di Sant'Ivo alla Sapienza in occasione dell'istituzione della cattedra di paleontologia. La sua vera origine &#232; in realt&#224; pi&#249; remota, in quanto parte del materiale che conserva trae origine dal Regio museo universitario di geologia, istituito nel 1864 e originariamente comprendente sia le collezioni geologiche sia quelle paleontologiche. Come per il precedente, anche qui vi confluirono i pregiati reperti provenienti dall'ex Museo kircheriano, nato in epoca rinascimentale nel Collegio romano e smembrato nel 1870 in seguito alla confisca dei beni ecclesiastici successiva alla presa di Roma.<br /></p><p>Attualmente il museo annovera pi&#249; di 100.000 fossili provenienti da localit&#224; italiane ed estere. La selezione esposta, circa un migliaio di campioni, &#232; allestita in due ampi saloni dedicati uno agli invertebrati e uno ai vertebrati. Nel primo sono mostrati fossili appartenenti ai principali gruppi di invertebrati, dagli organismi unicellulari a quelli pluricellulari pi&#249; complessi; vengono inoltre trattati alcuni argomenti a carattere paleontologico, come il processo di fossilizzazione o i fossili rinvenuti nell'area romana. Nella sala dedicata ai vertebrati campeggiano invece oltre venti scheletri completi di varie specie di mammiferi e rettili, dominati dal pi&#249; imponente di tutti, quello di Elephas antiquus alto pi&#249; di 5 metri, e tra cui spiccano alcuni interessanti esempi di nanismo tipico delle isole mediterranee, come la preziosa famigliola di elefanti nani, Elephas falconeri, composta da maschio, femmina e due cuccioli, oppure le eccezionali lastre di pietra su cui sono visibili impronte di tetrapodi vecchie di 240 milioni di anni. Sono previste delle future aree di esposizione dedicate alle impronte degli anfibi e dei rettili, in particolare di dinosauri. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_265</link><guid>265</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di paleontologia e di scienze naturali dell'Aspromonte - Bova]]></title><description><![CDATA[Il Museo di paleontologia e di scienze naturali dell'Aspromonte, che apre nell'estate del 2006, raccoglie circa 15.000 reperti fossili del territorio calabrese risalenti al periodo compreso fra 120 milioni di anni fa e circa 100.000 anni fa, e altri, provenienti dal resto d'Italia e da altre parti del mondo, risalenti all'et&#224; Primaria, Secondaria e del Terziario antico. Tra i mammiferi spiccano i resti di un cervide (il magacero) rinvenuto a Bovetto (RC): sono i frammenti della mascella destra dell'animale, riconosciuto come nuova specie, che gli studiosi hanno chiamato Magaceros calabriae.<br />Da segnalare, tra i pesci, un'impronta su lastra di argilla rinvenuta a Terreti (RC); tra gli echinodermi, alcuni Clypeaster, grossi ricci di mare, risalenti all'et&#224; terziaria; numerosi e bellissimi coralli di decine di milioni di anni fa.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_75</link><guid>75</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Bova Reggio Calabria Calabria]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di paleontologia e paletnologia "Decio de Lorentiis" - Maglie]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo è ospitato in una splendida villa di primo Novecento, dove ha sede il complesso culturale cittadino, che è stato chiamato "Alca" in omaggio all'Alca impenne (Pinguinus impennis), una specie estinta i cui resti sono stati ritrovati nella grotta Romanelli, famosa anche per le testimonianze di arte parietale che conserva.<br /></p><p>Riorganizzato in tempi recenti con l'ausilio di sussidi multimediali e soluzioni di allestimento originali, il museo ricostruisce ambienti umani e faunistici del Salento dall'epoca cretacica (70 milioni di anni fa) alle soglie dell'età del Ferro. Con ricostruzioni grafiche e multimediali, i vari quadri ambientali permettono di conoscere com'erano il mare, la terra e la vita dell'uomo nel passato. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_173</link><guid>173</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Maglie Lecce Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di paleontologia e speleologia "E. A. Martel" - Carbonia - Iglesias]]></title><description><![CDATA[<p>Nasce nel 1972 per volont&#224; del Gruppo ricerche speleologiche &quot;E.A. Martel&quot; di Carbonia ed &#232; stato rilevato nel 1996 dall'amministrazione comunale. Il museo espone oltre settecento reperti fossili di organismi animali e vegetali. L'allestimento propone un excursus naturalistico ordinato cronologicamente che ha inizio con gli esemplari fossili delle prime forme di vita del nostro pianeta e termina con la comparsa dell'uomo, con alcuni reperti fittili e litici che testimoniano l'antica civilt&#224; sarda. </p><p>Nella sala espositiva &#232; stata ricreata una grotta e i modelli che ne possono determinare la formazione. Per gli amanti della speleologia il museo offre visite guidate in grotte non turistiche e nei complessi carsici pi&#249; suggestivi della Sardegna. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_48</link><guid>48</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Carbonia - Iglesias Carbonia Iglesias Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di paleontologia- Centro Musei delle Scienze Naturali - Napoli]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo fa parte del Centro Museale dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, che comprende anche il <a id="anastasis_link_1909855128" title="Museo di Antropologia" href="/ibsit/Index?q=object/detail&p=Musei/_a_ID/_v_213">Museo di Antropologia</a> , il <a id="anastasis_link_576403587" title="Museo di Minerealogia" href="/ibsit/Index?q=object/detail&p=Musei/_a_ID/_v_211">Museo di Minerealogia </a> a il <a id="anastasis_link_935633004" title="Museo Zoologico" href="/ibsit/Index?q=object/detail&p=Musei/_a_ID/_v_212">Museo Zoologico</a> .</p><p>L'antico monastero dei Santi Marcellino e Festo è, dal 1907, sede universitaria e i suoi numerosi locali ospitano, oltre ad alcune strutture didattiche e scientifiche, anche il Museo di paleontologia. <br />Il museo nacque nel 1932, in seguito all'assegnazione di alcune delle collezioni che facevano parte del Museo di mineralogia e alle quali si aggiunsero successivamente quelle dell'Istituto di geologia, frutto delle assidue campagne di studio dei ricercatori. Come sede fu scelto un ampio locale rettangolare nell'ala ovest del monastero, con il soffitto a volte e originariamente adibito a sala capitolare e coro delle monache. <br /></p><p>Nonostante sia stato costituito in epoca piuttosto recente, il museo ha già subito pesanti perdite, in particolare durante l'ultimo conflitto mondiale (in cui andò ad esempio perduta, a causa di una bomba incendiaria, l'importante raccolta dei pesci eocenici di Bolca e miocenici della provincia di Lecce) e durante il terremoto del 1980 che provocò gravi danni strutturali. Attualmente esso annovera circa 50.000 reperti, i più antichi dei quali risalgono a 600 milioni di anni fa. Tra le collezioni figurano fossili animali e vegetali soprattutto di origine italiana e si possono osservare numerose serie didattiche di reperti di varia provenienza e di differenti età, ma anche raccolte speciali come quella dei pesci fossili estratti da tre importanti giacimenti ittioliferi campani, vale a dire il deposito triassico di Giffoni Vallepiana (in provincia di Salerno) e quelli cretacici di Pietraroja (presso Benevento) e Castellammare di Stabia (nel napoletano). </p><p>Attraggono in particolar modo, per dimensioni o per peculiarità: il cranio di Elephas antiquus italicus, rinvenuto nell'estate del 1949 nella Valle del Liri a Frosinone e uno dei pochi ritrovamenti di crani completi di questa specie; lo scheletro di Allosaurus fragilis, un dinosauro carnivoro proveniente dal Nord America e risalente all'età giurassica superiore; le uova cretaciche di dinosauro pervenute dalla Cina; uno dei più completi scheletri rinvenuti nel bacino mediterraneo di Metaxytherium medium, un mammifero marino appartenente all'ordine dei Sirenidi. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_214</link><guid>214</guid><pubDate>09/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Napoli Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di scienza della terra - Crodo]]></title><description><![CDATA[Il museo, originariamente nato dalla collezione di Ubaldo Baroli e dalla passione del Gruppo mineralogico ossolano, era dedicato ai campioni mineralogici, molti del quali dalle curiose forme antropomorfe. A seguito della ristrutturazione globale, che ha interessato di recente l'istituzione, la collezione si divider&#224; in tre parti. In localit&#224; Bagni, all'ingresso del parco termale di Crodo, apriranno due nuove istituzioni: il Museo italiano delle acque minerali &quot;Carlo Brazzorotto&quot; e il Museo Mineralogico &quot;Aldo Reggiani&quot;. Nel primo si riproduce, con macchinari degli anni Trenta tutto il percorso di produzione delle acque; la visita si conclude con un assaggio. Il secondo ospita la collezione di mineralogia: al serizzo, ai quarzi e ai cristalli si affiancano vere e proprie rarit&#224; come i minerali di gasparite, chernovite e xenotimo. Il pezzo pi&#249; raro e vera &quot;punta di diamante&quot; del museo &#232; un esemplare di paraniite cristallizzata, unico al mondo, proveniente dal versante nord-est del Monte Cervadone. Il minerale &#232; stato riconosciuto e determinato come nuova specie nel 1995. Oltre allo studio della natura, delle rocce e dei minerali e dei loro processi di erosione, l'esposizione si sofferma sull'analisi storico-geografica dei fenomeni carsici, sulla dislocazione delle cave e delle attivit&#224; del CNR di Verbania Pallanza, oltre che sull'esame delle metodologie di lavoro di pietre e cristalli. Le zone di provenienza dei reperti sono: l'Alpe Veglia Devero, le valli Formazza e Antigorio, la Bassa Ossola e le valli Vigezzo, Antrona di Baveno. Nella sede presso il Centro studi Ginocchi, in via di allestimento, si approfondir&#224; invece l'aspetto delle miniere.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_315</link><guid>315</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Crodo Verbania Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di scienze della terra - Bari]]></title><description><![CDATA[<p>L'Università di Bari si fregia di diverse e parimenti interessanti raccolte museali scientifiche, tra le quali una delle più ricche è il Museo di scienze della terra, attento non solo alla sua funzione didattico scientifica per i Dipartimenti di geologia e geofisica e di geomineralogia, ma anche al grande pubblico. Esso raccoglie importanti collezioni mineralogiche (tra le quali quella di Alberto Pelloux, considerata una delle più ricche d'Italia) e una collezione sistematica delle rocce magmatiche, metamorfiche e sedimentarie, che consentono la completa esplorazione, anche con l'ausilio di mezzi interattivi, delle proprietà e delle origini di rocce e minerali. </p><p>Completa l'esposizione una raccolta di antichi strumenti scientifici anch'essi legati allo studio delle scienze della terra. Nella sezione geopaleontologica sono invece presentati fossili di invertebrati e vertebrati, tra i quali lo scheletro fossile di una balenottera del Pleistocene inferiore, e carte geografiche storiche. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_162</link><guid>162</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Bari Bari Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di scienze naturali - Belvì]]></title><description><![CDATA[Il museo, nato nel 1980 per iniziativa dell'Associazione culturale "Amici del Museo", si compone di cinque sale espositive e comprende le sezioni di paleontologia, mineralogia e zoologia. <br />Tra le varie collezioni spiccano: quella di minerali e fossili provenienti da tutto il mondo; una di lepidotteri; una ornitologica; una malacologica e circa 40 esemplari di mammiferi sardi.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_42</link><guid>42</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Belvì Nuoro Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di scienze naturali "Luigi Paolucci" - Macerata]]></title><description><![CDATA[La Rocca di Offagna, imponente baluardo edificato nel Quattrocento per difendere il borgo dalla rivale citt&#224; marinara di Osimo, rappresenta oggi non solo una spettacolare attrattiva storico-artistica, ma anche una singolare occasione per approfondire la conoscenza della storia naturale dell'area del Monte Conero e in generale della diversit&#224; e della specificit&#224; degli ambienti naturali marchigiani. In alcune delle sue sale sono infatti esposte, dal 1998, le copiose raccolte naturalistiche di Luigi Paolucci (1849-1935), insigne studioso e naturalista anconetano che si dedic&#242; all'analisi e alla catalogazione delle specie animali e vegetali dell'intero territorio regionale. Brillante insegnante e poi direttore del Gabinetto di scienze naturali del Regio istituto tecnico di Ancona, Paolucci riusc&#236; personalmente a raccogliere un'innumerevole quantit&#224; di specie tra animali, vegetali, minerali e fossili, con l'intento di classificarle e gettare luce sulla conoscenza della sua regione natia. Egli concep&#236; i suoi studi e le sue ricerche secondo la tradizione linneiana della natura ma fu anche suscettibile alle innovative concezioni darwiniane, e fu con questo spirito che non si limit&#242; allo studio sistematico delle specie raccolte, ma orient&#242; la sua analisi nella ricerca di un legame tra le varie forme rinvenute e l'ambiente in cui esse venivano trovate.<br />Nel museo a lui intitolato &#232; stata rigorosamente mantenuta la sua linea di pensiero e tra le sale espositive traspare s&#236; il senso storico delle collezioni ottocentesche, ma anche la volont&#224; di trasmettere il significato dell'importanza degli ambienti naturalistici marchigiani e, in generale, dell'origine e dell'equilibrio degli ecosistemi a essi legati. In cinque delle sette sale sono stati cos&#236; ricreati gli ambienti pi&#249; tipici della regione: costiero, fluviale, collinare, carsico (con le gole calcaree) e montano. Ad anticipare questo percorso sono altri due locali in cui, tramite l'impiego di materiale d'epoca, sono stati ricostruiti lo studio e il laboratorio dello stimato naturalista. Integrato con pannelli didattici e strumenti multimediali, questo suggestivo percorso museale rappresenta un ideale strumento di comprensione della cultura scientifica ottocentesca e offre, al tempo stesso, un'indubbia opportunit&#224; per conoscere il territorio e il significato delle specie che in esso vivono.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_149</link><guid>149</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Macerata Macerata Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di scienze naturali del Collegio San Francesco - Lodi]]></title><description><![CDATA[ Il museo, unico naturalistico del lodigiano, collocato nell'antico collegio dei Barnabiti, è disposto su tre ali e ospita la raccolta che ebbe la sua origine nel 1850. Vi si trovano fossili, rettili, mammiferi, vegetali, conchiglie e minerali. Tra i pezzi più importanti si segnala un prezioso erbario settecentesco. <br />La raccolta è esposta nel piano superiore del chiostro della bella chiesa gotica di San Francesco, ricca di affreschi di arte gotico-lombarda e anche luogo delle sepolture cittadine illustri, come quella della poetessa Ada Negri.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_291</link><guid>291</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Lodi Lodi Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di scienze naturali dell'Alto Adige - Bolzano]]></title><description><![CDATA[Ospitato nel palazzo che era la sede di riscossione dei censi fondiari e dei diritti di dogana dell'imperatore d'Austria Massimiliano I, il museo tratta lo studio sistematico della flora e della fauna e le caratteristiche geomorfologiche dell'Alto Adige. La mostra permanente si sviluppa su 1000 mq divisi in due sezioni: al primo piano si conosce la &quot;Geologia dell'Alto Adige&quot;, e si pu&#242; seguire l'evoluzione geologica di quattro paesaggi tipici, protrattasi per oltre 300 milioni di anni. In questo periodo si formarono diversi tipi di rocce con ciascuno una propria storia: i movimenti tettonici della crosta terrestre hanno generato paesaggi vulcanici, steppe caldissime e inospitali e barriere coralline e sistemi montuosi come le Alpi. Per ricordare questa lontana epoca il museo ospita anche un acquario da 8000 litri che simula la barriera corallina, mostrando come in Alto Adige nel Triassico vi fosse un mare tropicale. L'acquario ripropone una barriera attuale, poich&#233; anche se pi&#249; rigorosa da un punto di vista scientifico, la simulazione di una barriera triassica sarebbe stata un errore da un punto di vista biologico, poich&#233; le specie allora presenti si sono estinte.&#160; Accanto alla barriera corallina, novit&#224; del 2006, &#232; stato creato l'acquario del nautilus (1000 litri con una temperatura a 18-20&#176;). Considerato un &quot;fossile vivente&quot;, poich&#233; &#232; rimasto immutato per milioni di anni, il nautilus &#232; provvisto di tentacoli e di un'elegante conchiglia a spirale. Anche in Val Gardena sono stati trovati esemplari fossili di Nautiloidi che vivevano nell'antico mare del Permiano superiore. Ai visitatori del museo &#232; quindi offerta un'assoluta rarit&#224;: poter osservare gli antichi fossili, qui presenti in una ricca collezione, a fianco dei nautili viventi. Al secondo piano l'esposizione prosegue con gli ambienti naturali dell'Alto Adige, ripercorrendo il percorso che dall'ultimo ritiro dei ghiacci in 12.000 anni ha portato il territorio ad assumere l'aspetto che oggi conosciamo. Vi si scoprono la grande variet&#224; di habitat: dai territori di alta e mezza montagna, ai boschi e ai fondovalle. Il museo offre molti servizi: da un sito internet funzionale ed esauriente, a una vasta offerta didattica oltre a uno speciale percorso per non vedenti in cui si scopre la natura con tutti i sensi, esclusa la vista. Tra le particolarit&#224; vi &#232; inoltre la possibilit&#224;, per i bambini delle elementari, di organizzare in museo divertenti e istruttive feste di compleanno.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_98</link><guid>98</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Bolzano Bolzano Trentino Alto Adige]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di scienze naturali dell'Istituto tecnico "Oronzo Gabriele Costa" - Lecce]]></title><description><![CDATA[Il museo, che vanta una delle raccolte più ricche della città, si fregia in particolare di una vasta collezione di cetacei, in cui è presente un cranio di capodoglio, e di cetacei fossili, provenienti dai giacimenti miocenici della pietra leccese. Sono inoltre esposti reperti botanici, insetti, gran parte delle specie che compongono l'avifauna del Salento, e, infine, pezzi di interesse antropologico (crani provenienti da necropoli messapiche con relative ceramiche), insetti. È presente, infine, un interessante Gabinetto di fisica che conserva circa 400 apparecchi storici.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_172</link><guid>172</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Lecce Lecce Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di scienze naturali dell'Università di Camerino - Camerino]]></title><description><![CDATA[Il museo è articolato in tre sezioni, geopaleontologica, zoologica e botanica, che racchiudono, insieme, una cospicua serie di raccolte tematiche e peculiari. Il nucleo principale è rappresentato dalla geopaleontologia, nella quale la collezione più importante appare senza dubbio quella dei vertebrati fossili (ippopotami, cervi, elefanti, rinoceronti, bisonti, tigri dai denti a sciabola) tutti rinvenuti nel bacino di Colfiorito, nel comune di Serravalle di Chienti (MC) e frutto degli scavi paleontologici iniziati nel 1987 dallo stesso museo in collaborazione con il Dipartimento di scienze della terra dell'Università di Firenze. La sezione zoologica comprende numerose serie di esemplari di fauna regionale provenienti da interessanti aree naturalistiche, ma anche collezioni di più ampio respiro geografico, come quella dei circa 20.000 coleotteri raccolti dallo studioso Fabrizio Bettoni in tutta Europa e oltre. Tra i reperti botanici spicca invece la collezione del maceratese Lino Cacciamani, altro illustre naturalista che realizzò un erbario di 600 exsiccata e altrettante tavole a colori e in bianco e nero a soggetto botanico. Il museo, oltre a curare la conservazione e l'esposizione di questo patrimonio naturalistico, promuove la ricerca scientifica, la divulgazione e la didattica museale, con speciale riguardo alla natura delle Marche e dell'Appennino Centrale. A questo proposito vi è conservata una raccolta di strumenti, di materiale e di documentazione storica e naturalistica del territorio in questione. Ampio spazio è infatti dedicato all'interattività grazie a strumenti multimediali e vere e proprie attrazioni per i più piccoli, come ad esempio alcune pareti "animate" che mostrano l'ambiente delle grotte o la cima dei Monti Sibillini. L'attività didattica non si limita all'interno della struttura, ma sono previste escursioni in natura e interventi nelle scuole. In questa ottica il museo è inserito nel progetto "Un Museo per giocare", promosso dal Centro beni culturali della Regione Marche e dall'Università di Camerino, con il quale, grazie a giochi e a percorsi interattivi, il museo è "letto" e perlustrato in chiave virtuale. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_143</link><guid>143</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Camerino Macerata Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di scienze naturali e umane - L'Aquila]]></title><description><![CDATA[Dal 1997, in seguito alla sua ristrutturazione, il museo &#232; stato inaugurato e proposto al pubblico con criteri museologici e museografici innovativi che privilegiano un'esposizione basata sulla qualit&#224; dei reperti e sul loro intrinseco messaggio didattico e comunicativo.&#160; Adiacente al convento di San Giuliano, esso si sviluppa su tre piani dedicati ciascuno a diversi temi naturalistici o archeologici. Il materiale esposto comprende, in generale, collezioni prevalentemente locali di paleontologia, malacologia, zoologia, mineralogia e archeologia. In particolare, il piano terreno &#232; dedicato alle scienze naturali, con l'esposizione di reperti in prevalenza zoologici e paleontologici, tra cui una palma fossile eocenica proveniente dai giacimenti di Bolca; si possono ammirare anche alcuni diorami che ricostruiscono gli habitat montuoso e boscoso tipici dell'Abruzzo. Nel piano soprastante si apre invece la sezione di archeologia, distribuita in due sale: una riservata alla protostoria, nella quale sono state ricostruite due tombe (di cui una completa di un arredo funebre donato al museo dalla Soprintendenza archeologica dell'Abruzzo) e l'entrata della grotta di Assergi, in cui sono stati rinvenuti reperti neolitici; nella seconda sala &#232; invece esposta una rassegna di oggetti, tra cui la riproduzione di una nave funebre e una mummia dell'uccello ibis, che testimoniano le maggiori civilt&#224; che si affacciarono sul mar Mediterraneo (egizia, etrusca, greca e romana). A impreziosire l'esposizione dedicata all'archeologia sono inoltre una grande tavola riassuntiva che illustra i territori delle popolazioni italiche presenti nella regione abruzzese prima del dominio romano e uno splendido mosaico, nel pavimento della seconda sala, che ripropone, come una vera e propria carta geografica, l'intera area mediterranea all'epoca di queste grandi civilt&#224;. Nel terzo e ultimo piano trovano infine spazio le collezioni malacologiche ed entomologiche. Adiacente ai locali aperti al pubblico, si apre un settore in cui viene conservato il materiale non in mostra, prezioso patrimonio museale fruibile da studiosi e ricercatori.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_111</link><guid>111</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[L'Aquila L'Aquila Abruzzo]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di scienze planetarie - Prato]]></title><description><![CDATA[<p>Inaugurato nel marzo 2005, il Museo di scienze planetarie rappresenta una realt&#224; unica nel nostro paese. &#200; sorto in pochi anni per volont&#224; della Provincia di Prato e ha avuto la sua prima acquisizione nel 1999 con la collezione mineralogica Cardini, cui si sono aggiunte in breve le donazioni Ciatti e Fiorini. Due i nuclei principali del museo: quello di minerali, con circa 4100 campioni di cui 130 esposti, e quello delle meteoriti e rocce da impatto che, con circa 400 esemplari (di cui 120 esposti) &#232; senz'altro tra le pi&#249; ricche d'Italia. Fra gli esemplari notevoli vanno ricordate le rare e preziose meteoriti lunari e marziane e la meteorite metallica di Nantan che, con 272 kg di peso, &#232; la pi&#249; grande esistente in Italia.<br /></p><p>L'esposizione, originale ed efficace, &#232; costituita da una parete curva continua che parte da un lato dell'ingresso e vi fa ritorno sull'altro lato, snodandosi lungo tutto il percorso. Nella sua parte iniziale riproduce una porzione della Via Lattea e con il sistema solare rappresentato con modelli dei pianeti realizzati in dimensioni proporzionali alla loro reale grandezza. L'ostensione prosegue con l'alternanza di vetri concavi e convessi che delimitano lo spazio senza soluzione di continuit&#224; dove, in sei sezioni, sono trattati vari aspetti della planetologia e dove le meteoriti conducono dal sistema solare fino alla Terra, rappresentata dai minerali. Le tematiche sviluppate all'interno del percorso sono approfondite in 17 postazioni multimediali realizzate con l'ausilio di testi, immagini e filmati, due delle quali sono state progettate specificamente per i bambini. Su prenotazione, &#232; inoltre disponibile un servizio di visite guidate. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_247</link><guid>247</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Prato Prato Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di speleologia "Vincenzo Rivera" - San Demetrio Ne' Vestini]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo, dedicato a Vincenzo Rivera, primo rettore dell'Universit&#224; de L'Aquila, nasce nel 1996 grazie alla collaborazione tra il Gruppo speleologico aquilano e la Soprintendenza archeologica dell'Abruzzo. Esso sorge con l'intento di illustrare, attraverso un efficace percorso didattico, tutti gli aspetti del mondo sotterraneo, dai vari campi della speleologia ai fenomeni geologici che danno origine alle grotte, assemblato con reperti risalenti fino a 200.000 anni fa e rinvenuti sia nei giacimenti locali sia in diverse parti del mondo. Al suo interno &#232; possibile ammirare le seguenti sezioni: geologia e carsismo, mineralogia e paleontologia, nascita ed evoluzione dell'uomo, Preistoria della Valle dell'Aterno e fotografia speleologica.<br /></p><p>La sua diretta connessione con il complesso turistico Grotte di Stiffe rende questa piccola ma singolare struttura museale oltremodo suggestiva e una tappa fondamentale da abbinare alla visita alle splendide grotte carsiche, percorse da un perenne corso d'acqua che, a seconda del periodo dell'anno e della cavit&#224; che attraversa, si presenta sotto forma di un piccolo ruscello oppure di un assordante fiume che crea vigorose cascate e rapide nella sua discesa verso valle.<br />Presso il museo vengono pubblicati i &quot;Quaderni del Museo di speleologia &quot;V. Rivera&quot;, l'&quot;International Journal of Speleology&quot; e varie monografie. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_113</link><guid>113</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[San Demetrio Ne' Vestini L'Aquila Abruzzo]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia della fisica - Padova]]></title><description><![CDATA[<p>La collezione &#232; tra le pi&#249; antiche d'Italia e conserva una raccolta di strumenti scientifici legata al prestigioso passato dell'ateneo. La collezione nacque quando nel 1740 Giovanni Poleni inaugur&#242; il Teatro di fisica sperimentale, primo laboratorio di fisica in un'universit&#224; italiana; la collezione venne poi ampliata fino al nostro secolo e oggi &#232; composta da un migliaio di oggetti in molti casi unici e rari. Tra questi vi sono anche strumenti che riportano all'astronomia del XVI secolo, testimonianza delle ricerche nell'Europa del Rinascimento. Ricordiamo, per esempio, l'astrolabio costruito da Arsenius, fra i pi&#249; famosi costruttori del Cinquecento, che lavor&#242; per il re di Spagna Filippo II, o la Sfera Armillare, qui presente con un esemplare molto raro dotato di un meccanismo per dimostrare la trepidazione degli equinozi. Oltre agli strumenti astronomici il museo conserva anche un rarissimo microscopio seicentesco costruito dall'ottico romano Eustachio Divini.<br /></p><p>Con la creazione del Teatro di fisica nell'epoca dei Lumi, la collezione patavina divenne celebre in tutta Europa; tra gli strumenti raccolti da Poleni vi segnaliamo la &quot;macchina divulsoria&quot; da lui utilizzata per analizzare la resistenza dei materiali. Egli mise in pratica le potenzialit&#224; di questa macchina quando papa Benedetto XIV gli chiese di studiare insieme all'architetto Vanvitelli lo stato della cupola di San Pietro, che preoccupava per un possibile crollo. A seguito delle sue ricerche Poleni concluse che era necessario consolidare la struttura con dei cerchioni metallici che furono fissati alla cupola e che tuttora sono nella medesima posizione.</p><p>Molti sono poi gli strumenti acquisiti nel corso dell'Ottocento e del Novecento come il galvanometro inventato da Leopoldo Nobili, che riusciva per la prima volta a misurare correnti elettriche debolissime, oppure gli strumenti di Angelo Bellani nel campo della termometria e di Giovanni Battista Amici nel campo dell'ottica.<br />Infine vi sono i cimeli di Augusto Righi che proprio a Padova condusse, a partire dal 1880, gli esperimenti sulle onde elettromagnetiche che forse ispirarono i lavori di Marconi sulle onde radio. Con la sua macchina a induzione elettrostatica (corredata da 109 bottiglie di Leida) Righi studi&#242; scintille lunghe diversi metri. La fisica del XX secolo &#232; presente con strumenti importanti quali i diodi dell'acceleratore di ioni la cui costruzione, iniziata a Padova nel 1938, fu interrotta dalla Seconda guerra mondiale.</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_184</link><guid>184</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Padova Padova Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia della medicina - Roma]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo di storia della medicina afferisce al Dipartimento di medicina sperimentale e patologia della facolt&#224; di medicina e chirurgia. Fondato negli anni Trenta del secolo scorso, ma giunto nell'attuale sede solo nel 1954, questo particolare museo si avvale oggi di un considerevole apparato didattico-divulgativo costituito da postazioni video e supporti multimediali interattivi, che ben si combina con ricostruzioni di ambienti e classiche vetrine per illustrare esaurientemente e in modo affascinante l'evoluzione della medicina dalla preistoria fino ai nostri giorni. </p><p>Organizzato su tre piani di esposizione, il museo offre l'opportunit&#224; di indagare sui temi salienti della storia della medicina, sull'arte farmaceutica, sullo sviluppo delle tecnologie, sulle recenti sfide della biomedicina e sugli ultimi sviluppi della medicina moderna. Cos&#236;, partendo dal piano seminterrato, si inizia un percorso a ritroso nel tempo dove si incontrano strutture e realt&#224; dell'epoca intercorsa tra il XVII e il XIX secolo: la spezieria, il gabinetto alchimistico e la bottega del semplicista, corredati da una collezione di vasi da farmacia del Seicento e del Settecento, nonch&#233; da una serie di strumenti chirurgici e di ex voto di epoca romana. Salendo al primo piano si ha la possibilit&#224; di ripercorrere la storia del pensiero medico e della medicina delle antiche civilt&#224; mediterranee fino al Medioevo, mentre l'ultimo piano, inaugurato recentemente, si concentra sugli ultimi secoli illustrando lo sviluppo e il progresso della medicina fino alla nascita delle neuroscienze, della medicina genetica delle popolazioni e della medicina molecolare e genomica. La suggestiva ricostruzione degli ambienti, l'esposizione di interessanti oggetti (come la bella serie dei modelli di microscopio succedutisi dal Settecento a oggi), la possibilit&#224; di usufruire di supporti multimediali e, non ultima, l'opportunit&#224; di sperimentazione pratica che le scolaresche hanno a disposizione (ad esempio l'estrazione del DNA dalla saliva), fanno di questo museo una struttura affascinante ed estremamente attuale. </p><p>Per gli insegnanti sono a disposizione seminari che introducono al tema e preparano alla visita con gli studenti. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_268</link><guid>268</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia delle scienze biomediche - Chieti]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo, interamente dedicato agli aspetti biologici e medici strettamente connessi alla ricerca archeologica e paleontologica, &#232; diviso in tre sezioni: &quot;Le origini dell'uomo&quot;, &quot;Uomini orsi e malattie&quot; e infine &quot;Le origini delle malattie&quot;. Giunti al museo i visitatori sono accolti da un allosauro, dinosauro carnivoro di oltre 8 metri di lunghezza, risalente a 135 milioni di anni fa e ritrovato nello Utah. La visita comincia con un video che introduce al percorso espositivo che porta sulle tracce dell'uomo moderno partendo dall'Egittopiteco, vissuto 30 milioni di anni fa, fino all'uomo di Neanderthal e di Cro-Magnon. Un grande videorama riproduce le impronte di Leatoli (Tanzania) e vi &#232; anche una ricostruzione a grandezza naturale dell'Homo abilis.<br /></p><p>La sezione dedicata alle malattie dell'orso preistorico illustra la contemporanea scomparsa dell'Homo sapiens neanderthalensis e dell'Ursus spelaeus (di cui &#232; esposto uno scheletro completo fossile), dovuta all'insorgere di malattie documentate attraverso resti fossili. L'Ursus spelaeus visse in Europa tra 300.000 e 10.000 anni fa e si estinse dopo l'ultima glaciazione: il suo habitat era la foresta e trascorreva gli inverni nelle caverne. Infine, attraverso esemplari paleopatologici e fossili originali, l'ultima sezione mostra come le malattie abbiano avuto un ruolo cruciale nel corso dell'evoluzione anche prima della comparsa dell'uomo sulla terra.<br /></p><p>Di recente allestimento &#232; la nuova parte dedicata all'evoluzione delle malattie, dove si approfondiscono temi come le malattie dell'invecchiamento, i tumori, le patologie congenite e metaboliche. Da notare in questa parte la collezione di ambre fossili che includono vettori di malattie infettive. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_109</link><guid>109</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Chieti Chieti Abruzzo]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia naturale - Cremona]]></title><description><![CDATA[Nato, come gran parte delle collezioni cremonesi, dal lascito Ala Ponzone, è particolarmente interessante e di grande pregio in quanto Giuseppe Sigismondo Ala Ponzone, ancor prima che collezionista d'arte, fu naturalista e preparatore.<br />Conserva collezioni naturalistiche, in gran parte provenienti dal territorio circostante, di minerali, rocce, fossili, mammiferi (prezioso il dente di narvalo, mammifero cetaceo artico), insetti, circa 80 rettili e oltre 1000 esemplari di uccelli di tutto il mondo.<br />A questo primo nucleo si sono aggiunte, in tempi successivi, altre piccole raccolte donate prevalentemente da naturalisti locali. Particolarmente interessanti le collezioni di fossili e animali locali. Nel parco adiacente si svolgono lezioni di botanica. Il Gruppo mineralogico cremonese collabora con il Civico museo di storia naturale organizzando lezioni rivolte agli studenti e incontri di aggiornamento per insegnanti, oltre che nella gestione della raccolta mineralogica del museo stesso. Al celebre naturalista settecentesco Lazzaro Spallanzani, originario di Scandiano, si fa risalire la donazione dell'originaria collezione di minerali (ca. 2500 esemplari). Da segnalare inoltre è la raccolta di circa 2000 reperti fossili proveniente dalla zona di Castell'Arquato e dal Monte Bolca.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_287</link><guid>287</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Cremona Cremona Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia naturale - Pavia]]></title><description><![CDATA[Il Museo di storia naturale, attualmente raccolto in un deposito climatizzato e in attesa di una sede pi&#249; adeguata, vide la sua fondazione nel 1771 a opera del naturalista Lazzaro Spallanzani (1729-1799). La collezione si arricch&#236; nel corso degli anni grazie alla passione del fondatore, ma anche ad acquisti, scambi e donazioni. Della collezione composta da oltre 500.000 reperti sono attualmente fruibili le collezioni zoologiche di vertebrati. Tra i preparati di epoca spallanzaniana che ancora si conservano, sono rilevanti un delfino (Tursiops truncatus) acquisito da Spallanzani nel 1781 durante il viaggio a Marsiglia; un coccodrillo del Nilo (Crocodylus niloticus), donato dal conte Giacomo Sannazzaro nel 1782; un ippopotamo (Hippopotamus amphibius)&#160; giunto da Mantova nel 1783; la collezione del medico olandese van Hoey, ricca di pesci e rettili, ma comprensiva anche di un giovane orang-utang, arrivata nel 1786; uno squalo (Isurus oxyrhynchus) proveniente dallo stretto di Messina. Tra le cospicue raccolte pervenute in museo dall'inizio del XIX secolo sono rappresentati moltissimi taxa, conservati a secco o in liquido. I rettili comprendono anche un pitone, un'anaconda e un alligatore. Nella rassegna di pesci marini e d'acqua dolce, meritano particolare considerazione la collezione di pesci dipnoi e un raro esemplare di celacantide Latimeria chalumnae, donata al museo in anni pi&#249; recenti.<br />La consistente collezione ornitologica comprende anche gli uccelli del Paradiso donati dal marchese Giacomo Doria e una splendida coppia di Condor delle Ande (Vultur gryphus) catturati in Cile dall'esploratore Gaetano Osculati nel 1835.<br />Il vasto panorama di mammiferi spazia dalle forme pi&#249; primitive (Monotremi) a quelle pi&#249; evolute (Primati). Tra i carnivori &#232; notevole una coppia di giovani leoni di Barberia acquistati a Parigi nel 1812. Anche se non esposti al pubblico, sono presenti nelle collezioni alcuni mammiferi di grandi dimensioni quali un giovane elefante indiano, acquisito nel 1812, un elefante africano e due giraffe.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_300</link><guid>300</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pavia Pavia Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia naturale - Chieri]]></title><description><![CDATA[Le nascita del museo pu&#242; essere fatta risalire al 1903, quando alcuni missionari dei Fratelli della Sacra Famiglia portarono dalla Francia una collezione malacologica e un certo numero di minerali, ma &#232; solo nel 1939 che le raccolte zoologiche di insetti, anfibi, rettili, mammiferi, uccelli, vengono notevolmente arricchite. <br />La collezione di maggior interesse &#232; senz'altro quella ornitologica che comprende anche la collezione &quot;Francesco Rubatto&quot; e che, oltre a illustrare 202 specie di uccelli italiani con 610 esemplari, annovera 137 reperti esotici, per lo pi&#249; provenienti dalle missioni e dai centri dei Fratelli della Sacra Famiglia presenti in Africa e in Sudamerica. Da sottolineare la presenza di un significativo lotto di uccelli del Burkina Faso che riveste un elevato valore scientifico a causa delle tuttora modeste conoscenze sull'avifauna di questo stato.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_314</link><guid>314</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Chieri Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia naturale "Antonio Orsini" - Ascoli Piceno]]></title><description><![CDATA[All'interno di un palazzo settecentesco, Palazzo Travaglia, ha trovato recentemente sede, grazie alla Provincia di Ascoli Piceno, la collezione naturalistica di Antonio Orsini (1788-1870), ricercatore e collezionista ascolano, che cominciò a radunare nel retrobottega di una farmacia quella che è poi divenuta, con i suoi oltre 10.000 reperti, una delle più grandi collezioni naturalistiche private italiane e che rappresenta oggi un indubbio patrimonio scientifico per la regione marchigiana. La raccolta, esposta sia in vetrine moderne, sia nelle bacheche originali ottocentesche appositamente restaurate, comprende collezioni di orittognostica (minerali fossili), geognostica (rocce provenienti da regioni diverse), paleontologia (fossili dell'età paleozoica e mesozoica), malacologia (conchiglie marine, terrestri e d'acqua dolce) ed entomologia (coleotteri e altri insetti). Il museo è arricchito anche da una sezione botanica comprendente due erbari e un'esposizione di legni e frutti; in essa si possono ammirare alcuni esemplari di specie vegetali regionali scoperte dallo stesso Orsini e a lui dedicate oppure reperti divenuti rari e importanti perché testimonianze di ambienti naturali ormai scomparsi. Tra le vetrine, sapientemente corredate di didascalie e tavole esplicative, trovano infine posto un epistolario e una biblioteca scientifica.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_142</link><guid>142</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Ascoli Piceno Ascoli Piceno Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia naturale "Don Bosco" - Torino]]></title><description><![CDATA[Si tratta di uno dei pi&#249; antichi musei scientifici di Torino e si conserva presso il Liceo salesiano Valsalice. Fu fondato da don Bosco, il famoso santo dei giovani, che nel 1878, al fine di creare un museo scientifico con fini didattici, acquist&#242; una piccola raccolta zoologica appartenuta a Gian Battista Giordano, canonico di Rivalta Torinese. Da allora il museo &#232; stato costantemente ampliato ed &#232; tuttora arricchito con materiale proveniente da tutto il mondo, in particolare dalle missioni salesiane.<br />L'esposizione, che si articola su due piani dell'istituto scolastico, comprende vaste raccolte zoologiche, paleontologiche, mineralogiche, botaniche ed etnologiche, oltre a numerose apparecchiature scientifiche. Al terzo piano sono esposti i circa 5000 pezzi della raccolta mineralogico-petrografica, accanto alla collezione di strumenti e apparecchiature di fisica e di chimica risalenti all'Ottocento e alla prima met&#224; del Novecento, in parte ancora utilizzati nei laboratori dell'istituto. Al piano superiore si conservano reperti zoologici preparati a secco, come nel caso degli scheletri e degli animali imbalsamati, o conservati in alcol o formalina. Tra gli esemplari notevoli, sono da ricordare l'ultimo lupo vissuto nelle valli di Lanzo, dove si estinse nel 1898, e alcuni rari endemismi provenienti dalla Nuova Zelanda.<br />La sezione botanica vanta un erbario di importanza internazionale di circa 40.000 exsiccata, raccolti da numerosi studiosi e confratelli delle missioni salesiane. Molti sono anche i reperti etnografici, alcuni dei quali di grande rarit&#224; come quelli delle civilt&#224; precolombiane o come la &quot;tsansa&quot;, una testa umana ridotta a trofeo dagli Shuar, una bellicosa trib&#249; dell'Ecuador. Notevole anche la ricca documentazione degli Ya&#241;omam&#239;, una trib&#249; venezuelana dell'Alto Orinoco, dove fu attivo il missionario salesiano don Luigi Cocco.<br />Chiude il percorso la sala paleontologica con fossili provenienti da varie parti del mondo, che spaziano dalle uova dei dinosauri, agli splendidi pesci provenienti dal giacimento del monte Bolca.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_331</link><guid>331</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Torino Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia naturale "Faraggiana Ferrandi" - Novara]]></title><description><![CDATA[Le raccolte che costituiscono il museo nascono dall'iniziativa di Catherine Faraggiana Ferrandi e del figlio Alessandro che costituirono nel loro parco di Meina uno zoo e un museo, poi donato al comune di Novara. Fu allestito nel 1959 nel palazzo della famiglia Faraggiana Ferrandi e, attraverso numerose successive acquisizioni, le raccolte vertebratologiche del museo sono diventate tra le pi&#249; ricche del genere in Piemonte. Comprendono sia specie locali sia esotiche, in prevalenza allevate nel serraglio di Meina. Vi figurano anche i reperti portati dall'Africa e dall'Asia da Alessandro Faraggiana e quelli donati dall'esploratore Ugo Ferrandi, ma le pi&#249; recenti acquisizioni derivano da donazioni da parte di parchi, riserve naturali e privati, oltre che da acquisti. Le raccolte del museo vantano oggi oltre 2400 esemplari, in gran parte mammiferi e uccelli, che illustrano in modo coerente varie regioni zoogeografiche. <br />Il percorso espositivo si articola in dodici sale e si apre con la trattazione di tematiche legate alla sistematica e all'evoluzione. Le due sale che seguono sono dedicate alla zoogeografia e introducono il visitatore alle successive, rivolte all'illustrazione delle varie tipologie ambientali italiane e della distribuzione della fauna in varie parti del mondo.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_317</link><guid>317</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Novara Novara Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia naturale "Pietro Calderini" - Varallo Sesia]]></title><description><![CDATA[           Sorto nel 1867 grazie all'attività del sacerdote naturalista di Varallo Pietro Calderini, conserva importanti collezioni che afferiscono a tre diverse sezioni, secondo le quali si articola il percorso espositivo.<br />La sezione di scienze naturali annovera raccolte zoologiche, botaniche e mineralogiche tra le quali spiccano rispettivamente la collezione entomologica di Roberto Haas di circa 29.000 esemplari, il piccolo erbario dell'abate Antonio Carestia e la collezione valsesiana e generale di mineralogia. La sezione paleontologica è invece costituita da fossili provenienti da varie regioni e da interessanti resti di rinoceronte e orso rinvenuti in scavi effettuati sul vicino monte Fenera.<br />Sono presenti anche la sezione di numismatica e quella di egittologia. Il museo possiede, inoltre, una ricca biblioteca con incunaboli, pergamene e opere di numismatica e storia naturale.<br />                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_337</link><guid>337</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Varallo Sesia Vercelli Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia naturale Aquilegia - Cagliari]]></title><description><![CDATA[Il museo, recentemente riallestito nella Scuola Alberto Riva, &#232; articolato in quattro sale che ripercorrono le varie branche delle scienze naturali. La prima sala &#232; dedicata alla zoologia con circa 200 esemplari di uccelli e mammiferi della fauna sarda; al centro trovano spazio due diorami: uno rappresenta la flora e la fauna tipica della Sardegna, nel secondo &#232; stato ricreato l'ambiente stagnale.&#160; La seconda sala accoglie collezioni mineralogiche di elevato valore estetico e scientifico; la terza ospita una collezione malacologica di reperti provenienti da tutto il mondo; l'ultima sala ospita una collezione di paleontologia con fossili di varia provenienza con una buona rappresentanza di rari trilobiti del Paleozoico della Sardegna e un raro esemplare di Prolagus sardus; gli anditi accolgono la sezione di entomologia con l'interessante raccolta di curculionidi della Sardegna.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_43</link><guid>43</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Cagliari Cagliari Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia naturale del Mediterraneo - Livorno]]></title><description><![CDATA[Dalle collezioni scientifiche del Gabinetto di storia naturale dell'Istituto tecnico "Amerigo Vespucci" nacque nel 1929 il Museo provinciale di storia naturale che solo di recente ha acquisito l'attuale denominazione. Dal 1980 ha sede presso la settecentesca villa Henderson, nel cui giardino è stato realizzato un orto botanico con la flora del Mediterraneo organizzata in base alle tipologie di substrato: calcari, gabbri, graniti, dune e zone umide. <br />Il museo presenta varie sezioni naturalistiche tra cui la più caratteristica è senz'altro la "Sala del mare", un ampio e suggestivo locale parzialmente interrato che, dall'esterno, evoca la forma di un grosso cetaceo. All'interno una rampa in discesa permette di ammirare, da diversi punti di osservazione, gli scheletri montati della maggior parte delle specie di cetacei presenti nel Mediterraneo, compresi alcuni esemplari di grandi dimensioni come un capodoglio, una balenottera minore e una balenottera comune di circa 20 metri di lunghezza.<br />All'evoluzione fisica e culturale dell'uomo nell'area mediterranea è dedicata invece la "Sala dell'uomo", che espone i calchi dei principali reperti fossili di ominidi e numerosi strumenti litici che aiutano a comprendere il lungo cammino che ha portato alla comparsa dell'uomo attuale.<br />Al primo piano della villa si trova la sezione di astronomia, comprendente un Planetario dotato di una cupola di 5 metri di diametro e in grado di ospitare fino a trenta persone; in esso si svolgono lezioni didattiche su vari argomenti tematici, quali l'orientamento notturno, il riconoscimento delle costellazioni circumpolari e zodiacali, il movimento della Terra e dei corpi celesti, ecc.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_238</link><guid>238</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Livorno Livorno Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno - Livorno]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno fu istituito nel 1929 sulla base del ricco materiale scientifico del Gabinetto di Storia Naturale dell'Istituto Tecnico &quot;Amerigo Vespucci&quot;, raccolto tra il 1871 ed il 1909 da illustri naturalisti livornesi. Purtroppo durante i bombardamenti del 1944 il patrimonio naturalistico and&#242; distrutto. Dopo la guerra il Museo fu trasferito presso l'Acquario Comunale e nel 1952 fu riaperto al pubblico. <br />Nel 1980, finalmente il Museo viene trasferito nell'attuale sede di Villa Henderson, il cui edificio principale, completamente ristrutturato, ospita il cuore operativo dell'Istituto. </p><p>Il Museo offre al visitatore 7 percorsi espositivi organizzati in su una superficie di circa 7000 mq:</p><ul><li><strong>Sala del mare</strong> - biologia ed evoluzione dei cetacei con esposizione di scheletri, sezione dedicata ai fondali marini del Mediterraneo riprodotti attraverso diorami </li><li><strong>Sala degli invertebrati</strong> - esposizione di esemplari di invertebrati terrestri e marini corredati di pannelli esplicativi </li><li><strong>Sala dell'Uomo</strong> - storia ed evoluzione dell'uomo nel Mediterraneo, esposizione di manufatti del territorio livornese </li><li><strong>Sala di Geopaleontologia</strong> - storia dell'evoluzione del mondo biologico, esposizione di reperti fossili animali e vegetali e minerali </li><li><strong>Sala dell'Uomo nel mediterraneo</strong> - evoluzione dell'uomo attraverso le principali ere: Mesolitico, Neolitico, Et&#224; del Rame, Et&#224; del Bronzo, Et&#224; del Ferro </li><li><strong>Sala di anatomia comparata dei vertebrati</strong> - percorso sui rapporti evolutivi e sistematici esistenti tra i cinque ordini di vertebrati: pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi </li><li><strong>Il volo in Natura</strong> - percorso dedicato alla storia delle strategie di volo nel mondo vegetale ed animale </li></ul><p>Al primo piano della villa si trova la sezione di astronomia, comprendente un Planetario dotato di una cupola di 5 metri di diametro e in grado di ospitare fino a trenta persone; in esso si svolgono lezioni didattiche su vari argomenti tematici, quali l'orientamento notturno, il riconoscimento delle costellazioni circumpolari e zodiacali, il movimento della Terra e dei corpi celesti, ecc. <br />Inoltre &#232; presente un Orto botanico che ospita esemplari tipici della Macchia Mediterranea con particolare attenzione alle specie protette. <br />Presso il Museo &#232; attivo un Centro di Educazione Ambientale, che rappresenta a tutti gli effetti la sezione didattica del Museo, dotato di laboratori didattico/scientifici dove vengono trattati temi quali la Botanica generale, la Conservazione del Germoplasma, l'Archeologia-Antropologia, la Genetica di popolazione, la Biodiversit&#224; degli ambienti mediterranei; annualmente viene presentata una offerta didattico ? scientifica rivolta alle scuole. <br />Il Museo svolge un'intensa attivit&#224; divulgativa con conferenze, incontri, ospitando le iniziative di associazioni diverse il cui calendario &#232; consultabile sul sito web ufficiale. <br /><br /><br /><strong>Collezioni: </strong>Mammiferi mediterranei, uccelli mediterranei, malacologica, entomologica, mineralogica, archeologica, fossili mediterranei, erbari. <br /><br /><strong>Pubblicazioni periodiche: </strong>Quaderni del Museo, Appendici ai quaderni <br /></p><p /><p /><p /><p>Il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno &#232; il <a id="anastasis_link_1075886362" title="Museo del Mese di Ottobre 2009." href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Articolo/_a_ID/_v_151">Museo del Mese di Ottobre 2009.</a>&#160;</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_414</link><guid>414</guid><pubDate>01/10/2009</pubDate><author><![CDATA[Livorno Livorno Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia naturale dell'Accademia dei Fisiocritici - Siena]]></title><description><![CDATA[Nel cuore di Siena, ospitato in un ex monastero camaldolese del XII secolo, il Museo di storia naturale dell'Accademia dei Fisiocritici conserva intatto il fascino dell'originale allestimento ottocentesco che si sviluppa nelle suggestive gallerie di un chiostro a due piani.<br />Il nucleo originale prese avvio con la fondazione dell'Accademia (1691) grazie all'attivit&#224; di Pirro Maria Gabbrielli (1643-1705) che radun&#242; una raccolta di minerali e piante.<br />Il museo si articola in tre sezioni: geologica, zoologica, anatomica. La sezione di zoologia conserva le importanti collezioni storiche donate dal naturalista senese Apelle Dei e dal barone Bettino Ricasoli, comprendenti anche animali oggi estinti o in pericolo di estinzione. Ancora oggi &#232; in costante incremento, grazie all'attivit&#224; del laboratorio tassidermico che effettua anche il recupero dei cetacei spiaggiati sulle coste toscane, in collaborazione con il Centro studi cetacei. Nella sezione geologica si conservano collezioni di minerali, rocce e fossili, tra le quali spicca per l'altissimo valore storico-scientifico quella di microfossili dell'abate camaldolese Ambrogio Soldani (1736-1808), risalente alla seconda met&#224; del Settecento e conservata nei caratteristici contenitori originali. Particolarmente ricche sono le collezioni di fossili del Pliocene senese.<br />Prestigiosa &#232; anche la sezione anatomica con la sala dedicata al grande scienziato Paolo Mascagni (1755-1815) dove sono visibili i suoi preparati anatomici umani, che mettono in evidenza i vasi linfatici. Esposta &#232; anche la sua biblioteca, accanto a documenti d'archivio e alle tavole anatomiche in grandezza naturale, incise e colorate a mano. Del tutto singolare &#232; poi il nucleo di una settantina di preparati umani e animali pietrificati, opera del professor Francesco Spirito (1885-1962), professore di clinica ostetrica e ginecologia all'Universit&#224; di Siena, e ideatore di un particolare procedimento di preparazione.<br />Sono poi presenti altre pregiatissime collezioni tra le quali spicca per ricchezza e pregio quella di funghi in terracotta realizzati da Francesco Valenti Serini (1795-1862) che comprende ben 1800 modelli, di cui ottocento esposti. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_249</link><guid>249</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Siena Siena Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia naturale dell'Università di Parma - Parma]]></title><description><![CDATA[                      Di antica costituzione, il museo trae la sua origine dal Gabinetto di ornitologia di J.B. Fourcault, ornitologo del duca di Parma Filippo di Borbone, i cui pezzi confluirono nel Gabinetto di storia naturale nel 1766. Dopo varie vicissitudini nel 1856 fu collocato nella sede dell'Università dove nel tempo e a più riprese fu realizzata l'esposizione che possiamo ammirare tutt'oggi.<br />Attualmente il museo si articola in due sedi: all'esposizione storica collocata al primo piano del palazzo centrale dell'Università è stata affiancata una sezione didattica ubicata in via Farini, in locali contigui all'Orto botanico.<br />Nel palazzo centrale è visitabile la galleria della zoologia, un'ampia rassegna di vertebrati di tutto il mondo presentati in ordine sistematico, e una sala di anatomia comparata con numerosi scheletri. <br />Di particolare interesse e valore storico sono alcuni uccelli preparati nel Settecento da Fourcault e realizzati con una tecnica mai più riprodotta, all'interno di campane di vetro con una sola apertura di 2-3 cm. Sono inoltre presenti il Museo eritreo, con il materiale raccolto da Vittorio Bottego nel suo primo viaggio in Africa, e la sala con la raccolta del capitano Emilio Piola, costituita in prevalenza da materiale etnografico di grande interesse ma anche da importanti reperti zoologici come una splendida coppia di okapia (raro mammifero giraffide del Centro Africa, che è stato scelto come simbolo del museo). <br />Le esposizioni di via Farini sono dedicate a temi quali l'evoluzione biologica e l'ecologia urbana, oltre che alla fauna del parmense e ad alcuni gruppi di invertebrati. Vi sono in mostra, tra l'altro, la collezione vertebratologica locale di Del Prato, quella di materiale etnografico congolese di Ferrante e la sala paleontologica Strobel.<br />Il museo svolge attività didattiche rivolte alle scuole e al pubblico in genere, sia attraverso un servizio di visite guidate, sia mediante l'organizzazione periodica di mostre tematiche.<br />                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_20</link><guid>20</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Parma Parma Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia naturale e archeologia - Montebelluna]]></title><description><![CDATA[           Il museo, istituito dal Comune nel 1979, ha la propria sede principale nella villa seicentesca Biagi Mocenigo. L'esposizione è divisa in due sezioni: una naturalistica e una archeologica. Quella naturalistica si divide ulteriormente in due sottosezioni dedicate alle scienze della terra e alle scienze della vita. Nella prima è possibile ammirare reperti di mineralogia e geologia, fossili e rocce. La seconda documenta l'evoluzione delle varie specie animali con importanti collezioni zoologiche: vertebrati e pesci (sala &quot;terre emerse&quot;) e una sala dedicata in particolare alla fauna ittica di acqua dolce del Veneto. È presente anche una ricca esposizione di avifauna europea. La sezione archeologica è composta da un gran numero di reperti preistorici, alcuni risalenti ai primi insediamenti stabili nella zona (resti di macina con pestello, elementi di falcetto in pietra, ossa di animali domestici), altri di epoca paleoveneta (corredi funerari, spilloni e spille, cinture in bronzo e monili) e altri ancora di epoca romana (resti di pavimentazione musiva, balsamari in vetro, stoviglie e oggetti ornamentali). Vanno segnalate le numerose attività organizzate dal museo (corsi e laboratori didattici) e il ricco centro di documentazione che contiene libri, cartografia, materiale multimediale, consultabile gratuitamente e con possibilità di prestito.<br />Il museo ha anche una piccola sede distaccata inserita nel parco naturale della vallata di Schievenin di Quero (in provincia di Belluno) nata nel 1984 su precisa indicazione del parroco del luogo che, con una donazione, lasciò le sue collezioni al museo di Montebelluna a condizione che queste fossero conservate a Schievenin, a testimoniare la ricchezza del patrimonio naturale della vallata.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_181</link><guid>181</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Montebelluna Treviso Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia naturale e del territorio - Calci]]></title><description><![CDATA[           Le origini del museo, che si devono al granduca Ferdinando I dei Medici e risalgono al 1591, fanno di questa istituzione uno dei musei di storia naturale più antichi del mondo.<br />Dal 1979 le collezioni pisane sono state trasferite nei suggestivi locali della splendida Certosa di Calci, dove le esposizioni sono state ripristinate a più riprese ampliandole progressivamente con l'apertura di nuove sale tematiche: tra gli argomenti illustrati negli ultimi anni si ricordano l'"Evoluzione umana" e "Mostri, miti e realtà". Di recentissima inaugurazione è poi la mostra permanente "Ritorno al passato, un viaggio di 500 milioni di anni sui Monti Pisani" che si articola in tre sale, dove, attraverso diorami, reperti e postazioni multimediali, viene ricostruita la storia dell'area dei Monti Pisani dal Paleozoico al Cenozoico. L'esposizione più suggestiva è tuttavia quella della collezione di cetacei, senz'altro la più completa d'Italia e una delle più importanti in Europa. È collocata in quello che un tempo era l'essiccatoio della Certosa, uno spazio che, chiuso lateralmente da enormi vetrate, è divenuto una panoramica galleria di rara spettacolarità: vi trovano posto ben 54 scheletri di 27 specie che vanno da delfini di piccole dimensioni a giganti come la balenottera azzurra, la balenottera comune, il capodoglio e la megattera.<br />Il museo possiede anche numerose collezioni di grande interesse storico; tra tutte ricordiamo la collezione malacologica di Nicola Gualtieri, che risale alla prima metà del Settecento e contiene numerosi esemplari tipo su cui si basano alcune descrizioni di Linneo. Rendono indimenticabile la visita al Museo di storia naturale le eleganti e preziose forme della Certosa che, fondata nel 1366 e impreziosita da sontuosi apparati decorativi realizzati tra XVII e XVIII secolo, è un monumento di rara bellezza e ospita anche il Museo nazionale della Certosa di Calci.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_225</link><guid>225</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Calci Pisa Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di storia naturale e planetario - Lecco]]></title><description><![CDATA[<p>Il settecentesco palazzo Belgioioso ospita un articolato complesso museale composto dal Museo archeologico, dal Museo di storia naturale e dal Planetario. Al piano terreno sono aperte alcune sale del Museo storico, dedicate alla Resistenza. La sezione di storia naturale permette di conoscere gli ambienti naturali del territorio e rivivere la cultura scientifica di fine Ottocento. Alcune vetrine originali espongono uccelli, mammiferi e pesci, a cui si aggiungono anche numerosi esemplari di rettili, anfibi e insetti. Il museo si visita con l'ausilio di pannelli e didascalie riguardanti gli ecosistemi del territorio e i comportamenti ecologici delle principali specie animali presenti nelle collezioni zoologiche. Il percorso comincia con le sale dedicate alle collezioni ornitologiche, che comprendono sia la fauna locale ed europea, sia quella esotica.<br /></p><p>Si apre con gli uccelli acquatici, principalmente, per proseguire con la sala del pavone, dove l'attenzione si concentra sulla grande ruota del volatile nella teca centrale. Vi &#232; presente inoltre un'interessante collezione ottocentesca di limicoli e un'esposizione sistematica dei fringillidi presenti in Italia. Una nuova sala &#232; dedicata al lariosauro e alla paleontologia lecchese; illustra le vicende dei ritrovamenti fossili del sauro lecchese, antico rettile di pi&#249; di 230 milioni di anni, ritrovato per la prima volta proprio vicino al lago di Lecco. Il lariosauro viveva probabilmente nella fascia costiera in acque poco profonde, ma doveva avere anche qualche rapporto con la terraferma, sulla quale si spostava al pari degli attuali leoni marini. La presenza di numerosi denti aguzzi fa supporre che avesse una dieta carnivora a base di piccoli pesci e molluschi.<br /></p><p>Nella sala del Quetzal vi &#232; invece un meraviglioso e raro esemplare dell'animale sacro agli Incas, insieme a uccelli esotici come paradisee, tucani e pappagalli. Completano l'allestimento i piccoli passeriformi. Si prosegue con rettili di ogni taglia e area di provenienza, gli anfibi e i pesci, rapaci notturni e diurni. Le ultime sale espongono alcuni grandi mammiferi del mondo, come l'orso dal collare tibetano e rari carnivori esotici, come il fossa del Madagascar. La visita si conclude con la sala mineralogica (sala IX), che espone i minerali della regione lombarda. Una novit&#224; &#232; il Planetario, gestito in collaborazione con il Gruppo astrofili, con una cupola di otto metri di diametro e la capienza di sessantadue posti. La cupola riproduce l'aspetto del cielo visibile a occhio nudo. Lo strumento, composto da un proiettore e una cupola in alluminio, funge da schermo semisferico. Si possono osservare le stelle e i pianeti contemporaneamente al sole. Ci&#242; &#232; di grande importanza didattica per la comprensione di nozioni fondamentali dell'astronomia sferica come l'eclittica, i punti equinoziali e solstiziali, la precessione degli equinozi, la variazione della durata del giorno e della notte al variare delle stagioni e della latitudine dell'osservatore. Inoltre, accelerando opportunamente i moti, &#232; possibile mostrare in pochissimi minuti gli spostamenti apparenti della luna e dei pianeti rispetto al sole e alle stelle, che nella realt&#224; si svolgono nell'arco di settimane, mesi o anni. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_289</link><guid>289</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Lecco Lecco Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di zoologia - Cagliari]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo raccoglie le collezioni del Regium Museum Kalaritanum donate nel 1806 all'Universit&#224; di Cagliari dal vicer&#232; di Sardegna, Carlo Felice; i reperti zoologici pi&#249; antichi risalgono alla fine del XVIII secolo. Dal 1927 le collezioni sono ospitate presso l'Istituto di biologia marina del Tirreno oggi Dipartimento di biologia animale ed ecologia. Sono presenti alcune migliaia di specie dei principali &quot;tipi&quot; animali, vertebrati e invertebrati. </p><p>La fauna sarda &#232; rappresentata da una collezione molto accurata di endemismi, di specie comuni e di quelle ormai estinte o estremamente rare in natura. In particolare, possono essere ammirati l'avvoltoio monaco, l'aquila del Bonelli e un raro esemplare adulto di foca monaca, nonch&#233; alcuni uccelli esotici rari, come il kiwi della Nuova Zelanda, o estinti come la colomba migratrice americana. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_46</link><guid>46</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Cagliari Cagliari Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di zoologia - Catania]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo di zoologia dell'Universit&#224; degli Studi di Catania, nato nel 1853 come gabinetto di zoologia dell'Universit&#224;, fu trasferito negli anni Venti del Novecento presso il Dipartimento di biologia animale, dove tuttora si trova.<br /></p><p>&#200; il risultato dell'unione di due importanti collezioni ornitologiche: la donazione fatta nel 1923 all'Universit&#224; da Anna Patern&#242; Castello e la collezione Baglieri acquisita nel 1989. La prima vanta un foltissimo numero di colibr&#236; e di paradisee, mentre la seconda annovera soprattutto esemplari di volatili siciliani. Di particolare interesse &#232; un diorama dedicato alla fauna australiana. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_65</link><guid>65</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Catania Catania Sicilia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di Zoologia "P. Doderlein" - Palermo]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo di Zoologia, situato presso il Dipartimento di Biologia Animale &quot;G. Reverberi&quot; dell'Universit&#224; degli Studi di Palermo, &#232; un luogo di ricerca zoologica e di diffusione della cultura scientifica il cui nucleo fondante risale alla seconda met&#224; del diciannovesimo secolo (1862 - 1894 con Direttore Prof. Pietro Doderlein). Grazie al mantenimento delle strutture e degli arredi, all'interno del Museo si respira ancora oggi l'atmosfera di interesse per il mondo animale che caratterizz&#242; i ricercatori e gli studiosi della seconda met&#224; dell'Ottocento. La struttura, chiusa al pubblico per 7 anni, ha riaperto nel marzo del 2009 in seguito ad una convenzione che assegna la gestione dei servizi aggiuntivi all'associazione Astrid-Onlus, che cura le visite guidate, i progetti culturali ed educativi del museo. Nei primi 5 mesi di apertura ha gi&#224; ospitato circa 3200 visitatori e circa 100 <br />scolaresche. Il museo ha svolto negli anni un importantissimo ruolo scientifico nella raccolta, conservazione e cura dei reperti animali che nel tempo sono stati collezionati dai vari ricercatori palermitani, riuscendo ad ottenere una delle pi&#249; importanti collezioni, anche storiche, d'Italia. Alcuni esemplari, in particolar modo, possiedono grande valenza scientifica in quanto specie estinte <br />in Sicilia, olotipi, esemplari di pesci primi testimoni dell'ingresso in Mediterraneo dal Mar Rosso, etc. </p><p><br />Di seguito una breve rassegna delle collezioni. <br /><strong>Pesci</strong> - Sono conservati oltre 1200 esemplari del mondo sottomarino mediterraneo e siciliano precedente allo sfruttamento e al degrado attuale degli ambienti e degli ecosistemi costieri. Ulteriori testimonianze storiche di ambienti non pi&#249; esistenti vengono dagli Storioni pescati nel fiume Oreto e dalle dimensioni di alcune specie come Gronchi, Anguille, Dentici e Orate, oggi non pi&#249; <br />rinvenibili nelle nostre acque. Interessanti sono poi tutti i pesci atlantici che testimoniano un ingresso ottocentesco Mediterraneo di specie alloctone (canale di Suez). <br /><strong>Rettili ed Anfibi</strong> - La collezione erpetologica comprende circa 500 esemplari conservati in alcool o in secco della maggior parte delle specie presenti in Sicilia, dai ramarri, serpenti e le pi&#249; comuni lucertole, ai pi&#249; rari endemismi delle diverse isole circumsiciliane. Nella collezione e' possibile trovare una specie aliena, Xenopus laevis, una rana Africana che preda alcune specie siciliane che, <br />per tale motivo lottano per la sopravvivenza. <br /><strong>Mammiferi</strong> - La collezione consta di 200 esemplari impagliati provenienti da diverse regioni europee, asiatiche, africane e americane. Di notevole interesse sono due dei pochissimi esemplari ancora esistenti di Lupo siciliano (un cucciolo e un adulto) estinto nel 1935. Inoltre la collezione &#232; arricchita da specie di piccoli mammiferi endemici conservati in liquido, provenienti dalle varie isole mediterranee (ad esempio il Toporagno di Sicilia endemita siculomaltese). Si annoverano inoltre pi&#249; di 1000 parti ossee ed anatomiche risalenti al nucleo storico delle collezioni di Doderlein. <br /><strong>Uccelli </strong>- Di 1700 esemplari, montati e esposti o in pelle (accuratamente conservati a scopo scientifico), circa 1000 appartengono alla collezione originaria di Doderlein. La collezione comprende decine di specie importanti per l'avifauna della Sicilia. Di notevole interesse sono alcuni migratori rari o accidentali (Aquila anatraia minore, pellicano riccio) ma soprattutto le tante specie estinte nella nostra isola (Grifone, Gufo reale, Gallina prataiola, Quaglia tridattila). Tra queste il Grifone, da alcuni anni &#232; stato reintrodotto con successo sui monti Nebrodi. <br /><strong>Invertebrati</strong> - Di grande valore storico per la presenza di numerosi tipi (esemplari di cui sono descritte le specie) ancora validi. Formata da circa 2000 scatole. Sono presenti centinaia di esemplari di Coleotteri, Lepidotteri ed Ortotteri. Significativa inoltre &#232; la collezione di circa 500 esemplari di invertebrati marini conservati in alcool o formalina, che consentono una carrellata <br />completa dei principali gruppi zoologici del mar Mediterraneo, dai Celenterati ai Cordati.</p><p /><p /><p>Il Museo di Zoologia&#160;&quot;P. Doderlein&quot; &#232; il <a id="anastasis_link_1324233411" title="Museo del Mese di Dicembre 2009." href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Articolo/_a_ID/_v_176">Museo del Mese di Dicembre 2009.</a>&#160;</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_415</link><guid>415</guid><pubDate>13/10/2009</pubDate><author><![CDATA[Palermo Palermo Sicilia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di zoologia e anatomia comparata - Modena]]></title><description><![CDATA[           Il Museo di zoologia e anatomia comparata dell'Università di Modena e Reggio Emilia è nato sul finire del Settecento come raccolta naturalistica sia di esemplari del territorio modenese che di specie animali esotiche. Per tutto l'Ottocento fino alla metà del Novecento il museo ha progressivamente accresciuto quantità e qualità delle collezioni, anche grazie alle donazioni illustri del duca Francesco IV d'Austria Este, del re Vittorio Emanuele II e di numerosi cittadini e studiosi modenesi. <br />Oggi il museo espone straordinarie raccolte zoologiche di animali provenienti da tutto il mondo: circa 3500 vertebrati naturalizzati (uccelli, mammiferi, pesci e rettili), di cui un centinaio appartenenti alla fauna vertebrata del modenese, circa 1000 vertebrati conservati sotto liquido (pesci e rettili in particolare), 250 scheletri e parti anatomiche di vertebrati, varie centinaia di invertebrati conservati in alcool o formalina. Notevoli sono poi le collezioni malacologica ed entomologica, la raccolta Franchini che consiste in una ricca collezione di animali parassiti e velenosi, e la collezione ornitologica di psittaciformi (pappagalli).                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_17</link><guid>17</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Modena Modena Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo di zootecnia e anatomia degli animali domestici - Campobasso]]></title><description><![CDATA[Il museo, attualmente in corso di realizzazione, &#232; destinato a offrire un'esposizione di scheletri interi o reperti ossei appartenenti a specie animali di interesse zootecnico, nonch&#233; una serie di strumenti utilizzati nel settore. &#200; previsto inoltre l'impiego di un sistema multimediale per indagare e consultare i vari ambiti della zootecnica.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_87</link><guid>87</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Campobasso Campobasso Molise]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo didattico comprensoriale di storia naturale - Niscemi]]></title><description><![CDATA[Il Museo didattico comprensoriale di storia naturale di Niscemi è stato fondato nel 1989 con la volontà di realizzare una struttura spiccatamente educativa, per illustrare gli aspetti naturalistici e geografici della Sicilia centro-meridionale e delle sue riserve, come la Sughereta di Niscemi e le Biviere di Gela.<br />Una parte del museo è dedicata alla geografia e paleogeografia e ai fossili provenienti dalla zona di Niscemi e Caltagirone, oltre ai resti di cetacei e ittioliti dei terreni arenaceo-argillosi più interni.<br />Ampio spazio è dato poi all'illustrazione dell'ambiente della Sughereta e del Bosco di San Pietro, con materiali riferiti a rettili, mammiferi, uccelli e insetti. Tra gli esemplari di particolare interesse si segnala un'aquila del Bonelli (rapace di grosse dimensioni con ali lunghe e larghe, coda rettangolare non molto lunga), che risulterebbe essere l'ultimo esemplare presente nella zona del monte Gibliscemi. Importante è anche il repertorio di lepidotteri, emitteri e coleotteri provenienti dalla sughereta. Al lago salmastro delle Biviere di Gela, una delle zone umide più importanti della Sicilia, che ospita ogni anno miriadi di uccelli migratori che svernano in Africa e nidificano in Europa, si riferiscono alcuni esemplari impagliati.<br />Alcuni diorami, infine, ripropongono l'ambiente naturale dei "Macconi" di Gela, le formazioni di dune, che separano la costa interna dal mare, di cui oggi purtroppo resta ben poco.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_68</link><guid>68</guid><pubDate>11/12/2008</pubDate><author><![CDATA[Niscemi Caltanissetta Sicilia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo didattico di zoologia - Milano]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo didattico di zoologia del Dipartimento di biologia dell'Universit&#224; degli Studi di Milano conserva le raccolte della Regia Scuola superiore di agricoltura e degli Istituiti universitari di anatomia comparata e di zoologia. Rinnovato a partire dal 1994 su iniziativa di un gruppo di docenti, il museo ha voluto estendere la sua attivit&#224; alla formazione naturalistica.<br /></p><p>Sorto allo scopo di fornire agli studenti delle facolt&#224; scientifiche un servizio didattico che permetta la consultazione diretta di collezioni e materiali inerenti gli argomenti delle lezioni teoriche, il museo, oltre ad essere aperto al pubblico, promuove mostre, seminari e incontri naturalistici aperti agli interessati esterni al mondo universitario e collabora con docenti di scuole secondarie per attivit&#224; didattiche di carattere zoologico. Le collezioni, oltre ai reperti biologici, comprendono circa 800 tavole parietali con soggetti zoologici, botanici, anatomici e biologici in senso lato, realizzate da ditte specializzate tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento. Tale raccolta, una delle pi&#249; ricche di questo genere in Italia, oltre a tavole a stampa, comprende anche disegni originali realizzati dai docenti del passato. </p><p>Altri materiali particolari sono rappresentati da modelli anatomici, diapositive su vetro, vetrini istologici di varie epoche e una serie di scatole entomologiche in cui sono riprodotti i cicli biologici di alcune specie di insetti per le quali &#232; tentata anche una sorta di ambientazione degli esemplari. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_294</link><guid>294</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Milano Milano Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo Ducati - Bologna]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo Ducati, fortemente ancorato al territorio e alla realt&#224; di Borgo Panigale, nasce nel 1998 in occasione della prima edizione del WDW (World Ducati Week) come strumento di marketing e di pubbliche relazioni per promuovere la storia del marchio e comunicare agli appassionati la forza evocativa delle moto Ducati. </p><p><br />Il Museo &#232; organizzato in sette stanze multimediali che ruotano attorno ad un grande casco rosso che, oltre a rappresentare un fulcro simbolico, accoglie conferenze e presentazioni. Le moto da competizione, oltre una quarantina, sono presentate in ordine cronologico, dagli anni quaranta ad oggi, all'interno di un percorso circolare arricchito da disegni, fotografie, filmati d'epoca, pubblicit&#224; e accessori di abbigliamento appartenuti ai piloti. </p><p><br />Il Museo organizza eventi fieristici, workshop e pubblicazioni e collabora con numerose universit&#224;, con Istituzioni dell'Emilia Romagna e con i principali promotori di manifestazioni motociclistiche internazionali. Dal 2007, insieme alla Fondazione Ducati, ha dato il via alla prima scuola di restauro di moto. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_381</link><guid>381</guid><pubDate>26/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Bologna  Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo e area faunistica dell'orso bruno di Spormaggiore - Spormaggiore]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo dell'orso di Spormaggiore si trova all'interno di un antico palazzo le cui origini risalgono al 1300. Esso, costituito da 6 sale, si trova al secondo piano e affronta, attraverso sei diversi temi il mondo dell' orso. Nella prima sala il visitatore impara a riconoscere i segni di presenza di questo carnivoro (impronte, escrementi, peli, graffi sui tronchi) in una suggestiva ricostruzione di una foresta alpina; la seconda sala informa invece sull'ecoetologia dell'orso attraverso soluzioni multimediali, filmati e un mappamondo in cui è rappresentata la distribuzione di tutte le specie di orso ancora esistenti. Aspetti di fisiologia sono affrontati nella terza sala ove una ricostruzione di una tana mette in condizione il visitatore di capire come questo animale si comporta durante il periodo di letargo. La quarta e quinta sala affrontano a 360° i temi antropologici legati a questa specie, dalla mitologia, alle leggende, fino alla pubblicità e ai cartoni animati di cui è protagonista; un breve excursus storico sui contrastati rapporti tra uomo e orso conclude questo tema. La sesta e ultima sala affronta invece il problema della conservazione di questa specie carismatica. Viene descritto il progetto di reintroduzione "Life Ursus" che prevede il rilascio di almeno nove esemplari all'interno del Parco Adamello-Brenta nei prossimi quattro anni. La descrizione viene fatta attraverso un filmato e pannelli esplicativi. Al pianterreno del palazzo si trova il centro visite "Orso", costituito da una reception, che fornisce anche materiale informativo, una sala convegni e uno spazio multifunzionale per mostre e attività didattiche.<br /></p><p>In prossimità del paese di Spormaggiore in località Albarè-Plan della Fontana si trova l'area faunistica costituita da un ampio recinto di circa 7000 mq provvisto di una abbondante vegetazione boschiva in cui predominano abete bianco e faggio con un ricco sottobosco. L'area è attraversata da un ruscello; l'arredo del recinto è arrichito da alcune tane artificiali dotate di telecamere all'infrarosso per monitorare gli animali durante il periodo invernale. È possibile seguire tali eventi da una sala appositamente allestita che può ospitare venti posti a sedere. L'exhibit è delimitato da rete e muri in pietra che si fondono bene con il paesaggio circostante. Nel recinto trovano rifugio alcuni esemplari di orso bruno europeo.<br /></p><p>L'area faunistica ospiterà fra breve anche altri carnivori; è prevista infatti la realizzazione di sei nuovi exhibit per il lupo, la lince, il gatto selvatico, la volpe, il tasso e la lontra. Il parco faunistico è raggiungibile in pochi minuti dal paese. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_103</link><guid>103</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Spormaggiore Trento Trentino Alto Adige]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo fiorentino di preistoria "Paolo Graziosi" - Firenze]]></title><description><![CDATA[           Istituito nel 1946 per raccogliere, classificare e conservare le collezioni preistoriche esistenti a Firenze, è rimasto per molti anni appannaggio di soli studiosi e specialisti ed è stato aperto al pubblico solo nel 1975.<br />Recentemente ristrutturato e rinnovato nelle esposizioni, il museo illustra la storia dell'uomo dalla prima età della pietra fino all'età dei metalli, mostrando una notevole quantità di reperti originali e riproduzioni. Oltre ai materiali in ostensione il museo possiede ricche raccolte paletnologiche e paleontologiche provenienti da scavi e da ricerche compiuti in varie località italiane, europee, asiatiche e africane. L'esposizione, su due piani, si articola in tre sale; nella prima sono illustrate le trasformazioni ambientali, fisiche e culturali che hanno determinato l'evoluzione dell'umanità e sono mostrate le variazioni della morfologia cranica dell'uomo. Viene inoltre spiegato il fenomeno delle glaciazioni quaternarie e dell'alternanza di faune glaciali e interglaciali. Le culture del Neolitico e dell'età dei metalli sono esemplificate nella esposizione di materiali ceramici, litici, ossei e metallici. La seconda sala è dedicata all'arte preistorica e vi sono esposti, con criteri cronologici e geografici, i reperti originali provenienti da scavi svolti nella nostra penisola.<br />Nella terza sala, infine, trovano posto le collezioni europee, africane e asiatiche e vi si accede attraverso uno spazio dedicato alla mostra permanente sull'arte rupestre sahariana, realizzata con foto scattate durante le missioni di studio compiute da Paolo Graziosi.<br />Il museo dispone di un servizio di visite guidate e svolge attività didattica per gli alunni di ogni ordine e grado; organizza anche cicli di conferenze su temi relativi alla preistoria.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_230</link><guid>230</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Firenze Firenze Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo geo-mineralogico "Aurelio Serra" - Sassari]]></title><description><![CDATA[II museo &#232; intitolato ad Aurelio Serra, uno dei principali studiosi della mineralogia sarda dell'inizio del XX secolo. La collezione, prevalentemente mineralogica, comprende anche rocce e apparecchiature scientifiche dalla seconda met&#224; dell'Ottocento. I minerali sono esposti prevalentemente entro armadi a vetrina e alcuni, oltre a soddisfare la finalit&#224; didattica del museo, rivestono una notevole importanza scientifica come la covellite e la smithsonite o come gli argenti e la fluorite perch&#233; provenienti da miniere oramai chiuse da tempo del Sulcis e del Sarrabus.<br />L'esposizione si arricchisce anche di alcuni microscopi della met&#224; dell'Ottocento ancora nelle loro scatole originarie e di alcune pregevoli tavole di minerali del 1890 i cui colori sono stati ottenuti dalla polverizzazione del minerale. Nelle pareti sono presenti alcuni esemp&#236; di stratigrafia di diverse tipologie di suolo in scala 1:1 e alcuni esempi di sabbie di differente granulometria provenienti da spiagge dell'isola e del continente africano.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_58</link><guid>58</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Sassari Sassari Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo geo-mineralogico-naturalistico - Isola di Caprera]]></title><description><![CDATA[Il Museo geologico e mineralogico dell'isola di Caprera (arcipelago della Maddalena), aperto al pubblico nel 2002, &#232; ubicato nel Centro di educazione ambientale del borgo di Stagnali, in uno dei dieci capannoni presenti nell'isola, risalenti agli inizi del Novecento, nati per scopi militari e passati di propriet&#224; del Parco nazionale arcipelago di La Maddalena. Il capannone che ospita il museo, ristrutturato mantenendo inalterate l'architettura e i materiali originali, &#232; costituito da una grande sala espositiva nella quale sono presenti otto vetrine e quattro grandi bacheche dove sono esposti circa 300 campioni di rocce, minerali e fossili tutti raccolti nell'isola. Degni di nota, per la loro grandezza, sono gli enormi gruppi di cristallo di quarzo affumicato di circa 150 kg, o per il loro valore sistematico i piccoli cristalli di bertrandite, ritrovati in Sardegna solo all'isola di Caprera. Una parte della sala espositiva &#232; stata adibita ad aula didattica e per video-proiezioni; inoltre &#232; presente un laboratorio attrezzato nel quale vengono preparati i minerali che verranno esposti.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_51</link><guid>51</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Isola di Caprera Olbia-Tempio Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo geo-paleontologico dei fossili della Lessinia - Velo Veronese]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo geo-paleontologico traccia la storia geologica dei monti della Lessinia grazie all'esposizione dei numerosi fossili rinvenuti nel territorio nelle rocce del Mesozoico-Cenozoico (da 1800 milioni a 225 milioni di anni fa), esposti nelle sale seguendo il concetto stratigrafico, cioè dai più antichi ai più recenti. <br />Numerosi esemplari provengono dal Covolo di Camposilvano, la più grande cavità carsica delle prealpi venete: un pozzo formatosi dopo il crollo di un'ampia caverna sotterranea, che si era creata per l'azione di  dissoluzione dell'acqua sulle rocce di calcare.<br /></p><p>Il museo è noto soprattutto per la collezione di ammoniti, da segnalare per varietà e per numero: spiccano in particolare la Benetticeras benettii (che prende il nome da Attilio Benetti, fondatore del museo, allora privato, nel 1975), il Gregoryceras toucasianum, la Choffatia praecursor, la Parkinsonia parkinsoni (un fossile-guida, cioè utile per  stabilire la successione nella formazione degli strati rocciosi), il Presimoceras herbichi, il Virgatosimoceras albertinum.<br /></p><p>Di notevole importanza anche i brachiopodi tra cui in particolare la Lessinorhynchia benettii del Giurassico, fino a oggi rinvenuta solo nei pressi della grotta del Covolo, e un eccezionale cranio di orso speleo. La visita al museo comprende anche l'ingresso al Covolo di Camposilvano.  </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_202</link><guid>202</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Velo Veronese Verona Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo geofisico - Rocca di Papa]]></title><description><![CDATA[<p>Rocca di Papa, caratteristico e suggestivo borgo dei Castelli Romani posto al centro dei Colli Albani, dal febbraio 2005 ha arricchito il suo patrimonio culturale e scientifico con l'apertura del Museo geofisico, finalizzato a spiegare come &#232; fatta e come evolve la Terra. Ubicato a ridosso dell'antica Fortezza Colonna (gi&#224; sede dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), al suo interno sono esposti strumenti scientifici, documenti, modelli interattivi ed exhibit che mostrano la struttura e la composizione del nostro pianeta e che illustrano le teorie e le idee che si sono succedute tra i geofisici del passato sulla sua evoluzione.<br /></p><p>Tra i macchinari esposti figurano strumenti di eccezionale valore, come il sismografo progettato nel lontano 1903 dal fisico tedesco Emil Wiechert oppure il sismoscopio, sempre dello stesso anno, costruito dall'italiano Vicentini. Da ricordare sono senz'altro anche quelli relativi al magnetismo, tra cui il teodolite magnetico e l'induttore terrestre, sofisticate apparecchiature in grado di misurare l'intensit&#224; del campo magnetico terrestre. Curiosi e al tempo stesso affascinanti sono, a questo proposito, alcuni campioni di rocce vulcaniche, esposti nella sezione del Paleomagnetismo, che attestano le variazioni tempo-rali del campo magnetico grazie ai minerali ferromagnetici contenuti al loro interno, che al momento del raffreddamento della roccia si sono, per cos&#236; dire, congelati con l'orientazione del campo magnetico di quell'istante. <br /></p><p>Una particolare sezione &#232; inoltre quella allestita sul terrazzo panoramico e dedicata alla storia geologica del vulcanismo albano, spiegata con l'ausilio di un plastico del vulcano laziale e con una serie di campioni di rocce rappresentativi dell'area. In un laboratorio informatico &#232; a disposizione dei visitatori un apposito software che illustra vari argomenti geologici e geofisici. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_262</link><guid>262</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Rocca di Papa Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo geologico "Gaetano Giorgio Gemmellaro" - Palermo]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo geologico &quot;Gaetano Giorgio Gemmellaro&quot;, sezione del Dipartimento di geologia e geodesia dell'Universit&#224; degli Studi di Palermo, fu fondato nel 1860 da Gaetano Giorgio Gemmellaro, allora docente di geologia e mineralogia nella facolt&#224; di scienze fisiche e matematiche dell'Universit&#224; di Palermo, che raccolse l'eredit&#224; del Gabinetto di storia naturale istituito da Pietro Calcara nel 1838. <br /></p><p>Gravemente danneggiato dal terremoto del 1941 e dai bombardamenti del 1943, il museo fu successivamente chiuso al pubblico e le collezioni spostate per fare spazio alle segreterie studenti dell'Universit&#224;; pot&#233; rinascere solo negli anni Settanta, grazie alla volont&#224; dell'allora curatore Enzo Burgio. Riconosciuto come uno dei pi&#249; importanti musei geologici e paleontologici italiani, raccoglie circa 600.000 reperti: dalle collezioni paleontologiche a quelle stratigrafiche, mineralogiche e litologiche. Le collezioni illustrano la storia del Mediterraneo dall'et&#224; del Paleolitico fino al Cenozoico: tra i reperti pi&#249; interessanti si trovano lo scheletro di una lontra vissuta 500.000 anni fa, un cristallo di gesso contenente una bolla d'acqua del Mediterraneo risalente a 6 milioni di anni fa, pezzo unico al mondo, i resti fossili di tartarughe terrestri provenenti dalle cave di travertino di Alcamo, le raccolte di mammalofaune provenienti dalle grotte del palermitano, con i famosi elefanti nani siciliani e un calco encefalico naturale in travertino di Elephas falconeri, reperto unico al mondo. Fulcro del museo &#232; uno scheletro completo di donna risalente a circa 11.000 anni fa, proveniente da scavi condotti nel 1937 nella Grotta di San Teodoro vicino ad Acquedolci; battezzata Thea &#232; divenuta la &quot;mascotte&quot; del museo.<br /></p><p>Altre collezioni di particolare rilievo sono quella di pietre ornamentali siciliane provenienti da cave esaurite e quella di campioni provenienti dall'isola Ferdinandea, inabissatasi nel canale di Sicilia nel 1831.<br /></p><p>Dal 1977 il museo &#232; divenuto il depositario di tutti i ritrovamenti fossili avvenuti nel territorio della Regione Sicilia. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_69</link><guid>69</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Palermo Palermo Sicilia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo geologico "Giovanni Capellini" - Bologna]]></title><description><![CDATA[<p>La quantit&#224; di esemplari e l'eccezionalit&#224; di molti di essi rendono questo museo tra i pi&#249; importanti del nostro paese. Nel suo ricco patrimonio di rocce e fossili si trovano anche i reperti derivati dalle celebri raccolte dei musei Aldrovandiano, Cospiano, Marsiliano e Montiano.<br /></p><p>Inaugurato nel 1881, il museo si accrebbe nel tempo grazie alle donazioni di papa Benedetto XIV e di altri naturalisti e regnanti europei. La consistenza delle collezioni raggiunge oltre 500.000 pezzi, disposti in 15 sale e nei sotterranei di quello che un tempo era l'ospedale dell'Universit&#224;. Il museo, dalla forte impostazione ottocentesca, &#232; suddiviso in quattro sezioni allestite con gli arredi dell'epoca e con alcune vetrine addirittura del Settecento: oltre alle antiche collezioni, che annoverano pezzi risalenti dalla met&#224; del XVI secolo (quelli derivati dalla collezione di Ulisse Aldrovandi) fino al XVIII secolo e custodite al piano terreno insieme a carte, documenti, strumenti e cataloghi originali, si trovano al piano superiore le piante fossili, i vertebrati fossili e le collezioni di rocce e invertebrati fossili ordinati in base alla localit&#224; geografica. Molti reperti risaltano per la loro spettacolarit&#224;: le due grandi palme eoceniche del vicentino, la grande collezione di cicadee, gli scheletri di mastodonti, le numerose balene plioceniche, gli ittiosauri e gli uccelli corridori della Nuova Zelanda sono solo alcuni esempi. </p><p>Da ricordare anche uno scheletro di Diplodoco, un dinosauro del Giurassico, acquisito all'inizio del Novecento e unico esemplare italiano. Il museo propone un'offerta didattica tramite diversi itinerari tematici: la storia della Terra e della vita sulla Terra; i fossili e i processi di fossilizzazione; i fossili e la geologia del territorio bolognese; le collezioni storiche del museo Capellini; Mesozoico: l'impero dei dinosauri; la visita generale; alla scoperta del mondo di Dino...sauro. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_6</link><guid>6</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Bologna Bologna Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo geopaleontologico del Castello di Lerici - Lerici]]></title><description><![CDATA[<p /><p /><p /><p>Il Castello di Lerici &#232; una delle pi&#249; imponenti ed interessanti fortificazioni nell'arco del golfo ligure. La sua massa grigia e maestosa si erge sul promontorio roccioso che delimita a sud l'insenatura lericina, risaltando nello splendido paesaggio circostante. Nella parte verso il mare aperto le sue mura strapiombano sulle rocce, mentre a monte, si staglia l'alta Torre pentagonale a dominare l'abitato e la cala sottostante. <br />La struttura attuale del Castello, che segue la conformazione dello sperone roccioso su cui &#232; posto, &#232; il frutto di aggiunte ed ampliamenti successivi, dovute a mutate esigenze militari nel corso dei secoli. <br />Nel complesso le fasi pi&#249; importanti dell'edificazione del Castello possono essere ridotte a tre: <br /><em>La prima fase,</em> la pi&#249; antica, riguarda il periodo della dominazione pisana (XIII sec.) in cui la consistenza architettonica del Castello doveva comprendere la torre primitiva, il corpo rettangolare del piano intermedio suddiviso in 4 piccole celle e la Cappella di S. Anastasia. Risale al periodo pisano anche la cinta muraria esterna al salone adiacente, la cui volta &#232; sicuramente di epoca posteriore. <br /><em>La seconda fase</em> inizia con la riconquista genovese del 1256, dove viene rafforzata la Torre realizzando una struttura che ingloba la primitiva torre pisana, vengono edificate le mura che cingono l'attuale cortile lato nord - ovest e viene completata la Cappella castrense di S. Anastasia con il vestibolo che la precede. <br /><em>La terza fase</em>, che inizia nell'anno 1555, porta a compimento l'insieme delle opere di fortificazione ed il Castello assume l'attuale conformazione monumentale consolidando la propria importanza strategica al confine orientale ligure. </p><p /><p>Il Castello di Lerici &#232; stato completamente restaurato nel corso del 1997. Gli interventi di restauro hanno portato ad una riqualificazione architettonica dell'intero complesso monumentale con il recupero funzionale degli ambienti interni ed esterni. Il Castello ha cos&#236; riacquistato la propria importanza territoriale non solo come segno del passato, ma anche quale contenitore culturale del nostro tempo e fa da mirabile cornice ad eventi e mostre temporanee. </p><p>Parte dei locali sono stati adeguati e destinati ad ospitare il <strong>Museo Geopaleontologico</strong>, nato in seguito alla scoperta, nel territorio di Lerici, di orme di dinosauri e altri rettili, risalenti a circa 220 milioni di anni fa. Il Museo, che ospita ricostruzioni a grandezza naturale di rettili, oltre a fossili, rocce e minerali, &#232; articolato in 4 unit&#224; espositive e si avvale di raccolte a carattere eminentemente locale per sviluppare temi di pi&#249; ampio respiro. Nel cortile sono esposte le ricostruzioni dei dinosauri che erano presenti in quattro antichi ambienti esistiti tra 270 e 190 milioni di anni fa e i cui resti sono stati rinvenuti in giacimenti nei pressi di Val Gardena, Monti Pisani, Dolomiti e Rovereto. Il percorso prosegue nelle sale del castello con la storia geologica e paleontologica del territorio spezzino, che viene illustrata mediante diorami con ricostruzioni tridimensionali di ambienti e animali, oltre che attraverso l'esposizione dei fossili, delle rocce e dei minerali tipici di ogni epoca, dall'antica Pangea all'origine dell'uomo. Il resto dell'esposizione tratta dello sviluppo della vegetazione nell'ambiente terrestre e della storia geologica del Mediterraneo, a partire dai primordiali oceani. Originale e di grande impatto &#232; la sala di simulazione sismica, allestita per spiegare la natura dei terremoti, spaventosi fenomeni naturali che tristi effetti hanno avuto anche nell'area della lunigiana. Il Museo, inoltre, Ospita la collezione di fossili Tanfi-Santoli.</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_136</link><guid>136</guid><pubDate>21/01/2009</pubDate><author><![CDATA[Lerici La-Spezia Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo interattivo delle scienze - Foggia]]></title><description><![CDATA[Collocato in un capannone industriale appositamente ristrutturato, il museo nasce dalla collaborazione dell'istituzione pubblica con l'associazionismo culturale, che ha stimolato la creazione di un luogo dove la scienza si fa esperienza, coinvolge ed emoziona, dimostra la sua quotidianità, abbraccia il mondo dell'immaginario. Il visitatore liberamente sceglie il proprio percorso tra varie sezioni tematiche che propongono exibit interattivi per "vivere" le leggi e i fenomeni della scienza. Dalle classiche esperienze di elettricità, magnetismo, meccanica, ottica, acustica, etc., si può passare alla suggestiva sezione dei paradossi fisici e percettivi o sostare al Bar... della chimica per appassionarsi, anche giocando, a materie ritenute difficili.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_169</link><guid>169</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Foggia Foggia Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo Italiano della Ghisa - Longiano (FC)]]></title><description><![CDATA[<p /><p>Tra la seconda metà dell'800 e i primi decenni del 900, molti manufatti destinati all'illuminazione e all'arredo urbano, come pure vari complementi per l'architettura, furono realizzati in fusione di ghisa: con la loro presenza contribuirono a trasformare il volto delle città divenendo anche una delle espressioni più significative della nascente industrializzazione. La tutela della memoria urbana, concretizzatasi nella conservazione di questi particolari oggetti, è il principio ispiratore della <strong>Fondazione Neri - Museo Italiano della Ghisa</strong>. <br /><img id="anastasis_uploaded_989324241" title="ghisa" style="FLOAT: left; MARGIN: 15px" alt="ghisa" src="Attachment?q=get&id=988" /><br />Nato come collezione privata alla fine degli anni '80 per iniziativa di Domenico e Antonio Neri, titolari di una importante azienda produttrice di elementi per l'illuminazione e l'arredo pubblico, il Museo si è costituito in Associazione nel 1991, divenendo poi Fondazione nel 2005. <br />In un ampio spazio industriale che conserva le tracce della produzione cui era destinato (ex impianto di verniciatura della Neri Spa) si snoda il percorso espositivo costituito da una sessantina di lampioni realizzati da grandi fonderie ottocentesche e firmati, in alcuni casi, da rinomati artisti come Duilio Cambellotti o Ernesto Basile. A questi si aggiungono un centinaio di oggetti che abbellivano, con la loro funzionalità, i luoghi pubblici come le panchine, le fontane, un'ampia gamma di ringhiere e mensole, oltre a battenti per porta e scansaruote. A monte di una fusione di qualità stanno l'attività di progettazione (disegno) e di intaglio. Alla creazione del modello, che costituisce il primo stadio della lavorazione della ghisa è dedicata l'area di ingresso, mentre nella zona "più industriale" che si trova vicino alla sabbiatrice e alla catena di verniciatura viene spiegato il processo che precede la colata. <br /><br />Il Museo vanta, inoltre, un ricco archivio che funziona come centro di ricerca per studenti e studiosi del settore. Raccoglie testi specialistici, manuali, album di ornato e, soprattutto, centinaia di prestigiosi cataloghi ottonovecenteschi realizzati dalle fonderie allo scopo di far conoscere e pubblicizzare i loro prodotti. Ai fini della ricerca è indispensabile anche la sezione che conserva le fotografie storiche, tra cui una collezione di oltre 4000 cartoline d'epoca sulle quali appaiono vari manufatti di arredo urbano. Infine diecimila foto scattate più di recente documentano il patrimonio storico che ancora oggi sopravvive sul territorio italiano ed estero. <br />L'ampio lavoro di ricerca condotto dalla Fondazione confluisce nella rivista Arredo&Città che viene pubblicata con scadenza semestrale fin dal 1988. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_417</link><guid>417</guid><pubDate>28/05/2010</pubDate><author><![CDATA[Longiano (FC) Forli-Cesena Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo ittico "Augusto Capriotti" - San Benedetto del Tronto]]></title><description><![CDATA[All'origine di questo particolare museo fu un'accesa disputa avvenuta nel 1956 a San Benedetto del Tronto tra due commercianti ittici che erano in disaccordo sulla denominazione di un pesce appena pescato; la discussione dette lo spunto ad alcuni soci di una societ&#224; di pesca sportiva, che assistettero casualmente all'evento, per cominciare a raccogliere e radunare gli organismi marini che transitavano tra i banchi del mercato ittico, contrassegnandoli ciascuno con un apposito cartellino riportante il nome scientifico seguito dalle varie denominazioni dialettali. Si form&#242; cos&#236; nel tempo un vero e proprio museo che fu successivamente dedicato ad Augusto Capriotti e che fu donato, nel 1997, all'ente comunale della citt&#224;. L'intera raccolta annovera circa 6000 esemplari, di cui oltre 3500 esposti, tra celenterati, molluschi, crostacei, echinodermi, pesci e cetacei provenienti non solo dal mar Mediterraneo ma anche da mari lontani, a testimoniare la fiorente attivit&#224; ittica, anche oceanica, alla quale i pescatori di San Benedetto del Tronto si sono dedicati nel tempo, e offrendo oltretutto al visitatore la possibilit&#224; di osservare la ricchezza e l'eterogeneit&#224; della flora e della fauna marine di tutto il mondo. L'esposizione si avvale di reperti di vario tipo, ad esempio di fossili o di animali imbalsamati, spesso contestualizzati grazie a ricostruzione di ambienti e fondali marini; &#232; inoltre vivacizzata da modelli di imbarcazioni e da alcuni acquari marini e d'acqua dolce.<br />Il visitatore pu&#242; calarsi totalmente nella realt&#224; di chi vive e lavora sul mare anche appena uscito dal museo, in quanto la sua ubicazione presso il mercato del pesce gli consente di aggirarsi nell'immediata area portuale tra mercati ittici, laboratori di artigiani, siti per lo stoccaggio e la vendita del pesce, cantieri navali ecc. Il museo &#232; inserito nel progetto &quot;Un Museo per giocare&quot;, promosso dal Centro beni culturali della Regione Marche e dall'Universit&#224; di Camerino, con il quale, grazie a giochi e a percorsi interattivi, il museo &#232; &quot;letto&quot; e perlustrato in chiave virtuale. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_153</link><guid>153</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[San Benedetto del Tronto Ascoli Piceno Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo La Specola -  INAS Osservatorio astronomico di Padova - Padova]]></title><description><![CDATA[<p>L'osservatorio di Padova nacque per volere del Senato della Repubblica di Venezia nel 1761. Il professore di Astronomia Giuseppe Toaldo (1719 - 1797) ricevette l'incarico di occuparsi della struttura dell'edificio e ne affid&#242; la progettazione all'architetto Domenico Cerato (1715-1792). Cerato scelse di utilizzare la torre medievale del Castel Vecchio che&#160; consentiva all'occhio di spaziare sull'orizzonte meridionale fornendo agli astronomi il punto di vista migliore: &#232; verso sud infatti, sul meridiano celeste che gli astri culminano, ossia raggiungono la pi&#249; alta posizione sopra l'orizzonte nel loro apparente moto diurno e quindi &#232; l&#236; dove sono pi&#249; facilmente osservabili. </p><p>I lavori cominciarono nel 1767 e si conclusero nel 1777. Tramite un ripido scalone si accede agli ambienti dell'attuale museo ospitato negli spazi degli antichi astronomi. Si passa attraverso tre sale: la Sala Colonna, la Sala meridiana e la Sala delle figure. Nella prima addossati alle pareti vi sono gli armadi dove gli astronomi dell'Ottocento riponevano gli accessori dopo l'uso, alcuni dei quali sono esposti come i misurini ad acqua piovana, due circoli a riflessione, un cannocchiale rifrattore con i suoi accessori. </p><p>Una linea meridiana incisa nel pavimento nel 1776 caratterizza la seconda sala, dove si misurava il mezzogiorno vero di Padova. Qui si osservava il passaggio degli astri al meridiano terrestre, il cerchio ideale che passa per lo zenit e per il polo del mondo. L'ultima sala, l'osservatorio superiore, &#232; di grande impatto scenografico grazie agli affreschi realizzati dal pittore settecentesco vicentino Giacomo Ciesa che raffigurano tra gli altri Tolomeo, Copernico, Galileo, Keplero e Newton. In questa sala sono esposti un rifrattore ottocentesco, un cercatore di comete, un quadrante mobile e due orologi a pendolo. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_189</link><guid>189</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Padova Padova Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo leonardiano di Vinci - Vinci]]></title><description><![CDATA[<p>Nel medievale castello Guidi, che domina la cittadina di Vinci, ha sede il museo, fondato nel 1953, dopo le celebrazioni del quinto centenario della nascita di Leonardo, con una prima esposizione di modelli di macchine ispirati ai suoi disegni, arricchitasi nel corso degli anni.<br /></p><p>In seguito il museo &#232; stato riorganizzato restaurando la splendida sede e rinnovando l'esposizione, grazie alla disponibilit&#224; delle macchine della mostra itinerante &quot;Laboratorio su Leonardo&quot;, realizzata da IBM Italia e conclusasi nel 1986 dopo tre anni di visite in citt&#224; italiane e straniere. Il percorso espositivo si articola su tre piani e ha inizio con un grande pannello didascalico che contestualizza l'opera di Leonardo nel suo tempo. Segue una rassegna di 40 modellini di macchine leonardesche, opportunamente spiegate con precisi riferimenti agli schizzi e alle annotazioni del grande genio. Al primo piano sono collocate 15 macchine funzionanti, relative agli studi di Leonardo sul movimento nell'aria, nell'acqua e su terra, realizzate nella grandezza in cui erano state concepite. Vi si trovano, tra l'altro, gli sci d'acqua, la bicicletta, esempi di carri e meccanismi per il moto. Il percorso si chiude al secondo piano dove si trovano la sala didattica, con i solidi disegnati da Leonardo per il De Divina proportione di Luca Pacioli, e la videoteca a disposizione dei visitatori dove, a richiesta, vengono proiettati documentari sulla vita, i luoghi e le opere di Leonardo. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_251</link><guid>251</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Vinci Firenze Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo malacologico delle argille - Cutrofiano]]></title><description><![CDATA[Il piccolo museo si trova all'interno del Parco dei Fossili di Cava Lustrelle, una ex cava di argilla intelligentemente recuperata all'abbandono e destinata a fini scientifico-didattici. Nei circa 12 ettari della cava sono stati creati appositi percorsi per ammirare, a cielo aperto, vari strati geologici di origine marina, alcuni ricchissimi di fossili. All'interno della casa colonica seicentesca che ospita il museo sono visibili fossili di molluschi appartenenti alle classi dei gasteropodi, dei bivalvi e degli scafopodi e cartelloni illustrativi informano sulla suddivisione delle ere geologiche, sull'evoluzione animale e sulla descrizione e tassonomia dei molluschi.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_167</link><guid>167</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Cutrofiano Lecce Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo malacologico piceno - Cupra Marittima]]></title><description><![CDATA[Il museo fu fondato nel 1977 con l'esigenza di mostrare al pubblico pi&#249; di 700.000 reperti malacologici e per conservare l'imponente collezione da studio costituita da oltre 7 milioni di esemplari.<br />L'area espositiva, che occupa una superficie di 3000 mq, &#232; interamente costellata di bacheche e vetrine nelle quali &#232; possibile ammirare conchiglie marine, terrestri e d'acqua dolce provenienti da tutto il mondo. I reperti sono opportunamente esposti e illustrati dal punto di vista scientifico e sistematico, ma vi sono alcune sezioni in cui essi vengono presentati anche con una chiave di lettura che ne sottolinea il loro impiego nel tempo e il loro ruolo nelle tradizioni popolari, nella religione, nell'arte e nell'economia. Appositi spazi sono infatti dedicati a settori particolari come quelli relativi alla malacologia fossile, alla molluschicoltura, all'artigianato con uso di conchiglie, all'arte primitiva malacologica, alla filatelia tematica, alla ceramica da rivestimento e da arredo con decori malacologici, all'etnografia, quest'ultima comprendente manufatti e indumenti realizzati con l'impiego di conchiglie da varie trib&#249; di tutto il mondo. Nel museo sono presenti una biblioteca con oltre 3000 volumi tematici, una sala convegni, una sala proiezioni, un laboratorio didattico e un laboratorio fotografico.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_145</link><guid>145</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Cupra Marittima Ascoli Piceno Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo Marconi - Pontecchio Marconi]]></title><description><![CDATA[Nella villa di famiglia, nel paese che porta anche il suo nome, ha sede il museo con la Fondazione Marconi. Con un allestimento moderno e funzionale, l'esposizione, su tre piani, &#232; dedicata alle origini e agli sviluppi delle radiocomunicazioni e al ruolo del grande scienziato Guglielmo Marconi (1874-1937), primo premio nobel italiano per la fisica nel 1909. Apparati storici, strumenti, filmati e postazioni interattive danno la possibilit&#224; di ripercorrere la vita dell'inventore indagando in particolare il periodo che va dal 1895 - con i primi esperimenti di telegrafia senza fili - al 1901, anno del lancio del primo segnale radio attraverso l'Atlantico. Il museo si visita sempre con la visita guidata (da una a due ore) che, partendo dalla vita di Marconi e dalle sue invenzioni presenta un filmato sulle radiocomunicazioni, porta poi alla Stanza dei bachi - con cimeli e documenti - e alla sezione interattiva e multimediale (al terzo piano). In ultimo si visita la sezione della radiofonia.<br />Durante il percorso sono illustrati alcuni fondamentali sviluppi delle radiocomunicazioni nel XX secolo, in particolare il passaggio dalla radiotelegrafia alla radiofonia e alla radiodiffusione. In mostra sono inoltre presenti interessanti documenti relativi alla formazione di Guglielmo Marconi e alla sua attivit&#224; di imprenditore nella compagnia che egli fond&#242; nel 1897 e che tuttora porta il suo nome. Il visitatore infine pu&#242; intrattenersi nel parco: qui si trova la ricostruzione dell'antenna utilizzata per gli esperimenti del 1895 e sono collocate una parte del panfilo Elettra e la stazione radioamatoriale IY4FGM, oltre al mausoleo costruito nel 1938 dall'architetto Piacentini. <br />Tra le attivit&#224; che il museo promuove vi &#232; un programma di divulgazione scientifica per le scuole che si avvale di un laboratorio di esperimenti didattici relativi alla storia dell'elettricit&#224;, all'elettromagnetismo e alle telecomunicazioni. Si possono qui ripetere alcuni degli esperimenti della formazione del giovane inventore, ripercorrere i momenti salienti della sua carriera, immergersi nella lettura di documenti d'epoca e approfondire gli aspetti di quella straordinaria rivoluzione tecnologica. Per le scuole la visita &#232; consigliata a partire dal quinto anno della scuola elementare e sono offerti diversi livelli di approfondimento a seconda del grado e dell'indirizzo scolastico. Villa Griffone ospita anche laboratori di ricerca sulle radiocomunicazioni. Il museo &#232; dotato di un bel sito internet, dove &#232; possibile prenotarsi e anche approfondire argomenti con filmati e audio sulla vita e le ricerche di Marconi. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_29</link><guid>29</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Pontecchio Marconi Bologna Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo mineralogico campano - Vico Equense]]></title><description><![CDATA[                      A Vico Equense, a pochi metri dalla centrale piazza Umberto I, sorge dal 1992 il Museo mineralogico campano, istituito dalla Fondazione Discepolo per ospitare la cospicua collezione di 5000 minerali (di cui 3500 esposti) realizzata, in oltre 50 anni di ricerca, dall'ingegnere Pasquale Discepolo. Tra il materiale, riferibile a 1400 specie diverse e allestito secondo la classificazione cristallochimica solitamente adottata dai musei scientifici, che prevede nove classi differenti (elementi nativi, solfuri, ossidi, carbonati, solfati, fosfati, silicati, fluoruri e sostanze organiche), si trovano esemplari provenienti da tutto il mondo, molti dei quali particolarmente significativi. Ne sono alcuni esempi la tugtupite, minerale della Groenlandia scoperto appena trenta anni fa, alcune meteoriti, un nodulo di manganese rinvenuto nell'Oceano Pacifico alla profondità di 3000-4000 metri, la serie dei minerali vesuviani e, infine, la vetrina dei minerali fluorescenti, le cui caratteristiche sono enfatizzate dall'azione della luce ultravioletta che fa assumere loro sgargianti colori. Negli anni successivi all'apertura del museo, numerose donazioni pervenute da studiosi italiani e stranieri hanno contribuito all'arricchimento del patrimonio museale. Nel 1997 la struttura si è ampliata con una sezione paleontologica in cui sono esposti esemplari del Permiano come il mesosauro e il notosauro, nonché uova di dinosauro, pesci del Cretaceo e altri fossili vegetali e animali relativi alle principali ere evolutive. Dal 1999 sono inoltre presenti un piccolo diorama con il modellino di &quot;Ciro&quot;, il cucciolo di dinosauro rinvenuto a Pietraroja, e numerosi altri reperti di dinosauri nordamericani. Negli ultimi anni si sono avute ulteriori innovazioni con l'apertura di due nuove sezioni: una dedicata alle pietre dure, in cui si possono ammirare più di 500 bellissime gemme sfaccettate, e l'altra all'antropologia, con repeni paleolitici e neolitici del Nord Africa, tra cui una splendida incisione rupestre.                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_345</link><guid>345</guid><pubDate>24/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Vico Equense Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo mineralogico e paleontologico della Zolfara - Caltanisetta]]></title><description><![CDATA[Il Museo mineralogico e paleontologico della Zolfara di Caltanissetta, unico nel suo genere nel meridione d'Italia, documenta l'attività mineraria delle antiche zolfare. <br />In provincia di Caltanissetta si trovano ancora oggi diversi impianti di estrazione caduti in disuso, ma ben conservati. Oltre alla collezione di importanti minerali di tipo gessoso solfifero, di rocce e fossili rari, il museo conserva anche alcuni strumenti d'epoca utilizzati nella vita delle miniere, come i castelletti di estrazione, i vagoncini utilizzati per il trasporto dei minerali, i forni "Gill".<br />Particolarmente interessante la ricostruzione in scala di uno spaccato di miniera, dove è possibile riconoscere le gallerie, il pozzo di estrazione e i forni. Il museo conserva inoltre una ricca serie di carte geologiche della Sicilia.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_63</link><guid>63</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Caltanisetta Caltanissetta Sicilia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo mineralogico Tiso - Tiso]]></title><description><![CDATA[Il museo mineralogico creato da Paul Fischnaller, il &quot;cercatore di cristalli&quot;, &#232; nato da una grande passione e ha sede nella casa delle associazioni nel centro di Tiso, localit&#224; della Val di Funes in Alto Adige. Recentemente allestito armonizzando efficacemente la fantasia creativa con i pi&#249; recenti criteri pedagogico-museali, porta i visitatori e soprattutto i ragazzi alla scoperta del mondo dei minerali. Il museo raccoglie una vasta collezione di minerali, provenienti non solo dall'Alto Adige, ma anche dalla Svizzera, dalla Valle d'Aosta, dalla zona del Monte Bianco e Idar Oberstein (nel Palatinato renano). In particolare si possono ammirare i geodi di Tiso. I bambini ne resteranno abbagliati: chi potrebbe pensare che un sasso apparentemente uguale a tutti gli altri possa nascondere al suo interno tanti colori e sfumature? I geodi, che possono raggiungere anche un diametro di venti centimetri, e le amigdale di agata sono incastonati nella roccia madre, un tufo di quarzo porfirico. Le cavit&#224; di queste &quot;druse&quot; racchiudono a volte fino a sette differenti minerali. Tra questi spiccano l'ametista e i cristalli di quarzo, con la loro trasparente purezza, e l'agata, con i suoi geometrici anelli colorati. Ogni cavit&#224; di geode racchiude il suo piccolo segreto di cristallo, che &#232; possibile esplorare visitando il museo. Un filmato introduttivo aiuta a capire come si formano prima le montagne e poi questo fantastico mondo dei minerali. Il museo organizza anche diverse attivit&#224; che uniscono la visita al museo con escursioni nei boschi alla ricerca delle pietre di Tiso.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_104</link><guid>104</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Tiso Bolzano Trentino Alto Adige]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo naturalistico "Libero Gatti" - Staletti]]></title><description><![CDATA[Fondato nel 1991 dal naturalista Libero Gatti, il museo &#232; suddiviso in quattro sezioni: sezione marina, sezione dedicata al pesce diavolo, sezione dei fiori, barriera corallina, orto botanico.<br />La collezione marina vanta circa un migliaio di conchiglie, dalle dimensioni pi&#249; disparate: si va da esemplari di un millimetro ad altri che superano il metro.<br />Il giardino/orto botanico, affacciato sul mare Ionio al centro del golfo di Squillace, con i suoi 60.00 mq di estensione di macchia mediterranea su roccia e bosco, presenta fiori spontanei, tra cui molte specie protette: una terrazza d'osservazione permette di cogliere la dimensione del giardino e godere dello stupendo paesaggio sulle scogliere di Copanello.<br />La sezione dedicata alla barriera corallina presenta un diorma dedicato all'habitat subacqueo del mare tropicale, mentre quella dei fiori offre la possibilit&#224; di ammirare delle &quot;Ferule&quot; di quattro metri, dal caratteristico giallo sgargiante.<br />Pezzo forte del museo &#232;, tuttavia, il pesce diavolo, un raro squaloide del mare Ionio che stupisce per la sua stranezza.<br />                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_80</link><guid>80</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Staletti Catanzaro Calabria]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo naturalistico degli Alburni - Corleto Monforte]]></title><description><![CDATA[Il materiale che ha permesso, nel 1997, la nascita del Museo naturalistico degli Alburni &#232; rappresentato dalla collezione privata di Camillo Pignataro (uno dei fondatori e attuale direttore scientifico del museo), un ricco patrimonio zoologico che fa particolare riferimento alla fauna dei Monti Alburni, prospicienti il paese di Corleto Monforte. In generale, esso annovera oltre 60 specie di mammiferi, in particolare canidi, felidi e mustelidi, 530 specie di uccelli europei, tra cui spiccano per bellezza le serie dei rapaci notturni e dei passeriformi. Presenti anche pi&#249; di 20.000 insetti, rappresentati prevalentemente da lepidotteri, coleotteri, soprattutto scarabeidi europei, e una ricca raccolta di entomofauna tipica della zona montuosa a cui il museo &#232; dedicato, oltre a vari esemplari di aracnidi e di crostacei decapodi. Tutti i campioni sono corredati di informazioni relative alla nomenclatura scientifica e volgare e in alcuni casi arricchiti con una cartina che mostra l'areale di distribuzione della specie.<br />Il museo fa capo all'Ente parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano ed &#232; gestito dall'Associazione culturale naturalistica &quot;Il Passero del Borgo Antico&quot;, che svolge un'intensa attivit&#224; didattica, consentendo agli studenti di partecipare direttamente agli studi faunistici compiuti dallo stesso Ente parco. Il museo riveste anche il ruolo di istituto di ricerca, collaborando con enti, associazioni e istituti del settore e organizzando convegni, seminari e incontri culturali. A supporto di queste finalit&#224;, nella struttura sono a disposizione un laboratorio didattico, una sala conferenze dotata di strumentazioni multimediali e una ricca biblioteca faunistica.<br />Nel percorso espositivo saranno presto apprezzabili alcuni diorami che mostreranno gli ambienti naturali pi&#249; caratteristici del parco.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_207</link><guid>207</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Corleto Monforte Salerno Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo naturalistico del Roero - Vezza d'Alba]]></title><description><![CDATA[Piccolo museo a carattere locale &#232; stato recentemente costituito a partire da collezioni iniziate negli anni Ottanta per iniziativa di alcuni insegnanti elementari che si erano proposti di avvicinare i bambini allo studio dell'ambiente mediante l'esame della natura che li circonda. Si compone di due sale: una geologica e l'altra naturalistica in senso lato. La prima presenta la stratigrafia del Roero e delle ere geologiche di formazione, mentre il salone naturalistico comprende invece alcuni diorami, in cui sono ospitati esemplari della fauna locale, con le ricostruzioni degli ambienti naturali. Due ampie vetrine infine illustrano i nidi degli uccelli pi&#249; comuni della zona.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_339</link><guid>339</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Vezza d'Alba Cuneo Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo naturalistico del territorio - Lunamatrona]]></title><description><![CDATA[           Sorto nel cuore della Marmilla, regione della Sardegna centro meridionale, è stato progettato tenendo conto oltre che degli aspetti espositivi, anche di quelli didattici. Le grandi sale ospitano una sezione faunistica, in cui tramite diorami vengono riprodotti i diversi ambienti della Marmilla e gli habitat più tipici dell'isola. Tutti i diorami sono corredati da pannelli esplicativi, che aiutano a interpretare le varie nicchie ecologiche proposte. La sezione floristica è rappresentata da un erbario, che comprende le specie più tipiche del territorio, da una collezione in ceroplastica di fiori e funghi e da una xiloteca. Inoltre sono esposti gli strumenti per l'estrazione degli oli essenziali con annessi pannelli che ne spiegano le metodologie. Di recente è stata inaugurata la sezione antropologica, che propone un percorso attraverso modelli in scala dei più importanti siti prenuragici e nuragici della Marmilla. Nei laboratori, di nuovo allestimento, i visitatori potranno apprendere le metodiche sull'estrazione del DNA attraverso percorsi didattici.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_52</link><guid>52</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Lunamatrona Medio Campidano Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo naturalistico e archeologico - Vicenza]]></title><description><![CDATA[Allestito nei due chiostri del monastero domenicano di Santa Corona, il museo si compone di una sezione naturalistica e una archeologica. L'esposizione relativa alle scienze naturali segue un'impostazione di tipo ecologico ambientale ed è dedicata all'illustrazione dei Colli Berici. Apre il percorso una sala di geopaleontologia in cui sono evidenziati i diversi paleoambienti dove si depositarono i sedimenti che hanno dato origine ai Colli Berici, di seguito, attraverso l'esposizione di erbari e reperti zoologici, sono illustrati gli ambienti naturali caratteristici della zona: cavità carsiche, doline, boschi, campagne, zone umide e ambiente rurale. La sezione archeologica espone reperti databili dal Paleolitico medio nonché materiali Longobardi rinvenuti nel territorio vicentino e databili tra la fine del VI e l'inizio del VIII secolo d.C. Tra il materiale esposto figurano pugnali in selce, asce in rame e una punta fogliata in ossidiana riconducibili all'Eneolitico; scodelle e vasi in ceramica dell'età del Bronzo; laminette votive e un grande mosaico policromo con raffigurate scene di caccia risalenti all'epoca preromana e romana.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_255</link><guid>255</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Vicenza Vicenza Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo naturalistico e paleontologico del Pollino - Rotonda]]></title><description><![CDATA[A Rotonda in una sala espositiva, in attesa di una nuova sede, è ospitato un interessante museo di storia naturale. Tra i reperti più importanti che sono conservati al suo interno ricordiamo: il femore di un uro vissuto nel territorio rotondese circa 100.000 anni fa, lo scheletro quasi completo di un Elephas antiquus italicus (elefante antico) e la mandibola incompleta di un Hippopotamus amphibius, rinvenuti nella Valle del Mercure e risalenti all'epoca interglaciale Mindel Riss. La visita a Rotonda può inserirsi in una più vasta escursione nel territorio del parco del Pollino, che con i suoi 19.000 ettari di estensione tra Calabria e Basilicata è la più vasta area protetta d'Italia. Nelle sue aree selvagge la fa da padrone il pino loricato, emblema del parco, e nel suo territorio sono protette specie come il capriolo, autoctono di Orsomarso, il lupo appenninico e l'aquila reale. In questo territorio inoltre resistono tenacemente anche nuclei di cultura, lingua e tradizione arbereshe (italo-albanese) cui è dedicato un museo che raccoglie testimonianze della popolazione albanese stabilitasi in Italia tra il 1526 e il 1534, in seguito all'invasione turca in Albania. È qui documentato anche il ciclo di lavorazione della ginestra attraverso fotografie e diversi attrezzi di lavoro (Museo della cultura Arbereshe, San Paolo Albanese, via Regina Margherita, tel. 0973/94367).<br />                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_83</link><guid>83</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Rotonda Potenza Basilicata]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo naturalistico francescano "Padre Aurelio Menin" - Chiampo]]></title><description><![CDATA[<p>Inaugurato nel 1972, il museo &#232; dedicato alla memoria del suo ideatore, il francescano padre Aurelio Menin (1917-1973), che in 25 anni di assiduo lavoro collezion&#242; la ricca raccolta di materiale che lo costituisce.<br /></p><p>Suddiviso in dieci sezioni, riunisce reperti paleontologici provenienti dalla Valchiampo, minerali, reperti dell'era terziaria, oltre a dipinti, sculture e gessi di carattere religioso.<br />A introdurre la sezione paleontologica che costituisce la pi&#249; ricca collezione di fossili della Valle del Chiampo, con oltre 3000 pezzi, &#232; il monumento della &quot;Conchiglia Fossile&quot;, costituito da una conchiglia&#160; sorretta alla base da due eccezionali esemplari di ammoniti del Giurassico. Tra gli esemplari esposti: pesci, vertebre, ricci, coralli, foglie, piante rare e palme di notevoli dimensioni provenienti da Bolca (Verona).<br /></p><p>La sezione di geologia applicata &#232; l'unica esistente a presentare tutte le 74 qualit&#224; di marmo della Valle del Chiampo, dai pi&#249; antichi (200 milioni di anni fa) ai pi&#249; recenti (Eocene medio ? 45 milioni di anni fa); mentre quella di zoologia raccoglie 1500 esemplari di animali imbalsamati tra cui pesci, crostacei, serpenti, uccelli, leoni e scimmie.<br />Da apprezzare anche la collezione di conchiglie marine provenienti da vari continenti, la raccolta di minerali italiani e stranieri e quella di strumenti musicali, con oltre un centinaio di esemplari tra cui flauti, launeddas, cornamuse, una chitarra a due manici dall'Austria, un palo della pioggia dal Messico e un ciarango dall'Argentina. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_177</link><guid>177</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Chiampo Vicenza Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo Naturalistico paleontologico di San Daniele Po - San Daniele Po]]></title><description><![CDATA["<em>Il cacciatore di fossili non uccide anzi resuscita, e il frutto della sua fatica è quello di aggiungere qualcosa in più alla somma dell'umano piacere e ai tesori dell'umana conoscenza</em>" (G.Simpson, 1934.) <br /><br />Fondato con questa convinzione nel 1998 per opera del Gruppo Naturalistico Paleontofilo e del Comune di San Daniele Po (CR), il Museo Naturalistico Paleontologico rappresenta un'importante realtà del patrimonio culturale cremonese. <br />Cinque sezioni compongono attualmente il complesso espositivo del Museo garantendo un ampio quadro di preistoria padana, un percorso spazio-temporale che dall'uomo si spinge fino alle origini della vita. <br /><br />Sezione A - IL CAMMINO DELL'UOMO: la più importante raccolta di fossili umani mai rinvenuta nel fiume Po esposta in un contesto evolutivo costruito con l'ausilio dalle copie dei più famosi ed importanti fossili impiegati nella ricostruzione del processo evolutivo dell'uomo. Da Lucy all'Homo sapiens, in una sezione che rappresenta l'unica collezione di Paleontologia umana della Provincia di Cremona. <br />Sezione B ? PREISTORIA IN RIVA AL PO: una vasta raccolta di resti fossili di mammiferi appartenenti al periodo Quaternario, interamente rinvenuta nel fiume Po in provincia di Cremona ed esposta in un contesto unico ideato per contestualizzare l'ambiente fluviale di ritrovamento, le fasi climatiche succedutesi in passato e l'evoluzione geomorfologia della Pianura Padana. <br />Sezione C ? L'EVOLUZIONE DELLA VITA: una vasta collezione di fossili provenienti da tutto il mondo e dalle diverse ere geologiche, esposta in un contesto cronologico che passando attraverso squali, dinosauri, alberi pietrificati e molluschi, ricostruisce fedelmente il processo evolutivo dalle origini della vita ai giorni nostri. <br />Sezione D ? MINERALI E ROCCE: centinaia di cristalli colorati fanno da cornice all'esposizione di rocce su cui si basano le moderne conoscenze geologiche. Dalla tettonica a placche alla stratigrafia attraverso la moltitudine di colori che caratterizzano questo settore della Storia Naturale. <br />Sezione E - DIDATTICA NATURALISTICA: laboratorio didattico per lezioni di educazione ambientale. Costituita da collezioni di reperti naturalistici locali preparati secondo antiche metodologie, e dotato di moderne strumentazioni scientifiche a disposizione dei visitatori, rappresenta un indispensabile strumento per lo studio delle scienze naturali. <br /><br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_353</link><guid>353</guid><pubDate>30/09/2008</pubDate><author><![CDATA[San Daniele Po Cremona Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo nazionale dell'Antartide "Felice Ippolito" - Trieste]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo nazionale dell'Antartide, istituito nel 1996 per divulgare i risultati delle ricerche scientifiche italiane nel Polo Sud, ha tre sedi (Genova, Siena e Trieste), e ogni sede dispone di un Centro studi, un Centro documentazione e un Centro espositivo. L'esposizione della sezione di Trieste &#232; collocata nel comprensorio di San Giovanni, nella sede messa a disposizione dall'Universit&#224; di Trieste tramite il suo Dipartimento di geologia. L'obiettivo della sezione triestina &#232; quello di conservare, studiare e valorizzare il materiale antartico relativo alle discipline geologico-marine e geofisico-marine con particolare attenzione alla storia delle esplorazioni del continente.<br /></p><p>Il museo, che si sviluppa su una superficie di 800 metri quadrati, si suddivide in tre settori principali. Il primo &#232; dedicato alla storiografia dell'Antartide e presenta alcune preziosissime carte storiche originali. <br /></p><p>Il secondo settore narra la storia dell'esplorazione dell'Antartide, con particolare riferimento ai tre pionieri di quella che fu una delle pi&#249; aspre e difficili conquiste terrestri dell'uomo: Scott, Shackleton e Amundsen. L'ultimo settore si occupa delle spedizioni italiane, a partire dagli inizi del Novecento fino alle ultime organizzate dal Progetto nazionale delle ricerche in Antartide. Attraverso una ricostruzione che con l'utilizzo di elementi interattivi (touch-screen) e multimediali (schermi con immagini e suoni, video) ripropone l'ambiente dei ghiacci si pu&#242; scoprire la storia delle esplorazioni di questo continente e trovare una chiave di lettura per i cambiamenti passati e futuri del nostro pianeta.<br /></p><p>La biblioteca &#232; una delle pi&#249; ricche sull'argomento: raccoglie oltre 8000 titoli, pubblicati a partire dal 1840, riguardanti i molteplici aspetti dell'Antartide, dal diritto internazionale alle scienze della Terra, dalla conservazione dell'ambiente alla divulgazione scientifica, dalla biologia all'esplorazione.<br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_125</link><guid>125</guid><pubDate>08/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Trieste Trieste Friuli Venezia Giulia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo nazionale dell'Antartide "Felice Ippolito" - Genova]]></title><description><![CDATA[                       Nell'area del Porto Antico &#232; nato un nuovo polo di attrazione culturale e turistica, che ha lo scopo di far conoscere il continente antartico e le attivit&#224; di ricerca, in particolare nel settore biologico ed ecologico, svolte nel corso dalle spedizioni in Antartide. L'obiettivo &#232; quello di portare il visitatore in un vero e proprio viaggio verso l'Antardite grazie ad un allestimento interattivo e dinamico con spettacolari filmati e ricostruzione di ambienti. Si ripercorre la storia della conquista del Polo: l'Antartide &#232; l'ultimo grande continente a essere stato esplorato. Le imprese epiche di James Cook, Dumont d'Urville, James C. Ross e dei primi esploratori del Novecento si rivivono con eccezionali immagini d'epoca. Poi si parte verso la baia di Terranova con entusiasmanti paesaggi come se si fosse a bordo della nave che porta, in circa dieci giorni, i ricercatori dalla Nuova Zelanda alla base italiana di Baia Terra Nova, di cui in un'area del museo sono stati ricreati gli ambienti principali. Dalla sala operativa vengono coordinate tutte le attivit&#224; di ricerca, &#232; possibile osservare l'evoluzione delle condizioni meteorologiche tramite le immagini riprese da satellite. Nel laboratorio sono conservate autentiche carote di ghiaccio antartico ed &#232; divertente osservare al microscopio microrganismi marini antartici. Il cuore del museo &#232; l'area della ricerca marina con filmati, ricostruzione di ambienti sottomarini,strumentazione originale e reperti biologici che documentano le attivit&#224; di ricerca svolte e permettono di ammirare l'eccezionale ricchezza delfondale e l'unicit&#224; della fauna antartica. Il museo offre la possibilit&#224; di un aggiornamento costante sulle novit&#224; della ricerca, comunicate al pubblico attraverso sistemi multimediali lungo tutto il percorso. Infine tutti possono sottoporsi alle prove psicoattitudinali che vengono affrontate dagli esploratori prima di partire per le missioni in condizioni estreme, e provare le emozioni del volo in elicottero sul continente di ghiaccio grazie a postazioni di realt&#224; virtuale, novit&#224; per Genova e per un museo scientifico in Italia.                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_134</link><guid>134</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Genova Genova Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo nazionale della scienza e della tecnologia "Leonardo da Vinci" - Milano]]></title><description><![CDATA[<p>A pochi passi dalla chiesa romanica di Sant'Ambrogio e dal Cenacolo di Leonardo, nella centrale via San Vittore, si trova il museo tecnico-scientifico pi&#249; importante d'Italia. Sorto nel 1953, il museo occupa una superficie di 40.000 mq divisi su tre edifici: quello monumentale (ex monastero degli Olivetani) con i chiostri cinquecenteschi, il padiglione ferroviario e il padiglione aeronavale.<br />Il Museo comprende circa 10.000 reperti, 23.000 mq di esposizione e 16 laboratori interattivi. All'ingresso si &#232; accolti dalla imponente mole della macchina a vapore Regina Margherita del 1895. Da qui si pu&#242; accedere sia alla galleria Leonardo da Vinci sia continuare la visita&#160; nelle altre sezioni del museo.<br />Nella galleria di Leonardo &#232; esposta una ricca serie di modelli ricostruiti basandosi sui disegni del genio rinascimentale: dalle macchine da guerra a quelle sul volo come la vite aerea o l'attrezzo per la prova dell'ala battente.<br />Sempre nell'edificio monumentale sono allestite le altre sezioni che toccano gli argomenti pi&#249; svariati della scienza, della tecnica e della tecnologia.<br />La sezione orologeria &#232; dedicata all'evoluzione degli strumenti per la misura del tempo, dalla clessidra egizia, al moderno orologio al quarzo, passando per pendole e orologi da appartamento e orologi da tasca. In esposizione anche la bottega dell'orologiaio trentino Bartolomeo Bertolla e la ricostruzione dell'Astrario di Giovanni Dondi (XIV sec.).<br />Si continua con il suono e gli strumenti musicali partendo dalla presentazione dei fenomeni acustici per arrivare al pianoforte all'organo fino alla ghironda. <br />Si prosegue tra le collezioni e i laboratori interattivi dedicati ai mezzi di comunicazione dove &#232; possibile scoprire alcune importanti tappe, come la nascita della stampa, del telegrafo o della radio di Marconi, fino ad arrivare alla comunicazione digitale, passando attraverso la storia degli apparecchi per il cinema, la fotografia e la registrazione del suono. Un viaggio in grado di orientare e guidare il visitatore attraverso le pi&#249; recenti trasformazioni digitali dove telefono, macchina fotografica, cinema e computer sembrano fondersi in un'unica nuova epoca tecnologica e culturale.<br />Al piano seminterrato si trova il percorso dedicato all'energia e alla lavorazione dei metalli, inoltre &#232; presente la nuova sezione chimica e materie plastiche, che esplora il mondo della plastica attraverso un viaggio nel tempo. Un percorso tra la storia, le tecniche di produzione industriale, gli impieghi dei materiali plastici e il loro impatto sulla vita quotidiana. In un edificio che &#232; la ricostruzione di una stazione in stile liberty&#160; si trova invece il padiglione ferroviario, che ospita al suo interno un vasto parco di locomotive, sia elettriche, sia a vapore. Nel padiglione aeronavale spiccano la nave scuola Ebe e il ponte di comando del transatlantico Conte Bian&#173;camano, che con le sue strutture e la sala delle feste ci riporta agli anni Cinquanta del Novecento quando in Italia si potenziavano i cantieri navali per la costruzione di navi civili e militari. Al piano superiore nel padiglione aeronavale, dedicato alla storia del volo, &#232; esposta una ricca collezione di aerei tra cui spiccano il biplano Macchi - Nieuport Ni10 del 1915 e il Macchi MC 205 V del 1943. Il Dipartimento Trasporti &#232; stato proprio di recente arricchito con l'arrivo trionfale del sottomarino Enrico Toti, (il suo tragitto da Cremona a Milano &#232; stato accompagnato da migliaia di persone ed &#232; stato eseguito con un convoglio lungo 62 metri dotato di 240 ruote, che ha percorso la strada alla velocit&#224; di circa 6 km all'ora). Il sottomarino si pu&#242; visitare con una guida in tutti i suoi angusti spazi, dalla sala motori attraverso la camera di manovra fino alla camera di lancio (anche previa prenotazione telefonica ai numeri 02 4855533 1-2-3-4) in piccoli gruppi dotati di caschetti di sicurezza. Il Museo &#232; tra i pi&#249; attivi in Italia dal punto di vista didattico e offre un ricco programma con la proposta di svariati percorsi e laboratori interattivi. </p><p /><p /><p /><p>Il Museo nazionale della scienza e della tecnologia &quot;Leonardo da Vinci&quot; &#232; il <a id="anastasis_link_1871907186" title="Museo del Mese di Giugno 2009." href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Articolo/_a_ID/_v_117">Museo del Mese di Giugno 2009.</a>&#160;</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_295</link><guid>295</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Milano Milano Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo nazionale di Santa Maria delle Monache - Isernia]]></title><description><![CDATA[<p>In attesa dell'apertura del nuovo museo paleolitico accanto all'area degli scavi, il Museo archeologico dedica una sala ai reperti dell'insediamento paleolitico di Isernia La Pineta. &#200; questo un rinvenimento di eccezionale importanza, poich&#233; il villaggio, risalente a 736.000 anni fa, &#232; composto da tre insediamenti umani sovrapposti: in museo &#232; stato ricostruito in modo suggestivo il suolo fossile con la collocazione dei reperti come frammenti ossei di vari animali, resti di caccia e di pasto, strumenti in pietra scheggiata, nella posizione in cui sono stati ritrovati. Una seconda sala &#232; dedicata ai reperti dell'antica Aesernia, colonia romana fondata alla met&#224; del II sec. a.C.: statue a tutto tondo, urne cinerarie, rilievi con scene gladiatorie e di battaglia (importante quello di Issione, mitologico re dei Lapiti). Seguono poi i corredi funerari dalla necropoli romana di La Quadrella, con lucerne, balsamari, unguentari e monete.<br /></p><p>Poco distante &#232; possibile visitare l'area di scavo e il sito paleolitico de La Pineta (visitabile, in settimana, dalle 8.00 alle 19.00, tel. 0865/413526). Qui, nel 1979, il ricercatore Alberto Solinas scopr&#236; il giacimento paleoantropologico pi&#249; importante d'Europa, sia per la qualit&#224; dei reperti che per l'eccezionalit&#224; dello stato di conservazione. Fortunate circostanze hanno infatti favorito la conservazione di un vasto abitato dell'Homo aeserniensis. <br />Camminando su una struttura sopraelevata &#232; possibile ammirare il paleosuolo composto da 20.000 reperti costituiti da schegge, strumenti in selce e calcare e resti di animali come bisonti, rinoceronti, orsi ed elefanti oltre a una serie di micromammiferi. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_89</link><guid>89</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Isernia Isernia Molise]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo nazionale preistorico ed etnografico "Luigi Pigorini" - Roma]]></title><description><![CDATA[Intitolato al suo fondatore, il paleoetnologo parmense Luigi Pigorini, il museo annovera circa 200.000 reperti che testimoniano la storia della paleoetnologia italiana e quella di remote civilt&#224; esotiche. Venne inaugurato nel lontano 1876 e allestito all'interno del seicentesco palazzo del Collegio romano, di propriet&#224; dell'ordine dei Gesuiti e gi&#224; sede del Museo kircheriano, una sorta di raccolta di antichit&#224; realizzata secondo il concetto rinascimentale di &quot;museo delle meraviglie&quot; dal padre gesuita Athanasius Kircher e che successivamente conflu&#236; in parte nel Museo di Pigorini. Erede di questo antico e inestimabile nucleo di reperti, il museo fu trasferito intorno agli anni Sessanta del Novecento nell'attuale sede del Palazzo delle scienze all'EUR dove espone, ancora oggi, una vasta panoramica di preziosi oggetti.<br />L'ostensione &#232; organizzata in due settori principali: quello della Preistoria e quello dell'Etnografia. Il primo settore &#232; dedicato agli insediamenti dell'uomo, in Italia e soprattutto nel Lazio, dal Paleolitico fino all'et&#224; del ferro e propone un suggestivo percorso che si articola tra ricostruzioni di scavi, postazioni multimediali ed esposizioni di reperti paleontologici (tra cui una ricca serie di ominidi fossili), di manufatti e di oggetti relativi alle principali culture dell'Italia protostorica (come la piroga monossile rinvenuta nella necropoli del Caolino al Sasso di Furbara). Nella sezione etnografica &#232; invece esposto materiale proveniente da remote regioni del mondo e che documenta la cultura delle popolazioni extraeuropee, in particolare dell'America, dell'Africa e dell'Oceania; tra i reperti pi&#249; significativi figurano alcuni oggetti in avorio della Nigeria e la splendida serie di maschere e di grandi sculture policrome utilizzate nelle cerimonie per il culto degli antenati.<br />Presenti anche altri nuclei di grande importanza come quelli raccolti da Vittorio Bottego, Guido Boggiani, Lamberto Loria, oltre alla magnifica collezione appartenuta a Enrico Hillyer Giglioli, ricca di oltre 17.000 oggetti, da lui stesso meticolosamente schedati e descritti, e di alcune migliaia di fotografie a carattere etnografico.<br />Il museo &#232; dotato di un archivio fotografico che comprende una ricca quantit&#224; di materiale moderno, oltre alle numerosissime fotografie ottocentesche. Vi sono collegati i laboratori di antropologia, di paleontologia e di restauro, che conducono ricerche finalizzate allo studio delle antiche popolazioni e alla ricostruzione dell'ambiente in cui queste sono vissute. Esiste infine un laboratorio didattico, che svolge attivit&#224; di comunicazione sui principali temi inerenti il museo e le sue collezioni, attraverso la riflessione sugli oggetti, che vengono messi a confronto nei loro aspetti fisici, spaziali e temporali.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_277</link><guid>277</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo Nicolis dell'auto, della tecnica e della meccanica - Villafranca di Verona]]></title><description><![CDATA[Il Museo Nicolis di Villafranca nasce nel 2000 per volont&#224; dell'imprenditore veronese Luciano Nicolis con l'obiettivo di mostrare le opere dell'ingegno umano e di raccontare, attraverso gli esemplari esposti, la storia dei mezzi di trasporto, a partire dalle pi&#249; famose auto storiche. <br /><br />La collezione, costruita nel tempo, conta su numerosi pezzi unici; la biblioteca e un archivio di documenti, brevetti ed immagini, tutti conservati all'interno del Museo, completano l'offerta. Il Museo Nicolis ospita centinaia di vetture perfettamente funzionanti, molte restaurate personalmente da Luciano Nicolis, tutte riportate all'antico splendore; oltre alle quattro ruote una sezione del Museo &#232; dedicata alle moto e alle biciclette, con esemplari che ne ripercorrono le origini. Completano la raccolta  macchine fotografiche, macchine per scrivere, strumenti musicali, aerei e motori e tutto quanto in ambito meccanico ha attirato la curiosit&#224; del fondatore. <br /><br />Il Museo organizza visite guidate, percorsi didattici per studenti, itinerari turistici, mostre ed eventi tesi a promuovere la collezione e la storia della tecnica. Collabora con numerose istituzioni del territorio, con musei, collezionisti privati ed esperti del settore automobilistico. Il Museo &#232; , inoltre, dotato di un Centro di Documentazione e un archivio storico a disposizione di tutti gli studiosi e appassionati del settore.  <br /><br /><div style="text-align: left;"> </div>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_395</link><guid>395</guid><pubDate>12/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Villafranca di Verona Verona Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo ornitologico "Ferrante Foschi" - Forlì]]></title><description><![CDATA[           Situato in pieno centro storico, il Museo ornitologico è una struttura privata aperta al pubblico dal 1983 in virtù di una convenzione tra i proprietari e il comune.<br />Espone la collezione di uccelli tassidermizzati, ricca di circa 4000 reperti, radunata in quasi mezzo secolo dall'ornitologo Ferrante Foschi. Essa rappresenta in maniera pressochè completa l'avifauna italiana e annovera anche esempleri di specie estinte in Italia, come il francolino e l'avvoltoio monaco. Un giovane di questo rapace, conservato nel museo, documenta l'ultimo caso di nidificazione della specie nel nostro paese. A completamento della raccolta principale sono esposte  anche alcune decine di uova e nidi.<br />La struttura è inoltre arricchita con una ricca biblioteca specialistica e costituisce un valido centro di aggregazione per i ricercatori locali, che operano in sinergia con il museo sia sul fronte della ricerca scientifica sia su quello didattico e divulgativo.<br />Il museo svolge un'intensa attività didattica curata da una cooperativa di servizi naturalistici che ha sede nel museo stesso e che organizza visite guidate e moduli didattici per gruppi di visitatori e per le scuole.<br />                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_12</link><guid>12</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Forlì Forli-Cesena Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo ornitologico della Sardegna - Siddi]]></title><description><![CDATA[           Allestito all'interno dell'ex ospedale Managu, rarissimo esempio di struttura ospedaliera esistente nella Sardegna rurale dell'Ottocento, custodisce una collezione ornitologica di circa 250 esemplari, suddivisi in 23 ordini e 55 famiglie, quasi tutti appartenenti all'avifauna sarda stanziale e migratrice che popola i diversi habitat dell'isola. Sono presenti alcuni interessanti esemplari quali l'aquila reale, il gobbo rugginoso, numerosi rapaci diurni e notturni e varie specie di anatre. Una piccola sezione del museo è inoltre dedicata ad alcuni mammiferi della fauna sarda.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_59</link><guid>59</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Siddi Medio Campidano Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo ornitologico naturalistico "Silvio Bambini" - Pietralunga]]></title><description><![CDATA[Il museo origina dalla raccolta zoologica, conservata nell'ex caserma delle Guardie forestali di Pietralunga, radunata e preparata da Silvio Bambini, conducente di autobus appassionato di ornitologia, realizzata nella seconda met&#224; del secolo scorso. La raccolta si compone di un'ampia variet&#224; di specie di uccelli e mammiferi raccolte negli ecosistemi locali (boschivo, palustre, fluviale, rurale e antropizzato), e presenta un quadro completo della fauna ornitologica e teriologica dell'Umbria, costituendo un ottimo strumento di riferimento per la comprensione della biodiversit&#224; regionale.<br />La raccolta ornitologica assume, in particolare, ancora pi&#249; valore grazie al fatto che al suo nucleo originale furono aggiunti, dal 1980 al 1985, preparati di provenienza estera (da svariate regioni dell'Europa orientale e settentrionale) ed esemplari tipici di ambienti marini e alpini italiani. <br />La collezione ornitologica annovera 269 reperti appartenenti a oltre 170 specie e pi&#249; di una quindicina di nidi, mentre quella teriologica &#232; costituita da 30 esemplari interi e 5 trofei.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_94</link><guid>94</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Pietralunga Perugia Umbria]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo ostetrico-ginecologico - Padova]]></title><description><![CDATA[           Tra le più importanti e antiche collezioni ostetriche, la raccolta di Padova conserva 62 modelli anatomici femminili in cera policroma e 22 in terracotta oltre a una serie di ferri chirurgici. Voluta dal professor Luigi Calza (1737-1784) la raccolta era finalizzata alla didattica nel gabinetto da lui fondato nel 1769, poco tempo dopo la nascita a Bologna del primo insegnamento ufficiale di ostetricia tenuto da Giovanni Antonio Galli.<br />La sezione relativa alla gravidanza è ben rappresentata dalle cere che mostrano l'utero nelle diverse epoche gestazionali e terracotte femminili che dimostrano le posizioni che può assumere il feto. I modelli sono opera di artisti ceroplasti come Giovanni Manfredini (1742-1829)  - sue anche le cere al Museo di arte sanitaria di Roma - e Pietro Sandri, entrambi provenienti dalla scuola bolognese. <br />L'originaria raccolta di ferri chirurgici fu arricchita da Rodolfo Lamprecht (1781-1860) con strumenti dell'ostetricia sette-ottocentesca come un gran numero di forcipi, di decollatori ed embriotomi. Egli donò anche una ricca biblioteca con belle edizioni inerenti alla materia edite dal 1500 al 1830.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_187</link><guid>187</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Padova Padova Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo paleomarino - Museo di biologia marina e paleontologia - Reggio Calabria]]></title><description><![CDATA[Nato come associazione culturale-scientifica, il Museo di biologia marina e paleontologia di Reggio Calabria espone la collezione raccolta in oltre 30 anni di attivit&#224; da Angelo Bazzana, biologo, medico e paleontologo, e illustra la vita del mare del passato (sezione paleontologica) e di oggi (sezione di biologia marina).<br />Nella sezione di paleontologia trovano posto fossili in prevalenza di ambiente marino, tra cui trilobiti, coralli, brachiopodi, molluschi conchiferi, ricci, pesci.<br />Nella sezione di biologia marina si possono ammirare numerose conchiglie del Mediterraneo, delle pi&#249; svariate dimensioni, alcuni pesci abissali dell'area dello stretto di Messina, oltre a numerosi invertebrati, come ricci, coralli, stelle marine.<br />A illustrare il percorso numerose stampe a colori&#160; e diapositive che testimoniano il fascino della costa calabra dello stretto di Messina, che &#232; stata definita &quot;paradiso di biologia marina&quot;.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_79</link><guid>79</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Reggio Calabria Reggio Calabria Calabria]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo paleontologico - Parma]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo paleontologico ha avuto origine dal Gabinetto di storia naturale. Tra il 1840 e il 1847 si svilupp&#242; una sezione paleontologica con l'acquisto di pesci eocenici di Bolca, di una collezione Cortesi - con uno scheletro di rinoceronte, andato poi distrutto nel viaggio di ritorno dall'esposizione di Londra del 1862 - e una collezione di molluschi fossili di circa 3000 pezzi. </p><p>Dalla nascita del corso di laurea in scienze geologiche il museo pass&#242; da una tendenza prevalentemente paleontologica naturalistica a un indirizzo paleontologico stratigrafico. Il museo offre oggi un servizio didattico per la divulgazione scientifica e per l'approccio tassonomico alle antiche collezioni; le raccolte recenti hanno invece grande valore nello studio dell'evoluzione climatica e geologica del bacino del Mediterraneo. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_26</link><guid>26</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Parma Parma Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo paleontologico "Giulio Maini" - Ovada]]></title><description><![CDATA[<p>Nella cornice della chiesa di Sant'Antonio, di origine trecentesca, si trova il Museo paleontologico dedicato a Giulio Maini, appassionato naturalista ovadese.<br />L'esposizione abbina nel progetto una valenza scientifica e una forte impronta didattica, costituendo un interessante punto di riferimento sia per gli studenti sia per appassionati e ricercatori di paleontologia. Prende avvio dall'illustrazione delle principali tematiche connesse allo studio dei fossili, per poi scendere nel dettaglio delle diverse ere geologiche, di cui vengono sintetizzati i caratteri generali, soprattutto in riferimento alla storia evolutiva dei diversi organismi viventi e del loro paleoambiente naturale.<br /></p><p>Da segnalare, nell'esposizione, sono i molteplici esemplari di crostacei, alcuni granchi, tra cui la nuova specie Calappilia mainii (scoperta, come indica il nome,&#160; dallo stesso Maini), oltre a molluschi, coralli e particolari fossili di vegetali di clima caldo ormai estinti. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_318</link><guid>318</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Ovada Alessandria Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo paleontologico "Michele Gortani" - Portogruaro]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo, aperto al pubblico nel 1976, risiede al piano nobile della Villa Comunale di Portogruaro e si deve alla volont&#224; dell'Associazione paleontologica Gortani, formata da un gruppo di appassionati che realizza ancora oggi escursioni alla ricerca di fossili.<br />Scopo delle collezioni &#232; illustrare ai visitatori l'evoluzione degli organismi viventi che hanno preceduto la comparsa dell'uomo sulla terra e spiegare cosa sono e come si sono formati i fossili.<br /></p><p>Gli oltre 2000 reperti conservati sono stati rinvenuti per la maggior parte in Friuli e Veneto, in particolare nella Carnia, nel Cadore e a Bolca, in Lessinia. <br />Le vetrine propongono fossili appartenenti a diverse ere geologiche: echinodermi, graptoliti (scomparsi da oltre 300 milioni di anni, rappresentano una traccia del passaggio tra invertebrati e vertebrati) dal Paleozoico; ammoniti (considerati importanti indicatori cronologici), ricci di mare, pesci, gamberi, alghe dal Mesozoico; un Nautilus e una splendida palma fossile di Bolca dal Cenozoico, durante il quale ebbero origine le forme di vita attuale e si formarono le catene alpine. <br /></p><p>Tra i reperti di maggior pregio si segnalano il cranio di un Ursus spelaeus, orso delle caverne del&#160; Pleistocene, proveniente dalle Prealpi veronesi, la piccola testa di un Elephas falc&#242;neri, elefante nano di Sicilia, e oltre cinquanta ittioliti, cio&#232; pesci fossili europei, americani e africani. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_191</link><guid>191</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Portogruaro Venezia Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo paleontologico "Rinaldo Zardini" - Cortina d'Ampezzo]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo paleontologico-etnografico &quot;Rinaldo Zardini&quot; costituisce la pi&#249; importante collezione privata di fossili del periodo Cassiano (230 - 220 milioni di anni fa) in Italia.<br />La raccolta &#232; il risultato dello scrupoloso lavoro di catalogazione di Rinaldo Zardini (1902-1988) che in cinquant'anni di attivit&#224; riun&#236; oltre un milione di esemplari di fossili delle Dolomiti, in particolare dagli strati cassiani della conca ampezzana, divenendo un esperto mondiale del Triassico.<br /></p><p>Inaugurato nel 1975, il museo racconta la straordinaria storia geologica del territorio delle Dolomiti, attraverso i fossili rinvenuti sulle montagne. Le teche espongono gusci di invertebrati marini, spugne, coralli e altri animali.Tra i pezzi di maggiore interesse si trovano alcune gocce di resina fossile, di recente scoperta, che sono tra le pi&#249; antiche ambre conosciute al mondo.Il museo fa parte dei Musei delle Regole d'Ampezzo: &quot;Le Regole d'Ampezzo&quot; sono un'antica associazione dei discendenti delle famiglie originarie di Cortina d'Ampezzo (Regolieri), che da secoli regolamentano il rapporto fra l'uomo e il territorio per favorire il benessere della popolazione nel pieno rispetto dell'ambiente. Il palazzo in cui sono ospitate le collezioni, la &quot;Ciasa de ra Regoles&quot;, &#232; uno degli edifici civili pi&#249; importanti di Cortina.Segnaliamo che alla fine dell'anno il museo si sposter&#224; in una nuova sede, a Pontechiesa. <br /></p><p>Con l'occasione verranno potenziati i servizi; sar&#224; in particolare possibile usufruire di laboratori didattici, punto ristoro e biblioteca.&#160; </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_179</link><guid>179</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Cortina d'Ampezzo Belluno Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo paleontologico "Silvio Lai" - Ceriale]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo paleontologico &quot;Silvio Lai&quot;, a Ceriale in frazione Peagna, conserva i fossili raccolti nell'area della Riserva naturale regionale del Rio Torsero e svolge attivit&#224; di studio, ricerca e divulgazione delle particolarit&#224; naturalistiche, soprattutto paleontologiche, dell'area. All'interno sono custoditi ed esposti, oltre a esemplari della collezione paleontologica dell'Universit&#224; di Genova, numerose raccolte e collezioni private riferite al Pliocene ligure. </p><p>Nel museo &#232; attivo un moderno laboratorio che raduna e classifica i campioni raccolti nei giacimenti del Rio Torsero. In esso si procede all'estrazione e alla preparazione dei macrofossili; a tale scopo sono presenti un mulino colloidale per disgregare la roccia, un setacciatore, che consente di fare analisi granulometriche o di estrarre i microfossili, e un calcimetro per eseguire analisi calcimetriche e dolomimetriche. Completa la dotazione di questo laboratorio un modernissimo microscopio ottico. I visitatori possono cos&#236; vedere da vicino i procedimenti attraverso i quali i fossili vengono estratti e preparati per lo studio.<br /></p><p>Questo museo offre quindi lo spunto per andare a visitare la valle del Rio Torsero a poco pi&#249; di un chilometro dalle spiagge di Ceriale e attraversata dal viadotto dell'Autostrada dei Fiori. La zona ha infatti una fama mondiale tra i paleontologi per l'abbondanza, la variet&#224; e l'eccezionale stato di conservazione dei fossili che risalgono al periodo pliocenico. Questi organismi, soprattutto molluschi, vivevano nell'antico oceano ligure-piemontese in un periodo compreso tra 5,2 e 1,8 milioni di anni fa. I ritrovamenti, concentrati a circa un chilometro dalla spiaggia, testimoniano l'antica presenza di un mare &quot;caraibico&quot;, visto l'analogia dei fossili con altre specie presenti nei mari caldi. Purtroppo i fossili del Rio Torsero, oltre all'interesse degli studiosi, hanno spesso suscitato anche quello di raccoglitori e commercianti senza scrupoli, che hanno preso d'assalto il giacimento per estrarre il maggior numero possibile di reperti. Per proteggere la zona, ormai drasticamente impoverita, da ulteriori saccheggi &#232; stata istituita nel 1985 la Riserva naturale regionale del Rio Torsero. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_130</link><guid>130</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Ceriale Savona Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo paleontologico dell'Accademia Valdarnese del Poggio - Montevarchi]]></title><description><![CDATA[<p>I resti di un Elephas meridionalis che campeggiano all'entrata del museo e una lapide dedicata al paleontologo George Cuvier che si incontra non appena salite le scale d'ingresso ben introducono in questa piccola realt&#224; museale, ricca di storia, fascino e cultura. Le radici del museo affondano nei primi anni dell'Ottocento, quando nacque l'Accademia Valdarnese del Poggio, un'istituzione culturale intitolata a Poggio Bracciolini che dette vita al primo nucleo di reperti fossili, e in cui gravitarono per tutto il XIX secolo autorevoli personaggi come Cuvier, che visit&#242; e studi&#242; le raccolte neoformatesi in occasione delle sue ricerche nei giacimenti valdarnesi.<br /></p><p>Dai ricchi siti fossiliferi di mammiferi villafranchiani del Valdarno Superiore, conosciuti fin dai tempi dei Medici, sono venuti alla luce innumerevoli e preziosi reperti paleontologici che, confluiti massivamente in questa sede, costituiscono oggi una delle pi&#249; antiche e importanti collezioni del genere in Italia.<br />Visitando l'esposizione si ha cos&#236; modo di apprezzare un patrimonio di oltre 1600 pezzi fra reperti fossili vegetali, come le filliti del bacino di Castelnuovo dei Sabbioni, rinvenute all'interno della miniera di lignite di Santa Barbara, ma soprattutto numerose serie di resti animali: molluschi di acqua dolce, vertebre di pesci e ossa di rettili dei bacini lacustri pliocenici che si erano formati nell'area, ma anche rinoceronti, ippopotami, elefanti, bisonti, orsi, iene e altri animali pliocenici e pleistocenici che documentano la ricchezza della fauna preistorica valdarnese e testimoniano la presenza del clima quasi tropicale che si era instaurato nel passato. Alcuni significativi esempi sono: i resti di Elephas primigenius, meglio conosciuto come mammut, i crani di Istrix etrusca, lo scheletro di Elephas meridionalis recuperato a Terranova Bracciolini nel 1897, il cranio di Felsinotherium forestii, un mammifero marino simile al dugongo, facente parte di un nucleo di reperti donati dal professor Giovanni Capellini all'inizio del XX secolo e provenienti dal Museo di geologia e paleontologia dell'Universit&#224; di Bologna. </p><p>Nel museo sono organizzate lezioni per le scolaresche, nonch&#233; giornate di studio e mostre didattiche sugli aspetti storici, geografici, scientifici e artistici del territorio valdarnese. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_241</link><guid>241</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Montevarchi Arezzo Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo paleontologico e preistorico di Sant'Anna d'Alfaedo - Sant'Anna d'Alfaedo]]></title><description><![CDATA[<p>Il piccolo museo di Sant'Anna d'Alfaedo, di propriet&#224; comunale, &#232; suddiviso nella sezione di preistoria, recentemente riallestita con reperti locali e dell'alta valle di Fumane che illustrano la forte presenza preistorica nella zona a partire da 50.000 anni fa, e nella sezione di paleontologia, nella quale si apre un percorso espositivo in cui &#232; efficacemente ricostruito l'ambiente di vita degli organismi del passato, con particolare riferimento al Cretaceo superiore. In esso &#232; confluito, infatti, il materiale rinvenuto durante gli ultimi decenni nelle numerose cave che si aprono sul vicino Monte Loffa. </p><p>Tra gli strati della &quot;Pietra di Prun&quot;, conosciuta come &quot;Pietra della Lessinia&quot; o &quot;lastame&quot;, si &#232; conservata una ricca fauna di vertebrati marini (pesci, cheloni, rettili marini, ammoniti ed echinidi), molti dei quali rinvenuti e oggi in esposizione. Tra i reperti figurano tre pezzi di eccezionale pregio: il fossile di uno squalo di oltre 5 metri appartenente alla specie Cretoxyrhina mantelli ed estratto in ottimo stato di conservazione nel 1975, la tartaruga Protosphargis veronensis lunga pi&#249; di 2 metri e infine un altro squalo, il Ptychodus latissimus, anch'esso uno splendido esemplare in cui sono visibili tutti i corpi vertebrali, i denti e addirittura alcuni lembi di cartilagine mineralizzata della regione craniale.<br /></p><p>Il museo offre inoltre particolari proposte didattiche, come ad esempio i laboratori didattici sulla scheggiatura della selce, sulla riproduzione di fossili e sul colore. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_201</link><guid>201</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Sant'Anna d'Alfaedo Verona Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo per la storia dell'Università di Pavia - Pavia]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo, inaugurato ufficialmente nel 1936, si divide in due sezioni principali dedicate alla fisica e alla medicina, ma conserva anche manoscritti e documenti di carattere giuridico e letterario.<br /></p><p>Il nucleo principale della sezione di medicina &#232; costituito da materiale anatomico, preparati, in parte a secco e in parte conservati in alcol o in soluzione di formaldeide, realizzati allo scopo di illustrare interventi chirurgici oppure di dimostrare distretti anatomici di peculiare interesse. Si articola in tre sale, intitolate a tre grandi maestri della medicina: l'anatomico Antonio Scarpa (1752-1832), il patologo chirurgo Luigi Porta (1800-1875), l'istologo e patologo Camillo Golgi (1843-1926). Nella sala pi&#249; antica si raccolgono alcuni tra i pi&#249; importanti preparati dell'antica collezione di anatomia dell'Universit&#224; che, iniziata da Giacomo Rezia (1745-1825), divenne celebre con Antonio Scarpa e fu notevolmente accresciuta da Bartolomeo Panizza (1785-1867) e da Giovanni Zoja (1832-1899). Si possono ammirare e studiare preparati anatomici eseguiti personalmente da Antonio Scarpa, alcuni dei quali hanno il significato di vere e proprie scoperte come quelli relativi alla struttura dell'orecchio interno, ai nervi del cuore, alle ernie inguinali, al nervo olfattivo e al nervo nasopalatino. Alla direzione di Scarpa risalgono anche le due statue di cera, realizzate dall'artista fiorentino Clemente Susini (1754-1814), tra i maggiori ceroplasti di tutti i tempi. <br /></p><p>Nella sala Porta gran parte dei preparati anatomici riguarda il sistema circolatorio. Essi furono eseguiti e studiati da Luigi Porta per l'opera Delle alterazioni patologiche delle arterie per la legatura e la torsione, riguardante la formazione dei circoli collaterali.<br />La sala Golgi accoglie gran parte del materiale riguardante Camillo Golgi (1844-1926): preparati microscopici, documenti, strumenti e l'attestato del premio Nobel, che gli fu assegnato nel 1906 insieme a Santiago Ramon y Cajal (1852-1934). Tra i preparati, alcuni sono caratteristici per la montatura originale ideata per il suo metodo di studio del tessuto nervoso, chiamato &quot;della reazione nera&quot; o &quot;cromoargentica&quot;. Altri documenti e oggetti sono rilevanti: tra questi i preparati microscopici del fisiologo Eusebio Oehl (1827-1903), che svilupp&#242; a Pavia l'istologia, e alcune lettere autografe di Albert Einstein (1879-1955), che ne documentano il legame con la citt&#224; di Pavia dove visse per alcuni anni con la famiglia.<br /></p><p>Anche questo museo, come altri di medicina, conserva una strana &quot;rarit&#224;&quot; che potrete chiedere al custode di mostrarvi: la testa dell'anatomico Antonio Scarpa conservata in alcol. Nella sezione di fisica si visita il Gabinetto di Alessandro Volta, recentemente restaurato. Il fisico, gi&#224; famoso per l'invenzione dell'elettroforo e la scoperta del metano, fu chiamato a Pavia alla cattedra di fisica sperimentale nel 1778.<br /></p><p>Tra gli strumenti riconducibili a Volta vi sono le invenzioni come l'elettroforo, la pistola elettrico-flogopneumatica o le pile, esposte sopra quello che fu il suo tavolo di laboratorio. Accanto al tavolo, fanno bella mostra di s&#233; anche lo scrittoio e la sedia da lui usati. Nella sala dell'Ottocento &#232; esposto il gruppo residuo di circa 650 strumenti, prevalentemente ottocenteschi. Il settore maggiormente rappresentato &#232; l'elettromagnetismo. Si segnala in tal senso la presenza di elettrocalamite, apparecchi termoelettrici e motori elettrici. Altri due pezzi ideati da Belli, la &quot;macchina ad attuazione&quot; e il &quot;duplicatore&quot;, sono visibili in una delle vetrine centrali. Oltre all'elettricit&#224;, compaiono meccanica, pesi e misure, geodesia, ottica, pneumatica e termologia. Tra gli strumenti meccanici, si segnala una macchina di Atwood e dispositivi per lo studio delle forze apparenti. La geodesia &#232; presente con bussole, livelle, teodoliti e strumenti di disegno. L'ottica comprende specchi, lenti, prismi, cannocchiali, microscopi, fotometri e spettroscopi. La pneumatica include pompe, barometri, manometri, gasometri e contatori del gas. La termologia compare infine con calorimetri, igrometri e varie forme della macchina a vapore, vero e proprio &quot;motore&quot; della rivoluzione industriale. </p><p /><p /><p>Il Museo &#232; il <a id="anastasis_link_1883481101" title="Museo del mese di febbraio 2009" href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Articolo/_a_ID/_v_83">Museo del mese di febbraio 2009</a>&#160;</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_299</link><guid>299</guid><pubDate>20/01/2009</pubDate><author><![CDATA[Pavia Pavia Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo Piaggio "Giovanni Alberto Agnelli" e Archivio Storico "Antonella Bechi Piaggio" - Pontedera]]></title><description><![CDATA[<p>Nel 1994, all'interno di un progetto che prevedeva la ricostruzione della storia di Piaggio, nasceva la Fondazione Piaggio, un ente culturale onlus a partecipazione mista pubblica e privata (Piaggio &amp; C. S.p.A., Comune di Pontedera, Provincia di Pisa), fermamente voluta dal giovane Presidente Giovanni Alberto Agnelli e dai responsabili del Comune di Pontedera e della Provincia di Pisa. Dal 2003, Roberto Colaninno condivide i contenuti del progetto, rilanciandone le funzioni nel pi&#249; ampio contesto della responsabilit&#224; sociale d'impresa. Nel progetto culturale promosso dalla Fondazione occupano un ruolo fondamentale il Museo Piaggio, inaugurato nel 2000 all'interno del complesso industriale&#160;Piaggio<em> </em>di Pontedera, e l'Archivio Storico Piaggio, che svolge un ruolo di primaria importanza per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio aziendale. Nel 2003 il Museo Piaggio &quot;Giovanni Alberto Agnelli&quot; e l'Archivio Storico &quot;Antonella Bechi Piaggio&quot; sono stati riconosciuti come Miglior Museo e Archivio d'Impresa in Italia nell'edizione Premio Impresa e Cultura. </p><p><br />Il Museo ricostruisce attraverso le sue collezioni la storia della societ&#224; italiana e della mobilit&#224; leggera&#160;dalla fine dell'800 ad oggi negli spazi che da produttivi sono stati trasformati in espositivi, mantenendo l'originale struttura dei capannoni. L'Archivio Storico &#232; formato da 13 fondi ed oltre 4000 filze che conservano la documentazione prodotta dall'azienda e consentono di ricostruire la storia della motorizzazione, del design, della comunicazione, della fotografia e del tessuto socio-economico dell'Italia. </p><p><br />La Fondazione Piaggio promuove mostre ed esposizioni, ricerche e pubblicazioni, attivit&#224; di formazione, convegni e seminari, spettacoli teatrali ed eventi. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_398</link><guid>398</guid><pubDate>17/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Pontedera Pisa Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo preistorico - Pofi]]></title><description><![CDATA[<p>Nel Centro polivalente di via San Giorgio, affiancato da una ricca biblioteca fornita di 13.000 volumi e di un interessante archivio storico che conserva antichi documenti settecenteschi, si trova il Museo preistorico, centro di raccolta e di esposizione dei reperti paleontologici rinvenuti in seguito alle decennali ricerche compiute in alcuni importanti siti fossiliferi che si trovano nella zona circostante (primo fra tutti il giacimento Ceprano-Campogrande).<br /></p><p>Fondato nel 1959, ma aperto al pubblico solo recentemente, si sviluppa su una superficie di circa 350 mq allestita con varie sezioni in cui campeggiano ricostruzioni stratigrafiche, plastici del territorio e soprattutto molti reperti: manufatti litici, calchi e campioni di fossili. Tra questi ultimi, spiccano i resti dell'&quot;uomo di Ceprano&quot;, ominide risalente a 800/900.000 anni fa, una delle pi&#249; antiche testimonianze umane in Europa. </p><p>Particolarmente interessante &#232; anche il materiale proveniente dal giacimento di Cava Pompi, i cui reperti pi&#249; significativi sono i resti di tibia e di ulna umani &quot;vecchi&quot; di 400.000 anni e i resti di Elephas antiquus, gigantesco pachiderma che viveva nelle foreste quaternarie italiane. Tra i servizi didattici offerti figurano visite guidate specifiche, corsi preparatori per scolaresche, quaderni didattici di supporto e infine l'originale possibilit&#224; di conoscere il lavoro dell'archeologo attraverso uno scavo simulato in un'area appositamente predisposta. Molti degli espositori del museo hanno inoltre dei contenitori con calchi in gesso da manipolare, utili per i non vedenti e i bambini. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_260</link><guid>260</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pofi Frosinone Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo provinciale di storia naturale - Foggia]]></title><description><![CDATA[Il museo raccoglie collezioni faunistiche, ornitologiche ed entomologiche di provenienza principalmente locale, tra cui spiccano, di particolare interesse, alcuni lupi e un esemplare di grifone, avvoltoio oggi estinto come nidificante nell'Italia peninsulare. Nella sezione degli animali acquatici si segnala la presenza di uno squalo elefante di 8 metri, trovato spiaggiato sulla costa pugliese. Diviso su tre piani e distribuito in dodici sale il museo propone gli ambienti di Capitanata con quadri naturali della montagna, della pianura e del mare. L'esposizione continua con una ricca raccolta malacologica che spazia da esemplari europei a reperti di tutti gli altri continenti. Estremamente suggestivi sono poi gli allestimenti di due calchi di rettili primitivi, un dinosauro erbivoro e un maestoso pterosauro carnivoro dall'apertura alare di ben 4 metri. Un nuovo progetto prevede lo spostamento del museo presso i capannoni dell'Istituto tecnico "Saverio Altamura", dove potrà godere di spazi più ampi, di nuove sezioni ricche di exhibit e di una parte dedicata alle collezioni del fondo dell'istituto tecnico formato da strumentazioni in particolare relative alla tecnica elettrica.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_170</link><guid>170</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Foggia Foggia Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo regionale di scienze naturali - Saint-pierre]]></title><description><![CDATA[Il castello medievale di Saint-Pierre, edificato nel XII secolo, è uno dei più famosi della Valle per la sua posizione dominante su uno sperone roccioso e per l'aspetto da fiaba che gli conferiscono le quattro torrette circolari, aggiunte nell'Ottocento e che sporgono dal corpo principale. Nelle sue sale ha sede il museo valdostano di scienze naturali, che percorre tutta la storia naturale della regione grazie alla sua collezione composita di minerali, rocce, licheni, animali vertebrati, invertebrati e di erbari. <br />Nelle scuderie seminterrate l'esposizione si apre con la sezione dedicata agli animali estinti della regione come l'orso, il gallo cedrone e il gatto selvatico e a quelli di recente ricomparsi come il lupo, la lince o il gipeto. Proprio di questo rapace il museo conserva un bell'esemplare, dall'imponente apertura alare, che è l'ultimo a essere stato ucciso sulle Alpi nel 1913. Si prosegue con la mineralogia e la sala dedicata all'aspetto glaciologico. <br />Nella sezione dedicata alla fauna quattro diorami ricostruiscono gli habitat caratteristici del territorio: il bosco di pino silvestre, le rive della Dora Baltea, una zona xerotermica e una prateria alpina. Tra le collezioni storiche di pregio il museo conserva la collezione lichenologica dell'Abbé Henry, alpinista e attento naturalista che raccolse la sua collezione tra il 1910 e il 1920 e di cui rimangono 170 campioni incollati su cartoncino. Di importanza a livello mondiale è infine la collezione osteologica di stambecchi del Parco del Gran Paradiso, di cui è esposta una parte.<br />Visitando il museo si ha l'occasione anche di apprezzare le sale della fortezza e in particolare la sala del Trono con i suoi arredi originali e il grande camino in pietra.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_40</link><guid>40</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Saint-pierre Aosta Valle d'Aosta]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo regionale di scienze naturali - Torino]]></title><description><![CDATA[Situato in pieno centro citt&#224;, si trova nell'ex sede dell'Ospedale San Giovanni Battista, edificato alla fine del XVII secolo a opera di Amedeo di Castellamonte e completato da illustri architetti, quali Gian Francesco Baroncelli, Giovanni Antonio Sevalle e Filippo Castelli.<br />&#200; stato istituito dalla Regione Piemonte nel 1978 e nel 1980 ha ricevuto in uso le collezioni naturalistiche dei musei universitari, facendosi carico del loro riordino, della sistemazione e catalogazione a fini conservativi ed espositivi. Il museo si articola nelle cinque sezioni di botanica, mineralogia-geologia-petrografia, paleontologia, zoologia ed entomologia, ed &#232; dotato di una biblioteca specialistica che possiede 13.000 volumi e 1300 periodici, nella quale si conserva il fondo del marchese Massimiliano Spinola, con 6000 volumi di gran pregio, stampati tra il 1500 e il 1850. Gli spazi espositivi ammontano a circa 1000 metri quadrati e sono dedicati in massima parte alla zoologia.<br />La sezione botanica, attivata solo nel 1983, comprende collezioni essiccate che ammontano oggi a circa 50.000 campioni di fanerogame, felci, muschi, licheni; tra di essi vi sono anche gli erbari di Giacinto Abb&#224;, Giovanni Francesco Re e Benedetto Lanza. Le collezioni botaniche comprendono inoltre una raccolta di semi e di frutti essiccati. Nel 1990 la sezione &#232; stata arricchita con le collezioni di piante vive coltivate nel Giardino botanico Rea (San Bernardino di Trana, Val Sangone), acquistato dalla Regione Piemonte per le attivit&#224; scientifiche e culturali del museo.<br />La sezione di mineralogia, petrografia e geologia comprende le ricche collezioni universitarie, frutto di tre secoli di tradizione mineralogica torinese, radunate da illustri scienziati quali Etienne Borson, Angelo Sismonda, Giorgio Spezia ed Emilio Repossi, ed &#232; tuttora in continuo arricchimento grazie ad acquisti mirati a integrare le raccolte esistenti e ad acquisire campioni di particolare interesse scientifico ed ostensivo. Una selezione del materiale presente pu&#242; essere ammirata nella mostra permanente &quot;Gioielli nella roccia&quot;, allestita nei locali del museo. Nella sezione di paleontologia la collezione regionale, creatasi nel tempo con l'acquisto di reperti dal notevole valore ostensivo, affianca la vastissima collezione universitaria risultato della tradizione settecentesca dei musei dell'Accademia delle scienze e dell'Universit&#224;, continuata nel XIX e nel XX secolo.<br />Tra gli esemplari notevoli figurano i crani del bisonte Bison priscus, rinvenuti nei depositi del Po nei pressi di Pavia nel 1776, e il rinoceronte di Dusino, il pi&#249; completo scheletro rinvenuto in Europa di questa specie, vissuta tre milioni di anni fa nel Pliocene. Molto ricche sono le collezioni zoologiche provenienti dagli storici musei e dagli Istituti di zoologia sistematica e di anatomia comparata dell'Universit&#224; di Torino, e quelle acquisite ex-novo dal museo regionale. Vi sono compresi numerosi tipi (ossia esemplari serviti per descrivere specie nuove per la scienza), vari animali appartenenti a specie rare o estinte come il quagga (Equus quagga), una specie di zebra di cui esistono al mondo solo 23 esemplari conservati, l'alca impenne (Pinguinus impennis), la colomba migratrice (Ectopistes migratorius) e l'em&#249; nero (Dromaeus ater). Numerosi anche gli esemplari di interesse storico, tra i quali, primo tra tutti, Fritz, l'elefante indiano imbalsamato, vissuto a Stupinigi dal 1827 al 1852.<br />La sezione di entomologia comprende collezioni storiche di straordinaria importanza, tra le quali quella del marchese Spinola, risalente alla prima met&#224; dell'Ottocento, composta di oltre 21.000 esemplari, quella del marchese di Breme e alcune farfalle esotiche raccolte dal poeta Guido Gozzano, appassionato di entomologia. Abbondanti materiali sono inoltre stati radunati dal museo regionale, sia attraverso l'acquisto di numerose collezioni private, sia mediante missioni di raccolta in varie parti del mondo. Numerosi, infine, i servizi portati avanti dal centro didattico del museo, comprendenti la creazione di percorsi naturalistici, la realizzazione di laboratori didattici, la programmazione di visite guidate e di corsi di formazione per gli insegnanti, nonch&#233; la produzione di sussidi didattici.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_332</link><guid>332</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Torino Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo regionale di storia naturale e mostra del carretto - Terrasini]]></title><description><![CDATA[II Museo regionale di Terrasini nasce nel 2001, grazie a una convenzione tra il Comune di Terrasini e la Regione, che ha condotto all'allestimento nella sontuosa cornice dell'ottocentesco Palazzo d'Aumale. L'edificio, dal quale si pu&#242; godere una stupenda vista sul lungomare, appartenne per lungo tempo a Henry d'Orleans duca d'Aumale, figlio di Luigi Filippo re di Francia e di Maria Amelia di Borbone, ed ebbe la funzione di magazzino per la conservazione del vino. Il museo &#232; composto da un sezione etnoantropologica, da una sezione archeologica e dalla sezione naturalistica.<br />Quest'ultima comprende le collezioni paleontologica, teriologica, malacologica, entomologica e ornitologica. La collezione entomologica &#232; quella&#160; numericamente<br />pi&#249; cospicua: circa 1500 cassette che raccolgono numerosi insetti esotici e buona parte delle specie dell'entomofauna della Sicilia.<br />La raccolta ornitologica, che include tra l'altro le collezioni di Carlo Orlando e Antonino Trischitta, vanta circa 10.000 esemplari di specie non solo europee, ma anche esotiche, e comprende numerosi nidi e uova. Il criterio espositivo cerca di mettere in evidenza iti chiave evoluzionistica somiglianze e differenze fra le varie classi zoologiche, illustrando varie forme di adattamento all'ambiente. Di particolare interesse, &#232; la ricostruzione dell'habitat di Capo Rama, il promontorio che chiude a est il golfo di Castellammare. Si segnalano infine, le conchiglie della collezione malacologica, provenienti dagli oceani Pacifico. Indiano e Africano e da tutti i mari del mondo. Le altre sezioni del museo regionale, la storico-etnografica e la archeologica meritano comunque ur.i visita: la prima vanta una particolarissima collezin-ne sul carretto siciliano, illustrandone le varie tipologie, nonch&#233; la ricchezza decorativa; la seconda conserva soprattutto reperti marini, recuperati da navi romane.<br />Si segnala anche il sito internet del museo. dove si possono apprezzare delle meravigliose fotografie della collezione ornitologica.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_74</link><guid>74</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Terrasini Palermo Sicilia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo Rossimoda della calzatura - Stra]]></title><description><![CDATA[  Il Museo Rossimoda della Calzatura &#232; stato creato nel 1995 per volere dell'imprenditore Luigino Rossi con l'obiettivo di promuovere la collezione di scarpe della sua azienda e di diffondere la tradizione calazaturiera del Brenta e la sua passione per l'arte. Come sede museale Luigino Rossi ha scelto Villa Foscarini Rossi, una dimora storica seicentesca, un luogo di grande fascino in cui affreschi, decori, opere d'arte contemporanea dialogano con le calzature femminili di lusso che da sempre hanno caratterizzato la ricerca e l'eleganza dell'azienda. I modelli proposti funzionano come vetrina della qualit&#224; raggiunta dai calzaturieri veneti e documentano la storia dell'evoluzione del costume e della moda nella seconda met&#224; del '900. <br /><br />Il Museo ricostruisce il percorso imprenditoriale della famiglia Rossi, i legami e le collaborazioni con i pi&#249; importanti stilisti internazionali del settore e la collezione tematica di opere d'arte creata dall'imprenditore ed espressamente dedicata alla calzatura. Oltre 1500 modelli ospitati nelle sale della Villa scandiscono l'evoluzione del gusto nei sessant'anni di attivit&#224; della Rossimoda e raccontano la creativit&#224;, oltre che della stessa azienda, di altri stilisti come Christian Dior, Yves Saint Laurent, Givenchy, Genny, Fendi, Vera Wang, Calvin Klein, Christian Lacroix e molti altri. Completa la raccolta una preziosa collezione di scarpe del Sette - Ottocento. <br />Il Museo organizza visite guidate e percorsi didattici collaborando con numerose istituzioni del territorio in vista di progetti di valorizzazione museale e con partner nazionali e internazionali per far conoscere la storia della Rossimoda, curando, inoltre,  pubblicazioni, mostre tematiche e convegni. <br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_400</link><guid>400</guid><pubDate>19/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Stra Venezia Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo Salvatore Ferragamo - Firenze]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo, inaugurato nel 1995, nasce con l'obiettivo di valorizzare e rendere nota la storia del fondatore, del marchio e delle sue calzature. Ospitato nella sede storica dell'azienda, il medievale Palazzo Spini Feroni, &#232; stato ampliato nel 2006 per mostrare, oltre alla storia di Salvatore Ferragamo, le relazioni che da sempre sussistono tra l'azienda, l'arte, il design e il costume e per potere meglio dialogare con le altre istituzioni museali. </p><p><br />Il Museo racconta la storia di un secolo attraverso 10,000 calzature, tra cui quelle indossate da Marilyn Monroe, Greta Garbo, Audrey Hepburn nei principali film del periodo, che, insieme a disegni, fotografie e brevetti, ricostruiscono la vicenda creativa di Salvatore Ferragamo. Ogni due anni viene proposta una nuova rotazione dei modelli della collezione per approfondire i diversi aspetti della creativit&#224; del fondatore. </p><p><br />Il Museo cura pubblicazioni, mostre, workshop e borse di studio per promuovere la storia dell'azienda, ma anche la creativit&#224; contemporanea (dall'arte, al design, alla moda), collaborando con numerose istituzioni culturali. Il materiale conservato nell'archivio &#232; oggetto di studio e di ricerca, e funziona come stimolo per l'ideazione di nuove creazioni. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_383</link><guid>383</guid><pubDate>02/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Firenze  Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo sardo di antropologia ed etnografia - Monserrato]]></title><description><![CDATA[Il Museo sardo di antropologia ed etnografia nasce nel 1953 a opera del professor Carlo Maxia (1907-1996), fondatore dell'Istituto di antropologia, e attualmente ha sede presso la Cittadella Universitaria. Dal 1993 fa parte del CIMAS (Centro Interdipartimentale dei Musei e dell'Archivio Storico) che riunisce i musei dell'ateneo di Cagliari. Il museo nasce con il duplice scopo di raccogliere materiale antropologico che illustri le caratteristiche fisiche dei sardi dalla protostoria ai tempi attuali e di conservare un patrimonio culturale oggi sempre pi&#249; raro. Nell'esposizione, che si articola in cinque sale, sono degne di nota le seguenti collezioni: reperti scheletrici <br />umani datati a partire dal Neolitico sino al periodo moderno; reperti scheletrici patologici tra cui un cranio trapanato di epoca protostorica; una collezione di costumi sardi; una collezione di ex-voto recentemente restaurata; due mummie e dei calchi di ominidi fossili, che illustrano l'evoluzione dell'Homo sapiens. &#200; presente inoltre una ricca documentazione fotografica e numerosi filmati che documentano i viaggi e gli studi intorno al mondo del suo fondatore.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_54</link><guid>54</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Monserrato Cagliari Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo speleologico "Franco Anelli" - Castellana Grotte]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo &#232; stato inaugurato nel 2000 ed &#232; annesso allo spettacolare complesso delle Grotte di Castellana, un maestoso insieme di cavit&#224; carsiche che fu reso fruibile al pubblico nel 1938 grazie al professor Franco Anelli, speleologo lodigiano, a cui &#232; giustamente intitolata la recente sede espositiva. </p><p>Attraverso fotografie, reperti e ricostruzioni plastiche sono efficacemente comunicate conoscenze relative alla geologia, alla speleologia e al carsismo superficiale e profondo nonch&#233; alla straordinaria ricchezza faunistica del sottosuolo. L'edificio stesso del museo costituisce un'importante sezione dell'esposizione: sulla pietra calcarea che lo costituisce sono infatti visibili esempi di erosione della roccia e fossili del Cretaceo. </p><p>Per i visitatori delle grotte l'ingresso al museo &#232; gratuito. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_166</link><guid>166</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Castellana Grotte Bari Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo storico dell'osservatorio astronomico di Capodimonte - Napoli]]></title><description><![CDATA[           L'Osservatorio astronomico, fondato sulla collina di Capodimonte nel 1812 per volere del re di Napoli Gioacchino Murat nella villa cinquecentesca appartenuta al marchese di Miradois, domina ancora oggi l'intera città partenopea dall'alto dei suoi 150 m di quota. Per tutto il XIX secolo e per la seconda metà di quello successivo esso rappresentò un'importante sede per lo svolgimento delle ricerche di astronomia e di astrofisica e fu, allo scopo, dotato delle più sofisticate e innovative strumentazioni per l'osservazione del cielo e la misura di precisione.<br />Razionalmente allestito al suo interno, il Museo storico dell'osservatorio astronomico espone dal 1992 la ricca strumentazione astronomica che vi fu in uso, indiscusso documento di quasi due secoli di storia dell'astronomia napoletana e di tutto il Mezzogiorno in generale. Il museo è organizzato in vari nuclei: in quello centrale è custodita la maggior parte della collezione di strumenti storici, tra cui i due oggetti più antichi e preziosi dell'intera collezione, il globo celeste di Roll-Reinhold e l'orologio di Chlasner, entrambi cinquecenteschi, appartenuti alla famiglia Farnese, ma giunti a Napoli come eredità personale di Carlo di Borbone dopo il 1734. Vi sono poi due padiglioni esterni: il primo, il Padiglione di Repsold, è edificato nel parco ed è caratterizzato da una cupola centrale in acciaio sotto le cui volte apribili funzionava il grande cerchio meridiano di Repsold, uno strumento ancora oggi ammirabile, che serviva a determinare la posizione di una stella, misurando l'istante preciso del suo passaggio rispetto al meridiano del luogo d'osservazione. Al suo interno sono osservabili anche altri strumenti ausiliari come cannocchiali, micrometri, livelle, pendoli ecc.<br />La seconda struttura, il Padiglione di Bamberg, è invece una piccola costruzione in legno realizzata nel 1936 per ospitare lo strumento dei passaggi di Bamberg, un macchinario ottocentesco, simile al precedente, che permetteva la misurazione esatta del tempo, registrando il tempo di passaggio in cielo di una stella in un dato punto. In entrambe le strutture è possibile respirare un clima di autentica storicità, grazie alla ricostruzione dell'ambiente in cui svolgeva le sue attività l'astronomo dell'Ottocento. Nella struttura, oltre alla ricerca scientifica, viene regolarmente svolta attività didattica e vengono organizzati congressi, conferenze, corsi tematici per universitari e visite guidate per le scolaresche al piccolo planetario di cui è dotato. Al suo interno è presente inoltre una ricca biblioteca specialistica costituita da circa 40.000 volumi di cui buona parte di assoluto valore storico, come la prima edizione del De Revolutionibus orbium coelestium di Copernico.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_219</link><guid>219</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Napoli Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo storico navale - Venezia]]></title><description><![CDATA[           Accanto all'antico arsenale di Venezia, in un edificio del XV secolo usato per secoli come granaio, si trova il Museo civico di storia navale, evoluzione dell'antica "Casa dei modelli", il luogo dove nel Seicento l'arsenale conservava i modelli delle navi che si sostituivano e i disegni di progettazione.<br />Fondato nel 1919 e di proprietà della marina militare, racconta la storia non solo della marina veneziana e italiana, ma anche di altri paesi stranieri.<br />Nei cinque piani dei granai e nella nuova area del Padiglione delle Navi (circa 2000 mq) il visitatore incontra le imbarcazioni della storia della Serenissima, tra cui la "galeazza", che fu la protagonista della vittoria sui Turchi a Lepanto (1571); lo "scalè reale", imbarcazione a diciotto remi, con cabina e scafo coperti da sculture dorate, realizzata a metà dell'Ottocento e usata per le cerimonie in quegli anni (trasportò a San Marco il re Vittorio Emanuele II nel suo primo ingresso nella Venezia italiana); e la più famosa delle barche di rappresentanza, il Bucintoro, la nave da cerimonia che il doge utilizzava il giorno dell'Ascensione durante lo "sposalizio del mare".  Una sala è interamente <br />dedicata alle gondole: vi si può apprezzare quella appartenuta a Peggy Guggenheim, la famosa miliardaria innamorata di Venezia. <br />Nel "Padiglione delle navi" sono esposte alcune imbarcazioni veneziane e militari di particolare rilievo, tra cui spiccano una motosilurante della Seconda guerra mondiale impiegata nelle operazioni nel canale di Sicilia nel 1942-43 e il motoscafo da corsa degli anni Trenta "Asso" (con motore Isotta Fraschini), campione di velocità nel 1932. Il percorso museale comprende anche la chiesa di San Biagio, che funge da cappella privata della Marina italiana.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_197</link><guid>197</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Venezia Venezia Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo storico nazionale dell'arte sanitaria - Museo di medicina - Roma]]></title><description><![CDATA[<p>All'ombra della cupola di San Pietro si trova il Museo nazionale di arte sanitaria, uno dei pochi musei italiani dedicati alla medicina e con una selezione e un'organizzazione di strumenti dall'antichit&#224; all'XIX secolo. Se pur non organizzato con moderni criteri museografici e ancora legato all'esposizione data alla sua apertura nel 1933, il museo &#232; di sicuro interesse.&#160; Ospitato nel bel palazzo seicentesco dell'Ospedale di Santo Spirito in Sassia, conserva le collezioni dei professori Pietro Capparoni e Giovanni Carbonelli che si aggiunsero all'antica collezione del Museo anatomico fondato da Benedetto XIV, gi&#224; mecenate anche delle collezioni anatomiche bolognesi. Il museo raccoglie strumenti dell'arte chirurgica, dell'ostetricia e della farmaceutica nonch&#232; testimonianze di molte malattie del passato. Si accede dalla sala alessandrina, alle cui pareti si ammirano le tavole anatomiche colorate a mano da Antonio Serantony ed eseguite sotto la guida del famoso anatomista Paolo Mascagni (1755-1815). Attraverso uno scalone monumentale con figure di medici illustri si giunge alla sala Flajani che ospita il fondo dell'antico museo anatomico: si tratta di preparati anatomo-patologici in parte a secco e in parte in liquido riguardanti malformazioni dello scheletro e dei vasi dovute a malattie, ora assai rare, come le lesioni delle ossa prodotte da malattie croniche come la sifilide.Nella scaffalatura di legno di rosa a piena parete &#232; invece contenuta la preziosa collezione di cere ostetriche opera di Giovan Battista Manfredini, fatte realizzare da Francesco Saverio de Zelada, segretario di Stato di Papa Pio VI, in due tempi nel 1779 e nel 1792. &#200; un importante studio, utile all'ostetricia, in 36 pezzi in cui l'utero &#232; rappresentato a grandezza naturale con varie discocie fetali, cio&#232; in quei casi in cui il feto si presenta in posizioni anomale.<br /></p><p>Nella successiva sala Capparoni, molti sono gli oggetti che attirano l'attenzione a partire dalla raccolta di ex voto romani, alla piccola venere anatomica in avorio (XVII sec.) o alle diverse farmacie portatili (XVII-XIX sec.) usate dai medici e dagli speziali in occasione di viaggi e interventi urgenti. Una curiosit&#224; &#232; la siringa di Mauriceau, un tubicino in gomma che si applicava alla siringa in ottone per introdurre acqua benedetta nella cavit&#224; uterina, per battezzare prima del parto i feti che correvano il rischio di non vedere la luce. La disposizione fu voluta dal cardinale Borromeo.<br /></p><p>Di fronte all'ingresso della sala vi sono due piastrelle di ceramica invetriata attribuite a Luca della Robbia con l'assistenza degli infermi. Nella sala Carbonelli invece tra i tanti oggetti e strumenti si segnalano due preparazioni a secco del sistema nervoso centrale e periferico eseguite l'una da Luigi Raimondi nel 1844 e l'altra da Stefano Ftatocchio. Poco lontano una vetrina con tutti gli strumenti utili alle antiche operazioni chirurgiche: trapani per le operazioni sul cranio, seghe per le amputazioni e lancette per i salassi.<br />Le ultime due sale ricostruiscono luoghi legati alla storia della medicina: una farmacia del XVII secolo con un grande banco di legno massiccio con la bilancia per pesare le polveri e i vasi che contenevano i medicamenti in parte provenienti dalle spezierie di Santo Spirito da San Giacomo e da Santa Maria della Consolazione e infine il laboratorio alchemico dall'atmosfera magica con il camino al cui interno &#232; collocato il forno dell'alchimista (athanor) e tanti strumenti caratteristici come i matracci (per raccogliere i liquidi e riscaldarli), le bocce (palle di vetro che per raccogliere i risultati di una distillazione o per essere messe sul fuoco), e i capitelli (per raffreddare i liquidi). A fianco del museo si trova la biblioteca ricca di 10.000 volumi di storia della medicina. Il museo ha una vasta gamma di progetti didattici per le scolaresche sulle scienze e la comunicazione. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_278</link><guid>278</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo Torrini - Firenze]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo Torrini, situato al primo piano di Palazzo Gondi in piazza Duomo a Firenze, sopra il negozio storico, nasce nel 1972 con l'obiettivo di conservare i segni del passato orafo del Casato dei Torrini. Il Museo raccoglie numerosi reperti portanti il famoso Signum dei Torrini che spaziano dal tardo cinquecento sino alle avanguardie artistiche legate ai fermenti dei primi anni '70; la collezione &#232; il frutto di una ricerca svolta in tutto il mondo per recuperare i materiali andati dispersi dopo la totale distruzione degli archivi e delle fabbriche dell'ultimo conflitto mondiale e dopo la drammatica alluvione del 1966. </p><p><br />Il Museo ospita circa 250 pezzi di oreficeria, argenteria, objects d'art, orologi e glittica realizzati dal Casato Orafo Torrini dal XVI secolo fino ai nostri giorni. E' presente una collezione di orologi di fabbricazione europea dal XVII al XX secolo e alcuni esemplari di ornamenti etnici. La struttura &#232; dotata anche di una fornita Biblioteca e di un Archivio. </p><p><br />Il Museo organizza mostre, conferenze, dibattiti, collaborando con numerose istituzioni pubbliche e private per divulgare la storia dell'arte orafa sia a livello nazionale che internazionale. Ospita inoltre anche stage di ricerca per studenti universitari. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_403</link><guid>403</guid><pubDate>20/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Firenze Firenze Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo tridentino di scienze naturali - Trento]]></title><description><![CDATA[<p>II Museo trident&#236;no di scienze naturali &#232; una delle istituzioni museali scientifiche pi&#249; attive a livello italiano. Offre infatti oltre a una bella sede espositiva anche molteplici e articolate attivit&#224; per le scuole e sempre nuove esposizioni temporanee con una spiccata attenzione alla didattica. Attivamente coinvolto nella ricerca scientifica internazionale, &#232; anche il nodo principale di una rete di musei distribuiti in varie localit&#224; del Trentino, spesso in zone di notevole interesse naturalistico e paesaggistico. Ubicato all'interno del pregevole Palazzo Sardagna, trae origine dalle collezioni eclettiche che dal Settecento in poi andarono a raccogliersi attorno al Museo civico di Trento. L'esposizione permanente tratta i grandi temi naturalistici: si parte dall'interrato, quasi a richiamare l'ambiente ipogeo, con le sezioni di mineralogia, petrografia e paleontologia. Al primo piano il mondo degli artropodi e una completa documentazione sulla biodiversit&#224; alpina con uccelli, mammiferi, pesci e terrari con rettili vivi. Al secondo piano, infine, la collezione di preistoria alpina: si tratta, allo stato attuale, della pi&#249; completa esposizione sulla preistoria del Trentino, sia per quanto riguarda la cronologia, sia per ricchezza di reperti. L'allestimento &#232; realizzato con vetrine di legno e cristallo, didascalie particolari e alcuni apparati multimediali che permettono di approfondire e di interpretare il percorso espositivo anche secondo una lettura ecologica. Le sale dedicate alla fauna vertebrata tipica del territorio alpino ospitano esemplari della collezione storica, con reperti provenienti per lo pi&#249; dal Trentino a partire dall'inizio del 1900: interessanti sono le specie accidentali e rare in Trentino, tra le quali il combattente, il beccofrusone, la ghiandaia marina e l'aquila anatraia maggiore.<br />La sezione dedicata agli uccelli, per lo pi&#249; stanziali, propone alcune delle specie tipiche del Trentino: dai galliformi d'alta montagna, come la pernice bianca e il fagiano di monte, agli abitanti dei boschi, come la cinciarella e il picchio nero, fino a quelle che convivono con l'uomo, come la passera europea e la tortora dal collare orientale. Una sala &#232; dedicata interamente ai rapaci, notturni e diurni, e qui un diorama riproduce il nido di un'aquila reale. La sezione dedicata ai mammiferi ripropone le specie tipiche alpine: non solo specie comuni e relativamente semplici da osservare, come capriolo, camoscio e cervo, marmotta e lepre variabile, ma anche rare o ormai assenti dal territorio trentino. Di grande impatto tra i diorami &#232; quello dell'orso bruno, che ospita tre esemplari, due originari della popolazione autoctona trentina, uccisi negli anni Venti in Val di Non, mentre il grande maschio, proveniente dai paesi dell'est, era tenuto in cattivit&#224; presso il santuario di San Romedio. Una carrellata sui principali carnivori porta alla scoperta di lontra e lupo, scomparsi in Trentino nel corso del 1900. I terrari dedicati ai rettili e agli anfibi del Trentino ricreano gli habitat tipici per specie e vi si possono osservare esemplari vivi di serpenti, come coronella austrica e biscia tassellata, vipera comune, marasso e vipera dal corno.<br />Un acquaterrario ripropone un piccolo specchio d'acqua, importantissimo per la sopravvivenza di anfibi, quali rospo comune, rospo smeraldino, salamandra pezzata e rana ridibunda. Una piccola sala &#232; infine dedicata ai pesci: un esempio della fauna ittica che popola laghi alpini, acque correnti, laghi di fondoval-le e stagni del Trentino, mediante efficaci riproduzioni in resina delle diverse specie. Il museo &#232; il centro di una fitta rete di istituzioni: il Museo &quot;G. Caproni&quot;, il Museo delle palafitte di Ledro, il Giardino botanico alpino di Monte Bondone, la Terrazza delle Stelle, l'Arboreto di Arco, il Centro studi Adamello &quot;J. Payer&quot;, il Museo geologico di Predazzo, il Museo del fossile di Brentonico, Villino Ciampi di Riva del Garda e l'Acquario di Trento. Il sito internet del museo &#232; ricco di informazioni su tutte le sedi e su tutta l'attivit&#224; didattica e le esposizioni temporanee. </p><p /><p /><p /><p>Il Museo Tridentino di scienze naturali &#232; il <a id="anastasis_link_1836379161" title="Museo del Mese di Gennaio 2010" href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Articolo/_a_ID/_v_193">Museo del Mese di Gennaio 2010</a>&#160;.</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_108</link><guid>108</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Trento Trento Trentino Alto Adige]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo zoologico - Capannoli]]></title><description><![CDATA[Di recente istituzione, questo piccolo museo nasce dalla collaborazione tra il comune di Capannoli e la ditta Naturaliter che ne cura la progettazione e gli allestimenti. L'istituzione ha sede presso Villa Baciocchi, uno splendido edificio storico comunale, il cui primo impianto risale al IX secolo, circondato da un parco che ospita numerose specie botaniche e alcuni alberi monumentali. Nelle sale espositive si possono ammirare circa 1400 specie animali, tra mammiferi, rettili, anfibi, uccelli e insetti, contestualizzate all'interno di 130 diorami che documentano gli ambienti pi&#249; vari: dalla foresta amazzonica ai ghiacci polari, dalle praterie della Patagonia ai deserti africani.<br />Il museo aderisce al Sistema dei musei naturalistici della Toscana Marittima, in rete con i musei di Calci, Livorno, Lucca e Grosseto.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_226</link><guid>226</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Capannoli Pisa Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo Zoologico degli Invertebrati - Avellino]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo è uno dei maggiori dedicati agli invertebrati nel territorio della Penisola Italiana. L'itinerario espositivo si sviluppa in tre sezioni, che presentano le principali classi zoologiche di Invertebrati. <br />La prima sezione propone al pubblico i Poriferi (o Spugne) e i Celenterati, la seconda i Madreporari (Celenterati), gli Artropodi, i Tentacolati, gli Anellidi, gli Echinodermi, gli Aschelminti, i Rizopodi, gli Sipunculidi e i Tunicati; la terza espone i Molluschi. <br />Il museo custodisce anche collezioni comparative di Molluschi di livello internazionale; di rilievo le collezioni di Tentacolati e di Idrocoralli, le uniche presenti sul territorio campano. <br />La collezione Malacologica espone il maggior numero di specie in Campania, fra cui alcune specie in via di estinzione ed altre già estinte. Fra le specie ormai estinte si segnalano alcune chiocciole arboricole del Madagascar del genere Tropidophora, dell'Isola di Maurizio del genere Gibbus, dell'Isola di Madeira del genere Geomitra, dell'Isola di Ohau (Hawaii) del genere Achatinella, dell'isola di Kauali (Hawaii) del genere Camelia, dell'Isola di Raiatea (Polinesia Francese) del genere Partula. Oltre al gasteropode d'acqua dolce planorbide carinato del Nord America (Neoplanorbis carinatus) proveniente dall'Alabama (USA) ed all'Igromiide di Picard (Trochoidea picardi) da Tel Aviv (Israele). <br />Ricca di specie è la collezione dei Poriferi provenienti da tutti gli oceani, fra le più significative del nostro Paese. Particolare è la collezione dei Merostomi oggi viventi, della famiglia dei Limuli con tutte le specie. Attraente è la Lepidotteroteca con farfalle provenienti da tutti i continenti. Va segnalata la collezione di Echinodermi sia mediterranei che tropicali, fra le più complete d'Italia. Affascinanti sono le collezioni di Celenterati, soprattutto Idrocoralli, Gorgoniacei e Madreporari. Molti animali esposti sono in via di estinzione. <br /><br /></p><p /><p><br /></p><p /><p><br /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /><p /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_204</link><guid>204</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Avellino Avellino Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo zoologico dei vertebrati - Avellino]]></title><description><![CDATA[ Il Museo zoologico di Avellino, fondato nel 1994 e aperto al pubblico tre anni dopo, è un'istituzione scientifico-naturalistica che raccoglie animali provenienti da tutti i continenti, unica nel suo genere in tutto il territorio irpino, sannita e casertano. Al primo nucleo di reperti, costituito dalla raccolta privata (di vertebrati e celenterati) della famiglia Orga, si è aggiunta una grande quantità di materiale particolarmente interessante. Oggi la struttura funge da punto di riferimento per la ricerca scientifica e rappresenta un valido mezzo di diffusione della cultura naturalistica, grazie alle offerte didattiche e ai molteplici servizi rivolti ai visitatori, come una mediateca, una biblioteca, una sala conferenze, un laboratorio per la preparazione dei reperti e infine il servizio di visite guidate e di attività formative interattive.<br /><br />Dal 2002, ai locali di via Petronelli è stata affiancata una nuova sede, ubicata nel centro storico della città (in corso Umberto I, 131), dove hanno trovato sistemazione le collezioni di invertebrati, riservando l'esposizione di via Petronelli ai soli vertebrati. In entrambi i musei, salvo eccezioni dovute a esigenze di spazio, è stata scelta una soluzione espositiva che rispecchia l'evoluzione biologica e che conduce il visitatore in un percorso dagli organismi più semplici a quelli più evoluti.<br /><br />L'attuale esposizione, che è in fase di riordino e di ricatalogazione, si snoda in due sale, che presentano i principali gruppi di Vertebrati. La prima sala ospita i Pesci Cartilaginei e Pesci Ossei, la seconda gli Anfibi, Rettili, Uccelli e Mammiferi. <br />Attraente è la collezione di coccodrilli e caimani, che conserva un esemplare di coccodrillo siamese (Crocodylus siamensis) ormai estinto in natura. Questa collezione presenta il maggior numero di specie dell'Italia Meridionale; molte specie esposte rischiano l'estinzione a causa della distruzione degli ambienti naturali e dell'antropizzazione.<br />Degne di attenzione sono la collezione di scoiattoli che presenta, specie arboricole, terricole e plananti; <br />la collezione di crani di piccoli mammiferi; quella di tartarughe terrestri europee e le collezioni di pesci ago e cavallucci marini.  <br /><br />                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_203</link><guid>203</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Avellino Avellino Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo zoologico- Centro Musei delle Scienze Naturali - Napoli]]></title><description><![CDATA[<p>Il Museo fa parte del Centro Museale dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, che comprende anche il <a id="anastasis_link_1115272760" title="Museo di antropologia" href="/ibsit/Index?q=object/detail&p=Musei/_a_ID/_v_213">Museo di antropologia</a> , il <a id="anastasis_link_95718933" title="Museo minerealogico" href="/ibsit/Index?q=object/detail&p=Musei/_a_ID/_v_211">Museo minerealogico </a> e il <a id="anastasis_link_137572559" title="Museo di paleontologia" href="/ibsit/Index?q=object/detail&p=Musei/_a_ID/_v_214">Museo di paleontologia</a> .</p><p>Il Museo zoologico, sotto l'influsso della solida tradizione di studi zoologici che dal XVI secolo infervorava gli animi degli uomini di cultura scientifica e che portò alla nascita di varie raccolte museali di storia naturale (prima fra tutte quella di Ferrante Imperato), fu istituito nel 1811 dall'allora re di Napoli Gioacchino Murat e, quattro anni dopo, si radicò nello storico Collegio Massimo dei Gesuiti, in un primo tempo nei locali dell'attuale Biblioteca universitaria e successivamente in due saloni (il Salone maggiore e il Salone minore) del primo piano della struttura. Qui il museo si accrebbe progressivamente per tutto il XIX secolo, arricchendosi con nuovi reperti e intere collezioni, tra cui il repertorio zoologico del Regio Museo Borbonico e le raccolte di illustri personaggi come quella di molluschi di Stefano Delle Chiaje, quella erpetologica di Oronzo Gabriele Costa o quella entomologica del figlio Achille. Il museo ebbe infatti la fortuna di essere guidato nel tempo da valenti direttori, come Luigi Petagna, che seppero lasciare la loro impronta nella valorizzazione e nello sviluppo del patrimonio museale. Nel Salone maggiore sono esposti i principali rappresentanti delle varie classi di vertebrati, a eccezione degli uccelli, collocati nel salone attiguo. All'interno di eleganti armadi in noce di stile neoclassico, alloggiano in prevalenza mammiferi tassidermizzati, mentre al centro della sala si possono osservare alcuni grandi scheletri tra cui quello della balena franca boreale spiaggiatasi a Taranto il 9 febbraio 1877, e quello imponente del maschio di elefante indiano che nel 1742 Carlo di Borbone ricevette in dono dal sultano ottomano Maometto V e che visse per circa tre lustri nella reggia di Portici, divenendo vera e propria attrazione e simbolo di buon auspicio per il popolo partenopeo. Nel Salone minore prendono posto, lungo le pareti, le vetrine contenenti la raccolta ornitologica, il cui rigoroso ordine sistematico è interrotto solo da un diorama di ambiente palustre che riproduce una zona protetta in prossimità della foce del Volturno. La serie di bacheche centrali ospita invece le collezioni di molluschi, poriferi e cnidari. La prima, pur deturpata dalle razzie e dai vandalismi della Seconda guerra mondiale, comprende un'interessante rassegna delle specie di conchiglie rinvenute nel mar Mediterraneo, tra cui non si può non menzionare la Patella ferruginea, che un tempo viveva nel golfo di Napoli, oggi estinta.<br />Fanno inoltre parte del patrimonio zoologico la Collezione elmintologica centrale italiana, eccezionale raccolta di circa 2000 "vermi" parassiti dell'uomo e di altri animali, oggi esposti in una sala del Dipartimento di zoologia, e la Collezione entomologica Achille Costa, comprendente oltre 100.000 insetti italiani ed esotici, significativa per la vastità del materiale e il rilevante peso scientifico che ancora riveste a livello internazionale. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_212</link><guid>212</guid><pubDate>09/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Napoli Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Museo-laboratorio delle grotte e dell'ambiente carsico - Costacciaro]]></title><description><![CDATA[<p>Il museo, realizzato dal comune di Costacciaro in una bella struttura architettonica, offre l'opportunit&#224; di conoscere l'ambiente carsico del massiccio del Monte Cucco e, in generale, dell'Appennino umbro marchigiano. Esso raccoglie infatti una ricca serie di strumenti divulgativi sull'argomento: tavole a colori, plastici, reperti paleontologici, videodocumentari e immagini fotografiche, che danno vita a un interessante percorso espositivo integrato da mezzi di comunicazione multimediali. Tra questi ultimi, alcuni computer dotati di un apposito software che consente di leggere in chiave virtuale i temi e gli argomenti trattati in maniera tradizionale. </p><p>La struttura comprende inoltre un'ampia sala polifunzionale in cui &#232; possibile assistere a proiezioni su grande schermo. Abbinata alla visita museale, su richiesta, esiste l'opportunit&#224; di effettuare escursioni guidate a carattere storico-naturalistico lungo alcuni percorsi all'interno del Parco del Monte Cucco. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_90</link><guid>90</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Costacciaro Perugia Umbria]]></author></item><item><title><![CDATA[Muvita - Arenzano]]></title><description><![CDATA[            Nel 1991 nelle acque di Arenzano &#232; avvenuto il pi&#249; grave disastro ambientale del Mediterraneo: l'affondamento della motonave Haven, colma di 144.000 tonnellate di petrolio, il cui relitto si trova ancora nel golfo della cittadina ligure a 70 metri di profondit&#224;. Sulla scia di questo grave evento di cronaca &#232; nato qui il Muvita, il primo centro scientifico italiano interamente dedicato alle tematiche ambientali.<br />Il Museo Vive delle Tecnologie per l'Ambiente &#232; un nuovo science center, un laboratorio che privilegia emozione e interattivit&#224; con l'esplicito scopo di contribuire allo sviluppo di una sensibilit&#224; collettiva rispettosa dell'habitat sia naturale sia costruito dall'uomo con la scienza e l'arte. La sede espositiva &#232; un edificio del XVII secolo che ospitava una filanda, il Casone, noto anche come la &quot;fabbrica rovesciata&quot; per il tetto curioso a forma di carena di nave invertita. <br />Gli spazi espositivi sono disposti su due piani: si parte dall'area clima-energia dove il visitatore pu&#242; approfondire il tema dei cambiamneti climatici e delle energie alternative e rinnovabili grazie a tanti exhibit tra cui in particolare segnaliamo il geode multimediale, che con effetti spettacolari riassume i contenuti della sezione. L'area microcosmi naturali presenta la torbiera, un ecosistema tipico dell'entroterra arenzanese, con un diorama fornito di quattro vasche contenenti animali come tritoni e ululoni (l'ululone &#232; un piccolo anfibio, simile a un rospo che prende il nome dal caratteristico verso, una sorta di ululato, emesso dal maschio).<br />Al primo piano &#232; ricostruito il naufragio della nave Haven e un megaschermo porta nei fondali marini grazie a immagini, sia in tempo reale che registrate, del troncone principale del relitto che giace nel golfo. L'officina ecologica infine &#232; un vero laboratorio dove, forniti di camice bianco, i visitatori possono cimentarsi in esperimenti di chimica seguiti da personale specializzato. A breve verr&#224; allestita un'area dedicata interamente all'idrogeno come nuova energia per il futuro.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_127</link><guid>127</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Arenzano Genova Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[NatuRa -  Museo ravennate di scienze naturali "Alfredo Bradolini" - Ravenna]]></title><description><![CDATA[           Il Museo ravennate di scienze naturali, oggi chiamato NatuRa, si trova a pochi chilometri dal capoluogo in località Sant'Alberto, in un bel palazzo del XVI secolo recentemente ristrutturato alle porte del Parco del delta,<br />inserito in un percorso naturalistico che si dipana attraverso le oasi di Punte Alberete e di valle Mandriole, la pineta di San Vitale e la pialassa Baiona. Simboli del museo sono il pettirosso, più antico esemplare della collezione, e la volpoca (anatra che deve il caratteristico nome all'abitudine di occupare le tane delle volpi e dei tassi). Il museo ha una storia relativamente recente: nacque quando nel 1970 le sorelle Bianca e Maria Bradolini donarono al comune la collezione ornitologica del fratello Alfredo, studioso e appassionato di ornitologia, insieme alla sua ricca biblioteca. <br />Frutto di mezzo secolo di paziente raccolta (dal 1906 al 1961), il primo nucleo del museo era composto da una collezione di circa mille esemplari di 295 specie. Con il tempo il museo si è ulteriormente arricchito grazie a donazioni e acquisizioni. <br />Tra i materiali esposti sui due piani del museo si segnalano: la collezione entomologica, con tutte le farfalle diurne italiane e gran parte delle notturne, e con i coleotteri cerambicidi che vivono nelle pinete e una ricca collezione di uova che evoca gli studi del celebre naturalista ravennate Giuseppe Ginanni (1692-1753) autore dell'opera Delle uova e dei nidi degli uccelli (1737). In questa sezione è possibile ammirare, tra l'altro, il grande uovo di struzzo, l'uovo nero dell'emù e le coloratissime uova del tinamo. Completa il museo la raccolta di conchiglie di acqua dolce e di terra della Romagna, di conchiglie dell'Adriatico ed esotiche. Sono inoltre presenti alcune sezioni didattiche quali &quot;Architettura degli uccelli ravennati&quot; con esempi di nidificazioni o &quot;Storia delle pinete ravennati&quot; e un'interessante &quot;Storia del volo&quot;.<br />Di notevole interesse è anche il fondo etnografico raccolto all'inizio del Novecento da Stefano Cavazzuti (1845-1925), durante gli studi nell'America del Sud.<br />Il museo ha una ricca attività didattica con laboratori che coinvolgono i ragazzi dall'asilo nido (&quot;favola al museo&quot;) fino alle scuole superiori e nelle sue sale si possono anche organizzare eventi speciali come la colazione o il compleanno al museo.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_30</link><guid>30</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Ravenna Ravenna Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Nuovo Safari Park - Pombia]]></title><description><![CDATA[Originariamente Zoosafari del lago Maggiore, il Safari Park n&#233; &#232; un ulteriore ampliamento: non solo luogo per l'osservazione degli animali, ma anche centro per l'intrattenimento con varie attrazioni. Possiede la classica raccolta di un safari: leoni, tigri, giraffe, grandi antilopi, bufali e rinoceronti bianchi. Sono presenti anche numerose specie di animali domestici. La collezione &#232; completata da un rettilario, dall'acquario e da una collezione di lepidotteri e coleotteri provenienti da tutto il mondo.<br />Sono presenti un ristorante, tre bar, negozi e parcheggio. Su richiesta &#232; possibile effettuare visite guidate condotte da personale specializzato. Le attrazioni sono di vario tipo: &quot;Jurassic Park&quot;, il &quot;Mondo della natura&quot; e spettacoli storici che rievocano i fasti della Roma imperiale.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_321</link><guid>321</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pombia Novara Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Oasi di Sant'Alessio - Sant'Alessio con Vialone]]></title><description><![CDATA[A pochi chilometri da Pavia e da Milano si trova l'Oasi di Sant'Alessio, gestita dalla Lipu e ospitata in un parco di grande suggestione. Alle spalle di una bella dimora viscontea, in quello che una volta era il parco del Castello di Pavia, si può entrare in contatto con una ricca popolazione avicola qui ospitata, curata e studiata. Una serie di percorsi, immersi nella natura, permettono di vedere in libertà diverse coppie di cicogne, aironi cenerini e cavalieri d'Italia e moltissime altre specie come il martin pescatore, il picchio rosso, i fenicotteri, i mignattai, che vivono in ampi recinti aperti a cui si giunge tramite camminamenti "segreti" che permettono al visitatore di penetrare nell'intimità di questi uccelli senza arrecare disturbo.<br />L'oasi si basa sul principio dell'equilibrio ecologico, dove la ricostruzione della natura include quella delle catene alimentari, delle relazioni fra le specie che in natura convivono e interagiscono, dell'azione delle specie spazzine e nocive, replicando nel complesso una situazione di apparente e temporaneo equilibrio.<br />Ciò ha dimostrato che in condizioni di questo tipo anche animali in cattività possono recuperare comportamenti originali: come l'allevamento di una prole che immessa in natura non presenti limiti fisici o comportamentali che abitualmente ne rendono difficile la reintroduzione.<br />L'oasi è un giardino che permette agli amanti della natura di entrare in contatto ravvicinato con alcuni dei suoi fenomeni segreti senza sottoporsi ad addestramenti particolari o a estenuanti attese e senza possedere attrezzature e conoscenze che sono prerogativa di pochi professionisti. Dall'oasi sono stati reintrodotte in natura diverse specie di uccelli, per citarne alcuni: falchi pellegrini, cicogne bianche, cavalieri d'Italia, oche selvatiche e ibis eremita. L'oasi è specializzata nell'allevamento dell'ornitofauna, vanta una collezione che contempla anche mammiferi, rettili, pesci e insetti. Tra i mammiferi spiccano i bradipi, i callitricidi (piccole scimmie sudamericane) e i castori. Nelle serre è inoltre possibile osservare farfalle tropicali che svolazzano fra le numerose piante, che ricreano l'ambiente forestale dei tropici. Durante l'anno si svolgono diverse attività didattiche e ricreative rivolte alle scuole e alle famiglie.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_305</link><guid>305</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Sant'Alessio con Vialone Pavia Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Oltremare - Riccione]]></title><description><![CDATA[<p>II parco, inaugurato nel giugno 2004, &#232; stato una delle primissime strutture di questo tipo a essere aperte in Europa e la prima assoluta in Italia. Si sviluppa su di una superficie di oltre 11 ettari con l'invaso principale, quello dedicato ai delfini, che occupa una superf&#236;cie di 3000 mq. Il parco possiede altre aree ostensive: un acquario marino mediterraneo con flora e fauna del <em>mare nostrum</em> che occupa una superficie di 5000 mq, esposizioni museali composte da vari reperti, modelli e plastici che occupano una superficie totale di 5000 mq., l'area dedicata al delta del Po di circa due ettari e aree verdi che coprono un'area di circa sei ettari. Oltremare e stato pensato per avere un basso impatto ambientale nonostante i suoi quasi due ettari e mezzo di superficie .costruita; gli edifici sono infatti interrati lungo il f&#236;anco della collina e aperti alla vista del mare.<br /></p><p>Nel parco trovano sistemazione anche una biblioteca e una mediatica che consentono un approccio multimediale alla biologia marina dell'Adriatico. Sono inoltre disponibili un teatro di proiezione cinematografica, un centro didattico e un servizio di visite guidate su prenotazione rivolto alle scuole. Nei progetti dei promotori del parco sar&#224; presto costituito un istituto scientifico che dovr&#224; svolgere ricerche applicate alla gestione e conservazione degli ecosistemi marini adriatici. Gli ampi spazi concessi alla collezione zoologica consentiranno poi di attuare programmi di conversazione <em>ex situ</em> che potranno permettere la reintroduzione in natura di specie come la lontra, il pellicano e lo storione.<br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_32</link><guid>32</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Riccione Rimini Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico - Parma]]></title><description><![CDATA[Tra i pi&#249; antichi d'Italia, l'orto ha visto la sua origine nel Seicento come Giardino dei semplici, voluto da Ranuccio Farnese e collegato alla facolt&#224; di medicina. L'orto vero e proprio fu istituito nel 1770 dall'abate Giambattista Guattieri, che fu anche il primo direttore, e le sue serre furono completate nel 1793. Sono qui conservate antiche collezioni viventi, alberi secolari nell'arboreto ed erbari storici della flora parmense presso il museo.<br />Oggi &#232; un fervido centro di ricerca e di didattica, vi si svolgono lezioni all'aperto e laboratori.<br />All'ingresso dell'Orto botanico, dal lato di via Farini, spicca la mole della Gingko biloba originaria della Cina. Questo esemplare, di sesso maschile, &#232; presente dal 1795 e porta per innesto un ramo femminile sul quale si formano i semi che diventano maleodoranti a maturit&#224;, un antico innesto che fu effettuato solo a Montpellier e nell'Orto botanico di Padova. <br />A fianco della gingko vive la Magnolia obovata che perde tutte le foglie con l'avvicinarsi della stagione sfavorevole e che prima di rimetterle si copre di fiori profumati dai petali carnosi. Al margine dell'arboreto, dove vivono le piante pi&#249; antiche dell'orto, vi &#232; un olmo annoso (Ulmus campestris). <br />Da diversi anni questa specie &#232; stata decimata da una malattia (tracheomicosi) causata da un fungo. L'albero (di per s&#233; molto longevo, circa 350/400 anni) presenta una larghissima chioma e una circonferenza, a un metro da terra, di circa 4 metri. Ai lati dell'antico cancello posto su viale Martiri della Libert&#224; si elevano due alti pini (Pinus nigra subsp. laricio) dalla caratteristica corteccia che presenta larghe squame grigio argenteo. Nell'ambiente acquatico si trovano invece la ninfea (Nymphaea alba) dai fiori bianchi; il giacinto d'acqua; la lattuga d'acqua di origine tropicale; il giunco fiorito dai fiori rosa; la farferugine (Caltha palustris) con fiori solitari giallo brillante; la peste d'acqua (Elodea canadensis) che vive completamente sommersa; la lenticchia d'acqua (Lemma minor) la cui propagazione, avvenendo quasi esclusivamente per frammentazione della lamina, d&#224; origine a tappeti galleggianti sulle acque stagnanti. Si pu&#242; infine osservare il papiro originario di Siria, Palestina, Africa tropicale e meridionale, ma naturalizzato anche in Sicilia. Tra le piante di maggior interesse, al margine dell'arboreto vive la parrozia, originaria della Persia (Parrotia persica), un albero attraente per la corteccia maculata grigio-verde. Davanti alle serre si alzano due esemplari di arancio trifogliato (Poncirus trifolia), spinosissimi con fiori bianchi e foglie caduche (unica specie appartenente alla categoria degli agrumi ad avere questa caratteristica). <br />Nell'orto vi &#232; una serra temperata che contiene un'altra serra con temperatura pi&#249; calda e pi&#249; umida. Vi si coltivano maestose Monstere e i bellissimi Platycerium (felci epifite). Si pu&#242; osservare la collezione delle insettivore con le Nepenthes tipicamente tropicali da clima caldo umido; curiose sono le Drosere con le ghiandole terminali vischiose, la Dionaea muscipula le cui foglie con margini a forma di pettine costituiscono vere e proprie trappole. Interessanti sono le epifite che, senza essere parassite, vivono strettamente aggrappate alla corteccia, anche morta, delle piante. Oltre alle orchidee abbastanza comuni come la Cattleya e i Cymbidium vi &#232; la graziosa Stanhopea e la vaniglia dai frutti profumati. La serra delle piante succulente ha invece una temperatura media di 22&#176;C; vi possiamo osservare le agavi di varie specie o le Lithops dette comunemente &quot;piante sasso&quot;, perch&#232; si mimetizzano con l'ambiente, e le Hoya dai fiori che sembrano di cera.<br /><br />]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_21</link><guid>21</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Parma Parma Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico - Cagliari]]></title><description><![CDATA[Ubicato nel cuore di Cagliari, in localit&#224; &quot;Palabanda&quot;, si estende per 5 ettari su un substrato di natura calcarea miocenica, in una zona particolarmente mite e al riparo dai venti. Venne inaugurato nel 1886 dal professor Patrizio Gennari, suo fondatore, in occasione della cerimonia di apertura dell'anno accademico 1886-87 dell'Universit&#224; di Cagliari.<br />Una caratteristica peculiare di questa struttura &#232; rappresentata da alcuni reperti d'interesse archeologico presenti al suo interno quali la zona denominata &quot;cava romana&quot; in cui &#232; visibile un sistema idrico scavato nella roccia; una cisterna a &quot;damigiana&quot; che rappresentava, si pensa, un ramo terminale di un acquedotto romano (140 d.C.); una cisterna a trifoglio scavata nella roccia sempre di epoca romana. Attualmente nell'orto sono individuabili 6 settori: specie mediterranee, rappresentato dalle tre fasce vegetazionali della Sardegna e da specie presenti in altri continenti a clima mediterraneo; palmeto; gimnosperme; succulente, visibili sia in piena terra che all'interno di una serra di acclimatazione; settore medicinale-Hortus simplicius, con specie a uso medicamentoso,&#160; inoltre attrezzato per i non vedenti, con un percorso tattile e olfattivo; roccaglie della biodiversit&#224;, inaugurate nel 2004, nelle quali sono stati ricreati diversi substrati (calcareo, granitico, metamorfico) per accogliere sia la componente endemica della Sardegna sia le specie rare e/o minacciate.<br />Un'osservazione pi&#249; attenta meritano alcune specie di particolare interesse come la Sterculia acerifolia (albero fiamma), di origine australiana che a Cagliari fiorisce ogni 4-5 anni, rappresentando uno spettacolo imperdibile; il Ficus magnoloides che occupa una posizione particolarmente suggestiva all'interno della cava romana; il Taxodium distichum (cipresso calvo o di palude), originario del Nord America, caratteristico per le sue radici dotate di pneumatofori; la Maclura pomifera (gelso degli Osagi) originaria delle regioni centro-occidentali degli Stati Uniti, caratteristica per gli enormi frutti; la Dracaena draco (albero del sangue di drago) caratteristica per la sua resina color sangue e l'Euphorbia canariensis (euforbia delle Canarie) che occupa una superficie di pi&#249; di 100 mq e rappresenta l'esemplare pi&#249; maestoso presente nell'Orto botanico.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_47</link><guid>47</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Cagliari Cagliari Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico - Catania]]></title><description><![CDATA[           La fondazione dell'Orto botanico di Catania risale al 1858 e si deve a Francesco Tornabene Roccaforte (1813-1897), monaco benedettino allora titolare della cattedra di botanica. Esteso circa per 16.000 mq, è suddiviso in due aree: l'orto generale e l'orto siculo (dedicato alle piante spontanee siciliane) separati da una balaustra con cancelli e scalinate. L'orto generale ha la tipica struttura dei giardini ottocenteschi: scandito in settori di forma geometrica, con una disposizione simmetrica delle piante e attraversato da viali ortogonali e vasche per le piante acquatiche.<br />L'orto siculo ha cambiato il suo aspetto originario nel corso del tempo: dapprima concepito in stile informale, senza una disposizione geometrica delle piante, si presenta oggi suddiviso in modo regolare da aiuole.<br />La visita all'orto non può essere illustrata in poche righe, poichè l'istituzione vanta una raccolta di migliaia di esemplari. Si possono quindi citare le collezioni più affascinanti, tra cui spicca per numero e valore degli esemplari quella di piante succulente, oggi conservate in parte nel basamento dell'antico tepidario (la serra), una delle strutture più imponenti dell'orto, purtroppo demolita negli anni Cinquanta. Delle circa 2000 specie di succulente si possono citare le altissime Euphorbia, gli ultracentenari Echinocactus grusonii e le Matucana e Lobivia, note per le splendide fioriture.<br />Da notare anche la raccolta di palme, composta da circa 100 esemplari, tra cui specie rare come la Jubaea chilensis e altre di forma imponente come la Washingtonia robusta.<br />Nell'orto siculo si trova, infine, la collezione delle piante spontanee siciliane, che annovera specie caratteristiche della macchia mediterranea come l'Olea oleaster e il Myrtus communis, altre tipiche delle garighe (tipo di formazione vegetale della fascia termo-mediterranea, costituita da bassi arbusti, spesso distanziati da ampi tratti di terreno pietroso e nudo) come il Rosmarinus officinalis, e alberi di grandi dimensioni come la Ceratonia siliqua e il Pinus pinea.<br />Completa l'orto botanico un'interessante collezione di piante esotiche.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_66</link><guid>66</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Catania Catania Sicilia]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico - Palermo]]></title><description><![CDATA[Sorto nel 1779 come struttura didattico-scientifica del Dipartimento di scienze botaniche dell'Universit&#224; degli Studi di Palermo, fu inaugurato nel 1795. Ampio circa 10 ettari &#232; costituito da un edificio centrale, il Gymnasium (originaria sede della Schola Regia Botanices, dell'Herbarium, della biblioteca e dell'abitazione del direttore) e da due corpi laterali, il Tepidarium e il Calidarium, cos&#236; chiamati poich&#233; in origine conservavano le piante dei climi caldi e di quelli temperati. <br />Gli eleganti spazi sono stati realizzati dall'architetto francese Dufourny e decorati da personalit&#224; di rilievo del Settecento, come il pittore Giuseppe Velasco e lo stuccatore Domenico Dan&#233;.<br />La visita al Gymnasium consente di fare un tuffo nella storia della botanica del Settecento: nella Schola Botanices, l'antica aula delle lezioni, si possono trovare interessanti reperti didattici di carattere storico, come &quot;il tondo del dimostratore&quot; che serviva per illustrare le propriet&#224; delle erbe. Le piante nell'orto sono disposte secondo criteri sistematici (sistema Linneano e classificazione di Engler), bio-ecologici e geografici, sperimentali. Secondo il sistema Linneano sono disposte le piante che si trovano negli spazi pi&#249; antichi: aiuole rettangolari propongono piante sia a terra sia in vaso; tra gli esemplari pi&#249; suggestivi un grande Ginko biloba.<br />Nella parte pi&#249; a sud dell'orto le piante seguono invece l'ordine di Engler, basato sulle relazioni filogenetiche tra i vari gruppi tassonomici: vi si possono trovare le gimnosperme, le angiosperme dicotiledoni e le angiosperme monocotiledoni.<br />Tra le piante esposte secondo criteri sperimentali si trovano esemplari di piante officinali, tessili, da olio, da gomma, da essenza, agrumi, canna da zucchero, sorgo. Accanto alle piante disposte secondo criteri bio-ecologici e geografici (tra cui si pu&#242; apprezzare un grande esemplare di Ficus rubiginosa) si trovano il Palmetum, dove si possono trovare stupendi esemplari di palma da raffia (Raphia), le cui foglie possono raggiungere anche i 20 metri di lunghezza, e il Cycadetum, che ospita alcuni tra i pi&#249; grandi esemplari europei di Cycas circinalis (penisola indiana).<br />Tra le serre (circa 1300 mq) spiccano la &quot;Serra Carolina&quot;, la pi&#249; antica, in origine costruita in legno, e la &quot;Regione&quot; che ospita piante dei climi caldo-umidi tropicali ed equatoriali (particolarmente apprezzabili gli Anthurium). ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_70</link><guid>70</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Palermo Palermo Sicilia]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico - Bari]]></title><description><![CDATA[           A Bari un primo Orto botanico, che ebbe vita breve, fu fondato per volere di Gioacchino Murat nel 1813, ma è solo dal 1955 che la città ha la possibilità di godere nuovamente di uno spazio dedicato alla coltivazione  della flora non solo locale. L'orto, disposto su un terreno di 10.000 mq con annesso un suolo agrario di 5000 mq, attualmente ospita oltre 2000 specie, tra cui gli esemplari tipici della flora dei rilievi delle Murge e della Puglia meridionale, la serra delle piante tropicali e il settore delle piante officinali.  Vi viene condotta una continua campagna di arricchimento che negli ultimi anni ha interessato soprattutto quattro sezioni: Palmae; Aizoaceae, con la recente acquisizione di una cospicua collezione in vaso di Lithops e generi affini coltivati in serra; piante pugliesi con la raccolta dei semi e la moltiplicazione di specie della flora che rivestono particolare significato fitogeografico; Orchidaceae con coltivazione in piena terra delle specie utilizzate per ricerche citotassonomiche. Sono presenti attualmente 35 taxa provenienti dai distretti pugliesi del Gargano, Murgia di Nord-Ovest, Salento e Valle d'Itria. <br />Sono considerate inoltre con particolare attenzione le specie di interesse ornamentale e del giardino tropicale e l'incremento delle specie di interesse officinale soprattutto della flora italiana. Nell'Istituto orto botanico è ubicato l'Erbario (Erbario Horti Botanici Barensis) che conserva circa 40.000 exsiccata della flora italiana ed estera.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_163</link><guid>163</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Bari Bari Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico - Padova]]></title><description><![CDATA[           L'Hortus Simplicium dell'Università di Padova fu fondato nel 1545, quale indispensabile strumento per gli studi condotti dalla neonata facoltà di botanica. Si contende così (insieme all'Orto botanico di Pisa) il primato come più antico orto botanico del mondo. <br />Collocato in una prestigiosa struttura appartenuta ai monaci di Santa Giustina, si pregia ancor oggi di edifici monumentali e manufatti storico-artistici di rilievo: il muro di cinta, abbellito nel corso del Settecento con una balaustra in pietra bianca recante i nomi di illustri cittadini padovani, accoglie busti di celebri botanici e alcune statue. <br />L'intera superficie, che conserva le dimensioni originarie, è suddivisa in &quot;Quarti&quot; da due viali principali perpendicolari fra loro, all'incrocio dei quali sorge una fontana. Ogni Quarto prende il nome da una pianta arborea (Tamarix gallica, Gingko biloba, Albizia julibrissin e Magnolia grandiflora) ed  è suddiviso in 250 aiole, nelle quali si coltivano prevalentemente piante erbacee; in sottosettori troviamo invece specie tipiche di particolari ambienti, come la macchia mediterranea, l'Alpinetum (che accoglie piante provenienti dalle Alpi Orientali e dalle prealpi venete), la torbiera, oltre a piante di spiaggia e di duna, di barena e piante acquatiche. <br />Da sempre conosciuto e ammirato da illustri botanici, il giardino offre ai visitatori l'opportunità di ammirare alcune piante antichissime, come la Chamaerops humilis, impiantata nel 1585, più nota come &quot;Palma di Goethe&quot; dal nome del grande poeta che, partendo dall'osservazione della particolare morfologia delle foglie, ne trasse una teoria sulla metamorfosi delle piante; un Platanus orientalis fu impiantato nel 1680 e il suo tronco cavo è in grado di contenere alcune persone; tra le specie esotiche degne di nota, troviamo l'Agave americana e il giacinto orientale (entrambe introdotte nella seconda metà del Cinquecento). Segnaliamo che presso l'orto si trova anche il Museo botanico.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_188</link><guid>188</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Padova Padova Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico - Pavia]]></title><description><![CDATA[           L'Orto botanico pavese, nato a sostegno dell'insegnamento e dello studio della botanica in campo medico e successivamente volto alla ricerca nell'ambito delle scienze naturali, si estende su una superficie di circa due ettari. Nel suo giardino si possono visitare la serra tropicale con una collezione di piante provenienti da Africa e America, mentre nelle serre scopoliane, progettate nel 1776 dall'architetto Piermarini (lo stesso del Teatro La Scala di Milano), sono collocate una collezione di piante succulente e una collezione di Cycadaceae. Imponente è il grande platano secolare che la tradizione vuole piantato dal famoso botanico Antonio Scopoli nel 1778. Chi visitasse il giardino a partire da maggio non deve perdersi la visita al roseto, nella parte meridionale, che ospita specie di rose selvatiche antiche e ibridi moderni.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_301</link><guid>301</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pavia Pavia Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico "Giardino dei semplici" - Firenze]]></title><description><![CDATA[L'origine dell'Orto botanico risale al 1&#186; dicembre 1545, per volont&#224; di Cosimo I dei Medici. <br />Fu disegnato da Niccol&#242; Pericoli detto &quot;Il Tribolo&quot; e i lavori di costruzione furono diretti da Luca Ghini.<br />Nato come giardino di piante medicinali (i &quot;semplici&quot;), nel corso dei secoli ha subito tante e profonde trasformazioni e oggi annovera pi&#249; di 4500 piante coltivate in vaso e in piena terra, per le finalit&#224; di ricerca scientifica, conservazione, esposizione ed educazione.<br />Molte sono le collezioni tematiche, tra cui quella delle piante medicinali che annovera pi&#249; di 200 esemplari e quella di piante alimentari collocata in due grandi aiuole.<br />Un settore &#232; dedicato alle piante carnivore, che sono in grado di procurarsi sostanze proteiche catturando piccoli animali. Altre collezioni tematiche riguardano le cicadee, le succulente, gli agrumi, le orchidee, le felci, le bromeliacee, gli arbusti, le begonie. In un settore della serra calda dell'orto si trovano alcuni esemplari di Amorphophallus titanum, che negli ultimi anni sono stati protagonisti di spettacolari fioriture. Si tratta di una erbacea, perenne, provvista di un'unica foglia che pu&#242; raggiungere 4 metri di altezza e la cui infiorescenza pu&#242; essere alta fino a 3 metri. Dislocati in varie parti del giardino, si trovano poi pi&#249; di 200 alberi, tra cui i 5 alberi monumentali come il tasso (Taxus baccata), risalente al 1720, il pi&#249; antico dell'orto, e la sughera (Quercus suber), piantata nel 1805, oggi alta 30 metri, con una circonferenza di 4,27 metri e una proiezione della chioma di 430 metri quadrati.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_235</link><guid>235</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Firenze Firenze Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico comunale di Lucca - Lucca]]></title><description><![CDATA[L'Orto botanico di Lucca fu creato nel 1820 per volontà di Maria Luisa di Borbone e, insieme a quelli di Pisa, Firenze e Siena, è uno degli antichi orti botanici toscani ancora attivi. Con la Prima guerra mondiale, l'orto fu trascurato fino a venire del tutto abbandonato, per essere ripristinato solo a partire dal 1956.<br />L'orto, a pianta triangolare, si estende per due ettari ed è diviso in vari settori. Uno dei principali è senz'altro l'arboreto dove si trovano in prevalenza alberi e arbusti esotici introdotti nell'Ottocento, tra i quali incontriamo un cedro del Libano, pianta simbolo dell'orto, alto oltre 22 metri, con più di sei metri di circonferenza e una chioma che si estende per circa 500 mq di superficie. Tra le altre aree sono poi da ricordare la montagnola, dove sono presenti specie delle montagne lucchesi e pisane, una zona umida, visitabile attraversando lunghe passerelle pedonali; le piante spontanee di uso alimentare in Toscana e l'Hortus Sanitatis con le piante officinali. <br />Sono inoltre presenti serre, con piante grasse Cactaceae americane e Euforbiaceae africane.<br />Presso l'orto ha sede anche il Museo botanico "Cesare Bicchi", non ancora accessibile al pubblico, dove si conservano, tra l'altro, oltre 20.000 campioni d'erbario, modelli in gesso di frutti, e una raccolta di tavole a olio che raffigurano le uve della Lucchesia.<br />Per approfondire il tema delle scienze naturali nella Lucca della prima metà dell'Ottocento, si consiglia anche la visita al Gabinetto di storia naturale del Liceo classico "Niccolò Machiavelli" (via degli Asili 35; tel. 0583/496471), dove si conservano importanti collezioni di elevato valore storico e parte dei materiali raccolti in Sudan dal celebre esploratore lucchese Carlo Piaggia.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_239</link><guid>239</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Lucca Lucca Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico dell'Università degli studi di Bologna - Bologna]]></title><description><![CDATA[                      L'Orto botanico dell'Università di Bologna fu fondato, per iniziativa del naturalista Ulisse Aldrovandi, nel 1568. Dopo vari trasferimenti trovò la sua collocazione definitiva presso l'antico Collegio Ferrerio. Sulla sua superficie di due ettari sono coltivati più di cinquemila esemplari di piante locali ed esotiche. Vi sono tre serre: due di piante tropicali (principalmente felci, orchideacee, bromeliacee e alberi di interesse alimentare) mentre la terza ospita la collezione di piante grasse. L'orto comprende inoltre l'area delle piante officinali, l'area ornamentale, il bosco parco e il settore delle ricostruzioni di ambienti naturali.<br />Superata la soglia si apre il giardino ornamentale che ospita vari alberi tradizionalmente presenti negli orti botanici europei, con prevalenza di conifere, alcune di grandi dimensioni come magnolia, ginkgo e tasso. Nella parte retrostante l'edificio, si accede alla zona delle piante officinali, che richiamano l'origine e la primitiva funzione degli orti botanici. Qui una vasca rotonda accoglie piante acquatiche spontanee, alcune divenute ormai rare, mentre un'altra vasca, in posizione più soleggiata, ospita specie esotiche dalle belle fioriture estive. Nelle immediate adiacenze sono collocate le serre: la maggiore ospita la preziosa collezione di piante succulente. Nelle altre due, sono ricreate condizioni climatiche caldo umide che permettono la crescita di piante delle zone tropicali e delle foreste pluviali equatoriali: felci, orchidee, alberi di interesse alimentare come banano, mango, tamarindo, caffè, cocco, pepe. Nelle serre è dislocata anche una piccola collezione di piante insettivore che attraggono per le particolarità <br />morfologiche dei dispositivi e degli organi con cui catturano le prede. Nella zona retrostante la serra si sviluppa il bosco parco, un ampio prato nel quale crescono alberi isolati, per lo più originari delle zone temperate dell'emisfero come platano, pioppo del Canada, noce bianco, liquidambar, cipresso calvo. Al bosco parco si affiancano, poi, alcuni settori dell'orto dedicati alle ricostruzioni ambientali come il bosco golenale tipico delle zone limitrofe ai corsi d'acqua di pianura. <br />Lo stagno artificiale ospita invece la vegetazione palustre naturale delle zone umide della pianura un tempo molto più estese delle attuali. A fianco dello stagno, su una piccola area rilevata, è in atto la ricostruzione di una rocciera destinata a ospitare specie tipiche di questi substrati.<br />La parte più settentrionale dell'orto è destinata alla ricostruzione dei boschi appenninici che ricoprono i versanti collinari e montani dell'Emilia.<br />Il settore orientale, più asciutto e soleggiato, ospita piante tipiche del bosco sempreverde dell'area mediterranea. Il settore centrale del terrapieno si caratterizza per la presenza di specie proprie dei boschi misti di querce e altre latifoglie decidue. Nel settore occidentale del terrapieno, infine, più ombroso e fresco, è in atto la ricostruzione del bosco di faggio tramite l'introduzione di piante prelevate da faggete appenniniche. <br />A fini di studio è inoltre possibile consultare l'Erbario, ricco di circa 110.000 piante essiccate, raccolte in collezioni dal XVI secolo in poi: la più antica è quella cinquecentesca di Ulisse Aldrovandi. Il Museo botanico è invece aperto al pubblico ed espone campioni appartenenti alle collezioni più importanti.<br />                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_7</link><guid>7</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Bologna Bologna Emilia-Romagna]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico dell'Università della Tuscia - Viterbo]]></title><description><![CDATA[L'Orto botanico &#232; sorto nel 1991 a ovest dalla citt&#224; di Viterbo, in una bella area ricca di resti archeologici di epoca etnisca e romana e in prossimit&#224; della sorgente di acque termo-minerali del Bulicame, gi&#224; nota a Dante che la cita per ben tre volte nei canti dell'Inferno. Le numerose falde acquatiche nel sottosuolo causano la presenza di un intenso sistema di acque che, con laghetti e ruscelli sparsi un po' ovunque, rappresenta la caratteristica principale dell'area. L'orto si estende per una superficie di circa 15 ettari, di cui 6 dedicati all'Orto botanico vero e proprio, e 9 che ospitano il Parco del Bulicame, che include la sorgente di acqua sulfurea, intorno alla quale &#232; stato ricreato un ecosistema che ricorda un'oasi africana con papiri, canne, palme e altra vegetazione tipica. Nell'orto le serie di piante sono disposte secondo cr&#236;te-ri tassonomici (in base alla specie di appartenenza) o fitogeografici (in base alle caratteristiche geografiche della zona di appartenenza), ma sono pure presenti molte altre ricostruzioni di ecosistemi come la zona lacustre, la sezione di macchia mediterranea, l'area con i boschi del viterbese, oppure lo spazio riservato ai deserti messicani e alle fasce subtropicali dell'Australia. E presente inoltre una serra tropicale che occupa un volume di 1000 m3 mentre, nella parte alta dell'orto, &#232; stato allestito un Giardino dei Semplici, ricco di piante medicinali.<br />Attualmente l'Orto botanico di Viterbo riveste un importante ruolo nella raccolta e nella diffusione della cultura scientifica; a esso fanno infatti riferimento molti enti universitari e vi vengono svolti attivit&#224; didattiche, esercitazioni e corsi.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_346</link><guid>346</guid><pubDate>24/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Viterbo Viterbo Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico dell'Università di Camerino - Camerino]]></title><description><![CDATA[L'Orto botanico venne fondato nel 1828 da Vincenzo Ottaviani, medico pontificio e docente di botanica e chimica all'Universit&#224; di Camerino. Dell'Ottocento restano tutt'ora alcuni alberi, oggi di notevoli dimensioni, ma &#232; la struttura stessa dell'intero giardino a sprigionare storicit&#224;, non solo per la sua particolare composizione, ma anche per la sua incantevole ubicazione. Esso si sviluppa infatti ai piedi delle antiche mura castellane del Palazzo Ducale di Camerino e si allunga verticalmente su diversi piani fino a sfiorare, nel punto pi&#249; alto, il centro storico della citt&#224;, in prossimit&#224; della piazza principale. Nonostante la sua limitata estensione di circa un ettaro di superficie, nell'orto sono presenti molte specie botaniche, spesso inserite nei tanti angoli nascosti che conferiscono al paesaggio un'atmosfera quasi incantata e surreale. Passeggiando tra le siepi di bosso che circondano i vialetti e sotto i numerosi ciuffi di piante di cappero che sporgono dalle pietre in arenaria delle mura, si pu&#242; ripercorrere l'area in tutta la sua estensione, incontrando molteplici variet&#224; di ambienti.<br />Lungo i pendii, cosparsi di fioriture spontanee, affondano le loro radici gli alberi secolari; nelle parti pianeggianti si aprono invece vari settori tra cui quello dedicato alle piante officinali, quello delle piante ornamentali e quello delle piante spontanee, quest'ultimo ampliato con un giardino alpino nel quale sono coltivate piante endemiche o rare dell'Appennino Centrale. Si possono inoltre ammirare piante acquatiche all'interno delle fontane, cos&#236; come le specie tropicali e subtropicali, ospitate in due serre riscaldate, e una caratteristica carpoteca, cio&#232; una raccolta di fiori, conservata in appositi locali. Oltre a rappresentare un ottimo substrato per la ricerca scientifica, per la didattica e per l'educazione ambientale, l'Orto botanico gioca un ruolo molto importante nella protezione della natura, soprattutto con la coltivazione di specie rare o minacciate di estinzione. Gode inoltre senza dubbio di un alto valore paesaggistico grazie alla bellezza e all'armonia del suo paesaggio che fa da splendida cornice verde alla citt&#224; di Camerino. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_144</link><guid>144</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Camerino Macerata Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico dell'Università di Siena - Siena]]></title><description><![CDATA[All'interno delle mura di Siena, sul lato della valletta di Sant'Agostino esposta a mezzogiorno, si trova questo grazioso Orto botanico, esteso per circa due ettari  e così pendente da collocarsi tra i 280 e i 350 metri di quota. Le sue origini risalgono all'istituzione della cattedra universitaria di Lettore dei Semplici, nel 1588, ma è solo dal 1856 che si trova nella sede attuale. La superficie è divisa in tre differenti settori denominati "scuola", "parco" e "podere". Il primo accoglie le angiosperme erbacee e basso arbustive, disposte in ordine sistematico in aiole poste su terrazzamenti artificiali. Nel parco si trovano invece un settore dedicato alle gimnosperme, alcune aiole con piante esotiche capaci di sopravvivere al freddo invernale e altre con le specie caratteristiche delle formazioni vegetali della Toscana centromeridionale. In estate l'area viene arricchita con piante coltivate in vaso come araucarie, cicadee e podocarpacee.<br />Vi sono poi due serre, una limonaia e un tepidario in cui sono coltivate in terra le piante grasse e dove vengono ricoverate in inverno le piante che non sono in grado di tollerare temperature rigide. Il "podere" infine comprende un'area ricca in affioramenti rocciosi con suoli poveri e piante a limitato sviluppo; nella porzione terrazzata sovrastante vengono esposte in estate le piante esotiche coltivate in vaso.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_250</link><guid>250</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Siena Siena Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico dell'Università La Sapienza di Roma - Roma]]></title><description><![CDATA[<p>L'Orto Botanico di Roma si estende su una superficie di circa 12 ha e, rispetto ad altri Orti Botanici, ha una peculiarit&#224;, quella di occupare una delle zone pi&#249; suggestive della Citt&#224; Eterna. Si trova infatti nel cuore del tessuto urbano, fra Via della Lungara ed il Colle del Gianicolo, su parte di quell'area archeologica ? Ager Vaticanus ? che in antico era una zona suburbana, attraversata da strade con il loro corteggio di tombe e ville. E' un luogo straordinario in cui natura, storia, architettura, scienza e archeologia si fondono. <br />L'Orto Botanico, parte integrante del Dipartimento di Biologia Vegetale dell'Universit&#224; &quot;Sapienza&quot; di Roma, &#232; un Museo che colleziona esemplari vegetali e li coltiva in serra o all'aperto, facendo in modo che conservino nel corso del tempo le caratteristiche strutturali e funzionali e la capacit&#224; riproduttiva espresse nei luoghi di origine. E' una struttura per la ricerca e per la conservazione della biodiversit&#224; e un patrimonio da mostrare ai visitatori. <br />Lungo un percorso che da Trastevere porta al Gianicolo le collezioni vegetali presenti offrono nell'insieme una sensazione di ampiezza e di imponenza. Quella delle palme, provenienti da ambienti tropicali e subtropicali, &#232; una delle collezioni di maggior rilievo, per l'elevato numero di specie coltivate all'aperto. Di notevole importanza anche le collezioni di succulente, coltivate all'interno della Serra Corsini, di euforbiacee (nella Serra Monumentale), di gimnosperme, di bamb&#249; e di specie tropicali (all'interno della Serra Tropicale). Sono presenti inoltre numerosi alberi monumentali tra i quali due individui plurisecolari di Platanus orientalis L. L'Orto dei &quot;Semplici&quot;, il Giardino Mediterraneo ed il Giardino degli Aromi, sono inseriti in maniera discreta nella zona pianeggiante, per non alterare la struttura della villa storica. <br />La Banca del Germoplasma, che effettua scambi con numerosi Orti Botanici in Italia e nel mondo, &#232; finalizzata in particolare alla conservazione di specie rare o soggette a rischio. L'Orto Botanico &#232; uno dei nodi della RIBES (Rete Italiana Banche del Germoplasma per la Conservazione ex situ della Flora Spontanea Italiana). <br /><br /></p><p /><p /><p>L'Orto Botanico di Roma &#232; il <a id="anastasis_link_659263261" title="Museo del Mese di Maggio 2009." href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Articolo/_a_ID/_v_104">Museo del Mese di Maggio 2009.</a>&#160;</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_270</link><guid>270</guid><pubDate>21/01/2009</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico della facoltà di agraria - Portici]]></title><description><![CDATA[L'Orto botanico sorse nel 1872 come appendice della neonata Reale scuola superiore di agricoltura a cui fu destinato, come sede, lo splendido parco, di circa 36 ettari, della reggia di Portici. All'interno di questa vasta area furono inizialmente dedicati alla scuola e trasformati in Orto botanico i due giardini ornamentali di circa 9000 mq adiacenti al palazzo, di cui oggi resta soprattutto l'impianto architettonico costituito da muri di cinta, busti marmorei, vasche, la cosiddetta Fontana della Vittoria e sedici cassoni perimetrali. Della originale composizione botanica rimangono oggi la serra storica, con le piante epifite, e le collezioni tematiche che si accrescono nei vari cassoni. Il suo interno &#232; caratterizzato anche da due riquadri dedicati alle conifere, dalle magnolie e dalle piante mediterranee e infine da una struttura in pietra dove vive la Primula palinuri, specie endemica della Campania, della Basilicata e della Calabria. <br />Nel corso degli anni la superficie fu ampliata fino a raggiungere i 20.000 mq attuali e numerosissime furono le specie vegetali impiantate. Molte di esse purtroppo andarono distrutte dagli eventi indotti dalla Seconda guerra mondiale, ma la costante attivit&#224; dell'orto e della facolt&#224; di agraria (naturale prosecutrice dell'antica scuola a partire dal 1935) ha fatto s&#236; che siano oggi presenti preziose collezioni di piante provenienti da tutto il mondo e che l'intero patrimonio vegetale si aggiri intorno a circa 4000 esemplari appartenenti a oltre 1000 specie. Tra le collezioni pi&#249; importanti spicca senza dubbio quella delle piante succulente provenienti dai deserti africani e americani, ospitata in un'apposita serra; dal 2002 la superficie a loro disposizione &#232; stata ampliata e le acquisizioni sono in continuo aumento, garantendo sempre maggior pregio a questa specialistica raccolta. Recentemente si sono sviluppate inoltre molte serie didattiche di piante, grazie alle considerevoli attivit&#224; di ricerca scientifica e di informazione didattica che caratterizzano l'orto da vari decenni. Dal 1958 la struttura &#232; affiancata, con quest'ottica, dal Museo di botanica &quot;Orazio Comes&quot; dell'Universit&#224; degli Studi di Napoli, che include l'ampio patrimonio scientifico raccolto in oltre 130 anni dalla Scuola superiore di agronomia e dalla successiva facolt&#224; di agraria. Tra le sue collezioni, oggi purtroppo non visibili al pubblico, figurano raccolte di campioni disseccati di licheni e di altri vegetali di interesse alimentare e farmaceutico, erbari, reperti vegetali carbonizzati provenienti dagli scavi di Oplonti (importante testimononianza dell'antica flora dell'area vesuviana), pannelli a soggetto botanico e una biblioteca storica tematica. Il museo &#232; in corso di restauro, ma riaprir&#224; con nuovi servizi: l'accessibilit&#224; per i disabili, un nuovo sito internet, un punto vendita e un punto di ristoro.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_223</link><guid>223</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Portici Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico di Bergamo "Lorenzo Rota" - Bergamo]]></title><description><![CDATA[                       Dedicato a Lorenzo Rota (1818-1855), primo descrittore della flora bergamasca, l'orto botanico offre ai visitatori un'esposizione di oltre 900 specie di piante in un'area di soli 1357 mq, curati nel minimo dettaglio sia per quanto riguarda l'aspetto didattico-scientifico, sia per quanto riguarda l'aspetto estetico. L'itinerario si snoda tra piccoli viali e aiole che evocano o riproducono ambienti naturali diversificati: la collocazione riparata e le condizioni microclimatiche favorevoli hanno permesso infatti la crescita di specie provenienti da regioni geografiche molto diverse tra loro. La prima parte del percorso propone prevalentemente piante esotiche di varia origine: sudafricana, come la Tulbaghia violacea e la Schizostylis coccinea (giglio infedele), orientale, come la Davidia involucrata (albero dei fazzoletti), nordamericana come la Cimicifuga racemosa e la Chrysogonum viginianum; un laghetto accoglie poi alcune piante acquatiche esotiche come le ninfee, il calamo aromatico, il papiro e la castagna d'acqua; tra le piante in vaso molto suggestive sono le carnivore dei generi Drosera, Sarracenia e Dionea. Nella zona centrale si incontrano piante spontanee, appartenenti alla regione mediterranea, ai boschi di latifoglie, agli ambienti acquatici di lago e di palude, agli ambienti ruderali, marginali e sinantropici. Un'intera aiola è dedicata alle piante di prateria e cespuglieti aridi submediterranei, ad esempio il Prunus mahaleb o l'Inula ensifolia. L'ultima area tematica occupa più della metà della superficie espositiva ed è dedicata alle specie autoctone, con particolare attenzione alle piante appartenenti al territorio floristico lombardo delle torbiere, degli ambienti alpini e prealpini, raccolte secondo il tipo di substrato di cui necessitano: le calcofile, come la sesleria comune o la primula di lombardia, le silicee, come l'endemica orobica Sanguisorba dodecandra, o la rarissima Centaurea alpina. Oltre a piante del sottobosco alpino sono inoltre presenti specie appartenenti alla flora ammoniacale tipica delle malghe montane, come l'alchemilla volgare o il veratro. Otre ai cartellini identificativi di ogni specie, ogni aiola è corredata da pannelli tematici didattici. La collocazione del giardino nella città alta, a 400 m sul livello del mare, arricchisce il suggestivo parco di un panorama che si apre sui tetti della città vecchia e sulle prealpi bergamasche. La presenza di panchine e di un'area per la didattica rivolta alle scuole rende la visita nel fresco giardino ancora più gradevole e indicata quindi non solo agli esperti, ma anche a chi volesse godere di un rilassante pomeriggio all'insegna della natura. Se invece volete soddisfare la vostra curiosità scientifica, vi raccomandiamo senz'altro il  Museo di scienze naturali poco distante dall'orto e situato in pieno centro storico di città alta.                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_282</link><guid>282</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Bergamo Bergamo Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico di Brera - Milano]]></title><description><![CDATA[Nel pieno centro storico di Milano, a ridosso del prestigioso palazzo di Brera, si apre inaspettato un cuore verde dalla forte valenza storica; fu infatti voluto da Maria Teresa d'Austria, che ne ordinò la fondazione nel 1774 per l'insegnamento della botanica agli speziali delle scuole braidensi. L'attenzione della corte austriaca per lo sviluppo delle scienze interessò i centri più importanti dell'area lombarda e coincise a Milano con la costruzione dell'Orto botanico e della Specola, qui sorta a sostegno degli studi astronomici portati avanti dall'Osservatorio. Dopo un lungo periodo di incuria, l'orto è oggetto in questi anni di un nuovo interesse che ha portato al restauro conservativo delle collezioni. Esso si estende su un'area di 5000 mq fortemente ombreggiata per la presenza di numerosi alberi, alcuni dei quali di notevoli dimensioni; meritano una citazione particolare due esemplari di Ginkgo biloba, maschio e femmina, fra i primi a essere importati dalla Cina in Europa e risalenti al periodo di fondazione dell'orto, una grande Tilia, una collezione di Juglans e una Firmiana platanifolia, riconoscibile per il particolare tronco liscio grigioe verde. La collocazione in un quartiere rinomato per il suo valore artistico e culturale è ulteriore incentivo alla visita di questo luogo, che si offre come isola di suggestiva tranquillità nelle frenetiche attività milanesi.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_296</link><guid>296</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Milano Milano Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico di Pisa - Pisa]]></title><description><![CDATA[L'Orto botanico di Pisa fu istituito dal celeberrimo botanico Luca Ghini nel 1543 e, dopo alcuni trasferimenti, nel 1591 trovò collocazione nell'attuale sede in pieno centro di Pisa, a pochi passi dal Duomo e dalla Torre pendente. La struttura originale del XVI secolo venne modificata nell'Ottocento, quando furono costruite 120 nuove aiole da dedicare ad altrettante famiglie di piante. Occupa una superficie di circa 30.000 mq del tutto delimitati da edifici universitari o muri di cinta che gli conferiscono la forma di un quadrilatero allungato. Sono presenti anche sei serre dove sono mantenute temperature diverse, destinate ciascuna alle categorie di piante con differenti esigenze ambientali. Un settore ospita l'arboreto, con alberi disposti in parcelle di forma irregolare, attraversate da una rete di sentieri disegnati nel XIX secolo; tuttavia gli alberi più vecchi si trovano nel cosiddetto orto del Cedro e sono un Ginkgo biloba e una magnolia grandiflora, entrambi risalenti al 1787. Un altro ampio settore, di origine tardo ottocentesca, è dedicato alla collezione sistematica e intende evidenziare le affinità tra i vari gruppi vegetali, mediante l'osservazione e il confronto della struttura del fiore e di ulteriori aspetti morfologici. Altre collezioni di particolare interesse riguardano le piante medicinali, le succulente, le geofite mediterranee e la flora egiziana. Nell'orto vengono inoltre coltivate piante in pericolo di estinzione sia a livello locale, sia a livello globale, ed è attiva una specifica struttura per la conservazione a lungo termine dei semi di piante rare, nell'ambito di una strategia internazionale di tutela della biodiversità. Sul fronte didattico, vengono proposte visite guidate e percorsi tematici per scolaresche e periodicamente sono organizzate mostre tematiche di interesse generale o relative ad aspetti legati al territorio.<br />Presso l'orto ha sede anche il Museo botanico dove si conservano circa 300.000 campioni d'erbario, oltre a collezioni di legni fiori, frutti, semi e fossili botanici.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_242</link><guid>242</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pisa Pisa Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico e Museo di paleobotanica ed etnobotanica dell'Università degli Studi Federico II - Napoli]]></title><description><![CDATA[A Napoli, gi&#224; nel periodo borbonico, si cominci&#242; ad avvertire l'esigenza di allestire nella citt&#224; un vero e proprio Orto botanico di carattere scientifico che adombrasse quelli che, fin dalla seconda met&#224; del XVI secolo, erano comparsi privatamente, di solito negli ambiti ecclesiastici, e allestiti alla stregua dei Giardini dei semplici. Fu per&#242; solo durante l'occupazione napoleonica che il disegno si avver&#242;. Nel 1807 Giuseppe Bonaparte istitu&#236;, in un'area ai piedi della collina di Capodimonte, il Real Orto Botanico, oggi appartenente alla facolt&#224; di Scienze matematiche, fisiche e naturali, e divenuto sicuramente uno dei pi&#249; prestigiosi a livello italiano, sia per la quantit&#224;, sia per la qualit&#224; delle essenze che in esso sono coltivate.<br />Nonostante le gravi perdite subite nel periodo intercorso tra i due conflitti mondiali, che hanno comportato la scomparsa di gran parte dei nuclei di piante originali, esso annovera oggi circa 25.000 esemplari provenienti da ogni parte del mondo e appartenenti a circa 10.000 specie diverse. Coltivate all'esterno od ospitate in ambienti climatizzati, si trovano collezioni di erbacee, arbusti e alberi, organizzate secondo tre criteri generali: uno di tipo sistematico, uno basato sui parametri ambientali delle zone geografiche di provenienza e, infine, uno etnobotanico, che si fonda sui vari tipi di applicazioni adottate dall'uomo. Tra le serie pi&#249; significative figura quella delle Cycadales, considerata una delle pi&#249; importanti al mondo, ma tante altre sono le splendide collezioni che ivi sono coltivate (il gruppo delle felci arboree, la raccolta delle palme e la vaseria con le orchidee italiane sono solo alcuni esempi).<br />All'interno dell'orto si trova anche il Museo di paleobotanica ed etnobotanica, ospitato nel castello seicentesco, ricco di reperti fossili che documentano l'evoluzione delle piante terrestri dal Siluriano fino ai nostri giorni, nonch&#233; di serie di oggetti relativi alle attivit&#224; quotidiane di pesca, caccia, agricoltura e cure domestiche di alcune popolazioni esotiche.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_220</link><guid>220</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Napoli Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico e Orto medievale - Perugia]]></title><description><![CDATA[Nel centro storico della citt&#224;, e precisamente adiacente alla chiesa di San Costanzo, si estende per circa tre ettari di superficie il cinquecentesco Orto botanico, attualmente facente parte delle collezioni scientifiche dell'ateneo di Perugia. L'area &#232; suggestivamente articolata in una serie di aiuole composte da piante divise in ordine sistematico; al suo interno &#232; possibile ammirare un arboreto costituito da specie vegetali appenniniche, una serra tropicale e numerose collezioni tematiche di piante (ad esempio officinali, commestibili, grasse, tropicali e subtropicali, ornamentali e di flora locale). Vi sono inoltre conservate una xiloteca e una spermoteca, vale a dire una collezione, rispettivamente, di legni e di semi. L'Orto botanico comprende anche l'Orto medievale, con funzioni didattico-educative e storico-museali, ed &#232; infine sede del CAMS (Centro di Ateneo per i musei scientifici), un'istituzione ufficializzata nel 1995, mirata a fornire servizi nel campo della didattica universitaria e dell'educazione naturalistica in generale, ma anche impegnata nel tentativo di recuperare e riallestire, in spazi aperti al pubblico, le raccolte scientifiche smembrate negli anni Cinquanta del Novecento, tra cui le importanti collezioni di zoologia, comprendenti quella del naturalista Orazio Antinori (1811-1882) e quella del monsignor Giulio Cicioni (1844-1923).                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_91</link><guid>91</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Perugia Perugia Umbria]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico ed erbario dell'Università di Torino - Torino]]></title><description><![CDATA[L'epoca dei Lumi d&#224; il via anche a Torino, come in molte citt&#224; europee, a un fervore scientifico che vede il convergere di scienziati e illustri professori verso gli atenei pi&#249; all'avanguardia: nella seconda met&#224; del Settecento l'istituzione torinese si colloca cos&#236; fra le pi&#249; prestigiose d'Europa, con un continuo sviluppo che si arrester&#224; solo in seguito ai gravi danni arrecati dalle vicende della Prima e della Seconda guerra mondiale. Nel 1994, dopo la ristrutturazione e l'incremento delle attivit&#224;, l'orto viene riaperto al pubblico e si impegna per il recupero dell'antico prestigio. Oggi esso vanta una collezione di circa 4000 specie botaniche tra le quali si possono ammirare alcuni esemplari seminati nei primi decenni dell'Ottocento: un Platanus orientalis, un Populus deltoides e una Pterocarya fraxinifolia, oltre a piante che assecondano il gusto romantico per le specie esotiche. Il valore storico dell'istituzione &#232; inoltre attestato dalla presenza di una serra dedicata alle coloratissime variet&#224; di Pelargonium, comunemente chiamato geranio, specie di cui nell'Ottocento l'orto vantava circa 200 esemplari. Fra gli ambienti riprodotti si distinguono l'Alpinetum, che ospita circa 300 entit&#224; della flora alpina, e le serre, con circa 1300 specie tropicali e subtropicali: all'interno della serra calda &#232; ospitata una collezione di cactacee sudamericane, ricca di 600 esemplari afferenti ai generi Gymnocalycium (dal greco gymnos &quot;nudo&quot; e kalyx &quot;bocciolo&quot;, per i suoi fiori privi di spine e peli) e Copiapoa, dalla fioritura primaverile spesso vistosa.<br />Il parco persegue un intento didattico che permette al visitatore di apprendere il metodo di classificazione della flora, le tecniche di incrocio, la diffusione e la distribuzione delle variet&#224;. Non possiamo tralasciare di menzionare il prestigioso erbario, uno fra i pi&#249; importanti a livello europeo: esso possiede la pi&#249; completa documentazione esistente sulla flora regionale e un milione circa di campioni di exsiccata. Segnaliamo inoltre che la biblioteca del Dipartimento di biologia vegetale conserva un inestimabile patrimonio iconografico di acquerelli e calcografie, composto da 7640 tavole sette-ottocentesche dalle notevoli qualit&#224; didattiche ed estetiche.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_333</link><guid>333</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Torino Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Orto botanico Hanbury - Genova]]></title><description><![CDATA[Quando tutta l'Europa ottocentesca guardava alla Liguria come a un paradiso verde, dove grandi personalit&#224; scientifiche prodigavano il loro impegno per lo sviluppo della cultura medica e botanica, la Scuola di botanica di Genova trovava, in concomitanza con l'avvenuta autonomia dell'ateneo, prestigiosa collocazione nell'antica tenuta del Collegio San Gerolamo in Balbi, inserito nel centro storico della citt&#224;. La ridotta superficie dell'orto (circa un ettaro di terreno) non imped&#236; lo sviluppo di tecnologie e strutture all'avanguardia, rese possibili dal mecenatismo di alcune personalit&#224; eccezionali quali Thomas Hanbury, al quale &#232; intitolato l'istituto da lui fondato nel 1890 (dove fu ospitato due anni dopo il primo Congresso internazionale di botanica in Italia), Domenico Viviani e Giuseppe De Notaris, insigni professori sotto la cui direzione il giardino vide un grande sviluppo. Alle prime attivit&#224; risalgono alcuni esemplari ancor oggi viventi, quali un vecchio cedro del Libano, altissimi cipressi e una gigantesca Sequoia sempervirens. Sei serre ospitano rispettivamente piante tropicali, acquatiche, succulente, erbacee tropicali, cicadee e felci: particolare interesse riveste la vasta collezione di circa 300 specie di felci acclimatate, fra cui segnaliamo esemplari di Angiopteris evecta, Cibotium regale, Cibotium schiedei e Cibotium wendlandii. Nella serra laterale di ponente sono invece coltivate, tra le altre, specie quali la canna da zucchero, la pianta del cacao e il cotone. Per la visita sono previsti due itinerari diversificati che offrono un valido strumento di avvicinamento (e approfondimento per i pi&#249; esperti) alla scienza botanica: uno &#232; indirizzato allo studio delle specie nostrane, con un occhio di riguardo alle piante officinali, l'altro alle specie esotiche e agli ambienti che le ospitano. L'Orto botanico &#232; attualmente in corso di riordino e speriamo che a breve un'istituzione cos&#236; importante possa aprire nuovamente al pubblico con i suoi servizi.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_135</link><guid>135</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Genova Genova Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[Osservatorio astronomico - Tiriolo]]></title><description><![CDATA[<p>A Tirolo, paesino arroccato nel punto più stretto d'Italia, l'istmo di Catanzaro, si trova l'ooservatorio astronomico "Andrea Perrelli" che ha sede in un osservatorio metereologico costruito alla fine dell'Ottocento.<br /></p><p>All'altitudine di 890 metri è il primo osservatorio pubblico della Calabria; è gestito dall'Associazione studi astronomici Antares e svolge attività didattica e prevalentemente per le scuole.<br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_81</link><guid>81</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Tiriolo Catanzaro Calabria]]></author></item><item><title><![CDATA[Osservatorio astronomico - Pino Torinese]]></title><description><![CDATA[<p>La nascita dell'osservatorio risale per tradizione al 1759, quando Giovanni Battista Beccaria (1716-1781), al passaggio di una cometa, colse l'occasione per presentare la sua attivit&#224; di astronomo al re Carlo Emanuele III, ottenendo l'incarico di misurare l'arco del meridiano di Torino. Per portare a termine il compito, Beccaria fece preparare un punto di osservazione su una torretta di via Po, sistemandovi gli strumenti che gli servivano per la misurazione, e diede cos&#236; avvio all'osservatorio torinese.<br /></p><p>La prima Specola fu invece costruita trent'anni dopo all'Accademia delle scienze; in seguito fu trasferita a Palazzo Madama e nel Novecento si spost&#242; sulla collina Bric Torre Rotonda di Pino Torinese dove cominci&#242; la sua attivit&#224; nel 1913.<br />Il percorso di visita &#232; un cammino virtuale alla scoperta dell'universo. Al piano inferiore della cupola si trova un piccolo museo con gli strumenti dell'osservatorio che operarono sui tetti dell'Accademia delle scienze e di Palazzo Madama. In particolare il pi&#249; importante &#232; il cerchio meridiano di Reichenbach ed Ertel costruito nel 1820. Questo strumento rimase in funzione fino al 1942 dove svolse un ottimo lavoro; si pensi che solo tra il 1904 e il 1906 fu utilizzato per 11.000 osservazioni di 594 stelle in ascensione retta.<br /></p><p>La visita si conclude con il planetario, recentemente riaperto: un enorme simulatore del cielo dalla struttura esterna in vetro trasparente e dalla copertura sferica in alluminio, conduce con un sistema di proiezioni tecnologicamente avanzato ad ammirare i movimenti dei pianeti, le stelle, il trascorrere delle stagioni. <br />Questa simulazione permette anche, senza muoversi dalla propria postazione, di osservare il cielo degli antichi e quello delle future generazioni in un emozionante viaggio nell'universo che cambia. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_320</link><guid>320</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pino Torinese Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Osservatorio astronomico di Brera e di Merate - INAS - Milano]]></title><description><![CDATA[<p>L'Osservatorio astronomico di Brera &#232; uno dei 12 osservatori astronomici italiani coordinati dall'Istituto nazionale di astrofisica (INAF) sotto la supervisione del Ministero dell'istruzione, dell'universit&#224; e della ricerca (MIUR). L'attivit&#224; di ricerca dell'Osservatorio si svolge a Milano, nella sede antica di Brera, e in quella di Merate (in provincia di Lecco a circa 35 km da Milano) e copre diversi ambiti, dall'astronomia stellare alla cosmologia, dallo sviluppo di strumentazione all'interpretazione teorica dei dati. La sede di Brera ospita anche l'archivio storico e la biblioteca antica con circa 35 mila titoli a partire dal Quattrocento e una biblioteca moderna con oltre un migliaio di libri e l'esposizione permanente degli strumenti astronomici antichi.<br /></p><p>La sede di Merate ospita invece tre telescopi e una biblioteca che raccoglie oltre 6000 libri di astronomia e materie correlate per la maggior parte del XX secolo.<br />Entrambe le strutture propongono diversi programmi di attivit&#224; didattica. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_297</link><guid>297</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Milano Milano Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Osservatorio Astronomico Pubblico di Soresina - Soresina]]></title><description><![CDATA[<p>L'Osservatorio Astronomico Pubblico di Soresina (CR) &#232; stato inaugurato alla presenza di famosi astronomi il 2 Giugno 1974 e da 35 anni &#232; meta di appassionati di astronomia e di scolaresche, provenienti anche da altre provincie. <br />Fra i primi realizzati in Italia da una Amministrazione Comunale a scopo didattico e divulgativo, &#232; settimanalmente aperto al pubblico per visite serali e mensilmente per l'osservazione del Sole. <br />Posto nel centro storico della citt&#224;, &#232; costituito da una torre di cinque piani (serviti da ascensore) alta 20 m. alla cui sommit&#224; &#232; posta la specola, una cupola girevole in rame di circa 4 m di diametro. <br />Nella sala d'ingresso &#232; ospitata una raccolta di rari minerali, anche radioattivi, e fossili, unica nella zona, e la Direzione in cui si trovano i testi e i trattati di astronomia. Ai primi piani la sala audiovisivi per gli incontri con le scolaresche e gruppi di studio, la sala computer ed elaborazione dati ed il laboratorio fotografico per lo sviluppo immediato delle fotografie scattate ai telescopi sia su pellicola, sia digitali. Ai rimanenti piani sono esposte fotografie di oggetti celesti e di antichi telescopi. <br />Nella specola infine lo strumento principale costituito da due telescopi: un riflettore, ovvero telescopio a specchi di tipo newtoniano di 310 millimetri di diametro f/4,8; ed un telescopio rifrattore, composto da un obiettivo a lenti del tipo doppietto acromatico da 127 millimetri di diametro f/14. <br />Completano la dotazione dell'osservatorio per l'osservazione degli oggetti celesti un binocolo 20x80 e due binocoli 10x50. <br />Da apposita convenzione stipulata con l'Amministrazione Comunale di Soresina, opera nell'osservatorio il Gruppo Astrofili Soresinesi. &#200; compito del Gruppo Astrofili, sotto la guida del Direttore dell'Osservatorio, consentire la visita e le osservazioni in specola al pubblico ed alle scolaresche, garantire inoltre il buon funzionamento della struttura con la presenza di personale idoneo. <br />L'Osservatorio Astronomico Pubblico di Soresina e il Gruppo Astrofili Soresinesi, collaborano con al progetto ministeriale &quot;INSEGNARE SCIENZE SPERIMENTALI&quot; per la provincia di Cremona. </p><p>L'Osservatorio &#232; fra i pochi che consentono l'osservazione diretta ai telescopi al pubblico, compresi i bambini, per questo &#232; meta di visitatori provenienti anche da molto lontano. Le visite possono limitarsi alla sola osservazione ai telescopi, essere di sola didattica astronomica, oppure osservativa preceduta da un momento di didattica. <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_408</link><guid>408</guid><pubDate>29/04/2009</pubDate><author><![CDATA[Soresina Cremona Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[PaleoLab Museo del Parco Geopaleontologico - Pietraroja]]></title><description><![CDATA[<p>Per iniziativa della Provincia di Benevento, della Soprintendenza archeologica e del Comune di Pietraroja, nell'aprile 2005 &#232; sorto il Museo geopaleontologico, o Paleo-Lab, una struttura innovativa in cui viene illustrato al pubblico il patrimonio paleontologico rinvenuto nell'adiacente giacimento di Pietraroja, descritto, gi&#224; oltre 200 anni fa, dal geologo Scipione Breislak come uno dei pi&#249; ricchi e importanti d'Italia.<br /></p><p>Dai suoi calcari fossiliferi mesozoici sono state infatti estratte numerose testimonianze fossili di organismi marini e terrestri che popolavano la Terra durante il Cretaceo medio. Tra questi, in assoluto, spicca quello del piccolo dinosauro divenuto famoso con il soprannome &quot;Ciro&quot;. Rinvenuto verso la fine degli anni Settanta del Novecento, la sua vera identit&#224; fu scoperta solo nel 1993; lo Scipionyx samniticus (cos&#236; fu scientificamente denominato omaggiando il paleontologo Breislak) &#232; universalmente riconosciuto come il primo dinosauro intero trovato in Italia e l'unico al mondo a presentare, non solo le parti dure (apparato scheletrico, denti, gusci), ma anche alcune porzioni molli come la pelle, gli occhi, la trachea, il fegato, alcuni fasci di fibre muscolari pettorali e addirittura l'intestino con i resti dell'ultimo pasto effettuato. Il piccolo Ciro aveva poche settimane di vita quando fu probabilmente sorpreso da un'alluvione causata da un uragano. La furia degli elementi lo scaravent&#242; sul fondo limaccioso della laguna che caratterizzava l'area dell'attuale giacimento e il suo corpo, lungo circa&#160; 50 cm, rimase sepolto da strati di sedimento che, in un ambiente privo di ossigeno e batteri, dettero vita al lungo processo di pietrificazione.<br /></p><p>Le particolari condizioni ambientali e geologiche che si vennero a creare nella piccola laguna hanno permesso la conservazione di tanti altri fossili degni di indubbio valore scientifico; l'assoluta vicinanza del museo al giacimento da cui essi provengono rende la visita a questa struttura e l'osservazione dei suoi reperti estremamente affascinante e ricca di significato. </p><p /><p /><p /><p>Il&#160;Museo del Parco Geopaleontologico di Pietraroja &#232; il <a id="anastasis_link_454790599" title="Museo del Mese di Luglio 2009." href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Articolo/_a_ID/_v_132">Museo del Mese di Luglio 2009.</a>&#160;</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_222</link><guid>222</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pietraroja Benevento Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Parc Animalier d'Introd - Introd]]></title><description><![CDATA[                      Inaugurato nel luglio 2005, è l'unico parco faunistico presente in Valle d'Aosta. Situato nel comune di Introd, vicino ad Aosta, a una quota di circa 900 metri di altezza, copre una superficie di circa tre ettari, in un ambiente molto suggestivo coperto da boschi e prati. <br />La collezione zoologica comprende le specie tipiche dell'ambiente alpino e vallivo: camoscio, stambecco, capriolo, cervo, marmotta e cinghiale tra i mammiferi e gufo reale, barbagianni, assiolo, falco pellegrino tra gli uccelli. <br />Gli esemplari sono ospitati in ampi recinti e voliere ed è presente una buona cartellonistica distribuita lungo i sentieri, a lato dei reparti che ospitano gli animali.<br />Le strutture ricettive comprendono, oltre alla biglietteria con shop, un'area pic-nic e un parco giochi per bambini.                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_36</link><guid>36</guid><pubDate>18/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Introd Aosta Valle d'Aosta]]></author></item><item><title><![CDATA[Parco faunistico La Torbiera - Agrate Conturbia]]></title><description><![CDATA[           Il Parco faunistico La Torbiera è stato istituito nel 1977 come centro per la riproduzione e lo studio di specie animali in pericolo di estinzione. Speciale attenzione è stata rivolta alla fauna italiana, europea e alle specie di felini oggi più rare nel mondo. È importante ricordare che per la conservazione delle specie minacciate, accanto all'allevamento e allo studio in cattività, è necessaria la protezione degli ambienti dove questi vivono. Per questo La Torbiera partecipa a programmi per la conservazione della natura in collaborazione con le istituzioni che lavorano a questo obiettivo. Per i suoi boschi e le zone umide che offrono rifugio a numerose specie selvatiche, La Torbiera costituisce un'area di particolare interesse ambientale. Al fine perciò di non arrecare danno e alcun disturbo a questo lembo ancora integro, una parte del parco non è accessibile ai visitatori. Il parco faunistico offre al pubblico un luogo dove poter incontrare gli animali e la natura nelle sue infinite sfaccettature; l'ottima cartellonistica, inserita in un ambiente suggestivo, induce a riflettere sulla complessità e la fragilità degli stupendi ecosistemi terrestri. Il parco confida in questo rispetto per conservare un angolo di natura che in primo luogo appartiene agli animali.<br />Sono presenti circa 400 esemplari suddivisi in 130 specie appartenenti a elementi faunistici prevalentemente della regione paleartica. Rimarchevoli quasi tutte le specie presenti, tra cui però vale la pena segnalarne alcune di felini, come il leopardo dell'Amur, il leopardo nebuloso, il leopardo delle nevi, il gatto selvatico europeo, il manul, il gatto delle sabbie e fra gli altri carnivori il panda minore, il crisocione, il lupo europeo, lo sciacallo e alcune specie di mustelidi. Fra le specie erbivore, degni di nota sono il cervo pudu, il cervo delle Filippine, il markhor, il mosco e il muntiak cinese. I primati sono rappresentati da tre specie di gibbone ospitate in grosse gabbie ottimamente arredate. L'ornitofauna annovera specie importanti come: la spatola europea, il mignattaio, la gru della Manciuria, diverse specie di anatidi e l'avvoltoio monaco.  <br />All'interno del parco sono presenti un ristorante, un bar e una zona pic-nic.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_310</link><guid>310</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Agrate Conturbia Novara Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Parco faunistico Le Cornelle - Valbrembo]]></title><description><![CDATA[Il parco &#232; stato istituito nel 1981 su di un'area costituita da due vaste zone pianeggianti contigue, poste su diversi livelli e ricche di vegetazione, che si sono rivelate idonee alla realizzazione di una struttura di questo tipo. I reparti che ospitano gli animali sono facilmente visitabili grazie alla conformazione del terreno e alla buona viabilit&#224;; tra questi di nuova concezione e allestimento vi sono quelli per i grandi felini (leoni e tigri). Di particolare rilievo la nuova e imponente struttura che ospita le giraffe, provvista anche di un ampio recinto coperto, che consente la gestione di una ventina di esemplari, ognuno ospitato in una singola stalla. Il parco collabora con l'Universit&#224; degli Studi di Milano e l'Associazione didattica del Museo di storia naturale di Milano che effettua regolari visite guidate nello zoo avvalendosi di personale qualificato. Il Parco delle Cornelle possiede un centinaio di specie suddivise fra mammiferi, uccelli e rettili.<br />I grandi erbivori sono ben rappresentati con rinoceronti bianchi, elefanti africani, ippopotami anfibi, giraffe, antilopi, zebre, camelidi, tapiri, canguri, cervi, daini, ammotraghi. I carnivori annoverano la maggior parte dei grandi felini (leoni, tigri, giaguari, leopardo, leopardo delle nevi), orsi bruni, sciacalli e perfino i licaoni, canidi selvatici africani il cui numero in natura sta drammaticamente calando. Buona anche la collezione di uccelli con struzzi, casuari, gru della Manciuria e rari pappagalli come l'ara giacinto.<br />All'interno sono attivi un ristorante, un self service, tre bar, un'area attrezzata per pic-nic, un negozio con souvenir e materiale didattico. Nel parco &#232; presente anche un ampio parco divertimenti concepito per tutta la famiglia con giostre, ruota panoramica e una vasta zona coperta di recente costruzione, provvista anche di un'aula didattica. Il giardino zoologico &#232; visitabile anche con il Trans Park, un trenino che percorre tutto lo zoo. Il parcheggio per autovetture &#232; attrezzato anche per la sosta dei camper.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_306</link><guid>306</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Valbrembo Bergamo Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Parco faunistico Martinat - Pinerolo]]></title><description><![CDATA[Il Parco faunistico Martinat si estende su di una superficie di dieci ettari sulla collina ai confini dei comuni di Pinerolo e San Pietro Val Lemina. All'interno sono sistemate diverse voliere, una delle quali occupa una superficie di 1,3 ettari con sostegni di 12 metri d'altezza, e una seconda di 5000 mq. Oltre alle voliere sono presenti ampi recinti e sette laghetti per oche, anatre e trampolieri provenienti da tutto il mondo. Il parco ha acquisito una notevole specializzazione nella riproduzione dei pappagalli (Psittaciformi) di cui possiede una notevole collezione. <br />Le specie presenti, mammiferi e uccelli, raggiungono il numero di 340. La collezione ornitica &#232; senz'altro tra le pi&#249; importanti d'Italia. Tredici specie di ara, molte delle quali mantenute in gruppi molto numerosi, e altre specie di pappagalli trovano ospitalit&#224; nelle voliere del parco raggiungendo una consistenza molto vicina ai mille esemplari. Tra le altre specie ricordiamo poi le cicogne, i pellicani, alcune specie di gr&#249;, fenicotteri, ibis, spatole e altre specie di trampolieri. Pavoni, cigni e diverse specie di anatidi e fagiani trovano alloggio nei recinti che circondano i laghetti. Fra le specie pi&#249; grandi troviamo struzzi, em&#249; e casuari.<br />Importante e di recente costituzione &#232; anche la collezione teriologica che conta tigri, leopardi, lama, alpaca, cammelli, scimmie, canguri, cervi e daini. Nel parco sono presenti anche due esemplari di testuggine delle isole Seichelles di ragguardevoli dimensioni.<br />All'interno del parco si trovano un bar, zone di sosta e pic-nic con tavoli e panche.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_319</link><guid>319</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pinerolo Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Parco faunistico Monte Amiata - Arcidosso]]></title><description><![CDATA[            Il parco, inaugurato nel 1989, si trova sul versante grossetano del Monte Amiata, all'interno di una riserva naturale di 700 ettari e, ispirandosi ai wild park centroeuropei, si pone a met&#224; strada fra una classica riserva naturale e un parco zoologico. Il suo territorio &#232; interessante sotto l'aspetto sia geologico sia botanico, nonch&#233; dal punto di vista paesaggistico. Gli obiettivi istituzionali sono l'attivit&#224; didattica e la ricerca mirata a fini di gestione e conservazione delle varie componenti biologiche presenti sul territorio appenninico. Il parco &#232; visitabile a piedi e si pu&#242; raggiungere, attraverso una rete di sentieri, anche a cavallo e in mountain-bike. Le visite si effettuano in 2-3 ore a seconda dei percorsi scelti ed &#232; quindi consigliabile un abbigliamento adatto per l'escursionismo. Di prossima realizzazione sono un orto botanico, un centro visite di tipo museale e un giardino per le farfalle.<br />Gli animali sono suddivisi in appropriate aree faunistiche provviste di sentieri e altane di osservazione che girano intorno ai recinti e permettono cos&#236; la vista degli esemplari. Molto interessanti gli ampi recinti che ospitano i lupi appenninici, i cervi, i daini, i camosci, i mufloni, i caprioli e i reparti pi&#249; piccoli dedicati a diverse specie domestiche, alcune anche in via di estinzione come l'asino sorcino crociato di razza Amiatina. Sono inoltre presenti numerose specie di uccelli.<br />Il parco dispone anche di un servizio didattico, di bar-ristorante, aree pic-nic, di un ampio parcheggio, idoneo anche alla sosta di camper e pullman. Per chi giunge a cavallo, esistono delle poste ove sistemare gli animali. Per motivi sanitari l'ingresso ai cani, come ad altri animali domestici, &#232; vietato. Su prenotazione &#232; possibile effettuare le visite avvalendosi di una guida naturalistica fornita dal parco.                                                  ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_224</link><guid>224</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Arcidosso Grosseto Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Parco faunistico Valcorba - Pozzonovo]]></title><description><![CDATA[           Il parco, sorto di recente, ha iniziato la sua attività nel marzo del 2000. È stato edificato su di una superficie pianeggiante di 16 ettari. <br />Nell'area, un tempo adibita ad attività agricola, sono stati piantati arbusti e alberi di varie essenze, cercando così di ricreare un ambiente con un buon grado di naturalità. Sono stati costruiti anche due grandi specchi d'acqua che offrono ospitalità a diverse specie di uccelli.<br />Grazie anche alla configurazione del territorio, che ha permesso il pieno utilizzo delle superfici, sono stati ricavati ampi spazi per le diverse specie di mammiferi e uccelli ospitate, consentendo una confortevole sistemazione degli esemplari. Come la maggior parte dei moderni parchi faunistici, anche questo di Valcorba è qualificato per dare ospitalità agli esemplari di specie selvatiche che di frequente vengono rinvenuti feriti, debilitati o sequestrati dalle autorità competenti. Il parco risulta molto gradevole e offre un grande potenziale didattico per tutta la zona circostante. Gli ampi spazi presenti e le dolci collinette opportunamente ricreate hanno consentito di realizzare spazi ottimali per le diverse specie presenti e per quelle che verranno prossimamente ospitate. Inoltre, l'utilizzo dei materiali come la pietra e il legno, esalta l'insieme delle strutture che costituiscono il parco.<br />Oltre al primitivo contingente relativo alla fauna europea, si sta formando anche una buona raccolta di fauna tropicale che già consta di zebre, antilopi di varie specie, cammelli, ippopotami e tigri. <br />All'interno del parco sono disponibili servizi, aree per la sosta, aree attrezzate per pic-nic e un punto ristoro. Di prossima inaugurazione il centro didattico.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_192</link><guid>192</guid><pubDate>14/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Pozzonovo Padova Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Parco ittico Paradiso - Zelo Buon Persico]]></title><description><![CDATA[Il parco deriva da una struttura per l'allevamento di trote e carpe, inaugurata nel 1982, che nel 1989 &#232; stata modificata abbandonando la vocazione zootecnica e ridisegnando l'impianto con l'aggiunta di un percorso predefinito.<br />Il parco si presenta oggi come un'area densamente boscata, con innumerevoli canali ricchi di acque limpide dovute alle numerose risorgive presenti nella zona. Il percorso si snoda attraverso laghetti, stagni e ruscelli e vasche adibite all'allevamento delle specie presenti. L'osservazione &#232; possibile percorrendo i sentieri che costeggiano gli invasi e i canali o utilizzando i sette osservatori subacquei disseminati lungo il percorso. &#200; presente anche una piccola fattoria dove i ragazzi possono osservare i tipici esemplari dell'avifauna domestica.<br />La vocazione del parco &#232; quella di accogliere ittiofauna, pertanto la maggior parte della collezione &#232; costituita da questi vertebrati. Sono visibili una quarantina di specie di ambienti temperati, sia padane sia esotiche. Vi troviamo infatti la carpa, il luccio, il cavedano, il pesce gatto, il temolo, la tinca, alcune specie di trota, gli esotici siluridi con dimensioni eccezzionali (fino a 300 kg di peso), le carpe Koi, il pesce persico. Nel perimetro del parco sono inoltre presenti, allo stato selvatico, uccelli e mammiferi tipici della zona padana che si possono vedere, anche se con difficolt&#224;, nei momenti di quiete all'inizio della giornata o in tarda serata. L'avifauna domestica &#232; costituita da varie razze di galline, faraone, oche, anatre, pavoni, tacchini.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_309</link><guid>309</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Zelo Buon Persico Lodi Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Parco Natura Viva - Bussolengo]]></title><description><![CDATA[                      Il parco è situato tra le colline dell'entroterra benacense a 18 km da Verona e a 10 km dalla sponda sud orientale del lago di Garda. Inaugurato nel 1969 su progetto dell'architetto Alberto Avesani, suo fondatore, il complesso rappresenta un riuscito esempio di utilizzo del territorio nel pieno rispetto ambientale. Per il suo clima, mite grazie alla vicinanza del lago di Garda, e per la sua ricchezza di specie arboree e di sorgenti d'acqua, il parco si rivelò ben presto un luogo idoneo al mantenimento di specie selvatiche anche di provenienza esotica. Il primo nucleo zoologico prese forma dalle acquisizioni provenienti da circhi, privati cittadini e amministrazioni pubbliche.<br />La collezione zoologica assunse una fisionomia più organica dal 1986 quando la direzione tecnica fu affidata a uno staff di biologi, veterinari e personale di custodia qualificato. Gli interessi per la collezione non furono solo diretti verso la più appariscente fauna esotica, ma coinvolsero anche numerose specie italiane ed euroasiatiche altrettanto minacciate per il continuo sfruttamento dell'ambiente naturale. Le aree furono gradualmente rimodernate secondo un preciso piano regolatore e attrezzate secondo moderni concetti espositivi in grado di conciliare il benessere degli animali con la sicurezza e le nuove esigenze culturali del pubblico, raggiungendo così un grado di adeguamento delle strutture in sintonia con i nuovi standard europei.  La nuova gestione iniziò anche una proficua serie di scambi e contatti internazionali con istituzioni analoghe e organi di gestione faunistica che portarono il parco a partecipare direttamente a progetti di conservazione in Madagascar (sui lemuri), in Marocco (sulla bertuccia), in Costa d'Avorio (sugli scimpanzé) e nella Repubblica Ceca (sul bisonte europeo). <br />Il parco è suddiviso in due settori principali: il Parco Safari (visitabile esclusivamente a bordo del proprio autoveicolo o di pullman), che consente di incontrare animali tipici della savana e delle foreste tropicali, e il Parco zoologico. Quest'ultimo comprende: il Parco dinosauri, con la fedele ricostruzione di otto differenti specie di grandi rettili mesozoici, e l'Oasi tropicale, una grande serra voliera tropicale percorribile all'interno, che rappresenta una suggestiva ricostruzione botanica, zoologica e climatica di foresta tropicale. Da questa imponente struttura si accede all'Acquaterrarium: ambiente di recente ristrutturazione predisposto per l'ostensione di pesci, anfibi e rettili. <br />Il parco zoologico ospita numerose specie, molte delle quali minacciate di estinzione. I recinti, ampi, ben arredati e circondati di rigogliosa vegetazione, sono dotati anche di ottima cartellonistica.<br />Il Parco Natura Viva ospita circa 700 esemplari appartenenti a 180 differenti specie tra mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci. Nel Parco Safari si trovano specie di grandi dimensioni: rinoceronti bianchi, ippopotami, giraffe, antilopi (asiatiche e africane) zebre, struzzi, grandi felini e una nutrita colonia di scimpanzé che costituisce l'unico gruppo presente in Italia che si riproduce con una certa regolarità. Nel Parco zoologico sono presenti invece molte specie di mammiferi, uccelli e rettili. Tra le più interessanti, ricordiamo una ricca collezione di lemuri, pappagalli, fenicotteri, cicogne, canguri, bertucce ed altre scimmie, foche, orsi dagli occhiali, leopardi delle nevi, puma, panda minori, crisocioni (canidi selvatici del Sud America), bisonti europei, testuggini giganti, ecc. Presso il parco è inoltre attivo un valido centro didattico.                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_176</link><guid>176</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Bussolengo Verona Veneto]]></author></item><item><title><![CDATA[Parco nazionale delle Cinque Terre - Percorso botanico di Torre Guardiola - Riomaggiore]]></title><description><![CDATA[           Lontano dai consueti affollamenti turistici che caratterizzano gran parte della riviera ligure, le Cinque Terre da sempre offrono spettacoli naturali autentici, dove la mano dell'uomo ha operato con rispettosa dedizione, portando avanti una difficile tradizione agricola fatta di uliveti e vigneti inerpicati, che convivono con l'odorosa e intricata macchia mediterranea. Dal 1995 una quarantina di volontari hanno lavorato alla realizzazione di un percorso sospeso sul mare, situato alle pendici del promontorio di Montenero: nell'alternarsi di ombra e luce, fra gli effluvi delle essenze tipiche della macchia, il tragitto "delle erbe aromatiche", lungo circa un chilometro permette al visitatore di conoscere le specie presenti nella zona. A Torre Guardiola il Centro d'osservazioni naturalistiche fornisce, gratuitamente, testi che descrivono le specie di animali e vegetali che si incontrano abitualmente. Una curiosità: per gli amanti delle lettere che vogliano farsi ispirare dallo spettacolo della natura è stato allestito "il percorso della scrittura" che si svolge in tredici tappe e, con l'aiuto di pannelli esplicativi, conduce alla produzione di brevi testi narrativi all'insegna delle sensazioni e delle emozioni che scaturiscono dal paesaggio mediterraneo.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_138</link><guid>138</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Riomaggiore La-Spezia Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[Parco ornitologico Villa d'Orleans - Palermo]]></title><description><![CDATA[                       Il parco storico fu fondato nel 1797 da Ferdinando IV di Borbone. Nel corso degli anni la tenuta, costituita da una pregevole dimora e dal parco, subì diverse trasformazioni, arricchendosi di specie arboree e arbustive più che altro di origine esotica. La villa e il parco furono infine venduti alla Regione Sicilia che fece del Palazzo d'Orleans la propria sede. Alla metà degli anni Cinquanta venne inaugurata, a opera dell'allora presidente della Regione Giuseppe Alessi, un primo nucleo di strutture adatte a ospitare una piccola collezione di pappagalli.  Successivamente la gestione del parco fu affidata a Salvatore Lauricella che arricchì la nascente collezione con  nuovi e rari esemplari (la maggior parte provenienti dalla sua collezione privata). Il parco, inserito nel suggestivo giardino storico, è costituito da voliere, gabbie e laghetti sapientemente disposti tra la lussureggiante vegetazione. <br />Nel parco si riproducono con una certa regolarità diverse specie, molte delle quali oggi a rischio di estinzione. <br />Il parco ospita circa 3000 esemplari di uccelli ed è presente una delle maggiori collezioni europee di pappagalli. Fra le specie più rappresentative notiamo inoltre: fenicotteri rosa, grù di varie specie, aironi, fagiani, anseriformi, columbiformi, grandi rapaci e una nutrita varietà di specie di passeriformi. A partire dal 2004 la Regione Sicilia ha avviato il rimodernamento di gabbie e voliere per l'adeguamento alle norme attuali. <br />Secondo una tradizione inaugurata nel 1955 al momento dell'apertura del Parco, l'ingresso è riservato ai bambini accompagnati da adulti.                                       ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_71</link><guid>71</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Palermo Palermo Sicilia]]></author></item><item><title><![CDATA[Parco zoo della fauna europea - Poppi]]></title><description><![CDATA[Il Parco zoo, inaugurato nel 1973 con lo scopo di presentare al pubblico la sola fauna europea, si trova in una suggestiva posizione, circondato dalle vette del Prato Magno, del Monte Falterona e dalle estese foreste del Parco nazionale delle foreste casentinesi. Lo zoo alterna ampie radure, boschetti di pini, castagni e querce secolari e ha al suo centro un ampio laghetto popolato da diverse specie di uccelli acquatici. Nel parco trovano alloggio numerosi rappresentanti della fauna paleartica: orsi bruni, lupi, linci, camosci, cervi, daini, caprioli, mufloni e, fra gli uccelli, rapaci notturni e diurni, anatidi e galliformi vari. Sono ospitate anche alcune specie domestiche fra le quali risulta di particolare interesse l'asinello bianco dell'Isola Asinara.<br />Oltre a un ristorante, i visitatori hanno a disposizione un'area attrezzata per pic-nic con tavoli posti anche al coperto, una zona con giochi di vario tipo per i pi&#249; piccoli. Nei giorni festivi per i bambini &#232; possibile effettuare passeggiate su cavallini pony ed &#232; in funzione anche un trenino che conduce i visitatori nella scoperta dello zoo.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_244</link><guid>244</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Poppi Arezzo Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Parco zoo di Sicilia - Belpasso]]></title><description><![CDATA[Unico grande parco faunistico della regione, il Parco zoo di Sicilia fu inaugurato nel 1985, in una zona posta alle pendici dell'Etna. Il complesso si divide in tre distinte sezioni: due neontologiche costituite dal Parco zoologico e dalla riserva faunistica, e una paleontologica costituita dal parco preistorico. Il parco zoologico si sviluppa intorno a un percorso contornato da recinti, ampie voliere, cascate e un lago di grandi proporzioni. Notevole anche la collezione botanica, costituita da essenze sapientemente scelte, che fanno da cornice ai reparti e agli spazi dedicati agli animali. La collezione zoologica comprende animali dei diversi continenti ospitati in strutture di buon livello. La riserva faunistica, che ospita animali di maggiori dimensioni e che necessitano anche di recinti di notevole superficie, è invece visibile solo attraverso il funi-safari, una funivia che segue un percorso pentagonale e che consente di osservare gli animali da un insolito punto di vista. La visita si esaurisce in 30 minuti grazie alle 150 cabine che riescono a trasportare circa 6000 persone al giorno. <br />Il terzo settore del parco, quello preistorico, consente invece di ripercorrere le principali tappe dell'evoluzione biologica attraverso un itinerario cronologico che conduce il visitatore nelle tre ere geologiche: l'area paleozoica, l'area mesozoica e l'area cenozoica, dove particolare cura è stata rivolta alla ricostruzione della fauna del periodo Quaternario. Nell'estate 2001 è stata inaugurata una nuova struttura turistica: il parco acquatico, che si pone come attrazione all'avanguardia anche a livello europeo. Il grande successo che sta riscuotendo questa nuova  struttura ha indotto i proprietari del parco zoo a ridimensionare la collezione faunistica riducendola sensibilmente. Costituita da numerose specie di mammiferi e uccelli, la collezione possiede anche un limitato numero di specie di rettili con alcuni esemplari di tartarughe e testuggini. Le specie di mammiferi includono scimmie e carnivori come orsi, linci, leoni, leopardi, giaguari, tigri e puma. Le specie erbivore comprendono invece ippopotami, lama, yak, mufloni, daini, zebre e alcune specie di antilopi. La collezione ornitologica annovera struzzi, ibis, oche, cigni, fagiani di varie specie, gru e alcune specie di pappagalli. Tra i servizi si contano un ristorante, un bar paninoteca, una zona pic nic, anche coperta, un'area nursery e una zona giochi.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_62</link><guid>62</guid><pubDate>30/01/2009</pubDate><author><![CDATA[Belpasso Catania Sicilia]]></author></item><item><title><![CDATA[Parco zoo Falconara - Falconara Marittima]]></title><description><![CDATA[Il Parco zoo sorge in una zona collinare, molto suggestiva, che sovrasta l'abitato di Falconara Marittima. In questi ultimi anni il parco è stato oggetto di sostanziali ristrutturazioni che hanno consentito di ottimizzare gli spazi assegnati ai vari esemplari e di aumentare notevolmente la godibilità degli stessi da parte del pubblico. Molti dei recinti, specialmente quelli assegnati ai grandi carnivori, sono stati ampliati, arredati con tronchi e roccaglie e provvisti di fondo in erba e sabbia. Apposite finestrature in vetro blindato consentono poi un'ottima osservazione degli animali. Il parco è interessato da una buona copertura vegetale. Di buon livello  anche i reparti per i primati e i recinti e le voliere che ospitano una buona raccolta ornitica. Recentemente è stato inaugurato anche un piccolo rettilario, posto nella zona centrale del parco, e il reparto che ospita le giraffe, un ampio recinto con una luminosa stalla a esso annessa. Accurati risultano anche la cartellonistica e il materiale divulgativo disponibili all'ingresso, che permettono una visita più consapevole.<br />La collezione zoologica è costituita da esemplari provenienti dai vari continenti e comprende una buona rappresentativa di mammiferi, uccelli e rettili. I primati sono presenti con gibboni, cercopitechi e scimmie ragno. Tigri siberiane, leopardi, giaguari, linci, puma e leoni costituiscono parte della collezione dei carnivori, completata da alcuni esemplari di lupo e orso bruno. Gli erbivori africani sono rappresentati da zebre, giraffe, ippopotami e antilopi. I camelidi annoverano alcune specie tipiche come il lama e il cammello. Sono presenti molti altri mammiferi, tra cui notiamo il canguro di Bennet, la lepre della Patagonia e diverse razze domestiche di asini e capre. Di buon livello anche la collezione ornitologica con struzzi, nandù, diverse specie di grù, fenicotteri. Il parco è provvisto di un centro didattico, ristorante, bar e paninoteca, area attrezzata per pic-nic, parco giochi.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_146</link><guid>146</guid><pubDate>13/02/2009</pubDate><author><![CDATA[Falconara Marittima Ancona Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Parco zoo La Rupe - Civitella Casanova]]></title><description><![CDATA[Il Parco zoo La Rupe sorge sul fianco di una collina su un leggero declivio e copre una superficie di circa 5 ettari. Fu inaugurato nel 1980 e ospita fauna autoctona ed esotica. Il parco accoglie gli esemplari sia in strutture di vecchia concezione, sia in nuovi reparti concepiti per offrire agli animali e al pubblico un reciproco benessere. Di particolare effetto sono i recinti che ospitano i leopardi e i puma. L'ambiente, nel suo insieme, si presenta particolarmente suggestivo, sia per la disposizione dei vari recinti, posti nei prati e fra i boschetti realizzati allo scopo, sia per il superbo panorama offerto dalle montagne che si pongono come sfondo al complesso faunistico.<br />All'interno del parco si possono osservare alcune specie non comuni nei giardini zoologici, specialmente italiani. Tra le specie esotiche ricordiamo il gatto dorato, il gatto e il leopardo dell'Amur, la tigre siberiana, il vari e la bertuccia, mentre, fra le europee, l'orso bruno, il lupo, lo sciacallo e il muflone. Sono inoltre presenti diversi uccelli fra cui gru e rapaci. Di recente apertura &#232; la nuova sala tropicale con coccodrilli e altri rettili. Sono inoltre disponibili un bar, un punto di ristoro e un'area attrezzata per il pic-nic.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_110</link><guid>110</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Civitella Casanova Pescara Abruzzo]]></author></item><item><title><![CDATA[Parco zoo Punta Verde - Lignano Sabbiadoro]]></title><description><![CDATA[Il Parco zoo, inaugurato nel 1979, sorge nella zona nord-occidentale della penisola di Lignano, tra i due argini del Tagliamento dove il fiume conclude la sua corsa nel Mare Adriatico. &#200; posto in una zona pianeggiante, ricca di vegetazione autoctona e di molte altre essenze esotiche, piantate allo scopo di ricreare un ambiente il pi&#249; possibile evocativo degli habitat dei cinque continenti. Sentieri sinuosi, specchi d'acqua e ricoveri per gli animali, costruiti in materiali naturali come pietra e legno, rendono l'architettura dello zoo piacevole e ben inserita nel contesto ambientale. Di recente realizzazione &#232; il rettilario, ottima struttura, in cui si fanno apprezzare buone ricostruzioni di habitat tropicali e deserticoli che ospitano serpenti, sauri, tartarughe e alcuni anfibi. Costante &#232; anche l'attenzione rivolta al continuo rinnovamento delle strutture di contenzione per gli animali che ammontano a oltre 70. Un settore del parco &#232; stato adibito a fattoria con&#160; buona presenza di animali domestici: galline, tacchini, oche, anatre, conigli, mucche, maiali, asini e cavalli.<br />La collezione &#232; rappresentativa e annovera animali euroasiatici, africani, australiani e delle due americhe. Gli esemplari, circa 1500, ascrivibili a oltre 200 specie, comprendono mammiferi, uccelli, rettili e anfibi. Ricordiamo: grandi felini come tigri, leoni, leopardi, leopardi delle nevi, serval, puma e giaguari, molte specie di megaerbivori come giraffe, cammelli, lama, ippopotami, varie specie di cervidi e antilopi e, fra i piccoli carnivori, procioni e sciacalli; notevole &#232; infine la collezione di scimmie. La fauna euroasiatica &#232; rappresentata da orsi bruni, daini e cervi. Non mancano poi varie specie di uccelli come struzzi, gru, pappagalli, cicogne, anseriformi.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_119</link><guid>119</guid><pubDate>08/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Lignano Sabbiadoro Udine Friuli Venezia Giulia]]></author></item><item><title><![CDATA[Planetario civico "Ulrico Hoepli" - Milano]]></title><description><![CDATA[<p>Il maggiore planetario italiano &#232; stato donato alla citt&#224; di Milano dall'editore Ulrico Hoepli e inaugurato nel 1930. A pianta ottagonale, ispirato nella sua architettura al Pantheon, &#232; stato progettato dall'architetto Piero Portaluppi autore anche dell'Arengario. Da pi&#249; di settant'anni svolge un'attivit&#224; importante nel campo didattico e divulgativo dell'astronomia e delle scienze collegate (fisica, astronautica, scienze della terra) ospitando circa 100.000 visitatori l'anno. &#200; dotato di una cupola di 19,6 metri di diametro e ha una capienza di oltre 300 posti. Il planetario, per mezzo di un sistema di ingranaggi e di un raffinato proiettore, riproduce in modo estremamente realistico la volta celeste con i suoi movimenti; lo strumento attualmente in uso &#232; stato installato nel 1968 dalla casa tedesca Zeiss. Per le conferenze ci si avvale anche di un sistema multimediale che visualizza immagini, filmati ed effetti speciali, costituito da tre videoproiettori e due laser mobili gestiti da computer.<br /></p><p>Il planetario svolge una ricca attivit&#224; di conferenze per il pubblico con osservazioni guidate del cielo e serate su temi specifici. Durante la settimana ferve l'attivit&#224; didattica con le scuole, da quelle dell'infanzia fino alle secondarie di secondo grado. L'ampio e aggiornato programma &#232; disponibile sul sito dell'istituzione dove &#232; possibile per gli insegnanti anche scaricare materiale didattico e prenotarsi on-line. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_298</link><guid>298</guid><pubDate>18/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Milano Milano Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Planetario e Museo astronomico - Roma]]></title><description><![CDATA[<p>Il planetario oggi fruibile prende il posto di quello storico che fino a venti anni fa aveva sede nella Sala della Minerva, alle Terme di Diocleziano e che, per lungo tempo, ha rappresentato una struttura all'avanguardia e&#160; molto amata dai cittadini romani. Sulla base di un tale bagaglio culturale e popolare, il nuovo planetario &#232; stato pensato in grande e inserito in un vasto progetto di diffusione della cultura astronomica. In particolare fa parte del Centro dedicato all'avanzamento della cultura astronomica, che comprende anche un Museo e un Centro di documentazione, ed &#232; collocato presso il Museo della civilt&#224; romana, nel quartiere dell'Eur. Introdotto dal vecchio strumento di proiezione Zeiss II, che campeggia al suo ingresso a testimonianza del glorioso passato, esso occupa una sala di circa 300 mq dove pi&#249; di cento poltrone ergonomiche consentono una comoda visione della volta celeste. </p><p>Dotato di nuove e sofisticate tecnologie ottiche e digitali, tra cui un moderno proiettore del cielo R. S. Automation SN 95, negli orari programmati esibisce sulla sua cupola di 14 m di diametro spettacolari immagini di pianeti, stelle, nebulose e galassie realizzate in risoluzione all sky e anche in grafica 3D, mentre un impianto audio stereo con 6 canali riproduce un ambiente sonoro di sicuro effetto.<br /></p><p>Annesso al planetario, il Museo astronomico consente di approfondire ulteriormente le meraviglie dell'universo mediante modelli, ricostruzioni planetarie e postazioni interattive che proiettano il visitatore in un viaggio all'esplorazione della Terra, della Luna, dei pianeti e dello spazio extraplanetario. L'offerta culturale &#232; infine completata dal Centro di documentazione astronomica, in cui sono disponibili per gli studiosi numerosi documenti e testi tematici. </p><p /><p /><p>Il Planetario di Roma &#232; il <a id="anastasis_link_252909413" title="Museo del Mese di Novembre 2008." href="/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Articolo/_a_ID/_v_58">Museo del Mese di Novembre 2008.</a>&#160;</p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_279</link><guid>279</guid><pubDate>17/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Roma Roma Lazio]]></author></item><item><title><![CDATA[Raccolta dell'avifauna delle Marche "Collezione Brancadori" - Sarnano]]></title><description><![CDATA[            Nel palazzo municipale di Sarnano &#232; custodita la collezione dell'ornitologo Luigi Brancadori (1877-1863). La raccolta comprende varie centinaia di uccelli imbalsamati, per semplicit&#224; riconducibili alle categorie dei rapaci diurni e notturni, dei colombi, dei gallinacei, dei passeracei e degli acquatici in genere (principalmente trampolieri e palmipedi). Tutti dotati di indicazioni relative alla specie di appartenenza e dei dati di cattura (luogo e data di cattura), gli esemplari rappresentano nell'insieme la fauna ornitologica marchigiana e costituiscono dunque una preziosa documentazione della grande variet&#224; di specie ancora presenti nella zona.<br />Per chi ama questo tipo di piccole ma preziose realt&#224; museali, &#232; sufficiente che percorra pochissimi chilometri per giungere nel paese di Montefortino dove si trova la Raccolta privata avifauna delle Marche composta da circa 1300 esemplari imbalsamati di uccelli e mammiferi italiani e principalmente dell'Appennino Centrale (tel. 0736/859122 su prenotazione). Vi figurano comunque anche alcuni animali di origine estera. Tra i reperti, per lo pi&#249; raccolti e imbalsamati dallo stesso proprietario, compaiono specie faunisticamente degne di interesse come il gatto selvatico, il tasso e l'aquila reale. Fanno parte della collezione anche vari preparati ossei (crani e apparati scheletrici) pregevolmente montati.<br />                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_154</link><guid>154</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Sarnano Macerata Marche]]></author></item><item><title><![CDATA[Raccolta mineralogica "Gelosa-Cugusi" - Porto Torres]]></title><description><![CDATA[            Si tratta di una collezione privata di grande pregio che raccoglie circa 3000 esemplari provenienti da tutto il mondo; è inoltre presente una sezione ordinata sistematicamente. Tra i vari pezzi meritano di essere menzionati la collezione di ortoclasi di grandi dimensioni rinvenuti a San Bachisio (Telti), la yugawaralite di Osilo o la fosgenite di Monteponi, tutte miniere oggi dismesse.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_55</link><guid>55</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Porto Torres Sassari Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Raccolta museale del dipartimento di informatica - Bari]]></title><description><![CDATA[           La raccolta si propone di illustrare l'evoluzione dei sistemi di calcolo automatico e di elaborazione dati che negli ultimi decenni ha avuto uno sviluppo vertiginoso, perché lo sguardo retrospettivo possa gettare luce anche sulle tendenze e sul progresso futuro delle tecnologie informatiche.<br />A questo fine la collezione può essere affrontata secondo diversi livelli di lettura, a partire da quello cronologico, secondo l'ordine temporale delle innovazioni, per proseguire con un'analisi strutturale (hardware, software e documenti cartacei) o funzionale, sulla base delle funzioni e degli ambiti applicativi principali, e infine ludico, per sperimentare i sistemi e i software presenti. A tutto questo si aggiunge una sezione di monografie delle figure storiche del calcolo automatico, personaggi che con le loro intuizioni hanno rivoluzionato la vita contemporanea.                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_164</link><guid>164</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Bari Bari Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Raccolta ornitologica "Francesco Stazza" - Tempio Pausania]]></title><description><![CDATA[Realizzata alla fine dell'Ottocento dal generale Francesco Stazza (1854-1923) la raccolta è ancora oggi privata. La collezione comprende circa 400 esemplari dell'avifauna sarda, che è ben rappresentata, e una sezione è dedicata a specie provenienti dall'Eritrea. È presente anche una piccola sezione mineralogica con circa 150 campioni della Sardegna.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_60</link><guid>60</guid><pubDate>19/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Tempio Pausania Olbia-Tempio Sardegna]]></author></item><item><title><![CDATA[Raccolta paleontologica - Piegaro]]></title><description><![CDATA[<p>La raccolta nasce nel 1966 grazie alla passione per la paleontologia di un assistente capoturno degli antichi giacimenti di lignite di Pietrafitta che, dopo aver trovato casualmente alcuni reperti fossili all'interno di una miniera, cominci&#242; una capillare ispezione di tutto il giacimento, rinvenendo cos&#236; quella che poi diverr&#224; una delle pi&#249; importanti testimonianze di fossili di ligniti quaternarie attualmente conosciute in Europa. </p><p>La collezione, recuperata negli anni Ottanta del Novecento dall'ENEL e dalla Soprintendenza archeologica dell'Umbria sotto l'assistenza scientifica dell'Universit&#224; di Perugia, annovera alcune migliaia di campioni tra vertebrati (soprattutto mammiferi), invertebrati, macroflora e materiale pollinico e offre non solo la possibilit&#224; di conoscere i paleoambienti che caratterizzavano nel Quaternario il territorio umbro, ma anche l'occasione per visitare il deposito lignitifero in cui vi &#232; ancora l'eco di quasi un secolo di attivit&#224; mineraria e di storia sociale ed economica legata allo sfruttamento di questo combustibile fossile. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_93</link><guid>93</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Piegaro Perugia Umbria]]></author></item><item><title><![CDATA[Science Center - Torino]]></title><description><![CDATA[Dal 1998 la Provincia di Torino ha avviato il progetto strategico di uno science center. L'idea della creazione di uno spazio dove poter sperimentare la scienza &#232; scaturita dalla considerazione dell'attitudine torinese alla produzione di eventi e strutture per la divulgazione scientifica, come &quot;Esperimenta&quot;, i &quot;Gioved&#236; della scienza&quot;, il &quot;Tg Leonardo&quot;, il Museo regionale di scienze naturali. Obiettivo del progetto &#232; promuovere la conoscenza, ma allo stesso tempo dare rilievo alle peculiarit&#224; scientifico-tecnologiche della citt&#224; di Torino.<br />Due le linee di intervento principali: la costruzione di una rete di divulgazione scientifica locale, che coinvolga enti di ricerca, musei, atenei, aziende e abbia al centro lo Science Center; la realizzazione di una struttura di mediazione tra i centri di ricerca e il pubblico non specializzato. Il progetto si &#232; mosso in questi anni nella realizzazione di alcune mostre che possono essere considerate esperienze esemplificative di quanto lo Science Center potr&#224; offrire: si possono citare la mostra &quot;Next: DNA, la nuova biologia e le biotecnologie&quot; presentata in occasione del Festival della scienza di Genova del 2003 e la mostra &quot;Il bello della scoperta&quot;.<br />Allo stesso tempo hanno preso il via importanti progetti didattici rivolti alle scuole per favorire il contatto tra la ricerca pi&#249; avanzata e il mondo dei ragazzi: si realizzano in diverse sedi corsi di aggiornamento per gli insegnanti e laboratori didattici per gli studenti. A tutto questo si affiancano convegni, seminari e ricerche volte a completare il progetto. Il complesso processo di progettazione dello Science Center pu&#242; essere approfondito sul sito http://www.torinoscienza.it, realizzato per consentire la promozione e l'aggiornamento sulle fasi di realizzazione del museo.                                         ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_334</link><guid>334</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Torino Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Science Centre Immaginario Scientifico - Grignano]]></title><description><![CDATA[   A pochi chilometri dal centro di Trieste, a Grignano, si trova uno dei maggiori science centre italiani, l'Immaginario scientifico, museo multimediale di nuova generazione. Nato nel 1986 come proseguimento di una mostra allestita alla Cité des Sciences et de l'Industrie di Parigi, il museo si è sviluppato nel tempo con una attenzione particolare all'interattività come metodo fondamentale per avvicinare il grande pubblico al sapere scientifico.<br />Il meraviglioso viaggio nella scienza per chi entra all'Immaginario scientifico si sviluppa in tre sezioni principali: "Fenomena", "Cosmo", "Kaleido".<br />"Fenomena" è la sezione dedicata agli exhibit interattivi veri e propri, dove oltre cinquanta postazioni distribuite in sei percorsi a tema ("specchi", "suoni", "luci e ombre", "moti", "forme", "percezioni") permettono di realizzare direttamente alcuni spettacolari esperimenti e di toccare con mano le leggi che regolano la natura. Semplici istruzioni per l'uso consentono ai visitatori di comprendere come realizzare gli esperimenti e suggeriscono domande e osservazioni. Tra i più affascinanti e coinvolgenti exhibit si possono citare: "Tocca il tornado", un tornado di vapore alto due metri, il grande "Vortice d'acqua", il "Muro di sapone" e il "Cilindro di bolle", i giochi di luci, ombre e suoni. La sezione "Cosmo" proietta invece il visitatore nell'affascinante mondo dei corpi celesti: all'interno di un planetario di ben cinque metri di diametro è possibile contemplare il movimento apparente delle stelle, assistere a tramonti e albe delle diverse stagioni e persino osservare come doveva apparire il cielo in altre epoche storiche. "Kaleido" è un ambiente multimediale immersivo, in cui vengono di volta in volta allestite mostre monografiche legate a temi di interesse scientifico, realizzate con spettacolari immagini e brevi testi retroproiettati su una decina di maxi-schermi ad alta definizione a tempo di musica su colonne sonore originali. Per le scuole il science centre propone un ricco programma di attività didattiche con quasi quaranta temi disponibili (di fisica, chimica, scienze della terra, biologia, ambiente, astronomia), mentre, per i piccoli visitatori del fine settimana, realizza i colorati laboratori chiamati "Scienziati della domenica", che guidano bambini e ragazzi alla costruzione di giocattoli divertenti e istruttivi.<br /><br /><br />Immaginario Scientifico è il <a id="anastasis_link_1562150850" title="Museo del Mese di novembre 2008" href="http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&p=Articolo/_a_ID/_v_26">Museo del Mese di novembre 2008</a> <br />  ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_118</link><guid>118</guid><pubDate>03/11/2008</pubDate><author><![CDATA[Grignano Trieste Friuli Venezia Giulia]]></author></item><item><title><![CDATA[Scopriminiera - Prali]]></title><description><![CDATA[L'Ecomuseo di Prali nasce per conservare e valorizzare il patrimonio culturale legato alla miniera e alla vita delle comunit&#224; di minatori. La visita si articolata su varie proposte: passeggiate in montagna alla scoperta di antichi siti minerari, escursioni alle miniere di Beth in Val Troncea e alle miniere di talco di Envie, Sapatl&#232;, Malzas, Maniglia in Val Germanasca. La principale attrazione &#232; la visita alla miniera di talco della Paola (Prali). Accompagnati da una guida e forniti di casco, lampadina e mantella, si scende nel sottosuolo a bordo di un trenino, alla scoperta dei luoghi della vita lavorativa sotterranea (il pozzo, il lago, la riservetta degli esplosivi, la zona mensa). Raggiunti i cantieri di coltivazione, si percorre a piedi un anello di 500 metri, lungo il quale sono illustrate le diverse tecniche di estrazione del talco e le attrezzature impiegate. Il sito comprende un'esposizione esterna, dedicata alla comunit&#224; locale e all'attivit&#224; mineraria. Al &quot;Ristoro del minatore&quot;, gestito da ex lavoratori della miniera, &#232; possibile gustare i piatti locali. &#200; visitabile anche la miniera Gianna, situata a un livello inferiore: si visita in piccoli gruppi con accompagnatore e muniti di una speciale lampada da miniera.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_344</link><guid>344</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Prali Torino Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Sezione di antropologia ed etnologia - Firenze]]></title><description><![CDATA[Fondata nel 1869 da Paolo Mantegazza come Museo nazionale di antropologia ed etnologia, comprende collezioni antropologiche e primatologiche di oltre 6000 esemplari, costituiti da reperti ossei, mummie, campioni tricologici, calchi in gesso e preparati anatomici, che vanno dalla preistoria all'epoca moderna.<br />Ospita collezioni storiche di grande valore, di cui la collezione medicea, contenente preziosi reperti, &#232; la pi&#249; antica. Consta di 19 oggetti: un corno d'avorio del Congo, due insegne di comando della Persia, tre cucchiai d'avorio del Benin (Nigeria), tre clave e quattro archi dell'alta Amazzonia, una collana e un vassoio dei Taino (Caraibi), due mantelli di piume Tupinamba (Amazzonia), due atlatl (propulsori) aztecomixtechi.<br />La collezione etnografica vanta circa 15.000 oggetti di ogni tipo, che documentano le diverse manifestazioni della vita quotidiana, dell'attivit&#224; sociale, religiosa e artistica delle societ&#224; arcaiche coinvolte, in momenti successivi e in modo diverso, nella storia della civilt&#224; europea. I reperti, che spaziano dagli abiti agli accessori, dai gioielli alle maschere, dagli idoli sacri alle armi, dagli strumenti musicali agli oggetti liturgici, dagli elementi architettonici agli arredi, provengono da tutti i continenti e appartengono a raccolte effettuate in epoche diverse: dalle pi&#249; antiche, risalenti al XVI e XVII secolo, provenienti dalle collezioni medicee, alla preziosa raccolta settecentesca effettuata da James Cook durante i suoi viaggi nel Pacifico, alle raccolte ottocentesche del periodo coloniale fino alle pi&#249; recenti, frutto di campagne di ricerca sviluppatesi nel deserto della Giordania meridionale a partire dal 1980.<br />La sezione ospita anche una Gipsoteca costituita da circa 800 pezzi di calchi anatomici in gesso; un Archivio fotografico costituito da circa 26.000 stampe e 7000 negativi; un Archivio cartaceo comprendente il carteggio del Museo indiano e il carteggio del Museo psicologico, gli autografi di Paolo Mantegazza, la collezione d'acquerelli di A. Savage Landor, che ne illustrano i viaggi compiuti a fine Ottocento in Cina, Giappone, Corea.                                         ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_231</link><guid>231</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Firenze Firenze Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Sezione di botanica - Firenze]]></title><description><![CDATA[La Sezione di botanica conserva collezioni di carattere scientifico, storico e artistico. Attualmente &#232; il primo tra i musei botanici italiani per consistenza e per valore scientifico dei campioni, giacch&#233; contiene l'Erbario centrale italiano che, con quasi 4 milioni di piante essiccate, &#232; la pi&#249; grande raccolta presente in Italia e una delle principali in Europa. <br />Questa sezione custodisce anche due importantissimi erbari pre-linneani: l'Erbario Cesalpino, uno dei primi erbari al mondo, essendo stato preparato nel 1563, e l'Erbario Micheli-Targioni, dell'inizio del XVIII secolo. Tra gli altri erbari storici di rilevante importanza, sono da ricordare quello di Philip Barker Webb (circa 300.000 campioni), che contiene in gran parte raccolte effettuate tra la fine del Settecento e la prima met&#224; dell'Ottocento alle isole Canarie, in America latina e in Australia occidentale, e l'erbario malese di Odoardo Beccari con 16.000 exsiccata raccolti dal celebre esploratore nel corso di tre viaggi.<br />Accanto alle collezioni di piante secche figurano anche le cosiddette collezioni ancillari quali la xiloteca, la carpoteca e la spermoteca, dove si conservano, a uso scientifico, parti o strutture di piante. Veri e propri gioielli, anche dal punto di vista artistico, sono due collezioni di provenienza medicea e lorenese: i quadri di Bartolomeo Bimbi raffiguranti variet&#224; di frutta e prodotti orticoli, dipinti per Cosimo III dei Medici tra la fine del Seicento e gli inizi di Settecento, e la collezione di modelli vegetali in cera a grandezza naturale che riproducono frutti e piante con fiori, realizzati dall'officina ceroplastica fiorentina tra la seconda met&#224; del XVIII secolo e la fine del XIX.<br />Recentemente l'Universit&#224; degli Studi di Firenze ha anche acquisito l'Erbario Tropicale la cui istituzione, avvenuta a Roma, risale al 1904. Trasferito a Firenze nel 1918, presenta le pi&#249; importanti collezioni storiche di campioni raccolti nell'Africa orientale tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento: annovera quasi 160.000 campioni determinati, oltre a 3500 tipi.&#160;                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_232</link><guid>232</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Firenze Firenze Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Sezione di geologia e paleontologia - Firenze]]></title><description><![CDATA[<p>Le raccolte paleontologiche e geologiche, originariamente conservate nella &quot;Stanza de' Ricchi&quot; a Palazzo Pitti, iniziate in epoca medicea, furono trasferite nel Museo di storia naturale al momento della sua fondazione. Tra il materiale pi&#249; antico figura la collezione di Niccol&#242;&#160; Stenone che fu acquistata da Ferdinando II nel XVII secolo.<br /></p><p>Il nucleo paleontologico annovera circa 250.000 reperti, di cui oltre 200.000 facenti parte della collezione di invertebrati fossili, provenienti da tutti i continenti e relativi a tutte le ere geologiche.<br />La collezione di vertebrati fossili &#232; costituita da circa 26.000 esemplari, il nucleo principale &#232; costituito dai mammiferi del Pliocene e del Pleistocene della Toscana e in particolare del Valdarno. Molto importante &#232; la raccolta delle faune del Miocene della Maremma all'interno della quale spiccano i resti dell'Oreopithecus bambolii, una scimmia antropoide vissuta in Toscana circa nove milioni di anni fa. Ricca anche la parte paleobotanica, con circa 8000 reperti che documentano significativamente l'evoluzione del mondo vegetale.<br /></p><p>La parte litologica, infine, comprende, oltre a campioni regionali, materiali provenienti dai trafori del San Gottardo, del Sempione e del Cenisio, oltre a numerosi campioni raccolti in Eritrea, Etiopia e Somalia. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_233</link><guid>233</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Firenze Firenze Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Sezione di mineralogia e litologia - Firenze]]></title><description><![CDATA[Le collezioni mineralogiche nascono nella prima met&#224; del Cinquecento per opera dei Medici, che si circondarono di uomini d'ingegno, incentivando la raccolta e lo studio di materiale scientifico.<br />Al nucleo storico, originariamente conservato nella Tribuna degli Uffizi, &#232; riconducibile la collezione medicea di pietre lavorate, costituita da circa 500 esemplari e comprendente, tra l'altro, un'enorme navicella in quarzo ialino, ciotole in agata, diaspro, lapislazzuli, alcune delle quali portano incise le lettere &quot;Laurmed&quot;, cio&#232; Lorenzo de' Medici.<br />Altra collezione di notevole interesse storico &#232; quella settecentesca di Giovanni Targioni Tozzetti, che conta circa 5000 esemplari. La collezione scientifica generale raccoglie campioni che provengono da tutto il mondo e viene continuamente incrementata con nuove acquisizioni. Particolarmente ricca &#232; la collezione di minerali dell'Isola d'Elba, di oltre 6000 esemplari, che costituisce una preziosa testimonianza del paradiso mineralogico che era l'Elba nell'Ottocento.<br />La collezione regionale italiana offre un panorama mineralogico del nostro paese, importante soprattutto ora che le attivit&#224; estrattive sono quasi cessate in tutte le regioni.<br />Ultime, in ordine cronologico, le collezioni Ponis, Giazotto e Piccolomini che sono state acquisite in anni recenti e nelle quali si ritrovano esemplari eccezionali per le specie a cui appartengono. Nella collezione Ponis, in particolare, si ritrovano splendide tormaline e berilli, oltre a enormi geodi di quarzo ametista provenienti dal Brasile.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_234</link><guid>234</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Firenze Firenze Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Sezione di zoologia "La Specola" - Firenze]]></title><description><![CDATA[<p>La sezione di zoologia &#232; l'unica rimasta nell'originaria sede dell'Imperial regio museo di fisica e storia naturale, un palazzo dalle origini rinascimentali confinante con il Giardino di Boboli e denominato &quot;La Specola&quot; in virt&#249; dell'osservatorio astronomico che vi fu innalzato alla fine del Settecento.<br /></p><p>Vi si conserva una collezione di cere anatomiche unica al mondo per ricchezza e bellezza, iniziata nel 1771 per volere del granduca Pietro Leopoldo e di Felice Fontana, primo direttore del museo. Fu concepita come un trattato tridimensionale per insegnare l'anatomia e annovera oltre 1400 magnifici pezzi esposti in 562 urne e accompagnati da accurati disegni a tempera e acquerello con spiegazioni calligrafate.<br /></p><p>Il museo possiede inoltre quasi tutto ci&#242; che resta delle opere del famoso ceroplasta Gaetano Giulio Zumbo (XVII secolo), che lavor&#242; a Firenze per il granduca Cosimo III de' Medici tra il 1691 e il 1694.<br />Il settore zoologico conta oltre 3 milioni e mezzo di esemplari dei quali 5000 esposti al pubblico. Tra le collezioni pi&#249; significative sono da ricordare quella dei vertebrati italiani dovuta a Enrico Hillyer Giglioli, la collezione generale della Somalia e la collezione di trofei di caccia del conte di Torino. Presenti anche vari esemplari di specie estinte come il tilacino o lupo marsupiale della Tasmania, e alcuni uccelli tra cui il nestore dell'Isola di Norfolk, il fregilupo e l'em&#249; nero, specie di cui esistono pochissimi esemplari nei musei del mondo.<br /></p><p>Il percorso espositivo, situato al secondo piano del palazzo, consta di 22 sale zoologiche, dieci dedicate alle cere anatomiche, e uno spazio dedicato alle mostre temporanee. Al piano terra si trova il suggestivo Salone degli scheletri dove sono conservati i reperti osteologici, tra i quali scheletri e crani di animali rarissimi e anche estinti. La collezione, di enorme importanza scientifica, &#232; costantemente incrementata e assiduamente consultata da zoologi e paleontologi, sia italiani sia stranieri. Nel salone sono esposti pi&#249; di 3000 reperti tra cui lo scheletro di un elefante che risale quasi sicuramente alla seconda met&#224; del Settecento.<br />Di particolare rilievo artistico e storico &#232; anche la Tribuna di Galileo, progettata da Giuseppe Martelli per volere del granduca Leopoldo II e inaugurata in occasione del terzo Congresso degli scienziati italiani che si tenne a Firenze nel 1841; normalmente chiusa al pubblico, viene aperta in occasione di conferenze, congressi e manifestazioni. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_236</link><guid>236</guid><pubDate>16/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Firenze Firenze Toscana]]></author></item><item><title><![CDATA[Spazio Museo Sagsa - Milano]]></title><description><![CDATA[<p>Spazio Museo Sagsa &#232; stato inaugurato nel 2005 con l'obiettivo di valorizzare e ricostruire la storia dell'impresa e il distretto artigianale dei Navigli in cui l'azienda opera dal 1922. Fortemente voluto dal Presidente Michele Perini, lo spazio &#232; inserito nel cuore di Milano e ripercorre l'evoluzione produttiva di Sagsa, dagli arredamenti navali e ospedalieri, all'arredo per ufficio in metallo. </p><p><br />Il Museo offre una testimonianza della storia dell'azienda attraverso un ricco archivio fotografico, adesso consultabile anche online, e l'allestimento espositivo che ripercorre le fasi produttive dell'azienda: dagli anni '30, con progetti ispirati al Bauhaus e gli anni '60 con Gi&#242; Ponti e gli arredi del Pirellone sino al presente, che spesso cita gli oggetti del passato. </p><p><br />Il Museo promuove incontri, workshop e collaborazioni con istituzioni, universit&#224;, musei e mondo del design. Organizza mostre, premi e attivit&#224; per promuovere la storia aziendale e il forte legame con il territorio in cui opera. Lo Spazio Museo Sagsa, e in particolare lo Spazio Eventi Sagsa sono utilizzati per la presentazione di prodotti ed eventi speciali, coinvolgendo un pubblico internazionale di designer, architetti e studiosi del settore <br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_402</link><guid>402</guid><pubDate>20/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Milano Milano Lombardia]]></author></item><item><title><![CDATA[Teatro delle scienze - Alessandria]]></title><description><![CDATA[<p>Il Teatro della scienze ospita sia le sale espositive del Museo di scienze naturali sia il Planetario di Alessandria. <br />Le raccolte naturalistiche comprendono la collezione didattica di rocce e minerali, che vanta più di 400 campioni; la collezione entomologica di 700 insetti; due collezioni paleontologiche e un erbario con più di cinquanta specie protette dalla Regione Piemonte. <br /></p><p>Per le scuole il museo ha una ricca attività didattica con visite guidate e specifici laboratori di microscopia vegetale, paleontologia, ecologia e botanica. La visita prosegue con il planetario dove sulla sua cupola di quattro metri avviene la proiezione del cielo. È qui possibile simulare la disposizione degli astri, così come apparirebbero da una qualunque località del globo, nel periodo di tempo desiderato. Così in pochi istanti si può assistere allo stupefacente spettacolo del cosmo: il sole, i pianeti, le costellazioni con le variazioni annuali della volta celeste. </p><p><strong>Museo di scienze planetarie</strong> <br />Il Museo di Scienze Naturali è un delicato scrigno naturale in centro città. <br />All'ingresso, un video introduttivo descrive origine ed evoluzione del pianeta Terra. <br />La prima ala dell'area espositiva consente un suggestivo viaggio all'interno della Terra tra campioni di rocce, minerali e fossili da osservare e toccare, e spettacolari eruzioni vulcaniche. <br />Al centro della sala naturalistica, un modello in scala ricostruisce l'ambiente fluviale del territorio alessandrino mentre all'interno di un cilindro trasparente sono esposti esemplari di farfalle provenienti da tutto il mondo. <br />Innovativo è il progetto eco-acustico che, lungo il percorso, riproduce i suoni della natura di un ciclo circadiano, registrato e prodotto in esclusiva per il Museo di Scienze Naturali di Alessandria. <br />La sezione espositiva comprende collezioni: <br />- paleontologiche <br />- mineralogiche <br />- ornitologiche <br />- entomologiche <br />La vetrina ornitologica, in fondo alla sala, ricrea gli ambienti del giorno e della notte, collocando gli esemplari nei rispettivi habitat naturali. <br />Sono attivi, ogni anno, laboratori didattici per le scuole di: <br />- microscopia vegetale <br />- geologia <br />- paleontologia <br />- ornitologia <br />- ecologia <br />- botanica <br /><br /><strong>Il Laboratorio di Astronomia </strong><br />Sotto la cupola del Planetario, animazioni e immagini multimediali riproducono una volta celeste di 6500 stelle, avvolgendo il visitatore nella magia dell'Universo. Questo sistema digitale di videoproiezione multimediale, dotato di un'ottica innovativa, consente di: <br />- riconoscere le costellazioni visibili nei vari periodi dell'anno <br />- comprendere moti e cicli celesti <br />- localizzare oggetti con binocoli e telescopi <br />- approfondire argomenti complessi come l'evoluzione stellare e galattica <br /><br />Il Planetario è un formidabile strumento didattico che, sotto la guida degli esperti del Gruppo Astrofili Galileo, permette di: <br />- raccontare gli antichi miti legati alle costellazioni <br />- mostrare i movimenti dei corpi celesti <br />- esplorare pianeti e galassie <br />Nella sala didattica di astronomia si eseguono simulazioni su moti dei pianeti, eclissi e maree. Inoltre, la sala espone un'accurata riproduzione fotografica della Via Lattea. <br /><br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_312</link><guid>312</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Alessandria Alessandria Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Villa Nobel - San Remo]]></title><description><![CDATA[<p>Non tutti sanno che lo svedese Alfred Nobel, l'inventore della dinamite, che istitu&#236; nel 1901 il famoso premio per la creativit&#224; in campo scientifico, visse a lungo in Italia e in particolare a San Remo, dove acquist&#242; una splendida villa. Forse motivato da problemi di salute e alla ricerca di un clima caldo e secco, Nobel nel 1890 decise di trasferire parte della sua attivit&#224; nella cittadina ligure e nel 1893 la nuova residenza era compiuta. </p><p>Riaperta al pubblico nel 2002 con un nuovo allestimento, la villa propone il percorso &quot;Scopri l'Ottocento&quot;, che fornisce un quadro generale delle scoperte del XIX secolo all'interno del quale si inseriscono le attivit&#224; di ricerca a cui Nobel si &#232; dedicato: telegrafo, telefono, seta artificiale e materiali sintetici, la dinamite e i primi tentativi di ricerca a partire dalla scoperta della nitroglicerina fatta dall'italiano Ascanio Sobrero nel 1847. </p><p>In una sezione in particolare si trattano le grandi opere realizzate grazie alla dinamite come il traforo del San Gottardo. La visita al museo &#232; inoltre un'occasione per approfondire il tema della ricerca e della creativit&#224; scientifica celebrando i premi nobel italiani. In particolare si ricordano Camillo Golgi, che ricevette l'ambito premio per le sue ricerche in campo medico sulle cellule nervose, Giulio Natta - di origine ligure - le cui fondamentali scoperte in campo chimico sulle materie plastiche hanno influito sulle modalit&#224; dei consumi della vita contemporanea, oltre a Giosu&#232; Carducci ed Eugenio Montale, premiati a Stoccolma nella sezione di letteratura. La villa, che si distingue per l'originalit&#224; delle sue decorazioni, conserva ancora parte del mobilio originario ed &#232; circondata da un parco di piante secolari. </p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_139</link><guid>139</guid><pubDate>09/01/2008</pubDate><author><![CDATA[San Remo Imperia Liguria]]></author></item><item><title><![CDATA[Villa Taranto - Verbania Pallanza]]></title><description><![CDATA[Sulle sponde del lago Maggiore si adagia il meraviglioso parco di villa Taranto, voluto e realizzato dal capitano Neil McEacharn, ufficiale appartenente a una facoltosa famiglia scozzese, che intraprese nel 1931 il laborioso progetto di trasformare un'area che nel tempo ha raggiunto l'estensione di 200.000 mq, in un sontuoso giardino. La studiata architettura composta di prati curatissimi, giochi d'acqua, terrazze e aiole, sul modello dei pi&#249; prestigiosi prati all'inglese, vede il susseguirsi di colori e fioriture in ogni stagione dell'anno. La bellezza del luogo nulla toglie alla prestigiosa valenza scientifica dell'istituzione, che comprende oggi circa 20.000 variet&#224; botaniche provenienti da tutto il mondo. Il parco muta continuamente forma dal viale di conifere si passa alla valletta delle felci arboree (da notare qui la Dicksonia antarctica dell'Australia), fino al giardino all'italiana con i vialetti e le geometriche aiole. Le specie esotiche affascinano per le forme insolite, o per la rarit&#224; e il pregio degli esemplari: &#232; questo il caso della ninfea tropicale Victoria cruziana o ancora &quot;l'albero dei fazzoletti&quot; (Davidia involucrata) e i banani giapponesi, entrambi ospitati nella valletta artificiale. La fioritura delle azalee e dei rododendri in primavera ha reso celebre il giardino, cos&#236; come lo splendido viale di aceri che colora l'autunno di malinconiche tonalit&#224;. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_338</link><guid>338</guid><pubDate>23/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Verbania Pallanza Verbania Piemonte]]></author></item><item><title><![CDATA[Zoo di Napoli - Napoli]]></title><description><![CDATA[Una prima collezione fu istituita nel 1940 come annesso e complemento della &quot;Triennale delle Terre Italiane d'Oltremare&quot;, sulla Via Domiziana. Il parco, edificato su 20 ettari di terreno pianeggiante, ospitava specie caratteristiche della fauna dei possedimenti italiani d'oltremare. Con gli eventi bellici della Seconda guerra mondiale venne chiuso, ma nel 1949 l'Ente autonomo per la Mostra d'Oltremare e del Lavoro italiano nel mondo lo riattiv&#242; a Napoli, sotto forma di Giardino zoologico, nel 1950. Al momento attuale, dopo un periodo di chiusura per gravi problemi finanziari, il parco sta attraversando una fase di profonda ristrutturazione e una nuova gestione si prefigge di riportare agli antichi splendori l'istituzione partenopea. Fino a non molti anni fa infatti lo zoo di Napoli era giustamente ritenuto uno dei migliori del paese ed era ben considerato anche nella comunit&#224; degli zoo europei. Oggi ha forse le potenzialit&#224; per essere uno dei migliori parchi zoologici urbani. Ha la fortuna di sorgere in un parco molto ampio, 12 ettari, e in una zona pianeggiante. Ricco di essenze vegetali esotiche di straordinaria bellezza, facilmente raggiungibilee percorribile, si pu&#242; candidare a divenire un polo naturalistico di primo piano nel contesto di tutta la zona metropolitana di Napoli. Molte delle strutture presenti, come il reparto dei pachidermi, le rocce dei leoni o il rettilario, con opportune modifiche, potrebbero benissimo assolvere alle attuali esigenze estetiche richieste dal pubblico e continuare a rispondere egregiamente alle necessit&#224; biologiche delle specie ospitate. Il clima di Napoli, inoltre, consente di mantenere ottimamente la maggior parte delle specie esotiche e, a conferma di questo, lo zoo di Napoli ha potuto vantare, nel corso dei suoi 50 anni di vita, molti successi nella riproduzione di svariate specie di mammiferi e uccelli. Fino a pochi anni or sono quella dello zoo di Napoli era una delle maggiori collezioni del paese con esemplari di specie difficilmente osservabili in altri parchi faunistici; vi erano circa 250 specie con circa 1300 esemplari fra i quali molte specie rare di pappagalli che pi&#249; volte si sono riprodotte. &#200; stato poi la prima struttura a mantenere e far riprodurre diverse specie rare di antilopi e altri grossi erbivori. Vanta anche alcuni primati nazionali e internazionali, come quello di avere avuto, nel 1968, il primo orso polare nato nel nostro paese e allevato fino a maturit&#224; dalla madre. Inoltre, nel 1969, si &#232; avuta la nascita di un piccolo di gerenuk e nel 1971 di un rinoceronte nero, il primo rinoceronte nato in Italia. <br />All'inizio del nuovo millennio gravi problemi economici e amministrativi hanno portato ad un breve periodo di chiusura dello zoo che ha riaperto i battenti nel dicembre 2005 con un numero di specie e di esemplari ridotto rispetto agli anni precedenti. Attualmente sono in fase di studio progetti di ristrutturazione per riportare lo zoo all'antico splendore.<br />All'interno del giardino sono presenti un centro didattico, un ristorante, un bar, una biblioteca e zone di sosta attrezzate, oltre a un parcheggio prospiciente il parco. ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_221</link><guid>221</guid><pubDate>15/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Napoli Napoli Campania]]></author></item><item><title><![CDATA[Zoo e rettilario della Città della domenica - Perugia]]></title><description><![CDATA[Il parco, immerso in una collina boscosa, permette diversi itinerari tra cui tre di tipo zoologico: il rettilario, l'acquario e il parco zoologico. Il rettilario, la struttura ostensiva pi&#249; significativa, consente di osservare una bella collezione di rettili e insetti provenienti da tutto il mondo; buono &#232; anche l'impegno in campo conservazionistico, date le frequenti collaborazioni con la Facolt&#224; di Medicina veterinaria di Perugia e il Giardino zoologico di Lisbona (la societ&#224; che gestisce il rettilario perugino dirige anche quello presente nello zoo di Lisbona). L'acquario consente la visione di alcuni scorci della vita marina lungo le scogliere tropicali e le coste mediterranee permettendo anche di ammirare una vasta collezione di conchiglie. Il parco zoo si sviluppa intorno a un apposito camminamento con recinti che consentono l'osservazione di esemplari appartenenti a fauna esotica ed europea, dove sono presenti anche razze domestiche in via di estinzione.<br />Nel rettilario sono presenti esemplari notevoli, tra cui ricordiamo le anaconda, i boa, i pitoni, diverse specie di serpenti velenosi come i mamba, alcune specie di vipere africane e di crotali, i cobra e molte altre ancora. <br />La societ&#224; di gestione, la Zooproject, &#232; inoltre seriamente impegnata in diversi programmi di allevamento e di ricerca finalizzati alla conservazione di alcune importanti specie erpetologiche. I programmi di allevamento rientrano in EEP di interesse europeo. <br />Il padiglione adibito ad acquario ospita invece squali di barriera, murene e una vasta schiera di pesci tropicali. Il parco zoo, costituito da un centinaio di esemplari, consente la visione di leoni, zebre, dromedari, scimmie, struzzi e fenicotteri tra gli esotici e cervi, daini, mufloni e altre specie tra la fauna europea. Di grande interesse &#232; anche la presenza di alcune razze domestiche italiane in pericolo di estinzione come il cavallino della Giara di Gesturi, il maiale nero delle Madonie, la capra Girgentana, alcune razze bovine come la Maremmana e la Chianina. Dispone anche di ristorante, self service, pizzeria, bar e di un negozio souvenir. All'interno del parco sono predisposte anche zone per il pic nic. Un maneggio consente di effettuare passeggiate a cavallo.                     ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_92</link><guid>92</guid><pubDate>20/12/2007</pubDate><author><![CDATA[Perugia Perugia Umbria]]></author></item><item><title><![CDATA[Zoosafari Fasanolandia - Fasano]]></title><description><![CDATA[           Lo zoosafari di Fasano, sorto nel 1972, è stato la prima istituzione di questo genere in Italia. Si trova in una zona climaticamente favorevole che ottimamente si presta per l'allevamento di specie esotiche. Anche l'ambientazione, tendente a riproporre lembi di savana africana, ma non solo, risulta altrettanto favorita dalla presenza di un affioramento di rocce calcaree e dal terreno ferrallitico di colore rossiccio, che evoca alcune zone dell'Africa orientale. La copertura vegetale è garantita da ulivi di grandi dimensioni e da altre essenze appositamente trapiantate. Nel corso degli anni la struttura si è ampliata aumentando di superficie e aggiungendo al safari un itinerario zoologico da percorrere a piedi o con il metrozoo, un trenino elettrico sopraelevato che attraversa il parco secondo un itinerario prestabilito. È presente anche un delfinario dove è possibile assistere alle esibizioni di delfini e otarie; una mostra di dinosauri riprodotti a grandezza naturale completa l'esposizione. Nel parco trovano ospitalità circa 200 specie tra mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, pesci e invertebrati per un totale di oltre 1500 esemplari. Parte della collezione si trova nel safari e parte nel parco zoologico. <br />Buono il tasso di riproduzione, specialmente per alcune specie di grandi felini, giraffe, zebre, ippopotami, babbuini e anche per i tursiopi, presenti nel delfinario. Nel parco di Fasano c'è inoltre la più grande colonia di babbuini ospitata fuori dal continente nero, con ben 225 esemplari. Tra le altre specie presenti ricordiamo poi leoni, tigri, leopardi, giaguari, ghepardi, elefanti africani e indiani, rinoceronti bianchi, ippopotami, giraffe, antilopi elan, gnù, bisonti europei e bufali indiani, cammelli e dromedari, una consistente mandria di zebre di una ventina di esemplari e svariate specie di uccelli. Una particolare menzione meritano il recente reparto che ospita i gorilla di pianura e la nutrita schiera di orsi dal collare, animali oggi estremamente rari, che nel parco di Fasano sono presenti con 26 esemplari. Vi è infine la sala tropicale in cui sono alloggiati bradipi, pipistrelli frugivori di grandi dimensioni e una discreta collezione di pappagalli. La stessa ospita la collezione erpetologica, con coccodrilli, serpenti di varie specie, sauri e tartarughe, la collezione ittiologica, con pesci tropicali marini e d'acqua dolce, e una nutrita raccolta di invertebrati vivi con ragni e scorpioni. <br />Al parco faunistico è associato un parco divertimenti con attrazioni di vario tipo. Nella struttura sono presenti inoltre: ristorante, self-service, tre bar, mercatino, sala giochi, aree attrezzate per pic-nic, maneggio, box gratuiti per cani (non è infatti consentito loro l'accesso al parco).                              ]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_168</link><guid>168</guid><pubDate>11/01/2008</pubDate><author><![CDATA[Fasano Brindisi Puglia]]></author></item><item><title><![CDATA[Zucchi Collection Museum - Milano]]></title><description><![CDATA[<p>La Zucchi Collection Museum &#232; il frutto dell'acquisizione nel 1988 di 56.000 blocchi per la stampa a mano di tessuti realizzati tra il 1785 e il 1935. Fortemente voluta dal gruppo e in particolare da Giordano Zucchi, &#232; espressione dell'attenzione che l'azienda ha sempre riservato all'arte, al design e alla ricerca applicata al gusto dell'arredare. La prima sede museale sorgeva a Ossona, successivamente la collezione venne ospitata a Casorezzo nella sede storica dell'azienda. Dal 1999 una parte dei blocchi, circa 15,000, &#232; visitabile negli spazi milanesi di Via Foscolo, nel centro storico della citt&#224;. </p><p><br />Il Museo espone al pubblico la pi&#249; grande collezione al mondo di antichi blocchi per stampa a mano su tessuto. Grazie a un lavoro di classificazione e di restauro condotto con criteri museali, i motivi che compongono la ricca collezione sono stati ordinati secondo sei grandi capitoli di stile che ne facilitano la lettura: cachemire, floreale, ornamentale, pittorico, astratto e geometrico. Un filmato svela tutte le fasi del procedimento di stampa a mano e il modo con cui i blocchi venivano utilizzati e gli strumenti necessari per lavorarli; inoltre, per rendere pi&#249; completa l'esperienza, i blocchi possono essere toccati e sperimentati sotto la guida di un maestro stampatore che permette ai visitatori di realizzare una stampa a mano su tessuto. </p><p><br />Il Museo organizza visite guidate e laboratori didattici; collabora con Universit&#224;, scuole, Musei e istituzioni del territorio in vista di mostre, convegni, pubblicazioni e ricerche che abbiano come oggetto la valorizzazione della storia aziendale. <br /><br /></p>]]></description><link>http://www.lascienzaneimusei.it/ibsit/Index?q=object/detail&amp;p=Musei/_a_ID/_v_405</link><guid>405</guid><pubDate>20/03/2009</pubDate><author><![CDATA[Milano Milano Lombardia]]></author></item></channel></rss>